lunedì 20 novembre 2017

Domino Solutions: Leonardo conviene anche a questi prezzi?

Leonardo (LDO.MI) è un’azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Il suo maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze italiano, che possiede una quota di circa il 30%. Leonardo-Finmeccanica è il nome con cui si è identificata Finmeccanica a partire da aprile 2016. L’azienda ha successivamente modificato la sua denominazione sociale in Leonardo S.p.A. dal 1º gennaio 2017, a seguito dell’approvazione del cambio di denominazione sociale da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda, avvenuta nell’aprile 2016.

Nel 1948 l’IRI costituisce la Società Finanziaria Meccanica Finmeccanica per gestire le partecipazioni nell’industria meccanica e cantieristica acquisite dall’IRI nei primi quindici anni di vita. Tra le aziende acquisite figurano nomi illustri, quali Ansaldo, San Giorgio, Alfa Romeo, Navalmeccanica, Sant’Eustacchio. Nel 1959 l’IRI costituisce la Fincantieri nella quale confluiscono le aziende cantieristiche scorporate da Finmeccanica.

Il taglio delle stime fanno crollare il prezzo

Nel terzo trimestre 2017 il gruppo ha registrato ordini pari a 2.84 milioni, in crescita del 9,4% su base annua. I ricavi sono aumentati dell’1,4% a 2.658 milioni, cui però è corrisposta una netta flessione della redditività soprattutto a causa delle difficoltà nel settore degli elicotteri. L’Ebita è diminuito del 19,3% a 221 milioni, con una marginalità all’8,3% (-210 basis points), mentre l’Ebit è sceso del 26,3% a 171 milioni, con un ros al 6,4% (-240 basis points).

Il risultato netto ordinario è crollato del 45,5% a 78 milioni, mentre l’indebitamento finanziario netto, rispetto al 30 giugno 2017, è aumentato di circa 420 milioni a 4 miliardi dopo un free operating cash flow negativo per 441 milioni. Pertanto il management ha rivisto al ribasso la guidance 2017, prevedendo ora ricavi per circa 11,5-12 miliardi (da circa 12 miliardi), un Ebita di 1,05-1,1 miliardi (da 1,25-1,3 miliardi), un free cash operating cash flow pari a 500-600 milioni e un indebitamento netto di circa 2,5 miliardi.

taglia outlook 2017 dopo i conti del 3q e affonda in borsa

Conviene acquistare le azioni?

In borsa il crollo di un titolo non può durare sempre, è al pari vero che la quotazione Leonardo sta attraversando una fase delicatissima. La prima di Ottava, infatti, si è chiusa con il prezzo delle azioni Leonardo ai minimi da un anno e anche su Borsa Italiana oggi la quotazione dell’ex Finmeccanica sta segnando un calo vicino un supporto davvero importante, i 10 Euro. Il prezzo delle azioni della società di Profumo è sceso a 10,07 euro portando la performance mensile su un rosso del 35%.

Con una mossa a sorpresa però, gli esperti di Banca Akros hanno rivisto al rialzo il rating su Leonardo. Gli analisti hanno portato la loro raccomandazione sull’ex Finmeccanica a buy con target price a 14,25 euro. Per Banca Akros, quindi, le azioni Leonardo sono da comprare poiché molto presto le quotazioni del titolo potrebbero risalire e recuperare i recenti forti cali.

Una presa di posizione come quella di Banca Akros non rappresenta una nuvola a ciel sereno. Molto spesso, infatti, quando un titolo è nel pieno di una ondata ribassista, arriva sempre il report dell’analista ottimista di turno che invita a comprare semplicemente perchè il calo della società non può durare in eterno.

Noi continuiamo a pensare che il titolo scenderà, i futures, i cfd e gli strumenti short sono ancora troppo forti, se poi aggiungiamo un periodo di mercato non idilliaco, il calo è servito. Attendiamo la rottura dei 10 Euro per vedere se possa raggiungere gli 8.

Il futuro dell’azienda

Se il piano industriale dell’ex amministratore delegato è stato accolto con favore da analisti dell’Istituto Affari Internazionali, perché concentrava le attività core in una unica impresa più competitiva con una catena decisionale corta e accentrata al vertice, e i risultati sono stati salutati favorevolmente dai sindacati confederali, una forte critica era arrivata dal sindacato di base che ha denunciato la mancanza di una visione industriale, il processo accentratore dell’organizzazione del lavoro che ha provocato malfunzionamenti nel sistema della ex holding, il disinvestimento nei programmi civili per concentrarsi su quelli militari, e non da ultimo l’aver calcolato a bilancio l’intero importo della commessa EFA per il Kuwait non ancora interamente ricevuto.

Intanto in Spagna arriva il primo contratto per Thales Alenia Space nel segmento dei lanciatori. La joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) ha sottoscritto un contratto con ArianeGroup, primo contraente per Ariane 6, per la progettazione, lo sviluppo, la qualifica e la produzione del trasmettitore telemetrico del nuovo lanciatore europeo.

Il trasmettitore telemetrico è responsabile della trasmissione a terra dei dati generati dal lanciatore per l’intera missione di lancio. Con questa mossa la società, dopo trent’anni di attività nel settore spaziale, partecipando alla messa in orbita di più di 400 satelliti, sonde e veicoli spaziali, mira ad espandere il proprio portafoglio prodotti in Spagna nel campo delle comunicazioni spaziali attraverso equipaggiamenti di nuova generazione.

lunedì 13 novembre 2017

Brexit, Theresa May tra due fuochi, arriva la sfiducia dai conservatori

Tutto è cominciato qualche settimana fa, alcuni conservatori in varie conferenze avevamo paventato l’idea di sfiduciare la May perchè “troppo morbida” sulla questione Brexit. Questo fine settimana è arrivato il colpo di grazie, oggi infatti, un gruppo di conservatori, membri del parlamento hanno accettato di firmare una lettera di sfiducia su Theresa May, primo ministro britannico.

Sul fronte valutario è soprattutto la sterlina a guadagnare la scena, segnando nuovi cali rispetto alle valute principali sulla scia della fase di debolezza che sta colpendo il governo di Theresa May, sotto attacchi per una serie di scandali legati a presunte molestie sessuali. Una relazione del The Sunday Times ha dichiarato che 40 deputati hanno accettato di firmare la lettera di sfiducia a causa di preoccupazioni riguardanti la gestione della Brexit di Mrs May.

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Geoff Yu, capo dell’Ufficio investimenti britannico presso la UBS Wealth Management, ha dichiarato che la sterlina è “probabilmente un’indicazione che esiste un accordo UE-UK, ma naturalmente un cambiamento improvviso nella traiettoria nel Regno Unito potrebbe politicamente deragliare tutto”. Probabilmente i conservatori non sono d’accordo con gli accordi presi dalla May con l’Unione Europa.

Quali saranno le ricadute economiche dell’addio inglese?

È certamente la domanda cui è più difficile rispondere. Il previsto declino dell’economia britannica è stato ad esempio finora compensato dal calo del valore della sterlina, che ha reso possibile una crescita del tasso di sviluppo economico. Più probabile invece che si avveri la previsione sulla decadenza di Londra come principale piazza finanziaria europea. Simbolica dell’attesa fuga dalla City è la scelta dei celebri Lloyd’s di aprire la loro prima sede Oltremanica. Altre piazze finanziarie, tra cui Milano, aspirano a trarre vantaggio dalla crisi della City. Per ora si contano quasi 20.000 persona licenziate al mese sotto i colpi di corporation che preferiscono sedi europee come Milano, Francoforte e Lussemburgo.

Sintomatica poi la scelta della sede dell’EMA, la società che regola i farmaci da vendere in Europa, tuttora con sede a Londra, con l’uscita dell’Inghilterra la sede dovrà essere spostata, è probabile a Milano nel nuovo Pirellone, questo sarebbe l’ennesimo duro colpo alla Gran Bretagna. l’EMA sarebbe il fulcro della farmacologia europea con un indotto immenso, Milano è pronta.

Il futuro della Sterlina

Il FTSE 100 di Londra, dal giorno della scelta degli inglesi di uscire dall’Europa, ha guadagnato il 25%, aiutato dalla libbra più debole, che ha reso le esportazioni del Regno Unito più competitive abbattendo i guadagni effettuati in valuta estera grazie al calo della sterlina. Lo stratega di cambio di Scotiabank, Qi Gao, ha collegato il movimento della moneta alla “crescente minaccia alla leadership di Theresa May”.

Se i dati macroeconomici non hanno ancora scontato l’evento Brexit – che d’altra parte non si è verificato – e la Borsa di Londra si è comportata positivamente, finora il conto della prospettiva di divorzio tra Londra e Bruxelles è stato pagato dalla sterlina (con i riflessi annessi e connessi sull’inflazione). Soltanto la lira turca, sulla soglia della guerra civile, ha performato peggio del pound.

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L’attivazione dell’Articolo 50 non giunge certo inattesa per i mercati. Nondimeno, crediamo che potrebbe causare una lieve perturbazione perché gli investitori torneranno a concentrarsi sulla realtà della Brexit e sulle implicazioni, la sterlina potrebbe indebolirsi ancora, con implicazioni sulle obbligazioni e sui prestiti denominati nella valuta britannica. Quel che sembra certo è che per i prossimi due anni di negoziati la volatilità farà da padrona.

Oltre che sulla moneta, in futuro rischia di ribaltarsi su tutta la struttura produttiva britannica: un recente studio del Ceps per il Parlamento europeo dice che l’uscita del Regno Unito dall’Unione significherebbe un punto di Pil in meno all’anno, mentre i 27 dell’Unione rischiano complessivamente mezzo punto spalmato su due anni.

L’Unione europea sta preparando dei piani da attuare in caso di fallimento dei negoziati sulla Brexit e di un’uscita del Regno dalla Ue senza accordo. Lo ha rivelato il capo negoziatore europeo Michel Barnier in un’intervista al francese Journal du Dimanche. Barnier ha sottolineato che l’opzione in questione non è certamente la sua preferita ma “è una possibilità” per la quale ci si deve preparare per tempo.

martedì 31 ottobre 2017

Le migliori azioni da acquistare per settore dopo le trimestrali

Prima di passare alla visione dei titoli che abbiamo analizzato per un acquisto a Novembre dobbiamo fare una premessa. Queste trimestrali hanno messo in mostra alcuni aspetti interessanti, le health-care stanno ancora soffrendo e pagando un periodo non facile, i consumi si stanno riprendendo ma ancora lontani dagli antichi fasti. I settori che maggiormente stanno segnando recuperi e crescite interessanti sono gli energetici e i tecnologici.

Mentre gli energetici stanno recuperando dalle vendite pesanti dopo il crollo del petrolio, i tecnologici continuano a macinare guadagni sempre più alti grazie alle forti espansioni in paesi emergenti e nuovi prodotti sempre più ricercati.

