giovedì 25 maggio 2017

Altria Group, prezzo dell'azione diretta a quota 100$

Altria Group è una holding. E’ impegnata nella produzione e vendita di sigarette e di altri prodotti negli Stati Uniti; UST LLC (UST), tramite le sue controllate si occupa della produzione e vendita di prodotti vinicoli e John Middleton Co. (Middleton) è impegnata nella produzione e vendita di sigari fatti a macchina di grandi dimensioni. Philip Morris Capital Corporation (PMCC), un’altra società interamente controllata da Altria Group, gestisce un portafoglio leasing su leveraged finance. Inoltre la società ha ottenuto un 27,3% di voto in SABMiller plc (SABMiller) a partire dal 31 dicembre 2009.

Altria Group (MO) è un titolo azionario scelto per due motivi principali: In primo luogo è un titolo di rifugio, viene spesso scelto quando i mercati sono instabili, il suo Beta basso e la sua propensione a mantenersi conservativa, grazie al prodotto che vende, lo rendono un titolo davvero molto valido per il medio/lungo periodo. In secondo luogo, i suoi dividendi. Paga una cedola molto interessante, circa il 3.50% in crescita da 8 anni di fila.

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I suoi fondamentali

La crescita dei ricavi di Altria Group (MO) ha superato leggermente la media del settore dell’1,5%. Dallo stesso trimestre di un anno
fa, i ricavi sono aumentati dell’1,3%. Questa crescita dei ricavi sembra aver leggermente abbassato le stime dell’azienda però migliorando l’utile per azione. Il titolo è aumentato nel corso dell’ultimo anno in quanto gli investitori hanno premiato l’azienda per i suoi guadagni.

Per quanto riguarda i prossimi mesi o anni, il titolo ha ancora forti potenziali di crescita, nonostante il fatto che abbia fatto benissimo nell’ultimo anno. La crescita del reddito netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa ha superato significativamente quello del settore tabacco, ma è inferiore a quella dello S&P500. Il reddito netto è aumentato del 15,1% rispetto a quello dello stesso trimestre dell’anno precedente, passando da 1.217,00 a 1.401,00 milioni di dollari.

Altria Group (MO) ha registrato un miglioramento dell’utile per azione del 16,1% nel trimestre più recente rispetto all’anno precedente. L’azienda ha dimostrato un modello di crescita positiva per azione negli ultimi due anni. Tuttavia, anticipiamo la mancanza di prestazioni rispetto a questo modello nella prossimo anno. Nell’ultimo esercizio fiscale ha aumentato le sue stime di EPS a $ 7.29 contro $ 2.68 rispetto l’anno precedente. Per il prossimo anno, il mercato si aspetta una contrazione del 54,9% nei guadagni (3,29 dollari contro 7,29).

Una cosa che appare subito evidente dai suoi dati finanziari è che il bilancio è lievemente leveraged, dato un valore aziendale che è di soli 10 miliardi superiore alla capitalizzazione di mercato, dato che il cash flow operativo adjusted di circa $ 10 miliardi implica una leva finanziaria netta molto conservatrice di 1x. Altria Group (MO) potrebbe facilmente aumentare il debito in un lampo se volesse – diciamo di altri $ 10 miliardi o giù di lì. Tuttavia, se una struttura del capitale più allungata è la via da seguire, abbiamo pochi dubbi che continuerà a prestare attenzione al suo rating, che è comodamente in territorio investment-grade in questi giorni.

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Il valore del prezzo, quanto può salire

Altria sul suo sito web scrive La società è di proprietà e gestita da Miller Brewing dal 2002, quando Miller Brewing si fondò con South African Breweries plc, formando il secondo più grande produttore di birra al mondo, SABMiller. Altria ha mantenuto un interesse economico del 27 per cento in SABMiller.

L’ultimo pezzo di informazioni che ho bisogno prima di tentare di stimare i pagamenti futuri del dividendo è il rapporto debito-equity. Un elevato livello di indebitamento può limitare la crescita del dividendo futuro, perché idealmente i dividendi non verranno pagati dall’incremento del debito. Altria Group (MO) ha un D/E di 1,09, che è superiore alle nostre stime, ma non dovrebbe portare ad una scarsa crescita per il dividendo e il valore azionario.

Altria Group (MO), insieme ad altri titoli di tabacco come Philip Morris (PM) e Reynolds American (RAI), sembrano impermeabili ai costanti aumenti di tasse e preoccupazioni riguardanti le leggi sulla salute. Questo ci ha spinto a credere nell’azienza, ache perchè la sua diversificazione in altri settori, come i sigari e i vini, le danno la possibilità di ampliare il mercato molto più che le sue competitor.

Noi abbiamo il titolo azionario Altria Group (MO) in portafoglio da 6 mesi, stiamo realizzando un +14% esclusi i lauti dividendi, che ci porterebbero intorno al +16%. Crediamo che possa raggiungere quota 100$. Ricordiamo che negli ultimi 5 anni, il titolo ha realizzato il +150%.

giovedì 18 maggio 2017

Investire in azioni, perchè le persone hanno costantemente paura?

Investire in azioni, perchè le persone hanno costantemente paura?

Più spesso di quanto possiate immaginare, siamo costretti, in abito finanziario, a prendere decisioni molto importanti, una di queste è sicuramente “quando vendere”. La paura di perdere denaro porta ad un processo decisionale sbagliato, è proprio questo processo che porta l’investitore a vendere le azioni dopo un crollo e ad acquistarle quando sono già ripartite dopo un grande rally.

Le preoccupazioni che stiamo vivendo in questo periodo derivano dalle valutazioni, molto alte, dei comparto azionario, in particolare dagli Stati Uniti dopo l’effetto Trump e le elezioni olandesi e francesi. Il timore si basa soprattutto sul fatto che le aziende americane hanno un prezzo di mercato più alto rispetto al tasso di crescita mostrato dalle ultime trimestrali. Anche se, come Société Générale osserva concisamente, una maggiore leva degli Stati Uniti è un altro motivo principale per cui la redditività degli Stati Uniti è più alta rispetto agli altri paesi.

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Sono ormai vari trimestri che la paura di una correzione dei mercati domina le prime pagine dei media finanziari, eppure la borsa continua a salire e ieri lo S&P500 ha realizzato un nuovo record. La tendenza al rialzo, tra l’altro, questa settimana ha spinto l’indice FTSE All World in territorio record, mentre la volatilità azionaria statunitense, misurata dal CBOE Vix, è vicina al suo livello più basso dell’ultimo decennio. I più grandi timori di un crollo dei mercati hanno superato prove importanti come la Brexit, le elezioni di Donald Trump, trasformatosi poi in un periodo di crescita e il populismo europeo che sembra indietreggiare dopo le vittorie pro-Europa da parte di Austria, Olanda e Francia.

La fiducia instaurata dalla vittoria di Macron in Francia ha sostenuto i guadagni delle borse, soprattutto quella del CAC40 che ha mantenuto un grande vantaggio nei sondaggi prima del round finale di Domenica 7 Maggio sul voto delle elezioni presidenziali in Francia. Mentre i mercati della zona euro si sono goduti il momento di gloria – con le blue-chip del CAC40 salite al loro livello più alto dal 2008 – dobbiamo ragionare in termini di prospettive future.

L’effetto Trump sul futuro dell’America

Lo scoop del Washington Post sulle rilevazioni di notizie riservate alla Russia da parte di Donald Trump è un colpo alla credibilità del nuovo presidente americano che, secondo gli investitori, potrebbe pregiudicare l’attuazione del piano di rilancio infrastrutturale e gli stimoli fiscali promessi dalla nuova amministrazione, senza tener conto della possibilità, anche se lontana, di un impeachment.

Ciò farebbe venir meno il principale presupposto della scommessa che il mercato ha fatto dopo la vittoria di Trump. Una scommessa, in gergo chiamata Trump Reflation Trade, che si basa sull'aspettativa di una ripresa dell’inflazione per effetto della politica economica della nuova amministrazione e che, nei fatti, si è tradotta in un rafforzamento del dollaro (+3,3% la performance del biglietto verde tra novembre e dicembre), un rally della Borsa americana (proprio ieri gli indici S&P 500 e Nasdaq hanno aggiornato i loro massimi storici) e in un deprezzamento dei titoli di Stato.

I primi segnali negativi forti, li stiamo vedendo in questi giorni, un sell-off generale sui mercati di tutto il mondo con la stessa America che scende di quasi 2 punti percentuali nei tre indici più importanti.

Prima di una possibile risalita è possibile vedere un declino da qui ai prossimi giorni se non settimane, ma non siamo di fronte ad una correzione pesante al momento, è uno scenario di bassa probabilità. In generale la propensione al rischio sembra abbastanza forte per mantenere il mercato in una discesa calcolata di almeno 10 punti. Per concludere, fino a quando non avremo dati più certi che diano “fuoco” alla discesa, stiamo alla finestra e seguiamo i supporti dei più importanti indici mondiali.

I macro segnali più importanti

Dopo un primo trimestre debole per l’economia globale, abbiamo notato che tale debolezza si è rivelata transitoria. I macro successivi sono stati molto buoni, sia in America che in Europa e Giappone. Per questo motivo i funzionari di politica presso la Federal Reserve e BCE si stanno muovendo in modo adagio, i future sui tassi di interesse si sono rapidamente alzati vista la probabilità che questi si alzeranno nel mese di giugno in America.

Il nuovo crollo delle materie prime ha spinto il petrolio e metalli verso il basso ma poi sono arrivate le notizie dall’OPEC e non OPEC che hanno annunciato un prolungamento del taglio, questo fattore, unito a scorte più basse del previsto hanno ridato forza al prezzo del barile Brent, il quale ha spinto anche le altre materie prime verso l’alto ritaccando i 50$. Ma i grandi declini di minerali come il ferro e rame, sono guidati anche dalla compressione del prestito interbancario del mercato cinese. I prezzi delle azioni per le miniere e valute, come ad esempio il rublo russo, il rand sudafricano e il dollaro australiano e canadese sono scivolati verso il basso.

Mentre il paese cerca di ridurre la leva finanziaria per timore di una bolla del credito, il rischio di un calo della domanda di materie prime più debole cresce contro quella di un incidente finanziario molto più grande. Per gli investitori, una riduzione della leva finanziaria globale è la somma di tutte le paure.

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La psicologia dell’investitore

Non siamo logici come si pensa e la nostra mente adotta spesso scorciatoie. Kahneman, padre fondatore della finanza comportamentale e premio Nobel per l’economia, individuando due tipologie di mente, quella intuitiva che prende decisioni molto velocemente, basate sulla percezione immediata, e quella razionale che richiede più tempo, ha dimostrato come spesso la prima sia superiore alla seconda e questo è un killer delle decisioni di investimento e di una corretta pianificazione.


Alberto D’Avenia, Country Head Italia di Allianz Global Investors.

Il Test di psico-economia realizzato da Schroders in partnership scientifica con Matteo Motterlini, Direttore del CRESA (Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata – Università Vita-Salute San Raffaele), che per la prima volta in Italia traduce in azione la finanza comportamentale, con l’obiettivo di mettere i principi teorici di questa disciplina concretamente al servizio di promotori, banker e investitori finali.

