martedì 21 febbraio 2017

Se l'Italia tornasse alla Lira cosa accadrebbe?

Si parla ormai da mesi delle prossime elezioni in Francia con la destra in vantaggio, secondo i sondaggi, che spingono per una uscita dall’Euro e un ritorno alla loro moneta, il Franco. Rumors su alcuni media asseriscono che la stessa Germania stia già stampando Marchi in attesa della caduta dell’Europa e in Italia? Non è un segreto che ci siano forze politiche che spingono per una uscita forzata dall’Europa con la ripresa della Lira. Un passo indietro o un passo in avanti?

Nelle ultime settimane, la retorica sembra aver politicizzato la valutazione delle monete. Questo è particolarmente vero in Europa, che ha conosciuto una divergenza notevole tra la performance del mercato obbligazionario e quello dell’euro. Quest’anno di elezioni nei Paesi Bassi, Francia e Germania, potrebbe inaugurare una grande vittoria dei partiti populisti, l’abbandono dell’euro avrebbe diverse implicazioni per gli investitori. Prima di tutto l’evidente tasso di cambio e gli spread delle obbligazioni dei paesi periferici, tra cui l’Italia. Durante la crisi del debito europeo 2010-2012, il rapporto tra il declino dell’euro e l’allargando degli spread delle obbligazioni è stato sempre molto vicino. Questo è stato il risultato di deflussi di capitali da parte di investitori stranieri che sono usciti dalle obbligazioni europee per paura del “rischio ridenominazione”, così come la conversione della valuta euro in valuta locale (come la lira italiana o la dracma greca).

La Lega Nord, il terzo più grande partito, è il più critico verso l’euro. Il leader del partito, Matteo Salvini, lo definisce la moneta come uno dei più grandi crimini economici e sociali mai commessi contro l’umanità. Il partito ha promesso di tirare l’Italia fuori dall’euro, se eletto, ma ha solo circa il 13 per cento del sostegno degli elettori. Poco per un cambiamento a differenze di Marine Le Pen (Francia) che pare in vantaggio e potrebbe innescare, non facilmente ma possibile, una Frexit nel giro di qualche anno.

Marine Le Pen, Frexit, Francia fuori no euro, partito populista

Coloro che vogliono rimanere nell’euro suggeriscono che un’uscita innescherebbe un aumento dei tassi di interesse e un aumento sconsiderato dell’inflazione, fuga di capitali, una crisi bancaria ed eventualmente un default sul debito pubblico in Italia. La banca centrale mette in guardia gli italiani che lasciare l’euro eroderebbe il valore dei loro risparmi. Tuttavia, dopo ripetute crisi bancarie e anni di previsioni economiche eccessivamente ottimistiche, la Banca d’Italia pare non più credibile.

Ma facciamo un esempio pratico, forse troppo semplicistico ma serve a capire bene cosa accadrebbe con un cambio reale, chi ha credito e chi invece ha un debito. Sappiamo che dall’1 gennaio del 1999 il tasso di cambio tra Lira ed Euro fu fissato in 1.936,27 lire per un euro. Questo significa che se avessimo avuto una liquidità pari a 10 milioni di lire in banca, al cambio sarebbero diventati 5164 euro. Ipotizziamo d’aver tenuto quei soldi fermi in banca a costo zero, senza bolli, costi di gestione e immune all’inflazione. Domani l’Italia passa di nuovo alla lira dopo 18 anni e abbandona l’euro, cosa accadrebbe ai nostri 5164 Euro?

Secondo un rapporto di Mediobanca, l’uscita dell’Italia dell’Euro porterebbe ad un’immediata svalutazione della moneta nazionale, che potrebbe perdere oltre il 30% del suo reale valore di acquisto. E’ un calcolo a cui siamo arrivati anche noi, anzi, per essere sinceri noi abbiamo calcolato una svalutazione intorno al 40%, ma vogliamo essere ottimisti e prendiamo per buono il calcolo di Mediobanca. Una svalutazione del 30% significa che il cambio non sarebbe più di 1936.27, ma bensì di circa 1355 lire per un euro.

Torniamo per un attimo ai nostri 5164 Euro detenuti in banca, ora li convertiamo in lire col nuovo tasso svalutato, 5164 per 1355 (nuovo tasso di cambio), risultato, 7 milioni di lire circa. Il nostro potere di acquisto è appena sceso del 30%. Milioni di italiani si precipiterebbero in banca ad assaltare sportelli e ATM per cercare di spostare denaro all’estero prima che si svaluti o per prelevarlo in contante, come nell’estate 2015 in Grecia. Dobbiamo sottolineare però che avremmo 7 milioni di lire in un paese in cui non c’è più l’euro, di conseguenza, tutto sarebbe normale se il tasso fosse applicato a qualsiasi cosa, il costo del latte, il salumiere, le paghe e i debiti.

Per chi ha un mutuo o un prestito?

