mercoledì 29 marzo 2017

Domino Solutions - Interpump, +300% in 5 anni, una solida realtà italiana

Interpump Group SpA è una società impegnata nella produzione di pompe a pistoni e prodotti idraulici attraverso i segmenti idrogetto ed idraulico. Il segmento ad idrogetto costruisce principalmente pompe ad alta ed altissima pressione e sistemi di pompaggio. Il segmento idraulico comprende la produzione e la vendita di power take-offs, cilindri idraulici, distributori idraulici, valvole e altri componenti idraulici. L’azienda è stata fondata da Fulvio Montipò nel 1977 e ha sede a Sant’Ilario d’Enza, Italia.

Bilanci solidi nel 2016

Le vendite nette del 2016 sono state pari a 922,8 milioni di euro, superiori del 3,1% rispetto alle vendite del 2015 quando erano state pari a 894,9 milioni di euro (+0,3% a parità di area di consolidamento e di cambio di conversione).

Il risultato operativo (EBIT) è stato pari a 153,5 milioni di euro (16,6% delle vendite) a fronte dei 136,9 milioni di euro del 2015 (15,3% delle vendite), con una crescita del 12,2% e con un incremento della marginalità di 1,3 punti percentuali. A parità di area di consolidamento, l’EBIT è cresciuto dell’8,6%. L’utile netto è stato pari a 94,5 milioni di euro, in crescita del 9,5% rispetto all’utile normalizzato del 2015 pari a 86,3 milioni di euro1. L’utile per azione base è stato di 0,884 euro nel 2016 (0,801 euro il dato normalizzato del 2015).

Il cda ha deciso di proporre la distribuzione di un dividendo di 20 centesimi di euro contro 19 centesimi lo scorso esercizio. Il capitale investito e’ passato da 900,8 milioni a fine 2015 a 977,6 milioni al 31 dicembre 2016, grazie per lo piu’ alle acquisizioni.

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Le acquisizioni sono colpi da maestro

Interpump ha messo a segno una trentina di acquisizioni in tutto il mondo e oggi è leader mondiale nella produzione di pompe a pistoni professionali. La spagnola Inoxpa è solo l’ultimo dei suoi acquisti. Ma al di là dell’affare in sé, l’acquisizione segna per Interpump Group la capacità di guardare oltre il proprio business e conferma l’abilità di un management in grado di costruire valore che duri nel tempo.

La società il 20 Marzo ha reso noto che il gruppo Gruppo IPG Holding S.p.A., società controllante Interpump, ha acquisito – con una operazione fuori mercato – 2 milioni di azioni ordinarie Interpump da Mais. Per effetto dell’operazione IPG Holding detiene 25 milioni di azioni Interpump equivalenti al 23,33% del capitale (23,82% al netto delle azioni proprie). Il fondatore e proprietario Fulvio Montipo’ incrementa in questo modo il proprio peso in Interpump. La controllata dallo stesso Montipo’ da Gianni Tamburi, ha infatti acquisito dalla holding della famiglia Seragnoli.

Isabella Seragnoli scende quindi al 3,345% del capitale di Interpump. In precedenza, dal 22 dicembre 2015, l’investitrice era accreditata di una quota del 6,61% nel capitale del gruppo delle pompe.

Un’altra acquisizione degna di nota è stata ufficializzata all’inizio di quest’anno, attraverso la propria filiale britannica, è stata acquisita il 100% di Bristol Hose Ltd., società attiva nel settore dei tubi e raccordi per l’oleodinamica con attività di commercio e assistenza, con sede a Bristol nel Regno Unito. Bristol Hose opera attraverso 2 magazzini di vendita e 9 officine mobili per assistenza e riparazioni on-site. Queste ultime sono attive 24 ore su 24 e in grado di raggiungere il cliente tipicamente entro un’ora dalla chiamata.

Il management è la chiave del successo

Ha creato dal nulla un campione del mondo. Un colosso forte e robusto, a sua immagine e somiglianza. Fulvio Montipò, reggiano dalla stretta di mano al granito, con il toscano perennemente acceso tra le dita, inventore, ex proprietario e oggi azionista di controllo di Interpump Group, gioiello della meccanica reggiana, leader mondiale nella produzione di pompe industriali ad alta e altissima pressione, trenta stabilimenti nel mondo, 2000 dipendenti diretti e 3000 nell’indotto.