A distanza di anni dallo scoppio della crisi finanziaria a fine 2008, ingenti masse di denaro, a livello globale, non trovano ancora un impiego redditizio. È un sintomo della paralisi degli investitori: la riluttanza a tornare sul mercato, nonostante i possibili vantaggi a lungo termine. Nell’attuale contesto di financial repression, con i rendimenti degli asset risk-free ai minimi storici, il vero rischio è non esporsi al giusto grado di rischio in maniera intelligente.

Il fattore di gran lunga più importante nella paralisi degli investitori è l’avversione alle perdite. Al diminuire del valore del proprio portafoglio gli individui provano un senso di sofferenza psicologica dovuta alla reazione negativa della mente intuitiva. Inoltre, come affermato da Richard Thaler della University of Chicago:

le persone sono ancora più avverse alla prospettiva di perdite future se hanno già subito perdite in passato, come è accaduto alla maggior parte degli investitori durante la crisi finanziaria del 2008.

Se un investitore impiegasse tutto il proprio denaro in una singola operazione di mercato, quella somma di denaro diventerebbe un punto di riferimento rispetto al quale calcolare gli effetti delle fluttuazioni di mercato che accrescono o riducono il valore dell’investimento. Ogni movimento del mercato che accrescesse o diminuisse il valore dell’investimento, sopra o sotto il punto di riferimento, sarebbe molto facile da calcolare. E la mente intuitiva risponderebbe negativamente alle perdite.

Se tuttavia un cliente investisse almeno una determinata porzione del suo portafoglio a intervalli regolari (ad esempio attraverso un piano di accumulo mensile o trimestrale), non vi sarebbe un punto di riferimento immediatamente ovvio; non vi sarebbe, cioè, un singolo dato rispetto al quale misurare la performance. In tal caso, è molto meno probabile che si manifesti un’avversione alle perdite.

lunedì 15 maggio 2017

Cinque aziende canadesi che hanno pagato un dividendo per oltre 100 anni

La coerenza e la longevità sono i segni distintivi dell’investimento di dividendi. Poiché i mercati finanziari globali sono entrati in un periodo di instabilità, questi fattori hanno assunto una maggiore importanza per gli investitori che desiderano far crescere i loro portafogli durante i periodi incerti. Se la coerenza e la longevità sono ciò che stai cercando, il settore bancario del Canada è un ottimo posto dove investire parte del portafoglio. La redditività record, una crescente presenza internazionale e più di 100 anni di pagamenti consistenti di dividendo rendono le prime cinque banche del Canada tra i dividendi più solidi sul mercato.

Diamo una sguardo al mercato canadese

Il Canada è l’undicesima economia più grande del mondo e un mercato vivace e orientato al consumo, è un territorio fertile per banche e altre istituzioni di prestito. L’economia del Canada è fortemente esposta verso gli Usa, con circa tre quarti delle sue esportazioni negli Stati Uniti. Il settore bancario del Canada è definito come uno dei migliori del mondo. Le banche canadesi sono state classificate tra le più forti del mondo per quasi un decennio direttamente dal World Economic Forum. Un modello di business semplificato, le linee guida per prestiti sono un moderno modello che rendono il Canada un hub bancario di prima classe. La legge bancaria di Ottawa, che viene riesaminata e aggiornata ogni cinque anni, assicura che gli standard regolamentari stiano al passo con l’evoluzione del settore.

Gli investitori sono spesso in disaccordo quando si tratta di costruire un portafoglio, in quanto i titoli stranieri sono ormai ai massimi storici. Per quanto riguarda la crescita del dividendo, prestando attenzione a quanto accade al di fuori dei nostri confini è fondamentale per il successo a lungo termine. Fortunatamente, i giganti bancari canadesi rendono più facile identificare e strappare i migliori dividendi in tempi relativamente brevi. Di seguito riportiamo cinque banche canadesi che hanno pagato un dividendo per più di un secolo. Una combinazione di stabilità e costante espansione internazionale hanno reso queste istituzioni eccezionali titoli di dividendo che hanno resistito alla recessione e al ciclo dei downtrend dei mercati. Durante la crisi finanziaria 2009 nessuna banca canadese ha richiesto un salvataggio. Poiché il sistema bancario del Canada si è consolidato dopo la crisi finanziaria, queste cinque società sono emerse come leader indiscussi.

1. Banca di Montreal (BMO): Paga dividendi dal 1829
Bank of Montreal è una banca che offre una vasta gamma di servizi, wealth management e prodotti bancari di investimento. Opera attraverso tre gruppi operativi: Personal and Commercial Banking (P&C); Private Client Group (PCG) e BMO Capital Markets. Al 31 ottobre 2015 ha servito più di dodici milioni di clienti in tutto il Canada attraverso l’area canadese. Serve i clienti anche attraverso le sue attività di gestione patrimoniale: BMO Nesbitt Burns, BMO InvestorLine, BMO Global Private Banking, Asset Management e Assicurazione Globale BMO. Al 31 ottobre 2015 ha mantenuto 1.800 sportelli bancari in Canada e negli Stati Uniti e gestito a livello internazionale nei mercati finanziari e nelle aree commerciali attraverso i propri uffici in 24 paesi compresi gli Stati Uniti.

Capitalizzazione: 48 Miliardi di dollari canadesi
Dividendi: 3.77% all’anno

2. Banca of Nova Scotia (BNS) : Paga dividendi dal 1832
Bank of Nova Scotia è un’istituzione finanziaria diversificata. Al 31 ottobre 2015 la banca offriva una gamma di prodotti e servizi, ivi comprese le banche retail, commerciali, societari e investimenti a più di 20 milioni di clienti in oltre 50 paesi in tutto il mondo. La banca dispone di quattro linee di business: Canadian Banking, International Banking, Scotia Capital and Global Wealth Management. Nel gennaio 2012 ha concluso l’acquisizione del 51% di Banco Colpatria. Nel mese di aprile 2012 attraverso Scotia Capital Inc. ha acquisito Howard Weil Incorporated. Nelle ultime trimestrali Bank of Nova Scotia ha avuto un EPS $1.57, in linea con le aspettitive e guadagni di $6.87 miliardi (+7.8% su base annua).

Capitalizzazione: 70 Miliardi di dollari canadesi
Dividendi: 4.15% all’anno

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3. Toronto-Dominion Bank (TD): Dividendo pagato dal 1857
Quando si tratta della scena bancaria del Canada, TD è un gigante. Con una capitalizzazione di mercato di circa 120 miliardi di dollari, TD è seconda solo a RBC in termini di dimensione assoluta. Dal 1857 – un periodo di 160 anni – la società ha pagato dividendi. Come una delle maggiori banche del mondo, TD è riuscita a conseguire una crescita stabile delle entrate nel corso dell’ultimo decennio nonostante la crisi finanziaria. Ciò le ha permesso di mantenere i pagamenti di dividendi costanti, fornendo anche la possibilità di un piano di reinvestimento per dividendi.
Opera nel settore retail americano, incentrato sul settore bancario di consumo e commerciale. Infatti, a partire dal 2016, le operazioni retail americane avevano più depositi rispetto alle controparti canadesi. TD è al sesto posto in Nord America nel totale attivo, depositi totali e capitalizzazione di mercato. Nel secondo trimestre del 2016, quasi un terzo dei suoi guadagni totali proveniva dal segmento retail americano.

Capitalizzazione: 120 Miliardi di dollari canadesi
Dividendi: 3.89% all’anno

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4. Canadian Imperial Bank of Commerce (CM): Paga dividendi dal 1868
Canadian Imperial Bank of Commerce (CM) è un’istituzione finanziaria internazionale. Serve i suoi clienti attraverso tre business unit trategies (SBU): Retail and Business Banking, Wealth Management e Wholesale Banking. Retail and Business Banking offre prodotti finanziari, consulenza e servizi attraverso quasi 1.100 filiali, come pure ATM automatizzati (ABM), servizi telefonici, online banking e mobile banking. Wealth Management comprende intermediazione di attività di gestione patrimoniale. Banking Wholesale offre credito, capitali di mercato, investment banking e merchant banking.

Capitalizzazione: 35 Miliardi di dollari canadesi
Dividendi: 4.86% all’anno

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5. Royal Bank of Canada (RY): Dividendo pagato dal 1870
La Royal Bank of Canada (in francese Banque Royale du Canada) o RBC (TSX: RY; NYSE: RY), è la principale banca del Canada, davanti alla Toronto-Dominion Bank. È una delle principali aziende di servizi finanziari del Nord america. Con più di 60.000 filiali serve una clientela di oltre 12 milioni di clienti e imprese in più di 30 paesi nel mondo. La sede principale è a Toronto. Sul territorio canadese ha 1.433 succursali, e 3.999 sportelli bancomat. Negli Stati Uniti la RBC conta più di due milioni di clienti. La Royal Bank of Canada venne fondata a Halifax nel 1864, come Merchants Bank. Nel 1869 cambiò il nome in Merchants Bank of Halifax, prima di cambiarlo ancora nel 1901 in Royal Bank of Canada. Nel 1869 la Merchants Bank of Halifax aveva ottenuto dalla Federazione una licenza per esercitare l’attività bancaria. Poi negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento la Banca estese l’attività a tutte le province marittime.

Capitalizzazione: 105 Miliardi di dollari canadesi
Dividendi: 3.86% all’anno

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Disclosure

Noi siamo lunghi su BNS e RY nei portafogli Domino Myportfolio.

giovedì 11 maggio 2017

Biesse, industriale italiana da 1000% in 4 anni

Il gruppo Biesse opera nel mercato delle macchine e dei sistemi destinati alla lavorazione di legno, vetro e pietra. La società offre soluzioni modulari che vanno dalla progettazione di impianti “chiavi in mano” per la grande industria del mobile, alle singole macchine automatiche e centri di lavoro per la piccola e media impresa, fino alla progettazione e vendita dei singoli componenti ad alto contenuto tecnologico. L’azienda è stata fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci.

La società dimostra la sua vocazione internazionale, forte delle 30 filiali nel mondo, questa presenza diretta le permette di assistere le aziende che si affidano a Biesse Group, offrendo un supporto attraverso i più avanzati strumenti di customer care e assistenza 24/7.

Biesse Group ha registrato oltre 200 brevetti per invenzione che hanno rivoluzioni le soluzioni tecnologiche presenti sul mercato mondiale delle macchine per la lavorazione di legno, vetro e pietra.

Importanti Acquisizioni

Dopo aver acquisito nel 2011 la società Centre Gain di Hong Kong e Korex Machinery, stabilimento di 44mila mq situato nella regione del Guandong per 12 milioni di euro. Nel 2016 la società ha acquisito il 100% delle azioni di Uniteam spa, azienda veneta specializzata nella progettazione e realizzazione di centri di lavoro a controllo numerico multiassi. Con questa operazione, Biesse estenderà ulteriormente la propria gamma di prodotto, penetrando un settore “di nicchia” ma altamente strategico quale quello della carpenteria in legno. Nel 2017 ha acquisito il controllo di Avant, una società specializzata nello sviluppo di software per l’integrazione e la supervisione delle linee di lavorazione e cellule di lavoro. Le applicazioni di Avant sono in grado di gestire automaticamente informazioni nel processo produttivo, dal taglio alla bordatura per operazioni di alesatura e, negli ultimi anni, anche lo smistamento, la chiave di ogni sistema di produzione di un gruppo.