Se ho contratto un mutuo con la banca di 100.000 euro, questa pretenderà la restituzione dell’intero capitale, come stipulato in euro, oltre agli interessi. Se nel frattempo la lira si sarà svalutata del 30%, significa che la tua esposizione si sarà appesantita di una tale percentuale e difficilmente potrà essere sostenuta, necessitando di una rinegoziazione. Lo stesso dicasi per il debito pubblico, che contratto quasi tutto in euro, passerebbe in un attimo a quasi il 175% del pil per il solo effetto-cambio, perché è come se le esposizioni della nostra Pubblica Amministrazione fossero ormai in una valuta straniera rincarata. Servirebbe anche qui una rinegoziazione. Banche e famiglie italiane, detentrici di quasi i due terzi del nostro debito pubblico, accuserebbero il colpo, con le prime in possesso di 400 miliardi tra BoT e BTp a transitare per una crisi dalla potenza quadratica rispetto a quella vissuta in questi anni.

Conseguentemente a questa svalutazione si alzerebbero vertiginosamente i costi sul restante debito pubblico non ri-denominato. Si passerebbe così ad avere la bellezza di 672 miliardi di euro di debito privato. Cifre che potrebbero portare l’Italia ad una crisi economica senza precedenti, che potrebbe affossare il paese e la sua economia per molti anni. La nota positiva è che la moneta sarebbe molto più debole, ma l’economia del paese ne potrebbe giovare, grazie anche al minor peso del debito che sarebbe così ri-denominato su una moneta con valore inferiore.

Italexit, fuori euro, salvini, marine le pen

Ma l’economia del paese ne gioverebbe?

L’economia francese e italiana nonché i mercati obbligazionari combinati sono 20 volte più grandi (4 miliardi di euro) rispetto l’economia greca. Pertanto, qualsiasi cambiamento significativo nel panorama politico italiano e francese in termini di un governo di maggioranza populista metterebbe pressione sui mercati e sull’economia del paese. Non sappiamo però quali potrebbero essere le conseguenze per l’Euro, dal momento che l’uscita di un paese dall’asse potrebbe portare alla fine della moneta unica e a ridisegnare le politiche monetarie nazionali.

L’adozione di una moneta più debole di quella precedente e svalutata nell’ordine almeno del 30% potrebbe favorire la domanda interna, innescando una spirale positiva a livello di consumi, produzione e competitività dell’intero Paese. Le esportazioni, proprio in virtù del cambio di valuta, tornerebbero in tempi piuttosto brevi a salire considerato che prima dell’ingresso effettivo in Europa le piccole e medie aziende sulle quali si fonda il cuore dell’economia nazionale vantavano un volume di affari con l’estero invidiabile. La conseguenza sarebbe un aumento dell’occupazione e l’aumento dei tassi non sarebbe particolarmente decisivo, dato che sarebbe indice di un aumento dei consumi e quindi di occupazione.

Il problema nasce dal possibile e minacciato abbandono del nostro debito da parte dei mercati esteri, questo lascerebbe il paese in una situazione precaria, per molti anni. Chi professa l’abbandono della moneta unica come una benedizione a nostro avviso non ha idea di quali dolori l’Italia dovrà sopportare per rialzarsi in piedi. D’altro canto, restare inchiodati all’euro forse è paggio. L’Italia, è una questione di tempo, non potrà ripagare il suo debito pubblico. Oggi paghiamo 70 miliardi di interessi sul debito. Nei prossimi mesi sono destinati a crescere ed unite a questo una svalutazione immediata del cambio come detto.

Il punto non è se lasceremo l’euro, ma quando questo avverrà e soprattutto, l’Italia sarà capace di risollevarsi? Ai posteri, ardua sentenza.

giovedì 16 febbraio 2017

Bill Gates, analisi del suo portafoglio (ultima parte)

Bill Gates, analisi del suo portafoglio (prima di quattro parti)
Bill Gates, analisi del suo portafoglio (seconda di quattro parti)
Bill Gates, analisi del suo portafoglio (terza di quattro parti)

In uno dei tanti libri che ho letto di Warren Buffett, spesso l’Oracolo di Omaha faceva riferimento a Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo, come ad un amico. Bill Gates è molto di più, infatti, oltre ad aver seguito le orme di Buffett come investitore, Buy and Hold, il classico cassettista, nel suo portafoglio il 58% è costituito da azioni della Berkshire Hathaway (BRK.B), proprio la società di Warren Buffett.

La Fondazione Bill & Melinda ha un saldo di 18.5 miliardi dollari, infatti da quando Gates ha lasciato la Microsoft (MSFT) si è dato alla filantropia con sua moglie. Questo tipo di ricchezza è qualcosa che la maggior parte di noi può solo sognare. Non dimentichiamo che comunque Gates è un umano, è un investitore come noi, ha rivoluzionato il mondo con il suo Windows, ma è sempre alla ricerca di società sottovalutate per acquisti sul lungo termine, alcune delle quali diano anche buoni dividendi.

Come detto, Bill Gates è un amico personale di Warren Buffett, quindi non è una sorpresa vedere la Bill & Melinda Gates Foundation avere un approccio simile agli investimenti di Buffett. Nel suo portafoglio, elencato qui sotto infatti, possiamo vedere titoli ad alto rendimento di dividendo. La Fondazione Bill & Melinda possiede diverse aziende altamente redditizie, con vantaggi competitivi sostenibili. Molte delle società pagano dividendi agli azionisti e aumentano i dividendi nel corso del tempo.