Vediamo di seguito alcuni titoli interessanti da acquistare quanto prima per un investimento sul medio/lungo periodo che possa fornire non solo plusvalenze ma anche buone cedole. Segnaliamo cinque società da mettere in portafoglio.

Arista Networks (ANET)
La società fornisce soluzioni di cloud computing. Funziona attraverso i seguenti segmenti geografici: Stati Uniti, Sud America, Europa, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. Il suo sistema operativo estensibile supporta soluzioni cloud e virtualizzazione, tra cui VMware NSX, Microsoft System Center, OpenStack e altri framework di gestione cloud. Le soluzioni di cloud computing dell’azienda sono costituite da applicazioni e switch ethernet. Le soluzioni di cloud offrono prestazioni, scalabilità, disponibilità, programmabilità, automazione e visibilità del settore. L’azienda è stata fondata da Andreas Bechtolsheim, David Cheriton e Kenneth Duda nell’ottobre 2004 e ha sede a Santa Clara, CA.

La crescita impressionante di ANET ha superato notevolmente la media del settore del 14,4%. I ricavi sono saliti del 50,8%. La crescita del reddito della società sembra aver contribuito ad aumentare l’utile per azione. Il rapporto debito-equity di ANET è molto basso a 0,03 e attualmente è inferiore a quello della media del settore, implicando che ci sia stata una gestione molto efficace dei livelli di debito.

Settore Tecnologia

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Honeywell International (HON)
Honeywell è una delle più importanti aziende multinazionali statunitensi, che opera in diversi settori, fra cui controllo e automazione nel settore industriale o domestico, componenti per il settore aeronautico e automobilistico, materiali speciali ad elevate prestazioni (fluoro-carburi, pellicole speciali, fibre ad elevate prestazioni, reagenti e sostanze chimiche di laboratorio, materiali elettronici ad elevata purezza). Fra i suoi prodotti più conosciuti al grande pubblico, la linea di termostati per la casa e i prodotti per automobili fra i quali l’antigelo Prestone, i filtri Fram, e le candele Autolite. Alla Honeywell è inoltre attribuita l’ideazione del primo sistema di controllo distribuito (DCS).

La crescita dei ricavi ha superato leggermente la media del settore del 2,4%. I ricavi sono leggermente aumentati del 3,2%. La crescita del fatturato della società sembra aver contribuito ad aumentare l’utile per azione. Ha migliorato i profitti per azione del 9,4% nel trimestre più recente rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e ha dimostrato un modello di utili positivi negli ultimi due anni. Riteniamo che questa tendenza dovrebbe continuare.

Settore Industriale

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Alibaba Group (BABA)
Alibaba Group è una compagnia cinese privata con sede ad Hangzhou composta da una famiglia di compagnie attive nel campo del commercio elettronico, quali mercato online, piattaforme di pagamento e compravendita, motori di ricerca per lo shopping e servizi per il cloud computing. Nel 2012 due dei portali principali di Alibaba hanno gestito 170 miliardi di dollari in vendite, una somma maggiore delle vendite combinate su eBay e Amazon.com. La compagnia opera principalmente in Cina, e ha una valutazione stimata tra i 55 e 120 miliardi di dollari. Nel 2011 Alibaba fu messa nella lista delle 2.000 compagnie più importanti del mondo da Forbes, la Global 2000.

Il margine di utile lordo è piuttosto elevato; attualmente è al 68.41%. È aumentato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Insieme a questo, il margine di profitto netto del 29,25% è superiore a quello del media dell’industria. Il flusso di cassa operativo netto è aumentato significativamente del 65,88% a 3.733,57 milioni di dollari rispetto all’anno precedente. Inoltre ha superato notevolmente la media del settore dello 0,58%.

Settore Tecnologia

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Telenet (TNET)
Telenet Group Holding NV opera come società di telecomunicazioni che fornisce servizi via cavo. Offre servizi televisivi analogici e digitali via cavo a pagamento, tra cui televisione ad alta definizione e on demand, Internet a banda larga ad alta velocità e servizi di telefonia fissa e mobile agli abbonati residenziali. L’azienda offre anche servizi voice e dati, nonché servizi a valore aggiunto, come cloud, hosting e soluzioni di sicurezza per piccole, medie e grandi imprese. Telenet Group Holding è stata fondata il 23 settembre 1996 e ha sede a Mechelen, in Belgio.

Telenet group holding nv per l’anno 2017 ha presentato un ebitda di 911,2 milioni di euro. Il risultato netto è stato di 106,3 milioni di euro. Il flusso di cassa è stato di 345,4 milioni rispetto ai 107 precedenti.

Settore Telecomunicazioni

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Lazard (LAZ)
Lazard è una banca d’affari di origine Americana, molto radicata anche in Europa. Nonostante le sue dimensioni relativamente piccole (per cui è spesso stata definita una “boutique finanziaria”, piccola ma di lusso), grazie alla sua antica tradizione, è una delle banche d’affari più attive nella consulenza (advising) alle imprese per le operazioni di fusione ed acquisizione. Lazard si è sempre contraddistinta per la sua riservatezza e per la scelta di concentrarsi su clienti di grandi dimensioni. Lazard è attiva anche nell’asset management (gestione degli investimenti).

Rispetto a dove si trovava un anno fa un anno fa, il titolo sta scambiando ad un livello più elevato, indipendentemente dai risultati deboli della società. L’utile per azione del trimestre più recente è risultato lievemente inferiore al trimestre precedente. L’azienda ha subito un calo del reddito per azione negli ultimi due anni. Tuttavia, pensiamo possa invertire la tendenza nel corso del prossimo anno. Durante l’anno fiscale precedente ha riportato una diminuzione dei guadagni di $ 2.92 contro $ 7.41 nell’anno precedente.

Settore Finanza

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giovedì 26 ottobre 2017

Domino Solutions: Zignago Vetro trasforma le vostre idee in vetro

ll Gruppo Zignago Vetro (ZV.MI) opera in tutto il mondo con un modello “business to business” ed è protagonista dagli anni cinquanta del mercato nazionale e internazionale del packaging in vetro di alta qualità. Produce, grazie alla profonda conoscenza dell’arte vetraria, delle tendenze e delle esigenze del mercato, e con la giusta coniugazione tra classicità e originalità, tra affidabilità ed innovazione, oltre un miliardo e mezzo di contenitori l’anno destinati ai settori delle Bevande, Alimenti, Cosmetica e Profumeria.

La continua attività di Ricerca e Sviluppo rivolta allo studio di nuove soluzioni per il miglioramento dei confezionamenti e dei processi industriali, permette l’innovazione dei prodotti compresa la realizzazione di forme sempre più complesse e di contenitori sempre più leggeri, quando questa caratteristica è richiesta, come nel mercato delle Bevande e Alimenti. Questo comporta l’ammodernamento degli impianti, anche con tecnologia sviluppata all’interno del Gruppo.

Le acquisizioni intelligenti

Nel 2002 Zignago Vetro acquista Verreries Brosse SAS, società francese leader nella produzione di flaconi e bottiglie di lusso, con uno stabilimento situato in Normandia, al centro di un distretto di antica tradizione nella produzione di raffinati flaconi per l’alta profumeria e distilleria. L’elevata qualità e la forte personalizzazione caratterizzano la produzione, realizzata con moderne macchine automatiche ma anche con la più tradizionale tecnologia semi-automatica. Una parte rilevante dei contenitori è inoltre sottoposta a seconde lavorazioni per la valorizzazione della griffe.

Nel 2004 acquisisce direttamente la partecipazione di Vetri Speciali SpA, azienda leader mondiale nella produzione di contenitori speciali, di vino, olio e liquori, realizzate in forme originali con ampia gamma di colori ed in lotti anche molto piccoli, per la fascia premium del mercato delle Bevande & Alimenti. Vetri Speciali unisce un’elevatissima flessibilità produttiva, grande capacità di design e sofisticate tecnologie produttive.

Nel 2010, insieme con altri due partner, fonda Vetreco Srl, della quale detiene il 30% del capitale, società tra le più importanti nel settore in Italia sia per dimensioni che per soluzioni tecnologiche, che tratta e trasforma il rottame di vetro proveniente dalla raccolta differenziata per il suo reimpiego, essendo lo stesso, riciclabile al 100% per un numero infinito di volte senza perdere in qualità.

Nel 2011 acquista Huta Szkla Czechy SA, vetreria polacca, con sede e stabilimento a Trabki, nella regione della Masovia, nei pressi di Varsavia, specializzata nella produzione di contenitori standard e personalizzati destinati al mercato della Bevande & Alimenti e Cosmetica e Profumeria mass market. Situata in un’area geografica strategica, sia per le potenzialità di sviluppo del mercato polacco, sia per la posizione baricentrica rispetto ai tradizionali mercati della UE e quelli in forte sviluppo dell’Europa orientale.

Un management perfetto

Zignago Vetro ha terminato il primo semestre del 2017 con ricavi per 176,05 milioni di euro, in crescita del 5,7% rispetto ai 166,48 milioni realizzati nei primi sei mesi dello scorso anno. I ricavi realizzati fuori del territorio italiano sono stati pari al 37,9% del fatturato totale.

In forte miglioramento il margine operativo lordo, che è salito del 15,3%, passando da 38,61 milioni a 44,52 milioni di euro. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto di 18,24 milioni di euro, il 44,8% in più rispetto ai 12,59 milioni dei primi sei mesi del 2016.

Nell’intero semestre gli investimenti tecnici sono stati pari a 29,4 milioni di euro, mentre le attività operative hanno generato un flusso di cassa prima degli investimenti di 27,1 milioni. I vertici di Zignago Vetro ritengono che la domanda nei vari settori in cui opera il gruppo possa mantenersi su buoni livelli.

Dal 2007 Zignago Vetro è quotata alla Borsa Italiana, nel segmento STAR. Dopo la crisi Lehman, il titolo ha più che raddoppiato il suo valore di mercato.

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lunedì 23 ottobre 2017

Le migliori società del settore robotica in fermento

Uno degli argomenti più scelti dagli studenti di ingegneria, quando si parla di tesi di laurea, è la robotica. Una preferenza assoluta di tutte le industrie in rapida crescita. Più in particolare, i robot industriali e i cobot che saranno una parte importante della produzione in futuro. Ritengo che l’industria della robotica sarà molto più grande di quanto preveda la maggior parte degli analisti. Ciò si traduce in enormi opportunità di profitto per noi investitori.

La ragione è semplice. Le aziende continueranno a scoprire che l’introduzione di robot o cobots collaborativi, sono relativamente economici e facili da “addestrare”, aumenterà la produttività e la redditività delle loro operazioni. Ma senza causare enormi perdite di posti di lavoro.

I ricercatori del MIT hanno scoperto che le squadre robot-umani sono circa l’85% più che produttive rispetto agli esseri umani o ai soli robot. E Søren Peter Johansen dell’Istituto danese di tecnologia sottolinea che l’automazione rende più semplice dell’80% un processo di produzione rendendolo significativamente più economico rispetto una soluzione completamente automatizzata. Il restante 20% del lavoro sarà fatto da collaboratori umani.