Il Gruppo Biesse (BSS.MI) ha più di 1.000 sistemi installati in tutto il mondo, con un aumento del 170% negli impianti installati negli ultimi tre anni. La tecnologia sviluppata dal Gruppo Biesse e Avant comprende il monitoraggio e la gestione dei sistemi in tempo reale, che generano specifiche relazioni che permettono al cliente di avere il controllo totale del processo di fabbricazione.

Solida Trimestrale

Nel 2016 Biesse (BSS.MI) ha chiuso il bilancio con ricavi per 618,49 milioni di euro, in aumento del 19,1% rispetto ai 519,11 milioni realizzati nell’esercizio precedente. In forte crescita anche il margine operativo lordo, che è salito del 16,3%, passando da 64,14 milioni a 74,59 milioni di euro. Biesse ha terminato lo scorso esercizio con un utile netto di 29,46 milioni di euro, il 39,9% in più rispetto ai 21,06 milioni contabilizzati nel 2015. A fine anno Biesse poteva contare su un portafoglio ordini di 164 milioni di euro. Il management ha proposto la distribuzione del dividendo 2017, relativo all’esercizio 2016, per un ammontare di 0,36 euro; la cedola è stata staccata l’8 maggio e messa in pagamento il 10 maggio.

Previsione 2017

In occasione della festa per i suoi 80 anni il fondatore del gruppo, Giancarlo Selci, ha ricordato che gli anni della crisi sono ormai alle spalle e che Biesse viaggia a gonfie vele verso il prossimo triennio. La guidance comunicata lo scorso mese di febbraio appare ambiziosa e contempla ricavi triplicati per il 2018 rispetto al picco della crisi, toccato nell’ormai lontano 2009. Nel dettaglio, il giro d’affari dovrebbe crescere nell’ordine del 10,7% nel periodo 2016 – 2018, superando i 700 milioni. Inoltre, il piano triennale prevede anche l’azzeramento del debito e l’ampliamento dei posti di lavoro.

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Evoluzione in Borsa

Quotata al segmento STAR di Borsa Italiana da giugno 2001, da inizio 2017 il valore dell’azione Biesse è cresciuto del 31%, mentre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno l’incremento è stato del 73%. Negli ultimi 4 anni il titolo è salito del 1085%.

martedì 2 maggio 2017

Domino Solutions - Reply Spa, Information Technology da 1000% in 10 anni

Reply Spa (REY.MI) è una società italiana di consulenza, system integration, applicazioni di digital services, specializzata nella progettazione, implementazione e manutenzione di soluzioni basate su Internet e sulle reti sociali.

Fondata nel 1996, da un gruppo di manager del settore Information Technology guidato da Mario Rizzante, a Torino l’azienda utilizza un modello a rete, formato da decine di società (controllate da una capogruppo e ciascuna focalizzata su uno specifico business) che operano in diversi settori quali big data, cloud computing, digital media e internet delle cose. Dal 2006 si è espansa in Europa, in particolare in Inghilterra e Germania, sia aprendo nuove sedi che operando acquisizioni di realtà già esistenti, come Avantage, società inglese specializzata nella consulenza per il mercato dei Financial Services sulle tematiche di risk, regulatory, capital and financial performance management e treasury. Avantage, con uffici a Londra, Edimburgo, Amsterdam e Lussemburgo, annovera tra i propri clienti alcuni tra i principali gruppi finanziari mondiali. Il fatturato di Reply è aumentato da 33.3 milioni di euro nel 2000, anno di quotazione al segmento Star di Borsa Italiana, a 780,7 milioni di euro del 2016.

Sviluppi e strategie

Investire nelle tecnologie ancora in fase embrionale, ma con grandi potenzialità è il loro marchio di fabbrica. Lo hanno fatto in passato, dall’utilizzo degli smartphone per la diffusione dei social network allo sviluppo dell’Internet delle Cose (su cui lavorano dal 2009 dopo aver rilevato il centro ricerche Motorola a Torino). Ora il gruppo Reply, ci riprova con il blockchain. Dopo una prima fase di studio iniziata un anno fa, la società ha creato un team multidisciplinare formato da una cinquantina di persone e proveniente da cinque controllate di Reply differenti, coordinate da Fausto Jori, uno dei partner del gruppo. Tra i risultati ottenuti fino a ora, la creazione di “software accelerator” con diverse possibili applicazioni della “blockchain technology“.

Approccio alternativo per l’archiviazione e la condivisione delle informazioni che fornisce una via d’uscita ai pasticci di sicurezza che possono verificarsi, come ad esempio la chiusura completa di intere reti e il rischio di manomissione di dati, furto o identità contraffatta. I vantaggi di questo tipo di tecnologia per la sicurezza informatica si possono suddividere in tre caratteristiche: bloccare il furto di identità, impedire la manomissione di dati e di arrestare attacchi distribuiti al denial-of-service(DDoS).

Non solo: la società si è proposta come consulente per altri possibili sviluppi applicativi. Reply è così diventata partner dell’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano. Sta facendo da supporto al centro di ricerca e innovazione per la banca gestito da Abi (l’associazione delle banche italiane) in vista dei possibili utilizzi in ambito finanziario. Assieme a una delle principali aziende di trasporto pubblico locale del nord Italia, sta lavorando per applicare la blockchain al sistema delle biglietterie e delle tariffe, per incrementare affidabilità e sicurezza e per ridurre le frodi. Reply ha allo studio anche altre possibilità di applicazione: la blockchain, ad esempio, può essere utilizzata per gestire al meglio le postazioni di ricarica delle macchine elettriche nei centri urbani, come sta già avvenendo in Germania. Ulteriore campo di applicazione sarà il mondo assicurativo, con l’integrazione e semplificazione delle procedure dei sinistri, per la velocizzazione delle pratiche e per il contenimento delle frodi.

Qualche giorno fa Reply, ha annunciato la disponibilità di Brick Reply, una innovativa piattaforma di Manufacturing Operations per l’Industry 4.0. Basata su un’architettura a servizi e completamente open, Brick Reply consente di interfacciare macchinari e sensori e coordinare processi produttivi per una fabbrica flessibile e connessa.

Solidi bilanci

Il Gruppo Reply ha chiuso l’esercizio 2016 con un fatturato consolidato di 780,7 milioni di Euro in crescita del 10,6% rispetto ai 705,6 milioni di Euro dell’esercizio 2015. L’EBITDA è stato pari a 106,4 milioni di Euro (98,7 milioni di Euro nel 2015), mentre l’EBIT si è attestato a 99,6 milioni di Euro (90,6 milioni di Euro nel 2015). Il risultato netto di gruppo è stato pari a 67,5 milioni di Euro (56,7 milioni di Euro nel 2015). Proponendo e facendo approvare un dividendo lordo pari a 1,15 Euro per azione, posto in pagamento il 10 maggio 2017, con data di stacco fissata l’8 maggio 2017 (record date 9 maggio 2017). L’Assemblea degli azionisti ha autorizzato un nuovo programma di acquisto di azioni proprie, revocando quello attualmente in corso: il piano ha durata di 18 mesi, per un massimo di 1.869.564 azioni ordinarie (pari al 19,9892% dell’attuale capitale sociale) del valore nominale di Euro 0,52 cadauna per un valore nominale massimo di Euro 972.173,28, nel limite di un impegno finanziario massimo di Euro 50 milioni.

Evoluzione in Borsa

Reply ha messo a segno vari record nel corso degli ultimi 16 anni scalando le migliori classifiche, mettendo a segno un progresso di oltre il 1000% (+827% negli ultimi 5 anni). Possiamo quindi considerare Reply la regina di Piazza Affari, il miglior titolo in assoluto.

giovedì 27 aprile 2017

La Polonia da oggi riceverà il gas naturale dagli Stati Uniti

La Polonia ha firmato il suo primo accordo per l’acquisto di gas naturale liquefatto da un fornitore statunitense, un passo che aiuterà gli sforzi del paese a ridurre la propria dipendenza dalle consegne provenienti dalla Russia. La ditta che fornirà il gas è la Cheniere Energy (LNG), la quale fornirà le prime forniture di giugno a un terminale di gas naturale liquefatto (LNG) a Swinoujscie sulla costa baltica, costruito lo scorso anno.

Il primo ministro Beata Szydlo ha detto che l’accordo aiuta la Polonia a ridurre la sua dipendenza dalle consegne provenienti dalla Russia. Il paese ha cercato di ridurre la sua dipendenza da Mosca, perchè la Russia ha usato il combustibile come strumento per la pressione su alcuni paesi della regione in passato. Il terminale Swinoujscie ha una capacità annua iniziale di cinque miliardi di metri cubi di gas naturale, ma questo potrebbe presto salire a 7,5 miliardi di metri cubi – circa il cinquanta per cento del consumo di gas corrente della Polonia. L’impianto costa 720 milioni di euro (785 milioni di dollari).

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Tra i passi più importanti c’è stata l’apertura l’anno scorso del porto di Swinoujscie. La Polonia ha inoltre avviato l’importazione di gas dal Medio Oriente, in particolare dal Qatar e dalla Norvegia. Gli Stati Uniti sono ricchi di gas di scisto, rendendola un importante esportatore del combustibile. Tra gli altri, sta esportando verso paesi del sud dell’Europa come la Spagna e la Turchia, ma non ancora a nord del continente.

La Polonia vuole utilizzare il terminale non solo per scuotere la morsa del gigante energetico russo Gazprom, ma anche per spingersi nella posizione di un importante player nel mercato del gas della regione. L’attuale membro dell’Unione europea dipende sulla Russia per circa il 40% del suo gas, con un terzo proveniente da fonti nazionali e il 20% dall’Asia centrale.

Il gas è fornito dalla società Cheniere Energy. Questa è la prima fornitura di gas americana non solo per la Polonia, ma anche per l’Europa del Nord. Abbiamo acquistato questo gas ad un prezzo molto buono. Questo è un accordo molto importante e vantaggioso in termini finanziari. Ma soprattutto, è l’indipendenza dal gas russo.

ha riferito in un colloquio televisivo il primo ministro polacco Beata Szydlo.

Il capo del gigante del gas polacco PGNiG, Piotr Wozniak, ha definito l’accordo un “momento storico” per la società che sta “guadagnando un nuovo partner nel commercio di LNG” in Nord America e diventando un “gateway” per il gas americano nell’Europa settentrionale.

L’impianto Sabine Pass in Louisiana ha iniziato le spedizioni nel febbraio 2016 e Cheniere sta costruendo un secondo complesso a Corpus Christi, Texas. PGNiG lo scorso mese ha annunciato che il suo unico contratto di fornitura a lungo termine di LNG, con Qatargas, sarebbe raddoppiato a 2 milioni di tonnellate/anno a partire dal 2018. PGNiG ha aperto il suo London Trade LNG nel febbraio di quest’anno.