Ecco gli ultimi 3 titoli portafoglio di Bill Gates composto da 15 azioni

AutoNation (AN)
Liberty LiLak Group (LILAK)
Arcos Dorados Holdings (ARCO)

AutoNation (AN)
AutoNation (AN) è il più grande rivenditore automobilistico negli Stati Uniti ed è il fornitore leader di veicoli nuovi e usati. Possiede e gestisce oltre 310 franchising in tutti gli Stati Uniti. L’attuale presidente, amministratore delegato e presidente è Mike Jackson, ex CEO di Mercedes-Benz del Nord America. L’Amministratore Operations è Bill Berman. E’ stata fondata nel 1996 dall’imprenditore H. Wayne Huizenga. A Fort Lauderdale, Florida.

Per noi AutoNation INC (AN) è un Buy. Il nostro rating è guidato da alcuni punti di forza notevoli che riteniamo dovrebbero avere un impatto maggiore sugli eventuali punti deboli e dovrebbero dare agli investitori una migliore opportunità sulle prestazioni rispetto alla maggior parte dei suoi competitor. I punti di forza della società sono un aumento del reddito, la crescita dei ricavi, interessanti livelli di valutazione e la crescita degli utili per azione.

La crescita dell’utile netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, ha superato quella dello S&P500 quella del settore di vendita al dettaglio. L’utile netto è aumentato del 18,3% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, passando da 97,50 milioni a 115,30 milioni di dollari. Nonostante il suo fatturato in crescita, l’azienda ha sottoperformato rispetto alla media del settore del 4,6%.

AutoNation ha migliorato gli utili per azione del 31,0% nel trimestre più recente rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. L’azienda ha mostrato un profilo di guadagni positivi nel corso degli ultimi due anni. Tuttavia ci aspettiamo una performance negativa nel prossimo anno. Durante lo scorso anno fiscale ha aumentato le sue stime dell’EPS a 4,17 rispetto ai 3,89 dollari. Per il prossimo anno, il mercato si aspetta una contrazione del 1,8% nei guadagni a 4,10 4.17 dollari.

AutoNation (AN), settore auto, investire dividendi, grandi investitori, medie mobili, analisi tecnica

Liberty LiLak Group (LILAK)
Liberty LiLak Group (LILAK) è una società di telecomunicazioni e televisiva americana. E’ stata costituita nel 2005 dalla fusione del braccio internazionale di Liberty Media e UGC (UnitedGlobalCom). Liberty Global è il più grande fornitore di servizi Internet a banda larga al di fuori degli Stati Uniti. Ha avuto un fatturato annuale di 18,3 miliardi nel 2015, con attività in 30 paesi e 47.000 dipendenti nel 2016. I suoi servizi via cavo passano attraverso 55,8 milioni di case, con 28,6 milioni di clienti o 59 milioni di RGU (abbonati video, internet e voce).

Liberty Global PLC per noi è Sell. Il rating è guidato da alcune preoccupazioni che riteniamo dovrebbero avere un impatto maggiore rispetto ai punti di forza e potrebbero rendere difficile per gli investitori ottenere risultati positivi rispetto alla maggior parte dei suoi competitor. Le debolezze della società sono viste in più aree, come ad esempio la sua crescita debole dell’utile per azione e il deterioramento l’utile netto.

Liberty Global PLC ha subito un brusco calo degli utili per azione nel recente trimestre rispetto alle sue prestazioni dello stesso trimestre di un anno fa. Per il prossimo anno, il mercato è in attesa di una contrazione del 322,7% degli utili a -0,58 contro $ 0,26 dollari per azione. La società, sulla base della variazione del risultato netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, ha significativamente sottoperformato rispetto allo S&P500. Il risultato netto è notevolmente diminuito del 1.642,4% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, scendendo da -5,90 milioni a -102,80 milioni di dollari.

Anche se l’attuale rapporto debito-equity è 1.33, è ancora al di sotto della media del settore, suggerendo che questo livello del debito è accettabile. A prescindere dai risultati un contrastanti con del debito-to-equity ratio, il quick ratio della società di 0,75 è debole.

Liberty LiLak Group (LILAK), settore media, telecomunicazione, investire azioni, migliori azioni 2017, bill gates

Arcos Dorados Holdings (ARCO)
Arcos Dorados Holdings (ARCO) è il più grande franchise McDonald nel mondo in termini di vendite per l’intero sistema e numero di ristoranti. Al 31 dicembre 2010 ha rappresentato il 6,7% dei ristoranti in franchising di McDonald a livello globale. Come il più grande operatore di ristoranti McDonald in America Latina e nei Caraibi, ha più di 94.000 dipendenti, essendo uno dei principali datori di lavoro della regione di giovani, titolari di posti di lavoro per la prima volta. Serve più di 4,3 milioni di clienti al giorno ed è la più grande catena di ristoranti Fast Food in America Latina e nei Caraibi.

Arcos Dorados Holdings per noi è Hold. Il nostro rating è dovuto da vari fattori, i punti di forza possono essere visti nella sua crescita dei ricavi, un ritorno notevole del capitale e livelli di valutazione ragionevoli. Tuttavia, in contrapposizione troviamo anche punti deboli, tra cui un elevato rischio di gestione del debito e margini di profitto piuttosto bassi.