Questa linea di pensiero è sostenuta dal fatto che l’industria automobilistica globale è stata un adattatore importante della tecnologia robotica. Tuttavia, l’occupazione nell’industria è ancora in aumento. Aggiungendo i robot alla forza lavoro si creerà una situazione definita win to win, in cui tutti vincono.

Robot: la prossima generazione

La prima generazione di un robot industriale medio costa circa $ 120.000 per l’installazione. Questo ha servito come attenuatore sulla crescita del settore. Ma ora, la prossima generazione di robot industriali – robot collaborativi – costa solo circa 35.000 dollari per l’installazione. E con poco tempo necessario per ‘addestramento’, a differenza dei robot di vecchia scuola che avevano bisogno di un programmatore per impostarla.

I robot della vecchia scuola sono stati utilizzati principalmente dall’industria automobilistica, con scarso assorbimento da altri tipi di settori. Questo significa che c’è un mercato rimanente molto grande che è aperto per l’introduzione di cobot di nuova generazione. Quella linea di pensiero è sostenuta da uno studio di ricerca che prevede che il mercato dei cobot crescerà di oltre il 40% ogni anno nei prossimi cinque anni.

Questa crescita sarà spinta dai robot industriali. Secondo la ricerca di ARK Invest, entro il 2025, i costi per i robot diminuiranno di circa il 65% a solo $ 11.000. Tutto grazie ai progressi tecnologici nell’apprendimento della macchina, nella visione della stessa e nei sensori collegati.

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Cina: guida la strada

Non mi sorprende che la Cina stia guidando la strada in questa rivoluzione robotica. Il volume delle vendite annuali ha già raggiunto il livello più alto per un singolo paese, in quanto le vendite di robot industriali del 2016 sono aumentate del 27% a 87.000 unità. L’aumento è previsto in continua crescita secondo la Federazione Internazionale di Robotica. Questa organizzazione del settore prevede che dal 2018 al 2020 le vendite di robot in Cina saliranno tra il 15 e il 20% ogni anno.

Il principale fattore di questa crescita in Cina è la sua industria elettrica ed elettronica. Nel 2016, le vendite in questo settore sono aumentate del 75% a quasi 30.000 unità. Tra queste industrie sono i sottosettori di semiconduttori e batterie, che il governo cinese si è concentrato, dato che prevede sia cruciale per il futuro della sua economia.

Società che possono approfittare di questa opportunità

I dati del gruppo industriale mondiale e l’associazione Giappone Robot, hanno mostrato che le esportazioni di robot industriali in Cina sono aumentate del 48,3% su base annua nel primo trimestre del 2017.

Questo aumento non è stato sottovalutato dagli azionisti di Yaskawa Electric (OTC: YASKY), produttore giapponese di robot, la quale ha raddoppiato il prezzo quest’anno.
Oltre ai robot industriali, l’azienda produce servos e controllori di movimento, azionamenti e commutatori a motore CA. La società ha una ricca storia nella robotica, producendo il primo nel 1977 un robot industriale completamente elettrico. La linea MOTOMAN di robot industriali continua ancora oggi.
Yaskawa sta crescendo in Cina. Sta ampliando le linee di produzione in un complesso a Changzhou con l’obiettivo di raddoppiare la produzione mensile locale ad almeno 1.200 unità entro la fine del decennio.

Un’altra società che corre nella gara per costruire robot per la Cina è la centrale elettrica svizzera ABB Ltd. (ABB). L’azienda è divisa in quattro divisioni: robotica e movimento, automazione industriale, prodotti di elettrificazione e griglie elettriche. Focalizzandosi sulla sua divisione di robotica, ABB sta accelerando la sua espansione in Cina con i piani di raddoppiare la capacità produttiva di robots. Parte di questo piano coinvolge il raddoppio del numero di impiegati di ricerca di robotica in Cina.

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Questa importante spinta verso la Cina è parte integrante della strategia di gestione di ABB per superare la giapponese Fanuc (OTC:FANUY) come il più grande fornitore mondiale nel settore della robotica e dell’automazione. La società vorrebbe inoltre assumere la guida in Cina nel fornire le infrastrutture necessarie (fornendo stazioni di ricarica) per veicoli elettrici.
Si può chiedere se i prezzi di abbattimento per i robot influenzeranno negativamente queste società. Sulla base della storia, la risposta è no. Negli ultimi dieci anni i prezzi dei robot sono scesi di circa il 40%. Tuttavia, i margini lordi per aziende come ABB, Fanuc e Yaskawa sono in realtà in netto miglioramento.

giovedì 19 ottobre 2017

Pronti per una bolla speculativa o l'azionario USA è ancora in crescita?

Anche se non tutti gli investitori professionali e gli analisti ritengono che le valutazioni del mercato azionario siano in un territorio da bolla, la maggior parte probabilmente sarebbe d’accordo sul fatto che le molte imprese statunitensi siano in ipercomprato. Il rapporto P/E dello S&P500 è ad un livello storico alquanto elevato, così alto lo è stato durante il mercato del toro sfociato con la bolla tecnologica degli anni 90 e quella immobiliare della metà della stessa decade. Secondo il nostro punto di vista, uno storno dei mercato è molto probabile, ma forse vivremo cadute di settori prima di vedere una vera e propria recessione, come quella dell’Healthcare 2 anni fa o il petrolio l’anno scorso.

Analogie con la deflazione giapponese e demografia in decrescita

La bolla speculativa giapponese fu una bolla speculativa formatasi a partire dal 1986 e scoppiata nel 1991, riguardante il mercato azionario e il settore immobiliare giapponese. La formazione della bolla fu possibile a causa di vari fattori: per primo la liberalizzazione delle norme finanziarie sommata al rapido aumento dei prezzi dei beni immobiliari, alla relativa capacità produttiva del Giappone di riuscire a stare al passo con la domanda di beni e servizi (domanda aggregata) e al conseguente aumento di liquidità delle imprese.

Ciò permise a queste ultime di investire in attività speculative nel mercato azionario e nel settore degli immobili. Inoltre alcune incomprensioni tra il Ministero delle Finanze e la Banca del Giappone sulle decisioni da prendere in seguito al deprezzamento del dollaro (accordi del Plaza e del Louvre) favorirono lo sviluppo della bolla. Una volta che questa scoppiò, il Giappone andò incontro a un lungo periodo di deflazione noto come “decennio perduto”, che segnò la fine del boom economico del secondo dopoguerra.

In retrospettiva, il “decennio perduto” del Giappone sconvolse gran parte del mondo occidentale, dove la crescita della popolazione è rallentata. In Europa le percentuali sono in fase negativa e nel suo complesso la lieve crescita demografica è stata dello 0,25% nel 2016. Gli Stati Uniti hanno aumentato la propria cittadinanza dello 0,81% l’anno scorso, dato elevato rispetto gli standard dei paesi sviluppati ma ancora inferiore ai tassi di crescita passati. Storicamente, gli Stati Uniti hanno innalzato la crescita della popolazione attraverso l’immigrazione, ma la situazione in generale appare in pericolo.

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Il consumismo che precedette la Grande Recessione potrebbe non tornare negli anni a venire. Nonostante i profitti aziendali record, l’inflazione rimane bassa e la crescita salariale sta mostrando segni di vita. Le entrate sono state un fattore importante per l’esplosione economica del ventesimo secolo, per cui la debole crescita produttiva dell’America negli ultimi decenni è allarmante. In questo contesto, non c’è molta ragione per cui la Fed possa improvvisamente stringere la politica monetaria.

Tassi di interesse

Recentemente Buffett ha dichiarato che vede il Dow Jones verso 1 milione di punti nei prossimi 100. Il Dow ha rotto i 23.000. Sarebbe difficile discutere contro un investitore come Warren Buffett, il terzo uomo più ricco del mondo. Come ha sottolineato Bob Lang di RealMoney, la dichiarazione di Buffett non è così scandalosa – in base ad un semplice calcolo, il Dow dovrebbe avere un tasso di rendimento annuo del 4,7%. Al ritmo attuale, l’indice americano si avvicinerebbe ai 2 milioni di punti.

Per molti investitori, tutto torna. I treasuries decennali in passato davano il 6,5%, oggi gli stessi strumenti governativi solo il 2,3%. Quando l’inflazione è parte integrante di tutti gli studi macroeconomici, i tassi di interesse reali sono ancora molto vicini allo zero. Sebbene il P/E dello S&P500 si trovi ora sopra 25, lo yield delle imprese è intorno al 4%, il che rende decisamente più attraenti le azioni rispetto alle obbligazioni. Anche con l’attuale Shiller P/E del 31, che regola la ciclicità, i titoli continuano a produrre quasi il 50% in più rispetto ai treasuries statunitensi.

Poiché i titoli di Stato statunitensi sono un investimento privo di rischio, non ha alcun senso tenere un bene con un rendimento minore. All’altezza della bolla tecnologica del 2000, però, la resa dei treasuries eclissò la portata dei redditi dello S&P500 con un ampio margine. Con le obbligazioni che generano più del 6% e i titoli poco più del 3%, una persona razionale avrebbe facilmente visto che il mercato stava scendendo. Si è parlato molto dei ritardi sull’innalzamento dei tassi di interesse e la valutazione dei titoli azionari. Se la Fed dovesse aumentare notevolmente i tassi, allora il mercato sarebbe troppo caro. Questo può ancora accadere, ma c’è ragione di credere che i tassi di interesse storicamente bassi potrebbero rimanere tali per lungo tempo.

Capitalizzazioni alle stelle

Gran parte del guadagno recente del mercato azionario può essere tracciato in una manciata di aziende tecnologiche, il capitale di rischio privato ha spinto le valutazioni di alcune imprese così in alto da essere giudicate “incomprabili”. Facebook (FB) e Alphabet (GOOGL) potrebbero aumentare il flusso di cassa, ma non vediamo come giustificare un P/E a 35 per due società che valgono 500 e 700 miliardi rispettivamente.

Allo stesso modo, un certo numero di Blue Chip, come Coca-Cola (KO), hanno yield interessanti e sempre in crescita, ma come possiamo prendere in considerazione un’azienda del genere, sapendo che il suo P/E sfiora i 40 punti. Una società con una capitalizzazione di 200 miliardi di dollari e che sta attraversando un periodo di cambiamenti e difficoltà?

Lasciando da parte queste eccezioni, non sembra che la maggior parte dei titoli siano in un territorio “bolla”. Alcuni osservatori notano che i guadagni delle società hanno superato la crescita del PIL, ma questo può avere più a che fare con il fatto che la cultura aziendale americana è strutturata per dare la priorità agli azionisti. Molte società americane hanno utilizzato la politica monetaria allentata dalla Fed per premiare gli azionisti anziché investire in beni patrimoniali.