Gazprom ha dichiarato nel suo rapporto finanziario per il 2016 che la società polacca ha presentato la disdetta il 14 marzo, citando la politica di prezzi “ingiusta” di Gazprom verso PGNiG e ostacolando il commercio transfrontaliero di gas tra altre presunte violazioni. Il gruppo controllato dal Cremlino è stato oggetto di indagini da parte dell’UE in merito alle violazioni dei cartelli sin dal 2011. Per evitare eventuali multe, nel mese di marzo Gazprom ha offerto alcune concessioni ai regolatori antitrust dell’UE.

giovedì 20 aprile 2017

Analisi tecnica del FTSEMIB in vista delle prossime settimane

Dopo aver toccato quasi i 20500 punti, l’indice italia, il FTSEMIB, è calato fino a rompere i 20.000 e ora punta di nuovo i 20.000 con un occhio però ad un potenziale ritorno in area 19.227, supporto fondamentale per dar via ad un trend decisamente discendente. Nel corso delle ultime sedute la situazione tecnica del mercato azionario italiano si è indebolita, anche se la seduta di iera è stata molto positiva. L’analisi dei principali indicatori quantitativi evidenzia un rafforzamento della pressione ribassista ma un forte ipervenduto di brevissimo termine può impedire un ulteriore cedimento.

Intanto ieri l’indice ha guadagnato lR#8217;1,96%, l’AllShare l’1,83% e il Mid Cap lo 0,9%. Volumi ancora relativamente bassi, tipici dei periodi che precedono o seguono lunghi ponti, per un controvalore di circa 2,6 miliardi di euro. Lo Stoxx 600 ha terminato in crescita dello 0,19%. Un recupero dovrà invece affrontare una prima barriera a quota 19.800 e una seconda resistenza in area 20.000-20.050. In questi giorni ci sta provando, ma prima di poter dire che è iniziata una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione.

Secondo Keith Wade, Chief Economist and Strategist di Schroders, e David Docherty, Fund Manager UK Equities di Schroders. la volontà del Primo Ministro britannico, Theresa May, di anticipare le elezioni generali potrebbe rafforzare le sue posizioni negoziali con l’Unione Europea e all’interno del proprio partito. Questo potrebbe portare potenzialmente ad una Brexit più soft. Ottime performance per i bancari, in scia ai risultati trimestrali di Morgan Stanley. Da segnalare anche i forti rialzi messi a segno da Fiat Chrysler Automobiles.

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Eventi chiave per il 2017

Anche il 2017 si preannuncia un anno complicato visto lo spostamento degli equilibri geo-politici e le crescenti difficoltà economiche di alcune aree sviluppate. In più, le banche, soprattutto europee, sono sempre nell’occhio del ciclone dato il contesto deflattivo e di tassi negativi. Il dollaro forte sta mettendo in difficoltà i mercati emergenti, mentre Trump potrebbe disilludere le aspettative dei mercati. Cerchiamo di capire, attraverso un’analisi approfondita, come sarà il 2017 per il Ftse Mib.

Tralasciando per un attimo le elezioni francesi che tutti noi stiamo attendendo per Domenica 23 Aprile, nel 2017, si terranno anche quelle in Germania (forse anche in Italia) nelle quali i populisti sono ben presenti. Mentre in Olanda Wilders non riesce a rompere il muro dei proeuropeisti, Marine Le Pen potrebbe salire al governo e nei punti principali del loro programma politico c’è l’attuazione di un referendum consultivo per uscire dall’Unione Europea. Anche Angela Merkel ha una spina nel fianco: il partito anti-islam e anti-Europa di Alternativa per la Germania (AFD) guidato da Frauke Petry. Siamo comunque convinti che i due partiti anti-europa non riusciranno ad ottenere la maggioranza per chiedere un referendum.

Oltre alle elezioni però, in Italia ci sono altri fattori, comunque importanti, che potrebbero spingere i mercati al ribasso, parliamo di banche. L’Italia rappresenta un dilemma per il Vecchio Continente a causa del sistema bancario, il quale fa fatica a riuscire a smaltire la questione degli NPL nonostante l’intervento del governo da €20 miliardi.

Dall’altra parte invece UniCredit è stata e sarà, anche e soprattutto dopo il recente successo dell’aumento di capitale da 13 miliardi, una grande banca paneuropea con sede e testa in Italia. Ma il nuovo azionariato ha una vocazione da vera public company internazionale che necessita di una struttura di governance più aperta al mercato. Per il presidente Vita, all’inizio del suo sesto anno di mandato, investire 13 miliardi in Italia è stato un grande atto di fiducia nel management, in UniCredit, ma anche nel sistema bancario italiano. E non è un fatto scontato, se pensiamo alla percezione generale. Che però è sbagliata: l’Italia ha avuto alcune banche mal gestite che hanno prodotto grandi danni e gravemente rovinato la reputazione del settore, ma la maggior parte è ancora sana e solida e ha contribuito con grande sforzo economico a ridurre tali danni.

Fattori esteri

Molti di voi si saranno dimenticati della Grecia, ma il mercato no, non dimentica e non sconta nulla. I cittadini ellenici stanno vivendo un vero e proprio inferno fatto di austerità, tagli alle pensioni, posti di lavoro e Welfare. Ogni giorno ad Atene e nelle grandi città greche si formano proteste nelle strade poiché oltre il 30% della popolazione vive con uno stipendio di poco più di 4000€ all’anno mentre i diritti di base tutelati dallo Stato vengono sempre meno.
L’ultima riunione dell’Eurogruppo a Malta però ha aperto la strada ad un accordo sulla conclusione della seconda revisione del programma di salvataggio: l’intesa raggiunta ha punti positivi e negativi ma non prevede un impatto per i cittadini ellenici dal punto di vista fiscale.

Spostiamoci ora virtualmente negli Stati Uniti dove Wall Street, dopo aver aggiornato i massimi storici nonostante l’elezione di Donald Trump, sta vivendo una fase di leggero ribasso in attesa che lo stesso entourage riescano nell’intento di convincere il Congresso ad effettuare le modifiche richieste da Trump in campagna elettorale, l’inflazione, tassi di interesse, abbassamento delle tasse, fondi per infrastrutture, dazi per materiale esteri, rientri di multinazionali americane e modifica dell’Obamacare. Proprio lo stop su quest’ultima legge ha fatto temere che il presidente potrebbe avere problemi in futuro anche sulle altre proposte di legge.

La Federal Reserve in tutto ciò ha deciso di alzare i tassi di interesse, prospettando almeno 3 rialzi per quest’anno. Queste mosse, a nostro avviso, avranno l’effetto inverso di sostegno alla crescita economica: minimi rialzi dei tassi hanno già fatto vedere come incidano profondamente sulle domande di mutui, di acquisti delle case e di aumento esponenziale dei delinquency loans.

Previsioni del FTSEMIB e analisi tecnica

Dopo aver elencato le prospettive per il 2017, o comunque quelle che potrebbero avere un maggiore impatto sui mercati e sul Ftse Mib, quale potrebbe essere l’andamento del listino milanese nel 2017? Senza essere troppo allarmisti, per il momento è difficile che si verifichi una discesa come nel 2008, anche se le condizioni economiche a livello globale non sono del tutto dissimili da quelle del periodo della grande Crisi. Possiamo aspettarci però sicuramente uno storno.

Storno che potrebbe essere violento vista la salita altrettanto violenta. In questo contesto, i target di supporto sono individuabili nella media di medio termine a quota 18.600 punti e al supporto, ben più consistente, in area 17.700-17.600 punti. La violazione di tale livello aprirebbe a quel punto scenari piuttosto bruschi di discesa sotto quota 17.000 punti. L’area chiave in questo contesto è quella di 15.000 punti poiché violato tale livello gli scenari sarebbero decisamente pessimi.

Al contrario, la soluzioni a molti fattori esogeni in favore dell’Europa, spingerebbe l’indice verso l’alto, la rottura dei 20000 è molto importante con obietti i 21.000/21.500 punti.

martedì 18 aprile 2017

Cosa dobbiamo attenderci dal risultato delle elezioni in Francia

Domenica 23 Aprile ci sono le elezioni in Francia, uno di quei giorni che dal punto di vista economico tutti aspettano, tralasciando quello politico ovviamente più importante. All’inizio doveva essere la campagna elettorale più scontata della storia della Quinta Repubblica, ma ci rendiamo conto, giorno dopo giorno, sondaggio dopo sondaggio, che la situazione è diventata assai più incerta. Dopo le elezioni olandesi del 15 marzo scorso, in cui un governo di coalizione, come prima in Austria, ha arginato, ma non eradicato la base dei movimenti xenofobi e anti-europei di estrema destra, analoghe tensioni si ripropongono nella corsa all’Eliseo.

Come si presenta la Francia economicamente

Ma come si presenta la Francia alle elezioni dal punto di vista economico? Il costo del debito pubblico francese – il rendimento che pagano le sue obbligazioni, noto come OAT – è stato quasi sempre generalmente simile a quella della Germania, il che riflette il loro status di sicurezza del debito sovrano di posseduto. Tuttavia, recentemente questo rapporto ha iniziato a calare: dalla fine del 2016 il rendimento che la Francia paga sui suoi titoli a 10 anni è notevolmente aumentato rispetto a quello della Germania. Nel mese di febbraio il rapporto rapporto Bund/OAT ha toccato i suoi massimi livelli dalla metà del 2012, i giorni peggiori della crisi della zona euro.

Spread Bund/OAT prima delle elezioni francesi presidenziali

La scorsa settimana il differenziale tra i rendimenti francesi e tedeschi a 10 anni erano vicini ai massimi dopo la svolta del candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon. Il rialzo dei rendimenti significa che le obbligazioni sovrane francesi hanno iniziato a salire in modo maggiore rispetto a quelli di economie periferiche dell’euro-zona come l’Italia. I rendimenti si muovono inversamente al prezzo, significa che gli investitori stanno svalutando il debito francese.

Quali sono gli scenari possibili

Secondo un’inchiesta effettuata da Ipsos-Sopra Steria, su un periodo che si estende dal 7 febbraio al 12-13 aprile, i quattro favoriti Mélenchon (France insoumise), Macron (En Marche!), Fillon (Les Républicains) e Le Pen (Front National) si sono rispettivamente guadagnati il 20%, il 22%, il 19% e il 22% dell’elettorato. Il dato che sembra preoccupare è la percentuale degli elettori sicuri del loro voto: 85% per Le Pen seguita da Fillon con 80%, 68% per Macron e 66% per Mélenchon.

Tuttavia, se si osserva la variazione dei sondaggi sul periodo campionato si scopre un dato più interessante: Mélenchon raddoppia in appena un mese da 11,5% a 20%, mentre Le Pen e Macron mostrano, nel medesimo arco di tempo, una tendenza in calo che li ha fatti decrescere rispettivamente dal 27% e 26% ai loro numeri attuali. Invece, Fillon si mostra costante oscillando entro il 18,5% e il 19,5%. Il candidato del Partito Repubblicano, come riportano Matthieu Goar e Alexandre Lemarié, sembra all’angolo, ridotto a sfruttare i giorni di Pasqua per sedurre l’elettorato cattolico, ma il politologo Yann Raison du Cleuziou non perdona: Gli scandali l’hanno colpito direttamente sul suo punto forte, la sua statura, intendendo quella morale.