La crescita dei ricavi hanno leggermente superato la media del settore del 2,6%. Poiché lo stesso trimestre di un anno fa i ricavi sono leggermente aumentati del 2,9%. La crescita dei ricavi della società sembra aver contribuito spingere verso l’alto l’utile per azione. Alimentato da una forte crescita degli utili del 94.11% e di altri importanti fattori di guida, questo titolo è salito del 151.98% nel corso dell’ultimo anno, superando l’aumento dell’indice S&P500 nello stesso periodo. Per quanto riguarda il futuro delle azioni, il nostro rating hold indica che non è consigliabile ulteriori investimenti in questo titolo nonostante i suoi guadagni nel corso dell’anno passato.

Il margine di profitto lordo è piuttosto basso; Attualmente è al 15.42%. E’ diminuito rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Insieme a questo, il margine di profitto netto di -0,23% è significativamente inferiore a quello della media del settore. Attualmente il rapporto debito-equity di 1,73 è abbastanza alto rispetto alla media del settore, suggerendo che l’attuale gestione dei livelli di debito deve essere rivalutata.

Arcos Dorados Holdings (ARCO), macdonald, investire dividendi, catene ristoranti, caraibi, bill gates, warren buffet, grandi investitori

venerdì 10 febbraio 2017

Uranio, cosa ha fatto scattare la scintilla della sua crescita da Novembre

Da Novembre l’ETF Global X Uranium (URA) (ETF che segue lo spot dell’Uranio) è salito di quasi il +60%, cerchiamo di capire quali siano stati i fattori scatenanti di questo rally e soprattutto se questo può continuare. Alla base della mia analisi ci sono alcuni punti chiave importanti, la riapertura imminente del reattore nucleare in Cina, un aumento di centrali nucleari in Cina e India, l’apertura di nuovi impianti negli Stati Uniti e un taglio della produzione in Russia. Questi i fattori principali, ma cerchiamo di analizzarli singolarmente.

Il Giappone riaprirà 8 siti nucleari entro il 2018

Il governo Giapponese si appresta ad aprire un impianto di trattamento di combustibile nucleare esausto in grado di produrre plutonio per fabbricare fino a mille bombe atomiche all’anno. Indipendentemente dall’economia, i fondamenti della dipendenza energetica del Giappone da combustibili importati, il riavvio dei reattori nucleari del Giappone è principalmente una politica guidata da un innalzamento del settore armi. Il Giappone ha 42 reattori nucleari. Solo 2 sono operativi, altri 2 sono stati riavviati e poi fermati da una ingiunzione del tribunale. L’istituto dell’energia del Giappone pensa che 7 reattori saranno avviati entro la fine di marzo 2017 e un ottavo entro il 19 per marzo 2018.

Il programma nucleare pacifico del Giappone – quello che ha prodotto la tragedia di Fukushima Daiichi si basava sul fatto che si procedesse al ritrattamento solo per soddisfare i bisogni di combustibile nucleare delle centrali nucleari del Paese, ma lungo questa strada il governo e la lobby nucleare giapponese hanno trovato diverse difficoltà. Inoltre, con il calo del costo dell’uranio sui mercati internazionali, il ri-processamento del plutonio è diventato troppo costoso.

Cameco (CCJ) proprio la settimana scorsa è entrata in una disputa contrattuale con TEPCO denunciando una violazione del loro contratto. Tra le tante persone e le questioni che ostacolano Cameco c’è il governatore di una prefettura locale che ospita alcuni dei reattori della TEPCO.

Global X Uranium (URA), ETF Uranio, investire uranio, commodities, investire materie prime

Cina, India e Stati Uniti apriranno nuovi reattori nucleari

La Cina ha fatto sapere che entro il 2030 costruirà almeno trenta nuove centrali nucleari, lo ha riferito Sun Qin, presidente di China national nuclear corporation. Pechino sta stringendo importanti accordi bilaterali di cooperazione nucleare con molti paesi, tra cui, Egitto, Giordania, Argentina, Brasile, Francia e Regno Unito. Attualmente la Cina possiede trenta reattori nucleari con una capacità totale di ventotto milioni di gigawatt.

Quando era ancora in carica, l’ex presidente Usa Barack Obama e il primo ministro indiano Narendra Modi raggiunsero un accordo sull’avvio di lavori di costruzione di 6 reattori nucleari in India, un passo fondamentale per la chiusura del primo accordo sul nucleare civile USA-India firmato oltre un decennio fa e che la destra induista – ora al governo – aveva contestato insieme ai Partiti comunisti indiani perché violava la sovranità indiana.

Nella dichiarazione congiunta Usa-India si legge che India e US Export-Import Bank lavoreranno insieme per un pacchetto di finanziamenti competitivo per costruire i 6 reattori nucleari e che la progettazione del sito in India potrà iniziare nel 2017.

Obama visita India, accordo costruzione reattori nucleari, investire uranio

Il Kazakistan taglia la produzione di Uranio

Il mercato dell’uranio è stato in declino per più di dieci anni, con il crollo dei prezzi dai massimi intorno ai 140 $ per libbra nel 2007 ai livelli più bassi nel 2016, al di sotto dei 20 $ per libbra. Il mercato ha preso un ulteriore colpo dopo che il Giappone ha chiuso i suoi reattori nucleari a seguito del disastro di Fukushima nel 2011, con i prezzi spot che hanno perso più della metà del loro valore.

