mercoledì 11 gennaio 2017

Investire nel 2017, quali sono i segnali macro da seguire

Il 2017 ormai è iniziato e molti economisti e analisti avranno detto la loro su cosa si attendono per quest’anno, diamo anche una nostra visione come Domino Solutions per capire cosa ci potremmo attendere in alcuni settori importanti.

Partiamo ovviamente da quello che potrebbe accadere a livello geopolitico. Le aspettative dello scorso anno avevano previsto che il 2016 sarebbe terminato con un mercato toro globale soprattutto nel settore azionario mentre i rendimenti dei titoli rimanevano relativamente bassi, di seguito vi presenteremo le questioni più importanti che possono preoccupare gli investitori dai i primi giorni delle negoziazioni andando avanti nell’anno che si svolgerà.

Insediamento di Donald Trump
Donald Trump potrà essere una delusione ?
Gli investitori all’inizio di dicembre 2016 erano fiduciosi che la combinazione delle normative di Donald Trump nell’ambito economico avrebbero aiutato le aziende americane a produrre margini di profitto più alti. In questo modo c’è stato una grande rotazione col denaro che è passato dagli investimenti in obbligazioni verso i titoli azionari.

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Lo Standard & Poor’s 500, il Dow Jones Industrial Average e il Nasdaq Composite hanno tutti avuto un rialzo intorno all’8% e il 10% a partire dall’8 di novembre 2016. Il rendimento sui titoli del Tesoro a 10 anni nel frattempo è salito dell’1,32% nel mese di luglio al 2,5% del mese di novembre, una crescita rapida che proprio sottolinea ciò che dicevamo e cioè il passaggio di consegna di denaro dalle obbligazioni verso le azioni.

E’ troppo presto comunque per dire che il mercato azionario in questo momento è in una fase di trend rialzista, diciamo che aspettiamo ancora alcune conferme tra cui l’insediamento dello stesso Trump che avverrà il prossimo 20 gennaio. Noi crediamo che Wall Street possa raggiungere nuovi massimi e i titoli azionari di bassa e media capitalizzazione possano salire ancora di molto.

La Brexit in Europa
In che modo l’Europa e il Regno Unito potranno gestire la brexit ?
Questo potrebbe essere un punto fondamentale soprattutto per la sterlina e gli indicatori di rischio politico e potranno fornire forti opportunità commerciali nel 2017, il Regno Unito ha rinunciato definitivamente ad un accesso al mercato unico per avere il pieno controllo dei propri confini, questo ha portato gli investitori ad abbassare il valore delle attività dello stesso Regno Unito vedendo la sterlina al ribasso e mettendo in dubbio Londra come uno dei più grandi centri di finanziatori mondiali.

La debolezza dell’euro nei confronti della sterlina sugli sviluppi della Brexit ci ha suggerito che potrebbe esserci una riduzione proprio della politica monetaria inglese. Una previsione stravagante fatta da Saxo Bank vede l’euro scendere di 73 pips sulla base del fatto che l’Unione europea sarà costretta ad agire velocemente a causa delle forti forze migratorie verso l’Europa dal Regno Unito. C’è anche la questione di ciò che significa Brexit per il futuro dell’euro, con la Francia, l’Olanda, l’Italia e la Germania che nel 2017 saranno in piena elezione e se i movimenti anti euro prenderanno il sopravvento, come è successo in Gran Bretagna anche la Germania potrà rivalutare il proprio salvataggio di Deutsche Bank.

Il Petrolio verso i 70 $
Il petrolio finalmente raggiungerà un equilibrio di prezzo ?
La fornitura di petrolio dei più grandi produttori al mondo sarà, dal primo giorno di negoziazione del mese di gennaio, tagliato come avevano definito i membri dell’Opec come Arabia Saudita e Russia. A Ottobre alla fine avevano deciso di ridurre la produzione a seguito di un accordo globale per tagliare le forniture per la prima volta dopo la crisi finanziaria che ha colpito il petrolio anni fa.