Con questi dati possono andare al ballottaggio due candidati, i possibili in questo momento appaiono Le Pen e Macron, in questo caso, Le Pen non vincerebbe la poltrone di presidente, Macron ha maggiori appoggi politici e prendere i voti dei Fillon e sicuramente la Le Pen non riuscirebbe nell’intento di aggraziarsi quelli di Melenchon.

Se andassero al ballottaggio Le Pen e Melenchon, questi sarebbero dolori, i due condividono l’antieuropeismo e questo porterebbe inevitabilmente ad una possibile uscita dall’Europa della Francia. Se invece dovessero raggiungere il ballottaggio Fillon (improbabile) e Macron, allora l’Europa unita sarebbe salva e la Francia manderebbe un segnale molto forte contro tutti gli antieuropeisti.

Candidati alle presidenziali 2017 in Francia

Il punto focale

L’Europa può sopportare la Brexit, ha retto l’urto dell’Olanda e dell’Ungheria. Ma certo non può fare a meno della Francia, Paese fondatore, con la Germania polo dell’asse che l’ha retta per conciliazione e come risarcimento dei lutti procurati simbolicamente dalla linea del fiume Reno. I destini comuni sono dunque nelle mani della nazione più sciovinista, quella che bocciò per referendum nel 2005, e di fatto affossandola, la Costituzione europea in difesa di una sempre rivendicata sovranità.

Marine Le Pen, se a maggio approderà all’Eliseo, vuole uscire dal comando unificato della Nato e poco spaventa: c’è il precedente del generale de Gaulle che nel 1966 fece altrettanto. Soprattutto vuole tornare al franco e lasciare Bruxelles. Se i mercati entrano in fibrillazione e lo spread s’impenna è perché l’ipotesi non appartiene al periodo ipotetico dell’irrealtà. È difficile, non impossibile.

La questione chiave per le prossime settimane è se “il primo turno delle elezioni risulterà sufficiente per portare i trader di nuovo sul mercato o se lo spread rimarrà abbastanza largo fino al secondo turno, giorno in cui si avrà il risultato conclusivo. Derek Halpenny, responsabile europeo della ricerca mercati globali a MUFG, prevede che un secondo round di Le Pen-Mélenchon potrebbe portare lo spread a 10 anni torna indietro di 8 anni, ai massimi di sempre prima dell’euro crisi, in poco tempo.

Anche un Macron-Le Pen faccia a faccia non calmerebbe del tutto i mercati prevedendo un ulteriore aumento di 20 punti base dai recenti picchi. Mentre gli investitori hanno chiesto maggiori rendimenti, le banche francesi non hanno seguito l’esempio. I rendimenti di alcune banche coperti sono scesi al di sotto rispetto a quelli delle recenti settimane recenti.

Il costo di queste opzioni è proibitivo, quindi, se i sondaggi diventano più favorevoli per i candidati centristi, gli investitori ritireranno le operazioni di copertura.

martedì 11 aprile 2017

Domino Solutions - Diasorin, +250% in 5 anni, leader mondiale italiano

Leader mondiale della diagnostica in vitro, DiaSorin (DIA.MI) è un Gruppo multinazionale italiano con sede a Saluggia (VC), a capo di 28 società in Europa, Nord, Centro e Sud America, Africa e Asia. Da oltre 40 anni il Gruppo sviluppa, produce e commercializza test per la diagnosi di patologie che riguardano un’ampia gamma di aree cliniche. I test DiaSorin sono rivolti a laboratori di analisi, sia ospedalieri che privati, nei mercati dell’immunodiagnostica e della diagnostica molecolare.

Diasorin, nasce come centro di ricerca nucleare dalla Joint Venture tra FIAT e Montecatini e altro non è che l’evoluzione della divisione diagnostica della società Sorin Biomedica (che nei lontani anni ’60 faceva appunto parte del gruppo FIAT).

Acquisizioni strategiche

Nel corso degli anni la società sviluppa e consolida il suo Know How nel settore sviluppando il business di Diagnostica in Vitro (IVD), prevalentemente focalizzato sul territorio europeo. Nel 1997 Sorin acquisisce il controllo dell’americana Incstar Inc., attiva nell’IVD, scorpora le attività afferenti alla diagnostica in una società denominata DiaSorin Srl, che viene poi ceduta ad American Standard International (ASI).

All’inizio del nuovo millennio, viene realizzata un’importante operazione di Management Buyout, supportata dal Gruppo Finde e da altri investitori finanziari e industriali. Effettua l’acquisizione di BYC Sangtec e i relativi diritti per il LIAISON® ed avvia la conversione dei test dalla tecnologia ELISA a quella CLIA.

Il 19 luglio 2007 il titolo DiaSorin (DIA.MI) debutta a Piazza Affari. In questi anni il Gruppo effettua diversi lanci di prodotti, accordi commerciali, sviluppo di progetti e acquisizioni, quali Biotrin, leader mondiale per il test del Parvovirus, acquista da Eiken Chemical la licenza per l’uso della tecnologia LAMP, dedicata al business molecolare, lancia sul mercato il LIAISON® XL, acquisisce Murex e la relativa linea di prodotti ELISA di Abbott (ABT) e si espande ulteriormente in Europa, Asia ed Africa. Acquisisce NorDiag, specializzata nell’estrazione di acidi nucleici. Nel 2013 DiaSorin sigla un accordo strategico con Roche per connettere il LIAISON® XL al cobas 8100 nei laboratori a grandi volumi che richiedono la completa automazione dei propri processi diagnostici. Due anni fa DiaSorin (DIA.MI) sigla un accordo strategico di distribuzione commerciale per le epatiti e l’HIV in Cina con Beckman Coulter ed in diagnostica molecolare vengono lanciati i due test più veloci al mondo per la diagnosi molecolare delle leucemie fulminanti.

Importanti autorizzazioni

IL 6 Aprile scorso DiaSorin ha ricevuto dalla Food and Drug Administration statunitense l'”Emergency Use Authorization” per il primo test sierologico completamente automatizzato capace di identificare le infezioni da virus Zika e garantisce un risultato in soli 37 minuti. Tale test, quindi, non è stato approvato dall’autorità Usa, ma autorizzato per l’utilizzo durante l’intero periodo di emergenza e verrà distribuito nei laboratori sia degli Stati Uniti sia di altre aree. Il test verrà distribuito negli Stati Uniti nei laboratori autorizzati a eseguire test di moderata complessità o nei laboratori non americani aventi la medesima qualifica, in linea con le più recenti linee guida emanate dal Cdc per la diagnosi delle infezioni da Zika virus. Lo sviluppo di questo test è stato finanziato dal Dipartimento di Salute e dei Servizi Umani statunitense che nel 2016 ha concesso a DiaSorin un finanziamento di 2,6 milioni di dollari.

Solidi bilanci

L’anno fiscale 2016 è stato archiviato dalla società con una generazione di cassa e con un utile netto da record grazie all’aumento del fatturato ed alla crescita della redditività. Nel dettaglio, il fatturato è aumentano anno su anno del 14% a 569,3 milioni di euro e del 6,4% a tassi di cambio e perimetro costanti. Stesso andamento pure per l’Ebitda che, con un +14% e con un +6,4% a tassi di cambio e perimetro costanti, si è attestato al 31 dicembre del 2016 a 217,3 milioni. Con un’incidenza sul giro d’affari al 30,3%, l’Ebit è cresciuto del 13,6% a 172,6 milioni di euro, e l’utile netto a 112,6 milioni di euro con un incremento anno su anno pari al 12%. Grazie a questi risultati, il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea dei soci, del 27 aprile, il pagamento di un dividendo unitario pari a 0,80 euro. Il dividendo 2017 sarà pagato il prossimo 24 maggio con data di stacco della cedola il 22 maggio del 2017 e record date il 23 maggio.

Previsioni 2017

Diasorin prevede di chiudere l’esercizio 2017 con un aumento dei ricavi anno su anno pari all’11% a tassi di cambio costanti, ed allo stesso modo con un incremento dell’Ebitda pari all’11% anno su anno sempre considerando lo scenario dei tassi di cambio costanti.

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Evoluzione in Borsa

Dal giorno del suo debutto in Borsa, le azioni Diasorin sono cresciute del 440% e solo negli ultimi 5 anni Diasorin è cresciuta del 250%.

Disclosure

Noi abbiamo Diasorin (DIA) nel nostro portafoglio Gemme Italia con un ottica di medio/lungo periodo.

venerdì 7 aprile 2017

Domino Solutions - Analisi dei paesi emergenti dell'America Latina

Dopo cinque anni di rallentamento, la crescita economica nei paesi emergenti in America Latina è diventata negativa nel 2016. I dati del PIL hanno mostrato la regione si è contratta dello 0,8% l’anno scorso, dopo aver praticamente ristagnato nel 2015. Una profonda e prolungata recessione in Brasile e Venezuela e un crollo notevole della produzione totale in Argentina ed Ecuador, possono mostrarci un chiaro segnale della performance sul breve/medio periodo del continente. Mentre questi quattro paesi hanno avuto una contrazione nel 2016, l’intera regione ha subito un rallentamento generalizzato. Questo non solo ha rivelato una esposizione a shock esterni, come la caduta dei prezzi delle materie prime e la crescita della volatilità dei cambi, ma anche le debolezze strutturali che hanno compromesso la crescita del PIL sudamericano.

Guardando i paesi che hanno avuto una contrazione lo scorso anno, l’economia del Brasile ha subito una recessione più lunga e profonda in molti decenni. Gli ultimi dati del Q4 2016 hanno mostrato che il PIL è diminuito del 3,6% durante l’anno, dopo un calo del 3,8% nel 2015. In Argentina i dati suggeriscono che l’attività economica si è rinforzata alla fine del 2016, fornendo ulteriori prove che la ripresa è finalmente in corso. L’economia si sta riprendendo da vari aggiustamenti della politica monetaria, fiscale e dei tassi di cambio avviati dal nuovo governo guidato da Mauricio Macri insediatosi nel dicembre 2015. Tali rettifiche hanno cominciato a dare i suoi frutti entro la fine del 2016 sotto forma di uno smorzamento delle pressioni inflazionistiche, con lo scopo di spianare la strada per un ritorno a un periodo di crescita più sostenibile.

Nel frattempo, in Ecuador, Rafael Correa sarà cederà il potere a un successore eletto a maggio. Questo segue un decennio di stabilità politica durante il quale l’economia è stata trasformata con l’aiuto del petrolio e dal boom delle materie prime, al fine di promuovere lo sviluppo economico e l’inclusione sociale. Tuttavia, la sostenibilità del modello è stato messo in discussione visti i cattivi risultati economici degli ultimi due anni e le indagini sulla corruzione. Questo ETF è il più pericoloso di tutti, ma se il prezzo delle materie prime continuerà a crescere come la domanda, allora i paesi mostreranno una inversione di trend significativa e remunerativa.