L’uranio è salito negli ultimi mesi anche grazie al Kazakistan, che ha riferito di una produzione del 10 per cento quest’anno, dopo i prezzi crollati nel 2016

Il taglio del 10% è stato abbinato ad un aumento del 10% del prezzo che ha raggiunto i 24,25 per libbra subito dopo la notizia. In un’intervista a Radio Palisade, David Cates, presidente e CEO di Denison Mines Corp. (DNN), ha notato che la sua azienda ha visto un aumento di volumi e del prezzo delle azioni dopo l’annuncio. Cates vede i guadagni recenti come “sostenibili”, notando che crede che il mercato è stato ipervenduto ed era in totale apatia. La riduzione della produzione di Kazatomprom rappresenta un fattore importante.

Minatori come Denison (DNN) e Cameco Corp. (CCJ) sono in grado di beneficiare dei tagli. Esploratori e sviluppatori come NexGen Energy Ltd. (NXGEF), Fission Uranium Corp. (FCU) e UEX Corp. (UEX), con progetti in Athabasca in Canada, hanno visto un movimento verso l’alto dei prezzi dei loro titoli azionari a seguito del bando di Kazatomprom. Il titolo americano Energy Fuels Inc. (EFR) è aumentato del +35% dall’inizio del 2017.

Denison Mines Corp. (DNN), investire materie prime, miniere uranio, taglio produzione, nuove centrali nucleari

mercoledì 8 febbraio 2017

Bill Gates, analisi del suo portafoglio (terza di quattro parti)

Bill Gates, analisi del suo portafoglio (prima di quattro parti)
Bill Gates, analisi del suo portafoglio (seconda di quattro parti)

In uno dei tanti libri che ho letto di Warren Buffett, spesso l’Oracolo di Omaha faceva riferimento a Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo, come ad un amico. Bill Gates è molto di più, infatti, oltre ad aver seguito le orme di Buffett come investitore, Buy and Hold, il classico cassettista, nel suo portafoglio il 58% è costituito da azioni della Berkshire Hathaway (BRK.B), proprio la società di Warren Buffett.

La Fondazione Bill & Melinda ha un saldo di 18.5 miliardi dollari, infatti da quando Gates ha lasciato la Microsoft (MSFT) si è dato alla filantropia con sua moglie. Questo tipo di ricchezza è qualcosa che la maggior parte di noi può solo sognare. Non dimentichiamo che comunque Gates è un umano, è un investitore come noi, ha rivoluzionato il mondo con il suo Windows, ma è sempre alla ricerca di società sottovalutate per acquisti sul lungo termine, alcune delle quali diano anche buoni dividendi.

Come detto, Bill Gates è un amico personale di Warren Buffett, quindi non è una sorpresa vedere la Bill & Melinda Gates Foundation avere un approccio simile agli investimenti di Buffett. Nel suo portafoglio, elencato qui sotto infatti, possiamo vedere titoli ad alto rendimento di dividendo. La Fondazione Bill & Melinda possiede diverse aziende altamente redditizie, con vantaggi competitivi sostenibili. Molte delle società pagano dividendi agli azionisti e aumentano i dividendi nel corso del tempo.

Ecco i terzi 4 titoli del suo portafoglio comporto da 16 azioni

Coca-Cola FEMSA SAB (KOF)
Grupo Televisa SAB (TV)
Walgreens Boots Alliance (WBA)
Liberty Global Plc (LBTYK)

Coca-Cola FEMSA SAB (KOF)
Coca-Cola FEMSA SAB (KOF) produce, commercializza e distribuisce la bevanda Coca-Cola (KO). Offre una linea completa di bevande gassate e non. Vende i suoi prodotti attraverso centri di distribuzione e rivenditori in Messico, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Venezuela, Brasile, Argentina e Filippine. Coca-Cola FEMSA è il più grande imbottigliatore di franchising in tutto il mondo. Il titolo è un ottimo modo per ottenere un’esposizione a due interessanti mercati emergenti: America Latina e in Asia meridionale.

Per noi il rating è hold. I principali fattori che hanno influenzato il nostro rating sono vari, alcuni punti deboli mostrano un andamento negativo per questo titolo rispetto alla maggior parte degli altri competitor. I punti di forza della società possono essere vari, come ad esempio la sua crescita dei ricavi, livelli di valutazione ragionevoli e in gran parte una solida posizione finanziaria con livelli di debito bassa. Tuttavia in contrapposizione troviamo anche le debolezze, tra cui una performance generalmente deludente e la crescita debole degli utili della società per azione.

La crescita dei ricavi ha leggermente superato la media del settore dello 0,3%. Poiché lo stesso trimestre di un anno fa, i ricavi sono leggermente aumentati del 7,2%. La crescita dei ricavi sembra aver toccato le stime societarie al ribasso. La crescita dell’utile netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa ha superato quello dell’industria Bevande, ma è inferiore a quella dello S&P500. Il risultato netto è aumentato del 3,7% rispetto al medesimo quarto di un anno prima, passando da 99,20 milioni a 102.920.000 milioni di dollari.

Questa società ha registrato un utile e riteniamo che sia probabile un calo degli stessi nel prossimo anno. Durante lo scorso anno fiscale, Coca-Cola FEMSA SAB de CV ha riferito guadagni più bassi di 2,87 rispetto ai 3,45 dell’anno precedente. Per il prossimo anno, il mercato si aspetta una contrazione dell’11,1% nei guadagni a 2,55 contro 2,87 dollari di EPS.