Conclusione

Molti paesi, di fronte a situazione difficili dei mercati finanziari, hanno cercato di salvare la situazione con politiche di denaro facili beneficiando gli azionisti e rendendo i titoli relativamente più attraenti. Molte società hanno anche approfittato dei bassi tassi di interesse, premiando gli azionisti con dividendi e buyback piuttosto che fare investimenti strutturali. La bassa inflazione finora ha ostacolato il piano della Fed di aumentare i tassi di interesse, il che significa che le dichiarazioni di Buffett di cui abbiamo parlato all’inizio, hanno un senso logico.

Naturalmente i mercati non sono immuni da fattori esogeni, il famigerato “cigno nero” potrebbe capitare in qualsiasi momento e rovinare il party. Ma poiché un simile evento è imprevedibile per natura, non ci appare preoccupante per questo. La possibilità che le azioni siano effettivamente economiche oggi è un potente incentivo per continuare a comprare azioni di società di qualità. Ovviamente, nulla è meglio che acquistare società sottocosto dopo un’attenta analisi e parliamo di lungo periodo.

mercoledì 11 ottobre 2017

Domino Solutions: Fincantieri navi leggendarie da oltre 230 anni

Fincantieri SpA (FCT.MI) è uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa e del mondo: azienda pubblica italiana, già di proprietà dell’IRI fin dalla sua fondazione, è oggi controllata al 71,6% da Fintecna S.p.A., finanziaria del Ministero dell’economia e delle finanze.

Fincantieri, nata dall’IRI come società finanziaria di stato per la cantieristica sul modello della Finmare, finanziaria per la flotta mercantile, (attraverso cui lo stato assumeva il controllo di quasi tutti i grandi gruppi cantieristici a partecipazione statale dell’epoca (CRDA, OTO, Navalmeccanica e Ansaldo), è stata fondata il 29 dicembre 1959.

Nel 1984 Fincantieri viene trasformata in società operativa. Negli anni ’90 la società entra nel business delle navi da crociera e consegna la prima nave, la Crown Princess, al gruppo Carnival (CCL). Nel ’92 il Destriero, un monoscafo in alluminio con carena a V profondo con propulsione a idrogetti costruito dalla Fincantieri, percorse 3.106 miglia nautiche senza rifornimento sull’Oceano Atlantico, da New York (faro di Ambrose Light) al faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly in Inghilterra in 58 ore, 34 minuti e 50 secondi, alla velocità media di 53,09 nodi (98,323 km/h), impiegando ventuno ore e mezza in meno del precedente record appartenuto al catamarano inglese Hoverspeed Great Britain.

Tra il 1993 e il 2001 Fincantieri si focalizza nella progettazione e produzione di prodotti, quali navi da crociera, traghetti e navi militari. Nel ’98 la società conta 8 cantieri e opera attraverso due divisioni: navi mercantili e navi militari.

A partire dal 2005 il gruppo rafforza la sua strategia diversificando le proprie attività in tre nuove aree:
Mega Yachts, creando una nuova linea di prodotti “Fincantieri Yacht“, che si occupa della progettazione e costruzione di imbarcazioni di lusso di grandi dimensioni.
Riparazioni e trasformazioni navali.
Sistemi e Componenti: per rafforzare la propria attività come integratore di sistemi per la progettazione e costruzione di soluzioni chiavi in mano.

Nel 2006 l’azienda consegna il suo primo sommergibile U212A classe Todaro.

Dal 2008 al 2013 il gruppo decide di diversificare e internazionalizzare ulteriormente il suo business acquisendo negli Stati Uniti il gruppo Manitowoc Marine (oggi Fincantieri Marine Group), entrando nel mercato della difesa statunitense. Nel 2009, in joint venture con ABB (ABB), costituisce la società Seastema Spa, attiva nel settore dell’automazione. Nel 2010 sbarca in Medio Oriento, costituendo in joint venture, Etihad Ship Building LLC, per la costruzione e riparazione delle navi delle Marine Militari nell’area del Medio Oriente. Nel 2013 viene acquisito il gruppo Norvegese Vard, uno tra i leader a livello mondiale nella costruzione di mezzi di supporto offshor di alta gamma.

Nel 2014, a margine del varo del sommergibile Pietro Venuti (S 528) al cantiere di Muggiano, Leonardo (LDO.MI) (ex Finmeccanica) e Fincantieri hanno firmato un importante accordo di collaborazione per la costruzione di navi militari. Questo accordo prevede la collaborazione nelle attività di ricerca e innovazione e la possibilità di creare una rete di fornitori comuni per prodotti e componenti di base. Sempre quell’anno Fincantieri firma importanti accordi con Carnival Corporation (settore delle navi da crociera) e China State Shipbuilding Corporation (settore cantieristico) per la costruzione di navi da crociera. Nel 2015 vengono create due nuove società, Fincantieri SI, attiva nella progettazione, produzione e fornitura di sistemi innovativi integrati e Fincantieri (Shanghai) trading Co Ltd, filiale in Cina, per assicurare la presenza del gruppo nel mercato cinese.

L’affare STX

A gennaio del 2017 Fincantieri presenta un’offerta al tribunale di Seul per l’acquisto di STX. Ben presto si giungerà ad uno scontro con lo Stato francese, che detiene il 33% della società. Il nodo della vicenda è il cantiere navale di Saint Nazaire, dove vengono tra l’altro costruite le navi della Marina francese, inoltre i rappresentanti sindacali avevano espresso in più occasioni una forte preoccupazione per l’ingresso del gruppo italiano, ma ceo di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha cercato di dissipare i timori garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali e anzi assicurando un piano d’investimenti triennale da 100 milioni, con un programma di assunzioni da concordare.

A due settimane dal voto francese François Hollande dà il via libera all’operazione di salvataggio dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire. L’elezione di Macron cambiano i rapporti di forza e quest’ultimo decide che il precedente accordo vada rinegoziato, e a luglio, dopo mesi di trattative Emmanuel Macron ha scelto la linea dello scontro con Roma, annunciando la nazionalizzazione temporanea della società. Finalmente nel mese di settembre si giunge ad un ormai quasi insperato accordo in cui Fincantieri diventerà proprietaria del 50% dell’azienda d’Oltralpe. I francesi avranno l’altra metà delle azioni che saranno spartite fra lo Stato, l’azienda pubblica francese della cantieristica militare Naval Group (ex Dcns) e un gruppo di fornitori della regione di Saint-Nazaire. In compenso Parigi presterà per dodici anni l’1% della sua quota in Stx a Fincantieri.

Con più di 7.000 navi realizzate in oltre 230 anni di storia Fincantieri ha prodotto navi leggendarie in ogni epoca. Il Gruppo vanta, tra le unità prodotte nei propri cantieri, indiscusse icone della marineria internazionale quali l’Amerigo Vespucci, nave scuola dell’Accademia Navale Militare Italiana, e il transatlantico Rex, vincitore del premio “Blue Riband” per la più veloce traversata atlantica di una nave passeggeri nel 1933.

Una storia lunga 230 anni

Fincantieri ha chiuso il primo semestre del 2017 con ricavi per 2,3 miliardi di euro, in aumento dell’1,3% rispetto ai 2,27 miliardi ottenuti nella prima metà dello scorso anno; la variazione del giro d’affari è principalmente dovuta all’incremento dei ricavi del settore Shipbuilding, in particolare dell’area di business navi da crociera, che ha raggiunto un peso pari al 51% dei ricavi complessivi del gruppo. Lo scorso semestre ha registrato un’incidenza dei ricavi generati dal gruppo con clienti esteri pari all’86%, in leggero aumento rispetto all’85% del corrispondente periodo del 2016. In forte miglioramento il margine operativo lordo di Fincantieri, che è passato da 113 milioni a 146 milioni di euro; di conseguenza, la marginalità si è attestata al 6,3%. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto (esclusa la quota di terzi) di 13 milioni di euro, rispetto ai 7 milioni contabilizzato nel primo semestre del 2016.

Fincantieri prevede per l’esercizio 2017 risultati in linea con le proiezioni economico-finanziarie del piano industriale 2016-2020. In particolare, nel secondo semestre del 2017 il management stima ricavi in sensibile crescita rispetto ai primi sei mesi dell’anno.

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lunedì 9 ottobre 2017

Crisi finanziaria globale, i titori di Wolfgang Schäuble

Abbiamo sottolineato più volte il timore di cadute dei mercati dovute ai mercati iperdrogati, in un’intervista al Financial Times, Wolfgang Schäuble, che ha guidato una delle più grandi economie mondiali negli ultimi otto anni, ha dichiarato che c’è il pericolo di “nuove bolle” che potrebbero formarsi proprio a causa dei trilioni di dollari che le banche centrali hanno pompato nei mercati.

Nell’intervista, il ministro tedesco ha difeso l’austerità, osservando che la parola è in senso stretto un modo anglosassone di descrivere una solida politica finanziaria, che non necessariamente vede maggiori deficit come una cosa buona. Per quanto riguarda l’eurozona Schaeuble, che presto lascerà il ministero per andare a presiedere il Bundestag, ha ricordato che l’obiettivo chiave dell’area di moneta unica è quello di ridurre i rischi, ancora troppo elevati e pensare ai bilanci delle banche in molti Stati membri dell’Ue. Insomma, ha concluso che l’Europa deve assicurarsi di essere in grado di essere resiliente abbastanza se dovesse affrontare una nuova crisi economica perché non ci sarà sempre una fase economica così positiva come quella di adesso.

Gli economisti di tutto il mondo sono preoccupati per i maggiori rischi derivanti dall’accumulo di una sempre maggiore liquidità e dalla crescita del debito pubblico e privato. Anche io sono preoccupato per questo.

Per quanto riguarda il suo nuovo incarica, Schäuble avrà a che fare con non pochi problemi, visti i seggi conquistati dall’AfD nelle ultime votazioni tedesce. Tutto dipenderà da poco la legislatura sarà influenzata dall’arrivo di 92 deputati della Alternative for Germany (AfD), un partito populista di destra che ha colpito la stabilità politica della Germania con il 12,6 per cento di voti nell’elezione del mese scorso.

Il primo ministro comunque tranquillizza sottolineando come gli alleati della Germania non saranno influenzati dal cambiamento e che il loro primo obiettivo è l’impegno verso il paese per una democrazia liberale. Non c’è possibilità che la Germania ricadrà nel nazionalismo. Gli elettori di AfD sono elettori insoddisfatti, si sentono esclusi, irati dell’ingiustizia percepita e preoccupati di come il mondo sta cambiando. Ma non c’è ragione di credere che la democrazia sia in pericolo ha sottolineato.

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Sui presunti errori delle banche centrali – in particolare della Bce di Mario Draghi – il ministro delle finanze uscente della Germania, Wolfgang Schaeuble, non ha mai avuto dubbi. L’ennesima conferma arriva sempre durante l’intervista.