A seguito di una contrazione regionale dell’0,8% nel 2016, l’uscita del Brasile da una difficile crisi durata due anni e di una ripresa economica in Argentina ed Ecuador potrà contribuirà a sollevare il tasso di crescita regionale in territorio positivo nel 2017. Tuttavia, la crescita continuerà a deludere. Gli economisti si aspettano una crescita dello 0,6% per il Brasile e dell’1,5% per il Messico nel 2017, dato che limiteranno le prospettive di crescita dell’America Latina per quest’anno. La crescita del PIL dell’intera regione salirà intorno all’1,5% quest’anno, in calo rispetto al mese scorso, in cui si prevedeva una crescita prevista dell’1,6%. L’attività economica dovrebbe riprendere slancio e ampliarsi del 2,5% nel 2018.

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L’economia del Brasile potrebbe ripartire nel primo trimestre e guadagnare slancio in seguito, mentre l’Argentina ha già mostrato segnali di ripresa nel 4° trimestre 2016. Anche se i legami sociali ed economici tra l’economia degli Stati Uniti e dei paesi in America Latina continuerà ad esistere, il rischio di tensioni ed un peggioramento nei rapporti con l’amministrazione Trump rimarranno elevati.

Le politiche degli Stati Uniti perseguite dal presidente Trump, in settori quali il commercio e l’immigrazione rimarrà al centro dell’attenzione, in particolare in Messico. Messico e Stati Uniti hanno negoziato triliardi di dollari lo scorso anno, molti dei quali sono state merci. Il presidente Trump ha promesso di muoversi rapidamente per rinegoziare il NAFTA e spingere i produttori statunitensi a trasferirsi verso il Nord del confine messicano. Anche se gli obiettivi precisi degli statunitensi rimangono poco chiari, generalmente è previsto che gli Stati Uniti cercheranno di rinegoziare il NAFTA, piuttosto che distruggere l’intero accordo.

Il taglio di questo mese per le prospettive economiche della regione è stata trainata dal declassamento delle previsioni di crescita del PIL per l’Argentina, Cile, Messico, Perù, Venezuela e le sub-regioni del Centro America e dei Caraibi . Le prospettive per il resto delle economie sono rimaste invariati rispetto al mese scorso.

Brasile

Il governo del Brasile ha abbassato le sue previsioni per la crescita economica nel 2017 all’1,0 per cento dall’1,6 per cento, facendo eco al recente pessimismo del mercato dato che il paese fatica a uscire dalla sua peggiore recessione degli ultimi otto decenni. L’economia del Brasile prevede di tornare a crescere nel primo trimestre del 2017, Fabio Kanczuk, segretario del ministero delle Finanze della politica economica, avrebbe riferito ai giornalisti lunedì 3 Aprile 2017.

Il governo ha anche cambiato le sue previsioni per la contrazione economica di quest’anno al 3,5 per cento dal 3,0 per cento. La recessione biennale che ha colpito il Brasile si è acutizzata nel terzo trimestre secondo i dati della banca centrale mostrati la scorsa settimana, lasciando 12 milioni di persone senza lavoro. Gli economisti in un sondaggio della banca centrale hanno abbassato le loro previsioni per il 2017 su una crescita intorno all’1,0 per cento. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’economia brasiliana cresca dello 0,5 per cento l’anno prossimo.

Le stime ufficiali per le entrate fiscali nel 2017 sono rimaste invariate nonostante il taglio delle previsioni di crescita. Kanczuk ha detto che il governo rimane impegnato al suo obiettivo di bilancio per il prossimo anno. Secondo Ricardo Volpe, un consigliere economico del Congresso, una riduzione di 0,6 punti nella crescita potrebbe ridurre i ricavi di almeno 3,5 miliardi di reais (1,04 miliardi di dollari) l’anno prossimo, ma una stima precisa dipenderà da altri fattori quali l’inflazione e la crescita dell’occupazione.

Il governo prevede una inflazione al 4,7 per cento alla fine del 2017, in calo dal 4,8 per cento. Il tasso di cambio è previsto per la fine 2017 a 3,6 real per dollaro, a fronte di una previsione precedente di 3.5 per dollaro.

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Argentina

Il governo argentino prevede un tasso di inflazione nettamente inferiore e una forte ripresa economica nel 2017, quando presenterà il suo primo disegno di legge di bilancio a metà settembre. L’economia prevede di uscire dalla recessione e crescere almeno del 3,5 per cento nel 2017, mentre l’inflazione probabilmente scenderà da circa il 40 per cento attuale al 17 per cento l’anno prossimo, secondo il leader del Senato Federico Pinedo.

Le previsioni ottimistiche sono state fatte probabilmente pensando ai cambiamenti di politica economica del presidente Mauricio Macri, che dal suo insediamento nel mese di dicembre si ha concluso un contenzioso con i creditori e ha aperto l’Argentina agli investitori.

Il nostro budget provvederà ad espandere l’economia sul lato degli investimenti, in particolare nel settore delle infrastrutture, e sul lato dei consumi.


Ha sottolineato Macri mentre dava il via libera ad pagamento previsto di 70.000 pesos ($ 4.698) per i pensionati come misura per stimolare il consumo.

Macri sta spingendo attraverso misure come la svalutazione della moneta locale, eliminando i sussidi e dazi sull’esportazione del frumento e mais, ma la crescita economica non è ancora tornata. I dati hanno mostrano il prodotto interno lordo si è ridotto dello 0,7 per cento nel primo trimestre dell’anno a partire dall’ultimo trimestre del 2015, a conferma di un terzo trimestre consecutivo di crescita negativa.

Il governo di Macri conta su un programma di condono fiscale che permetta di rivelare fondi precedentemente non dichiarati e tassati ad un tasso più basso che possano fornire fino a 80 miliardi di dollari all’economia. Il Congresso sta anche discutendo la legislazione per migliorare le relazioni tra investitori privati ​​e lo Stato. L’inflazione in Argentina era attesa a 40,2 per cento nel 2016, uno dei tassi più alti del mondo e il 19,4 per cento nel 2017, secondo un recente sondaggio della banca centrale. Il capo di gabinetto Marcos Peña ha detto la settimana scorsa che il prodotto interno lordo è probabile si contragga dell’1 per cento nel 2016.

Indice Argentina, crescita ultimi due anni, analisi tecnica, stime 2017

Messico

L’economia del Messico è in prima linea contro l’amministrazione degli Stati Uniti nei confronti delle politiche sul protezionismo e l’anti-immigrazione e questo sta causando un’enorme incertezza e preoccupazione nel paese, data la sua dipendenza dall’economia U.S. Nonostante i solidi fondamentali macro, la crescita economica ha deluso l’anno scorso e i dati recenti indicano che il paese sta camminando sulle sabbie mobili, dall’inizio dell’anno.

Qualunque sia la posizione che l’amministrazione Trump alla fine adotterà per quanto riguarda le politiche commerciali e di immigrazione verso il Messico, ci vorranno diversi mesi per eventuali modifiche ai criteri per materializzarsi in realtà. Questa incertezza di per sé influenzerà la fiducia delle imprese e degli investitori, con gli investimenti che stanno soffrendo uno shock negativo. Già scossi dall’aumento dei prezzi del carburante nel mese di gennaio, la fiducia dei consumatori è destinata a rimanere bassa, danneggiando i consumi.

In queste condizioni, e dal momento che la politica economica rimarrà restrittiva quest’anno, le prospettive di crescita del Messico si stanno riducendo. le previsioni di Focus Economics per il 2017 vedono una crescita del PIL tagliata da 0,1 punti percentuali a 1,5% nel sondaggio di marzo, mentre la proiezione per il 2018 è stato lasciata invariata al 2,1%.

Messico, disoccupazione, stime crescita, analisi PIL, economia sudamerica

Ecuador

L’economia ecuadoriana sta mostrando segnali di ripresa debole. Il PIL è diminuito dell’1,6% su base annua nel terzo trimestre del 2016, migliore rispetto al calo del 2,2% registrato nel secondo trimestre e la lettura più alta in un anno. Il miglioramento è stato supportato dal prezzo del petrolio. Tuttavia, l’economia dollarizzata è ancora afflitta da problemi molteplici. Un dollaro forte degli Stati Uniti e la svalutazione delle valute dei paesi vicini hanno continuato ad erodere la competitività dell’Ecuador nei settori non petroliferi, volumi del mercato del lavoro ed esportazione del paese. I prezzi del petrolio e gli sforzi di ricostruzione dopo il terremoto di aprile sono state le priorità di spesa, trascinando gli investimenti pubblici e consumi. In questo contesto, tutti i componenti della crescita è continuata a diminuire nel Q3, nonostante un tasso più debole su base annua.

Su base trimestrale l’economia dell’Ecuador è cresciuta dello 0,5% in termini destagionalizzati, che è leggermente inferiore rispetto l’espansione dello 0,7% del Q2 ma un notevole miglioramento rispetto al calo dello 0,2% registrato nello stesso trimestre dell’esercizio precedente. Guardando al futuro, i prezzi del petrolio più elevati accoppiati alla recente attuazione di un accordo di libero scambio con l’Unione europea, aumenteranno le esportazioni del paese nel 2017. Questo, a sua volta, dovrebbe alleviare la pressione sulle casse dello stato, dando al governo un aumento di margine di manovra per facilitare le misure di austerità e mettere il paese sulla via della crescita.

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Cile

Il panorama economico del Cile durante il mese scorso è stata dominato dallo sciopero in corso sulla retribuzione e le condizioni della più grande miniera del paese, con i colloqui tra lavoratori e BHP Billiton (BHP), proprietario della miniera, ancora in un vicolo cieco.

Lo sciopero ha fermato tutte le attività della miniera dal 9 febbraio causando un significativo colpo sulle esportazioni di rame del paese, pilastro dell’economia. Il Ministro del Tesoro del paese ha recentemente annunciato che l’attività economica nel mese di febbraio probabilmente subirà un duro colpo, invertendo la tendenza al rialzo del tasso di crescita dell’indicatore mensile dell’attività economica osservata negli ultimi mesi.

Questa brutta notizia arriva in mezzo ad un contesto economico già cupo, con le imprese e la fiducia dei consumatori che rimangono bloccati in territorio negativo nel mese di febbraio e la crescita nell’ultimo trimestre dello scorso anno probabilmente magra dal punto di vista degli investimenti.

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Colombia

Mentre la crescita ha guadagnato un slancio nel Q4 grazie al settore dei consumi privati, l’economia è cresciuta al ritmo più lento rispetto allo scorso anno a partire dal 2009, trascinato dal crollo dei prezzi del petrolio. Nonostante il risultato deludente del 2016, l’economia della Colombia è ancora riuscita a superare la maggior parte delle altre economie dipendenti dalle materie prime nella regione, sostenuta da forti consumi totali e un peso più debole, che ha rafforzato le esportazioni nette.

In risposta alla crescita stagnante della Colombia, il presidente Juan Manuel Santos ha lanciato il piano economico finale del suo mandato il 14 febbraio. Il piano, chiamato Colombia Repunta, prevede un significativo aumento della spesa pubblica per migliorare le infrastrutture del paese. Il governo si aspetta che il piano aggiunga 1,3 punti percentuali alla crescita del PIL e crei quasi 800 mila posti di lavoro.

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martedì 4 aprile 2017

Domino Solutions: El.En Spa, un azione italiana da +1000% in 5 anni

Il Gruppo
El.En. SpA (ELN.MI) società (azione italiana) costituita nel 1981, oggi leader nella fabbricazione di sistemi laser per applicazioni nel settore medicale e della marcatura laser. La società nasce a Firenze per iniziativa di un docente universitario, Leonardo Masotti e di uno dei suoi migliori allievi Ing. Gabriele Clementi, che intendono trasformare i risultati di una loro ricerca in prodotti tecnologicamente utilizzabili e commerciabili.