Coca-Cola FEMSA SAB (KOF), settore bevande, analisi tecnica, medie mobili, migliori azioni 2017

Grupo Televisa SAB (TV)
Grupo Televisa SAB (TV) è un conglomerato di media diversificato. In tutto, Televisa gestisce 26 marchi di pay-tv e reti televisive, operatori via cavo e servizi over-the-top in oltre 50 paesi. Negli Stati Uniti opera tramite Univision. Inoltre possiede una partecipazione di maggioranza in Cielo, un fornitore di televisione via satellite in Messico, Repubblica Dominicana e America centrale. Televisa pubblica anche su riviste, trasmissioni radio, sport professionistico, intrattenimento dal vivo e produzione di film e giochi.

Per noi il rating di Televisa è hold. I principali fattori che hanno influenzato il nostro rating sono vari, per prima cosa una certa forza che indica un possibile andamento positivo o rispetto agli altri titoli del settore. Tra i punti di forza principali dell’azienda c’è l’espansione dei suoi margini di profitto nel corso del tempo. Allo stesso tempo, però, troviamo anche debolezze tra cui una performance generalmente deludente del titolo e il deterioramento dell’utile netto che appare deludente.

Il margine di profitto lordo è piuttosto elevato; Attualmente è al 64.49%. E’ aumentato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Televisiva, con il suo calo del fatturato ha sottoperformato rispetto alla media del settore del 24,0%, poiché lo stesso trimestre di un anno prima, i ricavi sono scesi dello 0,9%. La debolezza dei ricavi della società hanno modificato le stime societarie al ribasso , riducendo l’utile per azione.

Televisa ha subito un brusco calo degli utili per azione nel trimestre più recente rispetto alla sua performance rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. La società ha riportato guadagni volatili di recente. Riteniamo che sia importante segnalare un calo degli utili nel prossimo anno. Durante l’ultimo anno fiscale, ha aumentato le sue stime dell’EPS a 1,24 contro 0,71. Per il prossimo anno, il mercato si aspetta una contrazione del 60,9% nei guadagni a 0,49 contro 1.24 $

Grupo Televisa SAB (TV), portafoglio Bill Gates, Warren Buffett, grandi investitori

The Walgreen Company (WBA)
The Walgreen Company (WBA) è la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti. il 31 maggio 2014, la società opera con 8217 negozi in 50 stati. Fu fondata a Chicago, nell’Illinois, nel 1901. Nel 2014 la società si è accordata per acquisire il rimanente 55% della Alliance Boots con sede in Svizzera. Secondo i termini d’acquisto, le due compagnie il 31 dicembre 2014 si sono fuse per formare la Walgreens Boots Alliance Inc., mentre Walgreens è diventata una filiale della nuova compagnia, che ha mantenuto la sua sede a Deerfield, rimanendo quotata al Nasdaq sotto il simbolo WBA.

Per noi Walgreen Company (WBA) è un Buy. Il nostro rating è dettato da forti fondamentali che riteniamo dovrebbero avere un impatto maggiore sugli eventuali punti deboli e dovrebbero dare agli investitori una migliore opportunità rispetto alla maggior parte delle azioni analizzate. I punti di forza della società possono essere visti in più aree, come ad esempio la sua gran solidità finanziaria con livelli di debito ragionevoli, un aumento del prezzo delle azioni durante l’anno passato e una crescita dell’utile netto.

Il rapporto debito-equity è un po’ bassa, attualmente a 0,64, ed è inferiore a quella della media del settore, implica che vi è stato un impegno con successo nella gestione dei livelli di debito. Sebbene la società ha avuto un forte rapporto debito-equity, il quick/ratio di 0.89 è un po’ debole e potrebbe essere motivo di problemi futuri. I guadagni per azione del trimestre più recente sono stati leggermente al di sotto delle stime. La società ha subito un calo degli utili per azione nel corso dell’ultimo anno.

Tuttavia, prevediamo questa tendenza si inverta nel 2017. Durante lo scorso anno fiscale, ha registrato un utile di 3,82 rispetto ai 4,02 dell’anno precedente. Quest’anno il mercato si aspetta un miglioramento del risultato a 4,99 contro $ 3,82. Inoltre in qualsiasi altro ambiente, questo titolo ha ancora un buon potenziale rialzo nonostante il fatto che sia aumentato nel corso dell’ultimo anno. Questo implica una debolezza minore nell’organizzazione. Rispetto ad altre aziende del settore e il mercato globale, il ritorno di Walgreens Alliance Boots supera la media del settore e lo S&P500.

The Walgreen Company (WBA), settore beni di consumo, analisi tecnica, WBA, Bill Gates, incrocio medie mobili, analisi fondamentale

Liberty Global Plc (LBTYK)
Liberty Global Plc (LBTYK) è il più grande fornitore televisivo e internet a livello internazionale. In tutto, la società opera in 30 paesi e genera più di 20 miliardi di dollari di fatturato annuo. La società e le sue varie filiali forniscono il servizio a 29 milioni di clienti. Il suo marchio principale in Europa è Virgin Media. Ha anche i marchi Ziggo, Unitymedia, Telenet e UPC. E’ suddiviso in due imprese, che sono Liberty Global Group e LiLAC. LiLAC opera in America Latina e Caraibi. Ogni segmento-Liberty Global Group e LiLAC hanno tre classi di azioni ciascuno. Questa classe di azioni corrisponde al Global Gruppo Liberty.