Il ministro illustra scenari di crisi per l’Eurozona, avverte sul pericolo di “nuove bolle speculative” che si stanno formando per i trilioni di dollari di liquidità che le banche centrali hanno iniettato nei mercati, teme l’avvento di una nuova crisi finanziaria globale, e lancia un alert in particolare sui rischi che minacciano la stabilità dell’Eurozona e che, a suo avviso, sono rappresentati soprattutto dai bilanci di quelle banche che fanno i conti con il problema degli NPL, ovvero dei crediti deteriorati (dunque, banche soprattutto italiane, visto che il carico dei non perfoming loans affligge soprattutto l’Italia).

Ha affermato che l’attuale boom economico della Germania, con l’aumento della domanda interna e degli investimenti e il più basso tasso di disoccupazione dopo la riunificazione, è stata una giustificazione di una politica economica che ha privilegiato l’evitare i disavanzi. Nell’ambito della sua gestione il paese ha gestito bilanci sani dal 2014.

Ha elogiato le “vigorose iniziative” di Emmanuel Macron per la revisione dell’UE senza dirigere direttamente le proposte del presidente francese per la riforma della zona euro. Ha affermato soltanto che il compito chiave dell’area della moneta unica è quello di “ridurre i rischi, ancora troppo alti”, pensare ai bilanci delle banche in molti Stati membri dell’UE”. Chiave di volta per evitare possibili ridacute dei mercati.

giovedì 5 ottobre 2017

Azioni europee: dopo elezioni tedesche, ecco i migliori titoli

Le elezioni tedesche sono state archiviate, non senza novità. Come previsto ha vinto la cancelliera Merkel, ma ha perso l’8% rispetto alle precedenti elezioni. Sconfitti i partiti tradizionali, con conseguente difficoltà nel riformulare la grande alleanza, il vincitore è stato il partito nazionalista di estrema destra AFD, primo partito di estrema destra a tornare con una rappresentanza nel Bundestag dopo più di mezzo secolo.

Nonostante l’incertezza che regna in Germania, circa la composizione del nuovo governo, il mercato azionario prosegue con la sua crescita, ritenendo la Merkel ancora in grado di costituire un’alleanza in grado di governare. In momenti di incertezza geopolitica, vale la pena avere investimenti in azioni con dividendi, perché offrono una buona opportunità di investimento a prescindere dalla volatilità. Le società di seguito indicate hanno una forte esposizione nell’economia tedesca.

BMW (BMW.DE) casa automobilistica che dopo la caduta, legata al dieselgate, potrebbe rafforzare i portafogli degli investitori. Il suo attuale rendimento del 4,13% è di tutto rispetto e sono sette anni consecutivi che lo aumenta. Allo stesso tempo, il prezzo delle azioni è rimasto ben lontano dai suoi massimi. Le solide prospettive di crescita e un prezzo accessibile rendono ottimo questo titolo per gli investitori in cerca di dividendi.

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Allianz (ALV.DE), assicuratore tedesco, ha avuto un solido 2017. La società ha registrato un utile netto di € 2 miliardi nel trimestre più recente, dopo il miglioramento delle prestazioni in tutti i segmenti di business. La portata della società è globale e si estende verso il Nord America, l’Asia e il resto d’Europa, raccogliendo i frutti di un rafforzamento della ripresa globale.

Paga un dividend yield del 4,11%.

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BASF (BASF.DE) è una società chimica leader mondiale che ha ottenuto solidi risultati dal 2016. Ha un solido rendimento per gli investitori e forti prospettive di business per il prossimo futuro grazie ad un significativo profitto e una forte domanda in Europa, Nord America e Asia.

Paga un dividend yield del 3,43%.

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Daimler (DAI.DE) ha visto la sua leadership crescere negli ultimi anni, con il suo prestigioso marchio Mercedes-Benz in lotta per il primo posto nel mercato delle auto di lusso. Le rese sulle vendite sono aumentate, segnalando una forte domanda per i suoi veicoli. Mercedes-Benz ha visto un aumento del 28% delle vendite nel secondo trimestre, grazie ad un aumento della domanda in Cina.

Paga un dividend yield del 4,91%.

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Stime economia tedesca prossimi anni

La Germania è la prima economia dell’UE con un PIL che rappresenta il 29% di quello dell’Eurozona e il 21% di quello dell’Europa a 28. Spina dorsale della sua economia continua ad essere il settore manifatturiero (26% del PIL, al netto del comparto edilizio che pesa per quasi il 5%), l’agricoltura e la pesca rappresentano quasi l’1% del PIL, mentre la quota dei servizi è pari al 69%. L’economia tedesca si caratterizza anche per il suo alto grado di internazionalizzazione.

Nel 2015 la crescita del prodotto interno lordo è stata del 1,7%, una cifra di poco superiore a quella registrata l’anno precedente (+1,6%), ma comunque significativamente maggiore della media degli ultimi dieci anni (+1,3%). Tale andamento è stato assicurato, in primo luogo, dalla dinamica dei consumi interni (+1,9% quelli privati e +2,8% quelli pubblici), nonché dagli investimenti netti complessivi che hanno segnato complessivamente un +1,7% (+3,6% quelli per macchinari ed attrezzature, +0,2% quelli del settore edilizio).

Il mercato del lavoro, infine, continua a dare segnali di ottima salute e rappresenta un fattore stabilizzante della congiuntura economica: il numero degli occupati ha raggiunto il valore più alto dalla riunificazione ad oggi, pari a 43 milioni di unità e un tasso di disoccupazione del 6,1% (dicembre 2015).

Nel terzo trimestre 2016 il prodotto interno lordo tedesco è aumentato dello 0,2%. Secondo le previsioni del Ministero federale dell’Economia e dell’Energia, l’incremento annuale dovrebbe ammontare a 1,8% nel 2016 e a 1,4% nel 2017.

La nostra posizione

Domino Solutions è esposta sul lungo periodo in Allianz (ALV.DE).

martedì 26 settembre 2017

Azioni americane da prendere in considerazione a partire da Ottobre

Molto spesso Settembre è stato citato come uno dei mesi peggiori dove acquistare titoli azionari. Statisticamente abbiamo sfatato questo mito, ma la leggenda metropolitana rimane, chi vuole andare contro il mercato? Noi non sicuramente, quindi prepariamoci per Ottobre, dove per magia, forse, tutto tornerà a crescere.

Spesso abbiamo segnalato titoli di lungo periodo, da tenere per anni che offrano un ottimo dividendo da reinvestire. Noi crediamo molto in questa strategia, che in effetti ha pagato e pensiamo continuerà a pagare nel tempo. I migliori titoli che abbiamo analizzato in questo periodo sono società con nomi familiari come AT & T Inc. (T) e Johnson & Johnson (JNJ), due società che hanno perso molto nei mesi passati ma sembrano pronte ad un bel rimbalzo a prezzi accettabili.

Diamo uno sguardo ad alcuni titoli che possono rientrare in quella parte di portafoglio difensiva sul lungo periodo.

Tucows (TCX)
Tucows è una società di servizi Internet che si occupa della fornitura di nomi a dominio, e-mail e altri servizi. Funziona attraverso i segmenti Domain Services e Network Access Services. Il segmento Domain Services comprende servizi di registrazione del nome a dominio all’ingrosso e al dettaglio; servizi a valore aggiunto; e servizi di portafoglio. Il Network Access Services vende telefoni cellulari e servizi al dettaglio per privati e piccole imprese attraverso il sito web di Ting. Offre inoltre servizi sotto quattro marche: OpenSRS, YummyNames, Hover e Ting. L’azienda è stata fondata nel 1993 e ha sede a Toronto, Canada.

È probabile che tu abbia utilizzato un servizio fornito da Tucows Inc. senza neppure saperlo. La società offre una vasta gamma di servizi alle organizzazioni che operano sul web, tra cui la gestione dei nomi a dominio, la gestione di file digitali e il servizio clienti in outsourcing. Il reddito è cresciuto a un forte tasso a due cifre dal 2011. Prevede inoltre di crescere nei prossimi anni, le previsioni sono per un +72% di crescita già nel primo trimestre 2018. Certo, gran parte di quella crescita non è stata organica, ma piuttosto determinata dalle acquisizioni. Sta di fatto che nessuna altra società è stata in grado di fermare questo treno.

Dividendo: Non fornisce dividendi.

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American Tower Corporation (AMT)
La società svolge la propria attività attraverso le controllate direttamente e indirettamente, di proprietà e joint venture. Si tratta di una società che possiede e si occupa di trasmissione wireless e infrastrutture di comunicazione, gestisce e sviluppa siti di comunicazione. La sua attività principale comprende l’affitto di spazio e antenne multi-tenant di comunicazione ai fornitori di servizi wireless, società di trasmissioni radiofoniche e televisive, fornitori di dati wireless, agenzie governative, comuni e privati in un certo numero di altri settori.

Vi siete mai chiesti come il segnale del vostro cellulare si collega ad un altro cellulare in una città o in tutto il paese? La maggior parte delle persone non lo sa. Chi c’è dietro a tutto questo? American Tower, gestisce circa 40.000 torri cellulari, è uno di quei nomi che molti investitori non hanno mai sentito parlare. È un modello di business perfetto per distribuire dividendi affidabili indipendentemente dall’ambiente economico. Meglio ancora,la società è guidata da investimenti immobiliari (REIT), rendendola un mezzo molto efficiente dal punto di vista fiscale per passare tale reddito agli investitori.

Dividendo: 1.92% annuo in crescita negli ultimi 5 anni.

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Sysco Corporation (SYY)
Sysco Corporation (Sysco), insieme con le sue filiali e divisioni, è un distributore nord americano di prodotti alimentari riguardanti principalmente la ristorazione e l’alimentare. L’azienda fornisce prodotti e servizi a circa 400.000 clienti, comprese le strutture di ristorazione, sanitarie ed educative, istituti di alloggio e altri clienti sempre nel settore ristorativo. Ha aggregato le sue società operative in una serie di segmenti, di cui solo Broadline e SYGMA sono i segmenti principali. Aziende che operano Broadline distribuiscono una linea di prodotti alimentari e una varietà di prodotti non alimentari ai loro clienti. Le aziende che operano sotto SYGMA distribuiscono una linea di prodotti alimentari e una varietà di prodotti non alimentari alle catene di ristoranti.

Sysco Corporation non è esattamente un nome sconosciuto, ma di solito è parecchio trascurato. E’ un distributore di prodotti alimentari che si rivolge a qualsiasi tipo di attività, ristoranti, ma anche ospedali, alberghi e scuole. Non c’è niente di nuovo o interessante nel suo business, a parte il fatto che vende beni primari. Sysco difficilmente sarà una società di crescita elevata, ma è ancora un produttore affidabile, anno dopo anno. I suoi redditi sono cresciuti ogni anno negli ultimi quattro anni. Finché le persone continueranno a mangiare cibo, Sysco avrà un mercato a cui vendere.

Dividendo: 2.44% annuo in crescita negli ultimi 46 anni.