Sicuramente ci sarà ancora più interesse e il ritorno da parte degli Stati Uniti verso gli scisti bituminosi e i recuperi di approvvigionamenti dalla Libia e Nigeria, nazioni che fino adesso erano conflittuali con il contratto sul petrolio, potranno far abbassare gli approvvigionamenti.

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L’esito di questa incognita determinerà quanto è se l’offerta e la domanda di petrolio entreranno in equilibrio nel 2017 e se i prezzi rimarranno al di sopra dei 50 dollari al barile, fino ad allora crediamo che i mercati entreranno in una modalità attendere e vedere.

Se i membri dell’Opec e i paesi cooperanti come la Russia avranno successo, si potrà finalmente parlare di uno svuotamento dei serbatoi in eccesso da parecchi mesi e questo potrà porre fine alla sovrabbondanza di approvvigionamenti della materia prima. Secondo il Bloomberg commodity index, un paniere di 22 contratti a termine, la sovrabbondanza è aumentata del 12% nel 2016 il suo primo aumento a partire dal 2010. Oltre al petrolio però ci sono anche i metalli industriali come lo zinco e rame che hanno hanno aumentato i loro prezzi nelle speranze che la crescita globale possa essere più forte e sostenibile nel futuro.

Le banche sono finalmente fuori dal tunnel
Gli indici azionari bancari in Giappone, Europa e Stati Uniti hanno registrato movimenti a doppia cifra nella metà del 2016, questo cambio segna un nuovo inizio per il settore che è stato afflitto dalle preoccupazioni sull’erosione della redditività dai bassi tassi di interesse, alla rigorosa regolamentazione e ha multe per cattivi comportamenti.

Secondo noi una delle cause più importanti sull’ottimismo e la prospettiva dell’innalzamento dei tassi di interesse, questo aiuterà la crescita economica ad essere più forte, grazie anche alla politica negli switch monetari e le misure fiscali per il prossimo. Un aumento del rendimento dei titoli a lungo termine aiuteranno le banche e i loro margini di profitto, grazie all’aumento dei valori sui prestiti e mutui, quindi noi restiamo ampiamente rialzisti sulle banche e sul settore.

In Europa al contrario le cose potrebbero complicarsi, le banche stanno soffrendo parecchio e un aumento dei tassi pare assai lontano. I salvataggi non aiuteranno gli istituti ad uscire dalle cattive gestioni manageriali degli ultimi anni.

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La crescita negli Stati Uniti continuerà

La crescita reale negli Stati Uniti è salita di un bel 2% così come il tasso di inflazione, mentre il tasso di disoccupazione è passato dal 12% del 2008 al 4,9% del 2016, questi dati suggeriscono che un livello più alto dei tassi di interesse potrà aiutare le grandi imprese ad avere dei margini lordi più alti se uniamo a questo il fatto che Donald Trump potrebbe attuare delle modifiche alle tassazione delle multinazionali, soprattutto all’estero potrebbe riportare gli Stati Uniti ad essere di nuovo una superpotenza come è successo nei dodici cicli precedenti iniziati nel 1945 dopo la seconda guerra mondiale.

La vittoria elettorale di Donald Trump ha intensificato il ribasso delle attività economiche che hanno stimolato un fuggi generale dei fondi azionari e obbligazionari nei mercati emergenti a un ritmo che non si vedeva dal 2013. Il pesos messicano e lira turca sono piombati ai minimi storici con il post elettorale di Trump che ha stimolato un dollaro più forte e rendimenti obbligazionari più elevati, solo la Russia sembra sfuggire a questa tendenza in parte grazie alla “connessione” tra Donald Trump è Vladimir Putin.

Col capitale che scorre fuori dalla Cina nonostante gli sforzi per arginarla, i mercati emergenti si aspettano ulteriori aumenti dei tassi negli Stati Uniti nel 2017, gli investitori dei mercati emergenti si stanno concentrando sulla differenziazione e la gestione del rischio.

giovedì 5 gennaio 2017

Azioni con dividendo da acquistare per il 2017

I titoli con dividendo scelti, sono ottime aziende con un forte flusso di cassa, per cui candidati ad una crescita nel 2017, inoltre hanno ottimi dividendi che potranno essere intascati in attesa della plusvalenza sul prezzo.