Liberty Global Plc (LBTYK) per noi è un titolo pericoloso. I molteplici punti deboli crediamo abbiamo un impatto maggiore rispetto ai punti di forza della società. Questo potrebbe rendere più difficile per gli investitori ottenere risultati positivi nel medio periodo. Le debolezze della società possono essere viste in più aree, come ad esempio la sua crescita insignificante del reddito netto, in genere questo viene visto come una cattiva gestione del debito che appare elevato, debole cash flow operativo e crescita debole degli utili per azione.

Sulla base della variazione del risultato netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, ha significativamente sottoperformato rispetto allo S&P500 e l’industria dei media. Il risultato netto è significativamente diminuito del 263% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, scendendo da 102,90 milioni a 167,70 milioni di dollari. Il rapporto debito-equity è molto elevato a 4,93 e attualmente superiore alla media del settore, il che implica rischi associati alla gestione dei livelli di debito all’interno della società. Insieme a questo, l’azienda ha un quickratio dello 0,23, il che dimostra chiaramente l’impossibilità di coprire esigenze di cassa a breve termine.

Liberty Global ha subito un brusco calo degli utili per azione nel recente trimestre rispetto alle sue prestazioni dello stesso trimestre di un anno fa. La società ha riportato una tendenza di calo dell’utile per azione nel corso degli ultimi due anni. Tuttavia la stima di consenso suggerisce che questa tendenza dovrebbe invertirsi nel prossimo anno. Durante lo scorso anno fiscale, ha riportato scarsi risultati di 1,37 rispetto ai 1,26 dell’anno precedente. Quest’anno il mercato si aspetta un miglioramento degli utili 0.15 contro 1.37 dollari di EPS.

Liberty Global Plc (LBTYK), settore televisivo, analisi fondamentale, settore internet, medie mobili, RSI

venerdì 3 febbraio 2017

Bill Gates, analisi del suo portafoglio (seconda di quattro parti)

Bill Gates, analisi del suo portafoglio (prima di quattro parti)

In uno dei tanti libri che ho letto di Warren Buffett, spesso l’Oracolo di Omaha faceva riferimento a Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo, come ad un amico. Bill Gates è molto di più, infatti, oltre ad aver seguito le orme di Buffett come investitore, Buy and Hold, il classico cassettista, nel suo portafoglio il 58% è costituito da azioni della Berkshire Hathaway (BRK.B), proprio la società di Warren Buffett.

La Fondazione Bill & Melinda ha un saldo di 18.5 miliardi dollari, infatti da quando Gates ha lasciato la Microsoft (MSFT) si è dato alla filantropia con sua moglie. Questo tipo di ricchezza è qualcosa che la maggior parte di noi può solo sognare. Non dimentichiamo che comunque Gates è un umano, è un investitore come noi, ha rivoluzionato il mondo con il suo Windows, ma è sempre alla ricerca di società sottovalutate per acquisti sul lungo termine, alcune delle quali diano anche buoni dividendi.

Come detto, Bill Gates è un amico personale di Warren Buffett, quindi non è una sorpresa vedere la Bill & Melinda Gates Foundation avere un approccio simile agli investimenti di Buffett. Nel suo portafoglio, elencato qui sotto infatti, possiamo vedere titoli ad alto rendimento di dividendo. La Fondazione Bill & Melinda possiede diverse aziende altamente redditizie, con vantaggi competitivi sostenibili. Molte delle società pagano dividendi agli azionisti e aumentano i dividendi nel corso del tempo.

Ecco i secondi 4 titoli del suo portafoglio comporto da 16 azioni

Wal-Mart (WMT)
Ecolab (ECL)
FedEx (FDX)
United Parcel Service (UPS)

Wal-Mart (WMT)
Wal-Mart (WMT) è un altro grande esempio di società con vantaggi competitivi durevoli nel tempo. E’ il più grande rivenditore al mondo, con un fatturato annuo di circa 500 miliardi di dollari. L’azienda sta dominando il settore retail, mantenendo un focus laser-like sulla riduzione dei costi in tutto il mondo, in particolare nella catena di approvvigionamento e di distribuzione.

Nonostante il fatturato in crescita, l’azienda ha sottoperformato rispetto alla media del settore del 10,5%. Dal momento che nello stesso trimestre di un anno fa, i ricavi sono leggermente aumentati dello 0,7%. Questa crescita dei ricavi non sembra aver modificato le stime societarie che vedono un calo degli utili per azione.

Il rapporto debito-equity è un basso, attualmente a 0,64, ed è inferiore alla media del settore, il che implica che vi è stato un impegno importante nella gestione dei livelli di debito. Anche se l’azienda ha un forte rapporto debito-equity, il quick/ratio a 0.15 è molto debole e dimostra una mancanza di capacità di pagare gli obblighi a breve termine.

La società, sulla base della variazione del risultato netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, ha significativamente sottoperformato lo S&P500 e quello del settore staples. Il cash flow operativo netto è diminuito marginalmente a 4,713 milioni o il 3,87% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Inoltre, quando si confrontano il tasso di generazione di cassa con la media del settore, l’azienda ha una crescita significativamente inferiore.