Un’impresa familiare quotata in borsa che in 13 anni ha garantito agli azionisti rendimenti medi del 10%, nata con capitale di rischio, cresciuta sotto lo sguardo onnipresente del padrepadrone, poi acquistata da un fondo, e collocata sul mercato, diventata un’ azienda globale e poi “ricomprata” dal suo fondatore.

lunedì 27 marzo 2017

Domino Solutions - La spinta di Trump sta finendo, ma nessuna correzione in vista

Lo scorso anno è stato pieno di sorprese politiche a livello globale. Queste serie di eventi sono diventati i microcosmi di un tema globale molto più grande: la politica è sempre più un luogo in cui i “non abbienti” fanno la guerra ai “ricchi”, piuttosto che un campo di battaglia per coloro che sono allineati con il liberalismo più tradizionale rispetto alle linee dei partiti conservatori. Sui mercati americani, la vittoria di Trump ha, finora, spinto le azioni verso nuovi massimi grazie alla prospettiva dell’aumento della spesa, la riduzione delle tasse e il taglio delle regolamentazioni. L’idee che i deficit fiscali possano presto iniziare ad espandersi e che le banche centrali stiano raggiungendo i limiti della loro efficacia hanno fornito il vento in coda anche per l’aumento dei tassi di interesse.

Tuttavia, gran parte del “Trumponomics” è stato privo di indicazioni sostanziali e trasparenti e il mix di politiche risultante rimane vago. Le successive reazioni dei mercati dipenderanno dalla misura in cui le concessioni del Congresso repubblicano daranno carta bianca all’agenda del Sig. Trump. Questo diventerà più evidente man mano che giungeranno le proposte politiche nei mesi successivi al suo insediamento. Venerdì sera però, il Presidente ha dovuto ritirare la sua proposta di legge per abrogare l’Obamacare, non riuscendo ad ottenere la sufficiente maggioranza per evitare la sconfitta in aula.

I mercati di tutto il mondo sono in calo dato una concentrazione sulla reale possibilità che ci sia un ripensamento al Trump Trade. Anche se non ci aspettiamo una correzione in piena regola in questo momento, vediamo un crescente sentimento negativo nella fiducia riposta nel presidente americano.

Peter Cardillo, capo economista di First Standard Financial in New York.

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Il giorno prima, non essendo riuscito a convincere la parte dei repubblicani contrari al provvedimento, Trump aveva deciso di spostare al giorno dopo la votazione, minacciando che in caso di mancata approvazione, la proposta di legge non sarebbe stata più presentata e avrebbero tenuto il sistema vigente, concentrandosi su altre priorità. Ora, dopo questa battuta di arresto, il timore dei mercati è che difficilmente Trump riuscirà a far passare tutte le sue proposte, visto che ad ostacolarlo non sono solo i democratici, ma sopratutto una parte dei repubblicani stessi. Dopo questo stop, la domanda più importante è, se i repubblicani riusciranno a sfruttare la grandissima occasione che hanno, avendo il comando sia del Governo che delle due camere, ricompattandosi intorno al loro rappresentante.

Il dibattito in tutto il mondo è incentrato ora su due questioni. Trump sarà in grado di far approvare le proposte per il suo rilancio degli Stati Uniti e monterà ulteriormente l’ondata di populismo dilagante? Il 25 marzo è stato il 60 anniversario della firma dei trattati a Roma. Dopo una lunga trattativa, i leader dell’Unione europea riuniti in Campidoglio hanno firmato tutti e 27 una dichiarazione congiunta frutto però di divisione e diktat di Paesi, Polonia e Grecia, in primis, che hanno preteso modifiche al testo prima di garantire il proprio placet. La Grecia ha ottenuto che nel testo venisse inserita una citazione della difesa dei diritti sociali europei che non appariva nel testo del 16 marzo. Su richiesta di Atene appare un virgolettato che sottolinea come l’UE non sia solo “una grande potenza economica” ma una con un “livello senza pari di protezione sociale e welfare”. Sull’UE a più velocità, il nodo più controverso delle ultime settimane, su cui in particolare la Polonia si oppone temendo che Francia e Germania, forti del loro peso, pieghino al loro volere gli altri Paesi, nel testo dopo la dichiarazione “l’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta e agiremo insieme, con diverse velocità e intensità dove necessario” è stato aggiunto “continuando a muoverci nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato”. Sul dossier più scottante, i migranti è stata tolta la parola “umana” quando si parla “della politica migratoria efficiente, responsabile e sostenibile”.

Questa giornata romana di celebrazione solenne e a tratti gioiosa, è da considerarsi l’inizio d’una nuova fase o una pausa nella tempesta multipla che scuote l’Europa. “Mercoledì si torna alla realtà con l’avvio della Brexit – ha confessato una fonte diplomatica -, e nessuno può dirsi sicuro di quale sarà il colore del cielo sopra la nostra testa”.

Più preoccupato il commento di Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo. “Chiunque abbia vissuto la privazione della libertà sa che la nostra Unione è una conquista preziosa che non va data per scontata”, dice, ma parla anche di “crescente disaffezione” e aggiunge: “Servono cambiamenti profondi per dare risposte a chi non trova lavoro o a chi si sente minacciato dal terrorismo. Serve un’Europa concreta, dei fatti”.