Giusto un anno fa, nel giro di 2 settimane il mercato è sceso di quasi un 10%, diventando cosi un ottimo momento per gli acquisti, dovendo però superare la paura di acquistare con un mercato in calo. Ad esempio se aveste acquistato l’ETF sullo S&P500 ad inizio 2016 avreste realizzato un +12%, se lo aveste acquistato il 16 febbraio avreste realizzato a fine anno un +21%, non male direi.

Ciò che ci ha insegnato è che ignorando i catastrofismi di alcuni mezzi di informazione finanziaria, si possono ottenere ottimi rendimenti futuri acquistando titoli con dividendo durante le correzioni di mercato. Ora però ci troviamo ad affrontare un dilemma diverso.

Negli ultimi due mesi, il mercato azionario si è spostato nettamente in alto. Molti esperti prevedono un’altra correzione come lo scorso anno. Il fatto che così tanti ci credono, mi porta a pensare che possa non accadere. La questione ora è come mettere soldi a lavorare sul mercato azionario, con gli indici principali che hanno raggiunto, o sono vicini ai livelli record. Quale idea può essere considerata buona se è impostata per una perdite a breve termine e un rendimento di lungo inferiore alla media.

Per ottenere rendimenti decenti da qui in avanti, il consiglio è di iniziare, cercando in titoli che non hanno partecipato al rally di fine 2016. Ci sono un sacco di titoli che hanno registrato rendimenti negativi o vicini allo zero negli ultimi sei mesi. Per molti di questi titoli, però, lo scarso rendimento è dovuto ad una società con scarse performance.

Tuttavia, ci sono aziende con forti attività e interessanti prospettive di crescita, ma con i prezzi delle loro azioni in ritardo in modo significativo rispetto al mercato globale nel corso dell’ultimo anno. Per trovare queste azioni con un forte potenziale futuro, bisogna ricercare tra quelle che hanno avuto una performance di borsa negativa e poi scavare attraverso i dati finanziari per trovare quelle aziende con rendimenti interessanti, flussi di cassa stabili e crescenti, oltre a forti prospettive di crescita continua.

Di seguito alcune aziende le cui azioni non sono andate benissimo ma che hanno buone prospettive.

Western Refining Logistics LP (WNRL) possiede, gestisce, sviluppa e acquisisce terminali, serbatoi, tubazioni e altre attività di logistica. La società genera ricavi principalmente da canoni e tariffe per il trasporto di petrolio greggio e raffinati e di altri prodotti attraverso i suoi terminali e oleodotti. La società è stata fondata il 17 luglio 2013 e ha sede a El Paso, TX.

Il titolo è in calo del 8,1% nel corso dell’ultimo anno. Questo MLP ha aumentato il suo dividendo del 10%/12% all’anno e ha uno yield del 7,9%. Sponsor di WNRL, Western Refining Inc. (WNR), che si fonderà con Tesoro Corporation (TSO) quest’anno. E’ probabile che WNRL finirà per fondersi con Tesoro Logistics LP (TLLP) ed essere tolta dal mercato ad un prezzo superiore.

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Omega Investors Healthcare Inc. (OHI) opera come un fondo di investimento immobiliare, che investe nel settore sanitario a lungo termine con particolare attenzione alle strutture di cura specializzate situate negli Stati Uniti. La società è stata fondata il 31 marzo 1992 ed ha sede a Hunt Valley, MD.

Omega Healthcare Investors Inc. ha aumentato il suo dividendo per 18 trimestri consecutivi. Eppure il titolo ha avuto un rendimento totale negativo del 4,7% l’anno scorso. L’attuale dividend yield del 7,8% con una crescita del dividendo costante dà una forte probabilità di tornare a rendimenti totali a doppia cifra.