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Grupo Aeroportuario del Sureste (ASR)
Grupo Aeroportuario del Sureste è una holding che si occupa dell’operazione, della manutenzione e dello sviluppo degli aeroporti attraverso le sue controllate. Funziona attraverso i seguenti segmenti: Aeroporto di Cancun e consociate, Aeroporto di Villahermosa, Aeroporto di Merida e Servicios. L’azienda è stata fondata nel 1996 e ha sede a Città del Messico.

Un buon portafoglio non basta la diversificazione settoriale, è buona cosa pensare anche ad una diversità geografica. Un nome interessante quotato in America ma che opera fuori dai confini è proprio il Grupo Aeroportuario del Sureste. Per coloro che non parlano spagnolo, gestisce nove aeroporti in Messico. Può essere un nome ciclico, anche se sorprendentemente i suoi ricavi e guadagni non sono solo stabili, ma crescono costantemente anche se non in modo esagerato. Recentemente abbiamo rinnovato il nostro interesse per l’aeroporto di San Juan a Puerto Rico e abbiamo aggiunto in watchlist Airplan e Aeropuertos de Oriente.

Dividendo: 3.20% annuo.

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mercoledì 20 settembre 2017

Soros contro Buffett, tre titoli azionari a confronto nei loro portafogli

Credo che chiunque investa o speculi nei mercati azionari conosca i nomi dei miliardari George Soros, famoso in questo periodo perchè un grande scommettitore sul ribasso dello S&P500 e Warren Buffett, cassettista decennale diventato il terzo uomo più ricco del mondo grazie a titoli azionari come Disney, Wells Fargo e Coca Cola, tenuti in portafoglio per 30 anni.

Buffett è proprio famoso per il suo approccio a lungo termine basato sui fondamentali, è decisamente in contrasto col miliardario Soros, che è più adatto ad effettuare speculazioni basate su tendenze e previsioni macroeconomiche. Nel secondo trimestre il fatturato del portafoglio della Berkshire Hathaway di Warren Buffett è salito del 2%, mentre quello di Soros del 15%. Sempre nel secondo trimestre abbiamo assistito a delle vere trasformazioni sui portafogli dei due miliardari, Soros ha ridotto la sua lista di società su cui Buffett sta puntando da otto anni.

Goldman Sachs (GS)
Goldman Sachs è una holding bancaria e una holding finanziaria. Goldman Sachs è una investment banking globale che fornisce una gamma di servizi finanziari a una clientela che comprende aziende, istituti finanziari, governi e high-net-worth individuals. la sede si trova negli Stati Uniti.

Soros acquistò azioni Goldman Sachs alla fine dell’anno scorso e all’inizio del 2017. A causa di un picco del prezzo delle azioni nel mese di novembre durante l’elezione di Trump. Alla fine Soros non ha ottenuto un grande guadagno sul titolo che da allora sta rendendo il -4%. Buffett ha 11 milioni di azioni Goldman dal 2013, quando la sua scommessa nel dopo crisi diede il via all’acquisto di 5 miliardi di dollari di azioni scesa poi a 2 miliardi di dollari e 13,1 milioni di azioni. Buffett ha venduto solo circa 2 milioni di azioni della quota durante la sua ascesa a 115 $ per azione sui warrant convertiti, a 222 dollari in media nel secondo trimestre, il suo guadagno lordo è stato del +70%.

Goldman ha registrato un aumento del 42% del fatturato netto su base annua e un guadagno dell’8% rispetto al trimestre precedente. Anche i titoli azionari netti sono aumentati del +88% rispetto al secondo trimestre del 2016 sui guadagni netti provenienti da titoli azionari privati, incoraggiati da “performance aziendali e eventi aziendali specifici”.

La banca poi ha postato rendimenti inferiori alle attese nel secondo trimestre a causa del suo segmento investimenti bancari, il quale ha registrato un calo del -3% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno, ma è aumentato del +2% rispetto al trimestre precedente. I ricavi netti nei servizi di clientela istituzionale sono scesi del -17% e, più preoccupante, le entrate del suo reddito fisso sono diminuite del -40% a causa di un ambiente difficile.

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United Continental (UAL)
United Continental Holdings è un’holding di compagnie aeree quotata in borsa con sede nella Willis Tower di Chicago. La società è il successore di UAL Corporation, che accettò di cambiare il suo nome in United Continental Holdings nel maggio 2010, quando venne raggiunto un accordo di fusione tra United Airlines e Continental Airlines. Le sue azioni verranno quotate con il simbolo UAL.

Soros è impegnato nella speculazione sulla seconda compagnia aerea United Continental. Negli ultimi anni e mezzo, ha alternato l’acquisto e la vendita di azioni ogni trimestre. Dall’altra parte, Berkshire ha preso una quota del 9,27% della società nell’ultima metà del 2016. Nel secondo trimestre, i gestori hanno venduto solo meno del 3% delle loro azioni in quanto il prezzo delle azioni hanno continuato a salire. Dopo una forte ripresa del rapporto degli utili di luglio, le azioni di United Continental sono scese del 14% da gennaio ad oggi, per chiudere a 62,43 dollari per azione.

United Continental ha registrato un EPS e ricavi più alti degli obiettivi degli analisti nel secondo trimestre. L’EPS ha colpito 2,75 dollari contro i 2,67 e il fatturato è arrivato a 10 miliardi di dollari rispetto ai 9,97 miliardi di dollari. Ha registrato un aumento del 2,1% anno su anno del reddito consolidato per passeggero per chilometro disponibile. I ricavi del carico sono aumentati del 22,1%.

Dal lato dei costi, le spese operative sono aumentate del +3,2% su base annua. Il costo unitario per miglio di posti disponibili è diminuito del -1% a causa di oneri speciali inferiori, in parte compensati da maggiori oneri e manodopera.

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American Airlines (AAL)
American Airlines è la compagnia aerea maggiore statunitense di proprietà di American Airlines Group, con sede a Fort Worth in Texas. Gestisce una vasta rete internazionale e nazionale, con voli di linea dal Nord America ai Caraibi, Sud America, Europa e Asia.

La Berkshire ha raddoppiato la sua quota di American Airlines nel quarto trimestre e attualmente detiene 47 milioni di azioni, ovvero il 9,65% della compagnia aerea, con un guadagno stimato del +12%. George Soros ha scambiato American Airlines dalla sua fusione con il gruppo US Airways nel 2013 ed è uscito nel secondo trimestre. Il titolo della compagnia aerea ha registrato un aumento del 4,2% in meno rispetto al 4,9% del settore S&P500.

La concorrenza e le sfide hanno ridotto i rendimenti per gli investitori delle compagnie aeree, in quanto i rendimenti della compagnia aerea media non hanno superato il costo del capitale del settore, secondo l’International Air Transport Association. Ma la ripresa negli ultimi due anni sembra proseguire anche nel terzo. Per l’anno prossimo, l’organizzazione prevede un ritorno dell’industria dell’8,8%, che ha affermato di premiare adeguatamente i proprietari di azioni.

Per il secondo trimestre, American Airlines ha registrato 11,1 miliardi di dollari di entrate, il 7,2% in più rispetto a un anno fa. Gli utili sono diminuiti a 803 milioni da 950 milioni di dollari nello stesso periodo, influenzando negativamente da un aumento del +15,4% dei prezzi del carburante. Anche American Airlines, nel secondo trimestre, ha ribadito diversi investimenti a lungo termine, come l’ampliamento dell’offerta economica di base a 78 mercati e l’introduzione di 200 milioni di dollari per espandere i propri voli di lusso.

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lunedì 18 settembre 2017

Domino Solutions: Adidas diventa leader dell'abbigliamento sportivo

Adidas Ag (ADS.DE) è un’impresa multinazionale con sede a Herzogenaurach, in Baviera (Germania), produce calzature, abbigliamento e altri articoli sportivi, per attività professionale, dilettantistica o per il tempo libero. È il maggiore produttore di abbigliamento sportivo in Europa e oggi il maggiori a livello mondiale. I suoi prodotti sono tutti identificati da tre strisce parallele e disposte in modo obliquo.

Le origini dell’attuale azienda si possono far risalire al 1924 quando Adolf Dassler (detto Adi), figlio di un calzolaio, aveva cominciato a produrre scarpe da calcio nella lavanderia della madre a Herzogenaurach, una cittadina della Baviera. In quell’anno assieme al fratello maggiore Rudolf Dassler, fondò la Gebrüder Dassler Schuhfabrik (fabbrica di scarpe dei fratelli Dassler). Adi si occupava di fabbricare materialmente le scarpe mentre Rudolf si occupava della distribuzione e della parte gestionale. L’azienda ottenne subito un grande successo e guadagnò la ribalta internazionale già durante i Giochi olimpici del 1929 e del 1936, equipaggiando le medaglie d’oro Lina Radke e Jesse Owens.

Nel 1947, a causa di dissapori che erano già sorti durante la II guerra mondiale, i due fratelli si divisero. Rudolf formò una sua azienda che chiamò inizialmente Ruda (unendo le prime due lettere del nome Rudolf e del cognome Dassler) e che poi nel 1948 ribattezzò in Puma Schuhfabrik Rudolf Dassler, oggi nota semplicemente come Puma. Adolf invece chiamò la sua azienda “Adi Dassler adidas Sportschuhfabrik” e come logo una “scarpa con le tre strisce”.

Adidas, Puma, Arena, media mobile, analisi tecnicaAdi scoprì poi negli anni cinquanta che una marca finlandese di scarpe, la Karhu, fondata due anni prima della Adidas, adottava già le tre bande come marchio, oltre ad un orso (Karhu in finlandese): decise allora di comprare l’esclusiva delle “tre strisce” dalla Karhu per una cifra pari a circa 1600 euro attuali più due bottiglie di whisky.

Nel 1967, l’azienda lancia il suo primo capo da abbigliamento, la tuta, indossata da Franz Beckenbauer aprendo cosi ad un nuovo business, un’azienda che fino ad ora era famosa per le scarpe. Ciò che ha sempre contraddistinto Adidas e il suo fondatore, era la capacità di creare prodotti innovativi, guadagnandosi la fiducia degli atleti. Il segreto del successo di Adi Dassler ha avuto un ingrediente personale aggiuntivo, egli ha sempre incontrato atleti (alcuni di loro anche solo in visita a Herzogenaurach), che hanno ascoltato attentamente ciò che diceva e che hanno posto costantemente osservazioni su ciò che poteva essere migliorato o addirittura inventato per sostenere le loro esigenze.

Nel 1970, adidas ha conquistato un altro ramo dell’industria dei beni sportivi, fornendo la palla ufficiale, TELSTAR, per la Coppa del Mondo FIFA 1970. Come dice già il nome TELSTAR, la palla è stata progettata per migliorare la visibilità della TV in bianco e nero. Era l’inizio di un lungo sodalizio, con Adidas che ha fornito il pallone per ogni partita ufficiale di tutte le FIFA World Cup a seguire.