Il primo sistema laser medicale viene realizzato nel 1983, mentre negli anni successivi la gamma dei prodotti si amplia, sempre rimanendo nell’ambito della tecnologia laser, con nuove applicazioni per il settore medicale e l’avvio della produzione di sistemi per la marcatura industriale con l’utilizzo del laser.

Il vero sviluppo dell’azienda però, avviene però negli anni novanta, con la costituzione di società dedicate ai diversi settori e l’avvio della produzione di sistemi laser industriali per il taglio dei metalli.

A gennaio 2017 nasce Renaissance, nato dall’unione commerciale di DEKA e Quanta System, due eccellenze del Gruppo fiorentino El.En., che hanno deciso di unire le forze ed i prodotti per realizzare un innovativo e ambizioso progetto: conquistare il mercato della medicina estetica e della laser terapia in Italia. Ispirati dagli stessi valori del Rinascimento fiorentino, il loro obiettivo è diventare artefici di una potente rinascita attraverso sistemi laser d’avanguardia, con cui migliorare la qualità di vita delle persone, creando allo stesso tempo opportunità, nuovi posti di lavoro per dare spinta al rilancio economico del paese. Per farlo hanno unito le forze sul campo, i migliori prodotti di entrambe le aziende. DEKA e Quanta System, dopo aver conquistato separatamente importanti fette di mercato, hanno deciso di unirsi e dare vita ad una società con cui conquistare una vera leadership sul mercato italiano. DEKA nasce nel 1991 come spin-off della società El.En. affermandosi nella progettazione, produzione e commercializzazione di laser per applicazioni dermatologiche, di medicina estetica e chirurgiche (anche in campo oncologico). Quanta System è un’azienda nata nel 1985, con sede a Samarate (Va). Dal 2004, appartenente al gruppo El.En., è tra le prime aziende al mondo nella produzione di laser e piattaforme fotoniche uniche per tre settori scientifici: medicina estetica, chirurgia e arte.

Il gruppo El.En. è oggi, una della più importanti realtà nel mondo del laser, leader sul mercato italiano e tra i primi operatori in Europa. Le oltre 30 aziende del gruppo creano prodotti e soluzioni avanzate ad alte prestazioni. Il gruppo progetta, produce e commercializza a livello mondiale apparecchiatura laser medicali che vengono utilizzate in dermatologia, chirurgia, estetica, fisioterapia, odontoiatria e ginecologia; sistemi laser industriali per applicazioni che spaziano dal taglio, alla marcatura e saldatura di metalli, legno, plastica, vetro, alla decorazione di pelli e tessuti fino al restauro conservativo delle opere d’arte e sistemi scientifici per applicazioni di ricerca.

Bilanci record a confronto
Il Gruppo El.En. ha conseguito nell’esercizio 2015 un fatturato consolidato in crescita del 20,9% rispetto al 2014 attestandosi a 218 milioni di euro, rispetto ai 180 milioni di euro dell’esercizio precedente ed un risultato operativo di 21,5 milioni di euro, il più alto nella storia del Gruppo, che supera del 40,5% i 15,3 milioni di euro dello scorso anno.
Nel 2016 ha ottenuto risultati record, con un risultato netto di 40,4 milioni di euro ed un fatturato consolidato a 252,6 milioni di euro. Dopo un esercizio brillante come il 2015, il gruppo ha centrato il difficile obiettivo di migliorarne i risultati in particolare per quanto attiene al risultato operativo (Ebit) che ha raggiunto i 27,6 milioni di euro (pari al 10,9% del fatturato), in aumento del 28,4% sul massimo storico del 2015 di 21,5 milioni di euro.

Borsa
Alla fine del 2000 El.En. si quota in borsa nel segmento STAR mostrandosi si da subito un’azienda solida, con conti economici di assoluto rilievo e una linea di prodotti ad alto contenuto tecnologico che riscuotono un successo mondiale. Il titolo in due anni ha guadagnato circa il 380% e oltre il 700% in 5 anni.

venerdì 31 marzo 2017

Domino Solutions : Il nuovo calo del petrolio sta creando opportunità

Il recente calo delle attività legate all’energia appaiono esagerate, secondo le nostre analisi, dato le nostre prospettive sui prezzi del petrolio. Anzi, si stanno creando opportunità di acquisto di azioni energetiche. I prezzi del petrolio sono scesi questo mese, dopo la negoziazione di una gamma stretta nei primi mesi del 2017. Le preoccupazioni per l’eccesso di offerta ha portato alla liquidazione dei livelli record e alla speculazione sui prezzi del greggio i quali potrebbero salire ulteriormente. I titoli legati all’energia, tuttavia, sembrano aver ceduto valore troppo facilmente e con troppo pessimismo. Il divario delle prestazioni tra il recente aumento delle scorte di petrolio e la domanda di energia globale sembra essere incoraggiante.

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Perchè c’è stato il calo del petrolio

Nel l’ultimo bollettino mensile Opec, le cifre trasmesse da Riad indicano una brusca marcia indietro nei tagli produttivi sauditi, con l’output risalito in febbraio di ben 263.300 barili al giorno, a 10,011 milioni di bg (comunque al di sotto della quota assegnata di 10,058 mbg). Le stime di fonti secondarie – adottate dal gruppo per verificare la disciplina dei Paesi membri – registrano invece un’ulteriore discesa di 68.100 bg, a 9,797 mbg.

La guerra si è rivelata più costosa del previsto per i sauditi. Le riserve finanziarie si sono sgonfiate notevolmente: dai 746 miliardi del 2014 si è passati ai 536 del 2016, con un crollo insostenibile per le casse dello Stato. Per questo nessuno si è stupito quando l’anno passato ha dichiarato il cessate il fuoco firmando l’accordo per tagliare la produzione. La strategia saudita sarebbe risultata vittoriosa se fosse riuscita a buttar fuori dal mercato Usa e Iran, ma al contrario si è rivelata suicida. Uscendo da un periodo durissimo, Teheran era destinata ad avvantaggiarsi di qualsiasi nuova esportazione dopo la fine delle sanzioni, e a qualsiasi prezzo.

I produttori americani, d’altra parte, sono riusciti a mantenere un vantaggio competitivo grazie alla superiorità tecnologica. I prezzi bassi hanno avuto l’effetto di far concentrare i petrolieri sulla riduzione dei costi, aumentando l’efficienza di estrazione abbastanza da abbassare il prezzo di breakeaven a un punto sostenibile.

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I vari rimbalzi tra domande e scorte

La domanda e offerta hanno supportato i prezzi del petrolio all’inizio di quest’anno. I trader speculativi nei mercati a termine hanno contribuito alla crescita del greggio sulle aspettative dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e nei paesi non OPEC i quali hanno aiutato associandosi all’accordo sui tagli alla produzione. Il nervosismo sui livelli record di tali posizioni, l’aumento della produzione negli Stati Uniti e i dubbi crescenti sulla conformità del taglio, hanno scatenato il recente calo dei prezzi del petrolio.

I prezzi del petrolio sono difficili da prevedere, i tagli di produzione fanno da cerniera in un contesto politico incerto. Il prezzo del petrolio lo vediamo laterale nei prossimi tre mesi. I membri dell’OPEC hanno mostrato molta disciplina riguardo il taglio della produzione e la crescita dell’inventario dovrebbe presto stabilizzarsi dato che le raffinerie stanno aumentando gli acquisti. La domanda globale è destinata ad aumentare nel bel mezzo della reflazione.

I titoli energetici sembrano riflettere una prospettiva ribassista. Questo crea delle belle opportunità. Ci piacciono molto aziende che si occupano dello shale americane. Tra tagli dei costi, miglioramento delle tecnologie e prospettive di regolamentazione più flessibili. Anche il valore della diversificazione offerta da parte delle imprese energetiche integrate, tra cui relativamente a buon mercato come le major petrolifere europee. Obbligazioni ad alto rendimento energetico offrono migliore valori dopo il recente selloff. Noi preferiamo crediti di società di esplorazione grazie ai rendimenti interessanti e la disciplina di bilancio.

Probabili nuovi tagli alla produzione

Recuperata la soglia di 50 dollari al barile, il petrolio nelle ultime sedute l’ha ripassata nettamente al ribasso. Ed ecco che l’Opec passa allora alle parole forti verso i suoi membri: li invita tutti a tagliare la loro produzione, in linea con gli accordi del 30 novembre 2016, avvertendo che, se non lo faranno, i mercati resteranno depressi. Il tagli concordato di 1,2 milioni di barile al giorno va considerato in “modo molto serio” dice il ministro del Petrolio del Kuwait, Issam Almarzooq, che presiede il comitato dell’Opec che sovrintende all’implementazione dell’accordo. “Occorre fare di più – aggiunge – Serve conformità nel board. Assicuriamo che noi lo faremo”.

Sui mercati c’è insofferenza, perché si continua a vedere una crescita delle scorte americane insieme all’attività di estrazione degli Usa, il mercato sta sicuramente domandando una estensione dell’accordo Opec. Non è un caso che i gestori dei fondi speculativi siano assolutamente scettici sulla possibilità che il prezzo del petrolio salga ulteriormente: secondo la U.S. Commodity Futures Trading Commission, le posizioni nette lunghe (cioè le scommesse sui rialzi) sono scese del 37% dai record del mese scorso. Intanto il prezzo del barile Wti resta sotto i 48 dollari al barile sui mercati proprio per le incertezze che ancora persistono, fra paesi Opec e non, sul prolungamento dei tagli alla produzione. Il Brent è poco sopra 50 dollari. Nell’ultima settimana il Wti ha toccato i minimi dell’anno, scendendo persino sotto quota 48 dollari al barile.

mercoledì 29 marzo 2017

Domino Solutions - Interpump, +300% in 5 anni, una solida realtà italiana

Interpump Group SpA è una società impegnata nella produzione di pompe a pistoni e prodotti idraulici attraverso i segmenti idrogetto ed idraulico. Il segmento ad idrogetto costruisce principalmente pompe ad alta ed altissima pressione e sistemi di pompaggio. Il segmento idraulico comprende la produzione e la vendita di power take-offs, cilindri idraulici, distributori idraulici, valvole e altri componenti idraulici. L’azienda è stata fondata da Fulvio Montipò nel 1977 e ha sede a Sant’Ilario d’Enza, Italia.

Bilanci solidi nel 2016

Le vendite nette del 2016 sono state pari a 922,8 milioni di euro, superiori del 3,1% rispetto alle vendite del 2015 quando erano state pari a 894,9 milioni di euro (+0,3% a parità di area di consolidamento e di cambio di conversione).

Il risultato operativo (EBIT) è stato pari a 153,5 milioni di euro (16,6% delle vendite) a fronte dei 136,9 milioni di euro del 2015 (15,3% delle vendite), con una crescita del 12,2% e con un incremento della marginalità di 1,3 punti percentuali. A parità di area di consolidamento, l’EBIT è cresciuto dell’8,6%. L’utile netto è stato pari a 94,5 milioni di euro, in crescita del 9,5% rispetto all’utile normalizzato del 2015 pari a 86,3 milioni di euro1. L’utile per azione base è stato di 0,884 euro nel 2016 (0,801 euro il dato normalizzato del 2015).