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Public Storage (PSA), gestisce un fondo di investimento immobiliare che possiede dei box per immagazzinamento ad uso personale, per le attività e per auto. Essa opera attraverso attività domestiche, Europee e Commerciali, in cui acquisisce, sviluppa, possiede e gestisce questi box offrendo spazi di archiviazione e spazi commerciali affittabili. L’azienda è stata fondata da Bradley Wayne Hughes, Sr. e Kenneth D. Volk, Jr. nel 1972 e ha sede a Glendale, CA.

Public Storage ha registrato un rendimento totale negativo del 7,8%. Negli ultimi 20 anni, il titolo ha prodotto un rendimento annuo composto del 14,5% medio. Un ritorno alla media è sufficiente per portare a lauti guadagni nei prossimi anni.

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martedì 27 dicembre 2016

Investire nelle materie prime: come andranno nel 2017

Dopo un anno all’insegna dell’incertezza, sta per avviarsi un 2017 la cui lettura appare ancora complessa. Per questo motivo occorre prendere seriamente in considerazione l’investimento non solo in attività finanziarie “classiche” come le azioni, bensì anche in materie prime che diano interessanti ritorni.

Oro e Argento
Le prime materie prime di cui ci occuperemo sono i due principali metalli preziosi: oro e argento.
Dopo un anno di promesse mai mantenute, il 14 Dicembre la Federal Reserve ha compiuto il suo “atto di fiducia nell’economia americana”, procedendo con il primo rialzo dei tassi di interesse (dello 0,25%) degli ultimi 10 anni. Questo evento era piuttosto prevedibile alla luce dei segni di forza mostrati recentemente dall’economia reale statunitense ed ha avuto un impatto negativo sul prezzo dell’oro, attualmente di 1.129$ per oncia ed in netta diminuzione rispetto ai valori massimi raggiunti nel Luglio 2016. L’aumento dei tassi infatti rende maggiormente attraente l’investimento in altre attività in grado di dare rendimenti superiori.

Andamento e stime dell'Oro nel 2017, materie prime

In realtà le prospettive inflazionistiche dei piani di investimenti pubblici e di taglio delle tasse preventivati da Trump (questi andrebbero ad indebolire il valore del dollaro, elemento che fa accrescere la domanda estera di oro valutato proprio in dollari sui mercati internazionali) e il contesto politico-economico globale ancora incerto, lasciano auspicare un futuro interesse ancora elevato verso un bene di rifugio come l’oro. In tal modo il rialzo del suo prezzo sarebbe più che possibile, andando a superare anche le avversità di ulteriori aumenti dei tassi nel 2017, i quali per quanto probabili non sono per nulla sicuri.

Per quanto ne concerne con l’argento, il discorso risulta analogo se non per il fatto che in questo caso il suo utilizzo industriale è un fattore di primaria importanza nel decretarne il prezzo. A tal proposito si registrano richieste record soprattutto nell’industria fotovoltaica, grazie all’aumento delle installazioni di pannelli solari che necessitano di un ottimo conduttore di elettricità.
Perciò anche in questo caso il suo prezzo è destinato ad aumentare nel 2017.

Andamento e stime dell'Argento nel 2017, materie prime

Petrolio
Ogni valutazione sul prezzo del petrolio ruota attorno ad una parola: pazienza.
L’unico modo per uscire fuori definitivamente da questa ormai biennale crisi di sovrapproduzione è un taglio netto della produttività mondiale. Dopo mesi e mesi di attesa finalmente i paesi esportati si stanno muovendo in tale direzione: l’OPEC lo scorso 30 Novembre ha annunciato una significativa riduzione dei barili prodotti al giorno (nell’ordine di circa 1 milione), così come si registra il medesimo impegno in tal senso da parte dei paesi non-OPEC.

La domanda da porsi è ora “sono queste le reali intenzioni dei paesi produttori?”, constatando come esistono purtroppo elementi che sembrano non darne conferma: la difficoltà a ripartire il taglio tra i paesi OPEC a fronte dei tentativi di alcuni stati membri di ottenerne l’esenzione e la messa in linea di nuovi impianti da parte di alcuni paesi esterni all’OPEC (come Russia e Brasile).