Nel 1972, il mondo osservava la Germania quando i Giochi Olimpici si sono aperti a Monaco. Appena in tempo per l’evento, adidas ha presentato un nuovo logo: il Trifoglio, simboleggiando le prestazioni. Alla morte di Adi Dassler nel ’78, la società è stata guidata dal figlio di Adi, Horst, con il sostegno della madre Käthe, riprendendo – tra le altre cose – a padroneggiare la sua invenzione, il marketing sportivo moderno.

Curiosità

Negli anni 80 la divisione permeava così tanto la vita cittadina che Herzogenaurach divenne famosa per essere “la città dei colli piegati”, per via del fatto che le persone, prima di rivolgere la parola a qualcuno, erano solite controllare quali scarpe portasse l’interlocutore. Se il resto della Germania era diviso dalla cortina di ferro in “wessie” e “oessie”, Herzogenaurach era divisa dalle scarpe in “adisassler” e “pumeraner”. La cittadina ha due squadre di calcio, l’ASV Herzogenaurach per l’Adidas e l’FC Herzogenaurach per la Puma; vi sono i bar, i pub, le macellerie, i quartieri residenziali e così via per la fazione Adidas e quelli per la fazione Puma; se in un ristorante vi era seduto qualcuno della fazione avversa, gli altri si sedevano il più lontano possibile; persino i matrimoni “misti” erano, e forse un po’ lo sono tuttora, scoraggiati e si narra ancora la storiella secondo la quale una volta un ragazzo che lavorava per Adidas si innamorò della figlia di un dirigente di Puma e, dopo averla sposata, fu costretto a cambiare fazione con tutta la famiglia, con sommo dispiacere di suo padre che non si riprese mai completamente. Nel 2015 il sindaco della cittadina bavarese, che per “par condicio” indossa a giorni alterni vestiti Puma e Adidas mentre quando è in vacanza li mischia, ha fatto costruire una nuova fontana con raffigura un calzolaio e bambini che giocano al tiro alla fune: uno indossa scarpe con le tre strisce, l’altro scarpe con il felino.

Innovazione e tecnologia

Oggi sembra abbastanza comune, ma già negli anni ’80, un computer non apparteneva ne tantomeno poteva avere la forma per entrare nelle tue scarpe. Questo non ha impedito ad Adidas di metterlo lì. Un’innovazione prima del suo tempo, il Micropacer presentava un sistema – noto oggi come miCoach – che fornisce statistiche di rendimento agli atleti.

L’improvvisa morte di Horst Dassler nel 1987, due anni dopo la morte di sua madre Käthe, significava acque turbolenti per Adidas. Dopo che la famiglia Dassler è uscita dalla società, sono state cambiate leadership e prese decisioni strategiche discutibili che hanno causato una perdita record nel 1992 e portato la società vicina al fallimento.

Rilancio

Robert Louis-Dreyfus il nuovo CEO ha fatto sembrare facile un lavoro quasi impossibile. Insieme al suo partner Christian Tourres, capì che l’adidas quasi in bancarotta non aveva bisogno di essere reinventata, semplicemente bastava darle una nuova direzione. Ha trasformato il gigante addormentato da venditore ad azienda di marketing e ha guidato la società Adidas indietro sul percorso di crescita. Nel 1995, diventa una società pubblica, quotandosi in borsa e il suo nuovo slogan di marketing non riusciva a riassumere meglio il suo percorso: “Lo sapevamo allora, lo sappiamo ora”.

Acquisizioni strategiche

Nel 1997 acquisisce la Salomon Group e i suoi marchi Salomon, TaylorMade, Mavic e Bonfire, cambiando nome in adidas-Salomon AG. L’anno dopo adidas-Salomon AG si impegna a tornare alle sue radici e si è trasferisce in una nuova sede appena fuori Herzogenaurach. Il “World of Sports”, un’ex base militare americana trasformata in campus, costantemente rinnovato, ampliato e modernizzato per ospitare la società in crescita e i suoi dipendenti. A partire dal 2013, il World of Sports ospita più di 3.000 dipendenti adidas, offre strutture sportive all’aria aperta, una caffetteria, un asilo e una palestra.

Nel 2006 quando Adidas e Salomon si separano, perche quest’ultima venduta con i suoi marchi (escluso TaylorMade) ad Amer Sports, Adidas acquisisce Reebok, tra i quali i marchi Rockport e Reebok-CCM Hockey e riunendo due tra le aziende più rispettate e più conosciute del mondo nel settore degli articoli sportivi. Nel mese di giugno, la società viene nominata Adidas AG.

Kasper Rorsted nell’ottobre 2016, diventa il novo CEO di adidas dopo aver guidato la società tedesca di beni di consumo Henkel per otto anni, ben accolto tra i dipendenti, i media e gli investitori. Le industrie della moda e dell’abbigliamento sportivo hanno continuato a rivoluzionare con salute e fitness che si fondono in un concetto di stile di vita, Rorsted ha iniziato a dirigere l’azienda verso nuovi successi in un’era digitale, fondandosi sulla strategia creata in precedenza, Creando il nuovo.

Solidi Bilanci

Adidas ha chiuso il 2016 con ricavi pari a 19,29 miliardi di euro, in salita del 14% rispetto ai 16,915 miliardi dell’anno precedente. Depurando i conti dagli effetti cambi il progresso sarebbe stato pari al 18%. L’utile netto attribuibile agli azionisti è stato pari nel 2016 a 1,02 miliardi di euro, in salita del 59,3% rispetto ai 640 milioni di euro del 2015. Il management del gruppo ha porposto ai soci di approvare la distribuzione di un dividendo di 2 euro per azione. Per il 2017 i vertici si attendo un utile per azione in crescita tra il 18% e il 20% a circa 1,225 miliardi di dollari.

Nel secondo trimestre 2017 le vendite record hanno raggiunto i € 4,4 miliardi, in crescita del 21%, che rappresenta il più alto tasso di crescita del secondo trimestre da più di un decennio. In particolare, il marchio Adidas continua a sperimentare un calore senza precedenti, con ricavi in aumento del 25%. Nonostante i gravi venti contrari degli effetti valutari negativi, il margine lordo del Gruppo è salito di 50 punti base al 48,8%. Il margine operativo del Gruppo è migliorato di 3,4 punti percentuali al 9,4%. Di conseguenza, l’utile netto da attività continuative è quasi raddoppiato, raggiungendo un massimo storico durante il secondo trimestre di € 291 milioni.

Evoluzione in borsa

L’azienda dopo la crisi del 2007, e precisamente dal 21 novembre del 2008 è cresciuta del 700%, passando da € 21,00 agli attuali € 198,00.

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mercoledì 13 settembre 2017

Pioneer investments: le azioni più cedute dal gruppo (parte 2 di 2)

Pioneer Investments, è il nome commerciale di Pioneer Global Asset Management S.p.A. e le sue controllate. Fondata nel 1928, Pioneer Investments è una società globale di investimento, con uffici in 28 Paesi, oltre 2.000 dipendenti e oltre 250 miliardi di asset in gestione. Pioneer Global Asset Management S.p.A. è una società interamente controllata da UniCredit S.p.A. La società di investimenti in questo periodo ha fatto cambiamenti importanti nei suoi asset, eliminando alcuni titoli azionari che hanno corso molto negli ultimi anni.

Illinois Tool Works (ITW)

Illinois Tool Works Inc. (ITW) è una multinazionale produttrice di una gamma diversificata di prodotti e apparecchiature industriali con attività in 58 paesi. Opera in otto segmenti di business: Transportation; Power Systems & Electronics; Industrial Packaging; Food Equipment; Construction Products; Polymers & Fluids; Decorative Surfaces. Serve principalmente i mercati delle costruzioni, industriale, automobilistico, alimentare, ristorazione, cibo e bevande, elettronica, beni di consumo durevoli, metalli primari e altri.

La partecipazione in Illinois Tool Works (ITW) di Pioneer Investments è stata chiusa.

Il titolo è aumentato nel corso dell’ultimo anno in quanto gli investitori hanno generalmente premiato i redditi societari. Tuttavia questa azione ha ancora un buon potenziale d’inversione, nonostante l’aumento nell’ultimo anno. Ha migliorato i profitti per azione del 15,8% nel trimestre più recente, inoltre ha dimostrato un modello di crescita positiva di EPS negli ultimi due anni.

Detto questo, ci sono alcuni aspetti critici che vale la pena sottolineare, il rapporto debt/equity è di 0,31, inferiore alla media del settore di 1,01. La crescita dei ricavi non è in linea con lamedia del settore e i ricavi sono aumentati del 4,9%, mentre ci aspettavamo almeno un 8%. Il rendimento attuale del patrimonio netto non ha superato il ROE rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Questo è un chiaro segno di debolezza all’interno della società. In pratica, il suo bebito, attualmente, ci spaventa.

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Schlumberger Limited (SLB)

Schlumberger Limited è la più grande società per servizi petroliferi al mondo; impiega oltre 115 000 persone di oltre 140 nazionalità che lavorano in oltre 85 paesi. Gli uffici principali sono a Houston, a Parigi e all’Aia. Schlumberger fu fondata nel 1926 dai fratelli francesi Conrad e Marcel Schlumberger sotto il nome di Société de prospection électrique.

Pioneer Investments ha ridotto la sua posizione in Schlumberger Ltd. (SLB) del 42,74%.

La crescita dei ricavi hanno leggermente superato la media del settore del 2,5%. La crescita del fatturato della società sembra aver contribuito ad aumentare l’utile per azione. La crescita del reddito netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa è notevolmente superiore a quella dello S&P 500, ma è inferiore a quello dell’industria delle attrezzature energetiche e dei servizi.

Il rendimento del patrimonio netto è leggermente migliorato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Questo può essere interpretata come una debolezza della società. Rispetto ad altre aziende del settore e il mercato globale non ha superato i livelli medi. Il flusso di cassa operativo netto è sceso a 858 milioni o del 47,42% rispetto allo stesso trimestre precedente, questo ci fa temere problemi sul breve termine nel coprire eventuali dividendi o buyback.

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Verizon Communications (VZ)

Verizon Communications Inc. (VZ) è una holding, attraverso le sue controllate è un fornitore di servizi di comunicazione. La società ha due segmenti: Domestic Wireless e Wireline. Il segmento Domestic Wireless fornisce prodotti e servizi di comunicazione che comprendono la telefonia vocale e servizi wireless di dati e vendita di attrezzature, che vengono forniti ai clienti privati, business e governativi statunitensi. I prodotti e servizi Wireline comprendono la telefonia vocale, accesso internet, video su banda larga, trasmissione di dati, Internet Protocol (IP), servizi di rete, accesso alla rete e servizi di banda a lunga distanza.

La partecipazione in Verizon Communications (VZ) di Pioneer Investments è stata chiusa.

La crescita del fatturato di VZ ha leggermente superato la media del settore del 5,5%. La crescita del reddito netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa ha superato significativamente quello dello S&P500 e l’industria Telecommunication Services. L’utile netto è aumentato del 521,4%, passando da 702,00 a 4,362 milioni di dollari.