Il cda ha deciso di proporre la distribuzione di un dividendo di 20 centesimi di euro contro 19 centesimi lo scorso esercizio. Il capitale investito e’ passato da 900,8 milioni a fine 2015 a 977,6 milioni al 31 dicembre 2016, grazie per lo piu’ alle acquisizioni.

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Le acquisizioni sono colpi da maestro

Interpump ha messo a segno una trentina di acquisizioni in tutto il mondo e oggi è leader mondiale nella produzione di pompe a pistoni professionali. La spagnola Inoxpa è solo l’ultimo dei suoi acquisti. Ma al di là dell’affare in sé, l’acquisizione segna per Interpump Group la capacità di guardare oltre il proprio business e conferma l’abilità di un management in grado di costruire valore che duri nel tempo.

La società il 20 Marzo ha reso noto che il gruppo Gruppo IPG Holding S.p.A., società controllante Interpump, ha acquisito – con una operazione fuori mercato – 2 milioni di azioni ordinarie Interpump da Mais. Per effetto dell’operazione IPG Holding detiene 25 milioni di azioni Interpump equivalenti al 23,33% del capitale (23,82% al netto delle azioni proprie). Il fondatore e proprietario Fulvio Montipo’ incrementa in questo modo il proprio peso in Interpump. La controllata dallo stesso Montipo’ da Gianni Tamburi, ha infatti acquisito dalla holding della famiglia Seragnoli.

Isabella Seragnoli scende quindi al 3,345% del capitale di Interpump. In precedenza, dal 22 dicembre 2015, l’investitrice era accreditata di una quota del 6,61% nel capitale del gruppo delle pompe.

Un’altra acquisizione degna di nota è stata ufficializzata all’inizio di quest’anno, attraverso la propria filiale britannica, è stata acquisita il 100% di Bristol Hose Ltd., società attiva nel settore dei tubi e raccordi per l’oleodinamica con attività di commercio e assistenza, con sede a Bristol nel Regno Unito. Bristol Hose opera attraverso 2 magazzini di vendita e 9 officine mobili per assistenza e riparazioni on-site. Queste ultime sono attive 24 ore su 24 e in grado di raggiungere il cliente tipicamente entro un’ora dalla chiamata.

Il management è la chiave del successo

Ha creato dal nulla un campione del mondo. Un colosso forte e robusto, a sua immagine e somiglianza. Fulvio Montipò, reggiano dalla stretta di mano al granito, con il toscano perennemente acceso tra le dita, inventore, ex proprietario e oggi azionista di controllo di Interpump Group, gioiello della meccanica reggiana, leader mondiale nella produzione di pompe industriali ad alta e altissima pressione, trenta stabilimenti nel mondo, 2000 dipendenti diretti e 3000 nell’indotto.

Un’impresa familiare quotata in borsa che in 13 anni ha garantito agli azionisti rendimenti medi del 10%, nata con capitale di rischio, cresciuta sotto lo sguardo onnipresente del padrepadrone, poi acquistata da un fondo, e collocata sul mercato, diventata un’ azienda globale e poi “ricomprata” dal suo fondatore.

lunedì 27 marzo 2017

Domino Solutions - La spinta di Trump sta finendo, ma nessuna correzione in vista

Lo scorso anno è stato pieno di sorprese politiche a livello globale. Queste serie di eventi sono diventati i microcosmi di un tema globale molto più grande: la politica è sempre più un luogo in cui i “non abbienti” fanno la guerra ai “ricchi”, piuttosto che un campo di battaglia per coloro che sono allineati con il liberalismo più tradizionale rispetto alle linee dei partiti conservatori. Sui mercati americani, la vittoria di Trump ha, finora, spinto le azioni verso nuovi massimi grazie alla prospettiva dell’aumento della spesa, la riduzione delle tasse e il taglio delle regolamentazioni. L’idee che i deficit fiscali possano presto iniziare ad espandersi e che le banche centrali stiano raggiungendo i limiti della loro efficacia hanno fornito il vento in coda anche per l’aumento dei tassi di interesse.

Tuttavia, gran parte del “Trumponomics” è stato privo di indicazioni sostanziali e trasparenti e il mix di politiche risultante rimane vago. Le successive reazioni dei mercati dipenderanno dalla misura in cui le concessioni del Congresso repubblicano daranno carta bianca all’agenda del Sig. Trump. Questo diventerà più evidente man mano che giungeranno le proposte politiche nei mesi successivi al suo insediamento. Venerdì sera però, il Presidente ha dovuto ritirare la sua proposta di legge per abrogare l’Obamacare, non riuscendo ad ottenere la sufficiente maggioranza per evitare la sconfitta in aula.

I mercati di tutto il mondo sono in calo dato una concentrazione sulla reale possibilità che ci sia un ripensamento al Trump Trade. Anche se non ci aspettiamo una correzione in piena regola in questo momento, vediamo un crescente sentimento negativo nella fiducia riposta nel presidente americano.

Peter Cardillo, capo economista di First Standard Financial in New York.

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Il giorno prima, non essendo riuscito a convincere la parte dei repubblicani contrari al provvedimento, Trump aveva deciso di spostare al giorno dopo la votazione, minacciando che in caso di mancata approvazione, la proposta di legge non sarebbe stata più presentata e avrebbero tenuto il sistema vigente, concentrandosi su altre priorità. Ora, dopo questa battuta di arresto, il timore dei mercati è che difficilmente Trump riuscirà a far passare tutte le sue proposte, visto che ad ostacolarlo non sono solo i democratici, ma sopratutto una parte dei repubblicani stessi. Dopo questo stop, la domanda più importante è, se i repubblicani riusciranno a sfruttare la grandissima occasione che hanno, avendo il comando sia del Governo che delle due camere, ricompattandosi intorno al loro rappresentante.

Il dibattito in tutto il mondo è incentrato ora su due questioni. Trump sarà in grado di far approvare le proposte per il suo rilancio degli Stati Uniti e monterà ulteriormente l’ondata di populismo dilagante? Il 25 marzo è stato il 60 anniversario della firma dei trattati a Roma. Dopo una lunga trattativa, i leader dell’Unione europea riuniti in Campidoglio hanno firmato tutti e 27 una dichiarazione congiunta frutto però di divisione e diktat di Paesi, Polonia e Grecia, in primis, che hanno preteso modifiche al testo prima di garantire il proprio placet. La Grecia ha ottenuto che nel testo venisse inserita una citazione della difesa dei diritti sociali europei che non appariva nel testo del 16 marzo. Su richiesta di Atene appare un virgolettato che sottolinea come l’UE non sia solo “una grande potenza economica” ma una con un “livello senza pari di protezione sociale e welfare”. Sull’UE a più velocità, il nodo più controverso delle ultime settimane, su cui in particolare la Polonia si oppone temendo che Francia e Germania, forti del loro peso, pieghino al loro volere gli altri Paesi, nel testo dopo la dichiarazione “l’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta e agiremo insieme, con diverse velocità e intensità dove necessario” è stato aggiunto “continuando a muoverci nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato”. Sul dossier più scottante, i migranti è stata tolta la parola “umana” quando si parla “della politica migratoria efficiente, responsabile e sostenibile”.

Questa giornata romana di celebrazione solenne e a tratti gioiosa, è da considerarsi l’inizio d’una nuova fase o una pausa nella tempesta multipla che scuote l’Europa. “Mercoledì si torna alla realtà con l’avvio della Brexit – ha confessato una fonte diplomatica -, e nessuno può dirsi sicuro di quale sarà il colore del cielo sopra la nostra testa”.

Più preoccupato il commento di Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo. “Chiunque abbia vissuto la privazione della libertà sa che la nostra Unione è una conquista preziosa che non va data per scontata”, dice, ma parla anche di “crescente disaffezione” e aggiunge: “Servono cambiamenti profondi per dare risposte a chi non trova lavoro o a chi si sente minacciato dal terrorismo. Serve un’Europa concreta, dei fatti”.

Tutte le economie sviluppate del mondo occidentale hanno registrato un grave calo della crescita della produttività dalla crisi finanziaria globale. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1973, la produttività del lavoro è cresciuto ad un tasso annuo del 3,3%, e la crescita pro capite del PIL è quasi raddoppiato. Dopo una carenza di crescita del reddito reale da 1974-1995 e una rinascita della crescita nel 1996-2004, abbiamo registrato una crescita della produttività del lavoro ad una velocità irrisoria di 1,3% all’anno.

La globalizzazione viene ora accolta con scetticismo, soprattutto perché gli effetti più attraenti del fenomeno sono stati storicamente mascherati da una forte crescita economica e benessere finanziario. In tale contesto, il supporto al signor Trump e la “Brexit” sono solo veicoli imperfetti attraverso il quale qualcuno può gridare, “Basta”. Questo scenario è ciò che guida i candidati “populisti” a discutere per portare avanti un cambiamento per il gusto di cambiare. Un contraccolpo scoppiato contro ogni istituzione che si presume essere gestita da “elitari” o “tecnocrati”, e gli scettici del libero scambio e delle alchimie finanziarie hanno guadagnato un notevole seguito. La Brexit, l’aumento dell’euro-scettica Alternative for Deutschland (AFD) partito tedesco e il Movimento Cinque Stelle guidato da un comico, vengono in mente come i primi beneficiari di una tale rotazione di poteri in Europa. Per rendere le cose ancora più impegnative, una marea di immigrati sta mettendo in risalto i difetti meccanici in una unione in cui le politiche sono impostate a Bruxelles, ma l’implementazione è lasciata ai dispositivi di ciascuno Stato membro.

La crescente ondata di sentimento “populista” è manifestata in una reazione contro alcuni dei drivers della prosperità economica. L’immigrazione, il libero scambio, e l’indipendenza delle banche centrali. Affrontando solo questi sintomi dell’angoscia degli elettori, tali attacchi possono ostacolare la capacità dei nuovi governi di mettere in atto una combinazione di politiche per porre fine al lungo periodo di bassa crescita e di deflazione che ha colpito il mondo sviluppato. Piuttosto, i paesi che tratteranno le cause reali della stagnazione economica, tra cui sia la debolezza di produttività che la crescita del reddito reale, dovrebbero essere i beneficiari dei rendimenti del mercato dei capitali attesi più elevati su tutto il ciclo successivo. Ciò dovrebbe promuovere una crescita economica più sostenibile, equilibrata e inclusiva e porterebbe ad aumentare il potenziale di crescita degli utili dei settori aziendali. Tali prospettive potrebbero anche ridurre il premio per il rischio dei mercati azionari, il che, a sua volta, sosterrebbe livelli di valutazione più elevati.

La necessità di una riforma strutturale è stata l’argomento meno propagandato nel corso di questo ciclo elettorale. Mentre molta attenzione è stata rivolta a cambiare l’enfasi dell’attuale politica monetaria, la politica fiscale e la deregolamentazione delle industrie, il ruolo delle riforme strutturali per aumentare la crescita della produttività è ora più importante che mai.