In ogni caso se mai il taglio della produzione dovesse divenire realtà, occorrerà attendere diverso tempo affinché si raggiunga l’equilibrio tra domanda e offerta del mercato. Fino a quel momento il superamento dei 55-60$ al barile appare improbabile.

Andamento e stime del Petrolio nel 2017, materie prime

Metalli industriali
Il 2016 è stato un anno eccellente per la ripresa delle quotazioni dei vari metalli ad uso industriale come nichel, rame, zinco, alluminio ecc. dopo il precedente crollo dovuto ad una globale crisi di sovrapproduzione del settore.

L’impegno nei tagli della produttività sta finalmente dando i suoi risultati, così come i benefici di una domanda in costante crescita grazie soprattutto alla ripresa economica cinese, con un 2017 che sembra destinato a dare ancora più soddisfazioni in termini di domanda aggregata visto l’imponente programma di realizzazione di nuove infrastrutture voluto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (che ovviamente richiederà l’utilizzo di ingenti quantitativi di materiale per la costruzione).

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Le uniche perplessità derivano dai rischi politico che potrebbero avere un impatto negativo sul prezzo dei metalli, quali ad esempio il Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese in cui la ricerca di stabilità politica potrebbe indirizzare verso un nuovo eccesso di produzione.

Prodotti agricoli
Concludiamo la rassegna di materie prime con i prodotti agricoli, per cui è necessario porre attenzione alle condizioni atmosferiche.

Il 2016 si è caratterizzato da un raffreddamento della superficie dell’oceano Pacifico con conseguente aumento delle piogge. Si tratta di una notizia positiva per le piantagioni brasiliane di caffè e di barbabietola da zucchero, con ottime prospettive per i raccolti del prossimo anno, così da ridurre il deficit produttivo di zucchero.

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mercoledì 21 dicembre 2016

Investire in materie prime: shale realmente in ripresa?

Lo shale oil è una particolare tipologia di petrolio derivante dai frammenti di rocce di scisto bituminoso presenti nel sottosuolo e prodotto mediante complessi processi chimici che convertono la materia organica all’interno della roccia in petrolio e gas sintetico. Esso viene poi usato come combustibile (principalmente come olio per riscaldamento e carburante marino) e in misura minore nella produzione di varie sostanze chimiche.

Gli Stati Uniti nell’ultimo decennio hanno puntato molto sullo shale oil (e in parallelo sullo shale gas) per raggiungere l’indipendenza energetica, tanto da investire 200 miliardi di dollari dal 2003 in poi in equipaggiamenti e macchinari di estrazione. Proprio nel momento più fiorente per questa moderna attività, però, si è verificata la ben nota crisi di sovrapproduzione petrolifera, con il crollo del suo prezzo sino ai minimi di 28,50$ al barile di inizio 2016 che ha portato alla bancarotta di un terzo degli operatori di questo nuovo settore, sin troppo esposti finanziariamente e incapaci dunque di adempiere alle loro obbligazioni a seguito delle gravi perdite di liquidità subite (non sostenute in alcun modo dalle varie linee di credito che hanno deciso di sospendere ogni forma di prestito).

Dopo più di un anno di tagli della produzione di shale oil, le aziende produttrici sembrerebbero finalmente essere in grado di invertire la tendenza: è stata infatti annunciata la produzione complessiva di 2,000 barili al giorno in più a partire dal Gennaio 2017, per un totale di 4542 milioni di barili quotidiani.

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Il 30 Novembre 2016 è stata una data fondamentale in quanto si è raggiunto uno storico accordo tra i paesi membri dell’OPEC, i quali ridurranno la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Inoltre gli stessi i paesi non-OPEC realizzeranno imponenti tagli alla produzione, guidati dall’importante collaborazione in tal senso garantita dai russi, così da esserci la possibilità concreta che il mercato del greggio giunga ad una condizione di deficit per la prima metà dell’anno nuovo.