Il flusso di cassa netto operativo è significativamente aumentato del +52,22% a 8.237 milioni rispetto al valore dello stesso trimestre dello scorso anno. L’azienda ha inoltre superato il tasso di crescita del flusso di cassa medio del settore, pari al 5,29%. Nel corso dell’ultimo esercizio fiscale ha registrato ricavi inferiori di 3,22 dollari contro 4,37 dollari dell’anno precedente. Questo dato sull’EPS ci fa temere che l’azienda non possa continuare la sua massiccia crescita nei prossimi due anni, vista la enorme capitalizzazione.

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lunedì 11 settembre 2017

Domino Solutions: Atlantia Spa evoluzione di un'azienda lungo le arterie del paese

Atlantia Spa evoluzione di un’azienda lungo le arterie del paese

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Atlantia Spa (ATL.MI) è una società italiana, avente come attività la gestione in concessione di tratte autostradali, il cui principale azionista è la famiglia Benetton. Nel 1950, per iniziativa dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), nasce la Società Autostrade Concessioni e Costruzioni Spa. Nel 1956 viene firmata la Convenzione tra ANAS e Autostrade, in base alla quale quest’ultima si impegna a co-finanziare, costruire e gestire l’Autostrada del Sole tra Milano e Napoli, poi inaugurata nel 1964.

Con le successive convenzioni, stipulate nel 1962 e nel 1968, alla Società viene assentita la concessione per la costruzione e l’esercizio di ulteriori arterie autostradali. Privatizzata nel 1999, in Società Autostrade subentra all’IRI un nucleo stabile di azionisti costituito da una cordata guidata da Edizione (gruppo Benetton).

Nel corso del 2003, a seguito di una imponente riorganizzazione del gruppo, Società Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A. conferisce le proprie attività a tre diverse società: Autostrade per l’Italia Spa, S.D.S. Spa, TowerCo Spa. Il 5 maggio 2007 il Consiglio di amministrazione approva la variazione della denominazione della società in Atlantia Spa.

Nei primi mesi del 2006 la società aveva varato un progetto di integrazione con il gruppo spagnolo Abertis, che prevedeva che la società Abertis avrebbe incorporato Autostrade Spa, con l’intento di creare un gruppo di primaria importanza a livello europeo. Tuttavia il progetto ha incontrato la netta opposizione del Governo italiano.

Espansione Commerciale

Nel 2011 il consorzio guidato da Autostrade per l’Italia si è aggiudicato la gara indetta dal Governo francese per il pedaggiamento satellitare per mezzi pesanti su circa 15.000 km della rete stradale nazionale francese. L’anno ha consolidato la propria strategia di espansione internazionale attraverso la joint venture in Brasile con il gruppo Bertin per creare un polo titolare di oltre 1.500 chilometri di rete autostradale concentrata nell’area di San Paolo. Nel corso del 2013 è stata portata a conclusione la fusione per incorporazione di Gemina Spa, azionista di maggioranza della società A.D.R. (Aeroporti di Roma), in Atlantia, con conseguente aggregazione di un secondo core business nel settore aeroportuale, oltre a quello delle concessioni autostradali. La presenza nel settore aeroportuale si è consolidata nel 2016, con l’acquisizione di Aéroports de la Côte d’Azur (ACA), la società che controlla gli aeroporti di Nizza, Cannes-Mandelieu e Saint Tropez.

Ora come nel 2006, Atlantia è interessata ad acquisire Abertis Infraestructuras e lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) sulla società spagnola, un’operazione da 16,341 miliardi di euro per ottenere il 100% della società iberica. Una proposta dalla quale potrebbe nascere un leader mondiale nelle infrastrutture di trasporto, con interessi che vanno dalle autostrade del Cile a quelle dell’India, passando tra le altre cose per l’aeroporto di Fiumicino, il sistema di pagamenti del Telepass e arrivando alle torri di trasmissione Cellnex. Ma gli spagnoli di Acs sarebbero pronti in alcune settimane a presentare una contro-Opa su Abertis contrastando le aspirazioni di Atlantia. La mossa sarebbe vista con favore dal premier Mariano Rajoy, che avrebbe detto in un incontro riservato ad Acs che “Abertis non può cadere in mani straniere”. E, sempre secondo quanto riporta il Confidencial Digital, la Moncloa si starebbe spendendo in una trattativa con fondi di investimento anche cinesi, affinché apportino i fondi necessari per l’operazione. La vendita di autostrade e satelliti richiede l’ok del governo che quindi potrebbe mettersi di traverso.

Nel mese di agosto di quest’anno Telepass, società del gruppo Autostrade per l’Italia, amplia la propria presenza nel settore della mobilità urbana con l’acquisizione del 70% di Urbannext, azienda creatrice dell’app di sharing mobility, Urbi. L’app opera nel campo della sharing mobility e unisce tutti i servizi di carsharing, bikesharing, scootersharing e di mobilità urbana: taxi e trasporto pubblico. Offre la possibilità di scegliere il servizio più adatto alle proprie esigenze per raggiungere il punto desiderato in base a: tempi, costi e servizi a disposizione nell’area in cui ci si trova. L’app, attiva già in 13 città europee, continuerà a essere disponibile su smartphone (iOS e Android), tablet e AppleWatch, gratuitamente e a tutti gli utenti.

Solidi Bilanci

Poche ore dopo aver annunciato l’importante acquisizione di una quota del 29% dell’aeroporto di Bologna, Atlantia ha comunicato al mercato di aver chiuso il primo semestre del 2017 con utile netto consolidato di 518 milioni, in aumento del 25% rispetto rispetto al 2016. Il margine operativo lordo si è attestato a 1,728 miliardi, in rialzo del 10%. Il cash flow operativo è pari a 1,205 miliardi di euro, in aumento del 10% sullo stesso periodo del 2016 mentre gli investimenti operativi del gruppo sono staticomplessivamente pari a 478 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto al 30 giugno 2017 è pari a 11,421 miliardi di euro con una diminuzione di 256 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2016.

Titolo quotato a Milano sul FTSE MIB, dal 2012 la sua crescita è stata del 183%.

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mercoledì 6 settembre 2017

Pioneer Investments: le azioni più cedute dal gruppo (parte 1 di 2)

Pioneer Investments, è il nome commerciale di Pioneer Global Asset Management S.p.A. e le sue controllate. Fondata nel 1928, Pioneer Investments è una società globale di investimento, con uffici in 28 Paesi, oltre 2.000 dipendenti e oltre 250 miliardi di asset in gestione. Pioneer Global Asset Management S.p.A. è una società interamente controllata da UniCredit S.p.A. La società di investimenti in questo periodo ha fatto cambiamenti importanti nei suoi asset, eliminando alcuni titoli azionari che hanno corso molto negli ultimi anni.

Chubb Ltd.
Chubb Ltd. è una holding che funge da organizzazione globale nel settore assicurativo. Lavora attraverso i seguenti segmenti di business: Assicurazioni Nord America, Assicurazioni-Agricoltura nordamericana, Assicurazioni d’oltremare e Reinsurance Global and Life. L’azienda offre prodotti assicurativi commerciali e offerte di servizi quali programmi di gestione dei rischi, controllo perdite e gestione complessiva dei sinistri. Fornisce prodotti assicurativi specializzati su varie perdite anche nel settore difesa come l’aviazione e l’energia. E’ stata fondata il 14 gennaio 2016 e ha sede a Zurigo, in Svizzera.

La posizione della società Chubb Ltd. (CB) è stata ridotta dell’88,7% da Pioneer Investments. Il rendimento del patrimonio netto (ROE) dell’11,03% e il ROA del 3,33% sono meno performanti del 59% delle imprese del Global Insurance – Property and Casualty. Il principale azionista della società tra gli hedge funds è Jim Simons con lo 0,52% delle azioni possedute.

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Amazon (AMZN)
Amazon.com è una società incentrata sulle vendite al dettaglio online. Inoltre genera profitti attraverso marketing e servizi promozionali come la pubblicità online e contratti co-branded con carte di credito. La società opera in due segmenti: North America e International. Al servizio di consumatori attraverso i suoi siti web al dettaglio concentrandosi sul prezzo e la convenienza. Progetta i suoi Siti web per consentire ai prodotti di essere venduti da esso e da terzi in decine di categorie di prodotti. Produce e vende il Kindle e-reader. Offre ai clienti l’appartenenza a Amazon Prime, servizio di spedizione gratuito pagando una quota annuale.

La posizione di Amazon.com Inc. (AMZN) è stata ridotta del 23,76% da Pioneer Investments. Il ROE del 9,76% e il ROA del 2,48% superano il 55% delle aziende del settore Global Retail. La crescita dei ricavi ha superato leggermente la media del settore del 21,4%. Il flusso di cassa operativo netto è aumentato a 3.829 milioni di dollari o del 10,50% rispetto allo stesso trimestre precedente anno. Inoltre ha anche superato modestamente la crescita media dei flussi di cassa del settore.

Rispetto al prezzo di chiusura di un anno fa, il prezzo delle azioni AMZN è salito del 27,48% prestazioni del mercato più ampio durante lo stesso periodo di tempo. Riteniamo che l’apprezzamento del titolo nell’ultimo anno l’abbia portata ad un livello tale che è ora relativamente costosa rispetto al resto del settore. L’implicazione è che, anche se ha un grande potenziale, non è sufficiente per giustificare ulteriori investimenti in questo momento.

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Kimberly-Clark (KMB)
La Kimberly-Clark Corporation è un gruppo multinazionale statunitense, leader a livello mondiale nel settore dei prodotti in carta. La sede principale è situata a Dallas, in Texas. Oggi il gruppo Kimberly-Clark può contare su stabilimenti in 37 paesi del mondo, di cui uno in Italia a Romagnano Sesia (NO), ed i suoi prodotti, con marchi come Kleenex, Scott, Andrex, Huggies, Pull-Ups, Kotex, Poise e Depend, vengono commercializzati in oltre 150 paesi, in oltre 80 dei quali il gruppo detiene la maggiore o la seconda quota di mercato. Il gruppo ha raggiunto dimensioni di assoluto rilievo; occupa circa 55.000 dipendenti a livello mondiale ed ha sviluppato nel 2016 un fatturato di circa 19 miliardi di dollari, chiudendo il bilancio con un utile netto di circa 2,2 miliardi di dollari.

La partecipazione di Kimberly-Clark Corp. (KMB) di Pioneer Investments è stata chiusa. L’attuale rendimento del capitale sociale è aumentato notevolmente rispetto al ROE dello stesso trimestre di un anno fa. Questo è un segnale di forza significativa all’interno della società. I ricavi per azione del trimestre più recente sono risultati leggermente inferiori all’anno precedente. Questa società ha recentemente riportato guadagni volatili. Il 40,05% è il margine di profitto lordo che consideriamo forte. Preoccupa la diminuzione del flusso di cassa del 4,06% anche se in linea col settore.

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