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Ecolab (ECL)
Ecolab (ECL) è una società che produce prodotti per la pulizia. Opera in vari segmenti: industriale globale, istituzionale, energetico e altro. Un’altra categoria comprende l’eliminazione dei parassiti e la cura delle attrezzature. Il gruppo industriale prevede il trattamento delle acque, la pulizia, e servizi igienico-sanitari alle grandi imprese industriali. La base di clienti industriali è costituita principalmente da alimenti e bevande, produzione, prodotti chimici e le compagnie minerarie. I servizi di business istituzionali sono specializzati in prodotti e servizi per la ristorazione, alberghi, assistenza sanitaria e vendita al dettaglio industriale. Questo segmento produce prodotti come biancheria e prodotti per le pulizie. Il segmento Global Energy detiene il marchio Nalco. Nalco fornisce servizi di trattamento delle acque chimiche e per l’industria petrolifera e del gas.

Secondo noi Ecolab è un Buy. La nostra analisi è spinta da aspetti positivi importanti che riteniamo dovrebbero avere un impatto maggiore rispetto agli eventuali punti deboli e dovrebbe dare agli investitori una migliore opportunità di prestazioni rispetto alla maggior parte dei titoli.

La crescita dell’utile netto rispetto allo stesso trimestre di un anno fa, ha notevolmente superato quello dello S&P500 e dell’industria chimica. L’utile netto è aumentato del 45,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, passando da 257,80 milioni a 374,10 milioni di dollari. Il margine di profitto lordo è piuttosto elevato; Attualmente è al 55,10%. Aumentato rispetto il trimestre dell’anno precedente.

Ecolab ha migliorato gli utili per azione del 47,7% nel trimestre più recente rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. Questa società ha registrato un utile in qualche modo volatile, ma riteniamo che sia in crescita l’EPS nel prossimo anno. Durante lo scorso anno fiscale, Ecolab ha registrato un utile più basso di 3,32 contro 3,93 dollari dell’anno precedente. Quest’anno, il mercato si aspetta un miglioramento del risultato 4.40 contro 3.32.

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FedEx (FDX)
FedEx (FDX) è una holding. Fornisce un portafoglio di trasporto e-commerce e servizi alle imprese con il marchio FedEx. La società opera in quattro segmenti: FedEx Express, FedEx Ground, FedEx Freight e FedEx Service. Federal Express Corporation (FedEx Express) è una società di trasporto espresso, offre consegne entro 1-3 giorni lavorativi. FedEx Ground (FedEx Ground) è un fornitore di servizi di consegna via terra.

Fedex per noi è un Buy. Il cash flow operativo e l’andamento del titolo sono solidi. I suoi punti di forza superano il fatto che la società mostra bassi margini di profitto. La crescita dei ricavi ha leggermente superato la media del settore del 12,1%. Poiché lo stesso trimestre di un anno fa, i ricavi erano aumentati del 19,9%. La crescita dei ricavi della società sembra aver contribuito a incrementare i guadagni per azione.

FEDEX ha migliorato gli utili per azione del 6,1% nel trimestre più recente rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. L’azienda ha mostrato un profilo di guadagni positivi. Riteniamo che questa tendenza dovrebbe continuare. Durante lo scorso anno fiscale, ha aumentato le sue stime a 6,44 rispetto ai 3,60 dell’anno precedente. Quest’anno, il mercato si aspetta un miglioramento a 12,15 contro 6.44 dollari.

Il cash flow operativo netto è aumentato a 1,664 mialirdi o del 37.18% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Inoltre, ha notevolmente superato il tasso di crescita dei flussi di cassa media del settore. Gli investitori hanno evidentemente cominciato a riconoscere i fattori positivi. Nell’ultimo anno infatti ha realizzato una plusvalenza del 39% esclusi i dividendi.

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United Parcel Service (UPS)
United Parcel Service (UPS) è una società di spedizioni che opera negli Stati Uniti. E’ un fornitore di soluzioni globali di supply chain management. L’azienda offre pacchetti di spedizione per ogni giorno lavorativo a circa 1,1 milioni di clienti con 7,7 milioni di destinatari in oltre 220 paesi.

Nonostante il suo fatturato in crescita, l’azienda ha sottoperformato rispetto alla media del settore del 12,2%. Dal momento che nello stesso trimestre di un anno prima i ricavi sono leggermente aumentati del 5,5%. Questa crescita dei ricavi non sembra aver modificato le stime della società, che vedono un calo degli utili per azione.

La società ha notevolmente aumentato il suo ROE rispetto allo stesso trimestre di un anno prima. Questo è un segnale di forza significativa all’interno della società. Rispetto ai competitor del settore e il mercato globale, United Parcel Service supera in modo significativo la media del settore e lo S&P500. Il cash flow operativo netto è leggermente aumentato a 1.110 miliardi o il 9,35% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Nonostante un aumento del flusso di cassa, il tasso di crescita dei flussi di cassa di United Parcel Service sono comunque inferiore al tasso di crescita media del settore.

Il margine di profitto lordo è attualmente basso, attestandosi a 0,80%. Le ultime trimestrali hanno messo a nudo un problema di debolezza nelle stime del prossimo trimestre. Il titolo da inizio anno è in negativo.

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