Questa serie di spinte rialziste al prezzo del petrolio non può far altro che giovare agli interessi dei produttori di shale oil, i quali a loro volta nel frattempo hanno migliorato notevolmente le tecniche di estrazione, abbassandone i costi del 40% (in alcune aree anche più del 50%) tanto da ridurre il punto di pareggio tra costi e ricavi al punto tale che un prezzo di 50$ al barile è divenuto più che sufficiente per trarre profitto dall’attività (il chè era impensabile solo un anno fa).

Occorre precisare che nel mese di Dicembre si sono verificati nuovi cali della produzione in alcune aree estrattive, a testimonianza di una ripresa ancora incerta. Al contrario il giacimento del Permiano, collocato tra la parte occidentale del Texas e il New Mexico, continua a mostrare segnali più che positivi, quali l’aumento del numero di piattaforme attive e il conseguente miglioramento della produttività stimato in 27.000 barili al giorno in più rispetto a Novembre.

Il maggiore produttore di questo bacino, con il suo 13% rispetto al totale di petrolio estratto, è Occidental Petroleum (OXY).

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Per il 2017, dunque, diventa interessante seguire le vicende legate alle grandi aziende produttrici di shale oil, considerando seriamente l’ipotesi di investire in esse, pur ricordando come sia necessario porre grande attenzione alle reali intenzioni dei paesi OPEC (non sempre quanto affermato è stato poi realizzato) e soprattutto come questa ripresa della produttività statunitense potrebbe bloccare l’attuale spinta rialzista al prezzo per il petrolio.

giovedì 15 dicembre 2016

Investire in azioni, gli usa punteranno sulle infrastrutture

Donald Trump presidente degli Stati Uniti significherà abolizione del Obamacare, taglio delle tasse per la classe media, costruzione del famoso muro al confine con il Messico, modifica degli accordi commerciali internazionali, ma anche un’imponente opera di ristrutturazione delle infrastrutture americane ormai fatiscenti.

L’obiettivo dichiarato è di realizzare una “significativa crescita del PIL, la creazione di un enorme numero di posti di lavoro e un aumento dei salari al netto delle imposte per i lavoratori”. L’investimento di ben 550 miliardi a sostegno della modernizzazione di strade, ponti, impianti idrici, porti, ecc. già esistenti e della realizzazione di progetti per la costruzione di nuove infrastrutture, potrebbe diventare uno strumento fondamentale per il raggiungimento di quanto auspicato dal neo-presidente eletto. Un esempio che sicuramente permetterà di cogliere fino in fondo quella che è la volontà di Trump, è il progetto di completamento della costruzione dell’oleodotto Keystone (che collega il Canada al Texas) che era stato bloccato da Obama per ragioni ecologiche.

Ovviamente a beneficiarne saranno i fornitori del materiale (come rame e acciaio) necessario per procedere in tale direzione, oltre alle stesse imprese addette alla progettazione e costruzione di tali opere di dominio pubblico.

Tra le società che vogliamo richiamare alla vostra attenzione figurano le seguenti:

United Rentals (URI)
United Rentals (URI), con la sua capitalizzazione di circa 9 miliardi di dollari, è la maggiore società di noleggio di attrezzature in tutto il mondo. Si tratta di attrezzature per le costruzioni commerciali, industriali, residenziali ed infrastrutturali che vengono utilizzate momentaneamente da una clientela costituita in particolare dalle imprese costruttrici stesse che necessitano di un determinato attrezzo solo momentaneamente, senza necessità di acquistarlo completamente (dato l’uso limitato).

Il terzo trimestre 2016 si è chiuso con un fatturato di 2,58 miliardi di dollari, meglio di quanto preventivato dagli esperti del settore, ma comunque inferiore del 2,71% rispetto all’anno precedente. Stesso discorso per quanto ne concerne con l’utile netto, dove si registra un -13%.

In ogni caso United Rentals è una società solida che gode di una clientela stabile in grado di fornire ingenti flussi di cassa (+24,75%), ma soprattutto il piano di manutenzione di alcune infrastrutture (in particolare ponti ed aeroporti) coinvolgerà di gran lunga questa impresa capace di mettere a disposizione dello Stato le attrezzature necessarie per la realizzazione di tali lavori.

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United States Steel Corporation (X)
United States Steel Corporation (X) è un’impresa da 6 miliardi di capitalizzazione che si occupa della realizzazione di prodotti in acciaio di alta qualità, tra cui elettrodomestici, componenti automobilistiche, porte, parti di ponti e autostrade, scaldabagni, ecc.

Così come tutte le aziende locali del settore, United States Steel Corporation negli ultimi anni ha sofferto terribilmente la concorrenza del materiale a basso costo importato dalla Cina. Tutto ciò ha provocato una riduzione notevole dei prezzi dei suoi prodotti e la conseguente perdita in termini di fatturato che si è concretizzata in un crollo del valore del titolo giunto ai minimi ad inizio 2016.
Le varie misure protezionistiche a sostegno di tali imprese nazionali hanno già dato i loro frutti, come testimoniato nell’ultimo trimestre dal +129,5% dell’utile netto rispetto all’anno precedente (passato da un valore negativo a circa 50 milioni) e da un ritorno del prezzo di United Steel (X) ai suoi massimi.

Questa ripresa deve essere vista solamente come una prima fase fiorente a cui faranno seguito ulteriori risultati positivi in quanto, come già spiegato precedentemente, la volontà di Trump è di dar sempre più spazio ai produttori statunitensi capaci di fornire questi prodotti in acciaio necessari per l’industria della costruzione e dell’energia.

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Caterpillar (CAT)
Caterpillar (CAT), società addetta alla produzione di veicoli e macchinari per la costruzione e l’estrazione mineraria, è un colosso da 56 miliardi di capitalizzazione. Tra gli altri prodotti realizzati figurano anche motori diesel e a gas naturale, locomotive diesel ed elettriche e turbine.
L’impresa viene da un periodo piuttosto difficoltoso dovuto essenzialmente alla crisi petrolifera e delle materie prime, fondamentali per delle vendite in calo da ormai 4 lunghi anni.

A pesare sono soprattutto le errate politiche di espansione industriale, finalizzate alla ricerca, lo sviluppo e la costruzione di nuove piattaforme collocate in tutto il mondo, in particolar modo in Cina, Brasile ed altri paesi in via di sviluppo (investimenti che solo tra il 2010 e il 2013 sono stati di 10 miliardi). Tali investimenti sono però avvenuti quasi in concomitanza al rallentamento dell’economia cinese (che ha trascinato con sé le economie asiatiche fino ad allora in costante crescita), comportando l’impossibilità di collocare tutta la domanda di prodotti in eccesso.

L’ultimo trimestre si è chiuso con un -16,44% del fatturato ed un -50% dell’utile netto. Tuttavia il prezzo del titolo nell’ultimo mese ha subito un enorme rialzo grazie all’euforia per la vittoria delle elezioni presidenziali da parte di Trump, la quale si tradurrà in maggiori introiti per Caterpillar (CAT).

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Vulcan Materials Co (VMC)
Vulcan Materials (VMC) è il più grande produttore statunitense di materiale da costruzione “di aggregazione”, ovvero sabbia, ghiaia, pietrisco, asfalto, fondamentale per la realizzazione di nuove strade, ponti, strutture in cemento, ecc.
Il terzo trimestre 2016 si è chiuso con un fatturato di un miliardo di dollari, corrispondente ad un -2,92% rispetto all’anno precedente (a penalizzare è stato soprattutto il -6% del segmento relativo ad asfalto e cemento), mentre l’utile netto ha visto un +12,89%. Il prezzo del titolo è in un periodo di ottima forma.

Senza ripetere ulteriormente le motivazioni, anche per Vulcan Materials le elezioni presidenziali sono un elemento più che positivo per il proprio business, essendo esso coinvolto in tutti i progetti di ammodernamento delle infrastrutture statunitensi.

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