Tutte le economie sviluppate del mondo occidentale hanno registrato un grave calo della crescita della produttività dalla crisi finanziaria globale. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1973, la produttività del lavoro è cresciuto ad un tasso annuo del 3,3%, e la crescita pro capite del PIL è quasi raddoppiato. Dopo una carenza di crescita del reddito reale da 1974-1995 e una rinascita della crescita nel 1996-2004, abbiamo registrato una crescita della produttività del lavoro ad una velocità irrisoria di 1,3% all’anno.

La globalizzazione viene ora accolta con scetticismo, soprattutto perché gli effetti più attraenti del fenomeno sono stati storicamente mascherati da una forte crescita economica e benessere finanziario. In tale contesto, il supporto al signor Trump e la “Brexit” sono solo veicoli imperfetti attraverso il quale qualcuno può gridare, “Basta”. Questo scenario è ciò che guida i candidati “populisti” a discutere per portare avanti un cambiamento per il gusto di cambiare. Un contraccolpo scoppiato contro ogni istituzione che si presume essere gestita da “elitari” o “tecnocrati”, e gli scettici del libero scambio e delle alchimie finanziarie hanno guadagnato un notevole seguito. La Brexit, l’aumento dell’euro-scettica Alternative for Deutschland (AFD) partito tedesco e il Movimento Cinque Stelle guidato da un comico, vengono in mente come i primi beneficiari di una tale rotazione di poteri in Europa. Per rendere le cose ancora più impegnative, una marea di immigrati sta mettendo in risalto i difetti meccanici in una unione in cui le politiche sono impostate a Bruxelles, ma l’implementazione è lasciata ai dispositivi di ciascuno Stato membro.

La crescente ondata di sentimento “populista” è manifestata in una reazione contro alcuni dei drivers della prosperità economica. L’immigrazione, il libero scambio, e l’indipendenza delle banche centrali. Affrontando solo questi sintomi dell’angoscia degli elettori, tali attacchi possono ostacolare la capacità dei nuovi governi di mettere in atto una combinazione di politiche per porre fine al lungo periodo di bassa crescita e di deflazione che ha colpito il mondo sviluppato. Piuttosto, i paesi che tratteranno le cause reali della stagnazione economica, tra cui sia la debolezza di produttività che la crescita del reddito reale, dovrebbero essere i beneficiari dei rendimenti del mercato dei capitali attesi più elevati su tutto il ciclo successivo. Ciò dovrebbe promuovere una crescita economica più sostenibile, equilibrata e inclusiva e porterebbe ad aumentare il potenziale di crescita degli utili dei settori aziendali. Tali prospettive potrebbero anche ridurre il premio per il rischio dei mercati azionari, il che, a sua volta, sosterrebbe livelli di valutazione più elevati.

La necessità di una riforma strutturale è stata l’argomento meno propagandato nel corso di questo ciclo elettorale. Mentre molta attenzione è stata rivolta a cambiare l’enfasi dell’attuale politica monetaria, la politica fiscale e la deregolamentazione delle industrie, il ruolo delle riforme strutturali per aumentare la crescita della produttività è ora più importante che mai.

martedì 21 marzo 2017

Domino Solutions report: Starbucks è diventata una opportunità

Dopo aver avuto una non così grande stagione degli utili, Starbucks, la catena di caffè più grande del mondo è crollata, ma questo non dovrebbe spaventare gli investitori che vorrebbero prendervi posizione, potrebbe invece, essere un’opportunità.

Anche se abbiamo appena completato quella che è stata complessivamente una forte stagione degli utili, una società non si è unita al coro. Starbucks (SBUX), in realtà ha riportato risultati peggiori del previsto ed ha abbassato le prospettive del reddito. Questo ha ovviamente deluso gli investitori, che lo erano diventati per lo più per la forte crescita del gigante del caffè.

Starbucks è uno dei marchi più riconosciuti al mondo. Nella maggior parte delle grandi città di tutto il mondo, è difficile camminare senza vedere il familiare logo di Starbucks incollato su di una tenda verde. Questo dominio globale ha permesso a Starbucks di essere uno dei titoli più performanti del S&P500 negli ultimi 25 anni. Dal momento che è diventato pubblico nel 1992, il prezzo delle azioni è salito di oltre il 16.000%. Nel corso degli ultimi anni, il titolo è stato scambiato a $ 40 a inizio 2015 e ha raggiunto i $ 60 ad inizio 2016. Il 2016 però è stato un anno abbastanza stagnante per il rivenditore caffè, fino al crollo di quest’anno a causa degli utili.

Il prezzo delle azioni ha subito un calo di circa il 10% dopo la pubblicazione delle trimestrali (fine gennaio). Il titolo, grazie alla forza del mercato toro, ha subito recuperato, ma da allora ha perso gran parte dei suoi guadagni. Da un punto di vista puramente tecnico, le cose non vanno così bene per SBUX.

Queste sono alcune cose che non girano per il verso giusto, nonché però, i punti di forza dell’azienda.

Ci sono alcune di variabili che hanno lavorato contro la società nel corso degli ultimi mesi. Prima di tutto, la popolarità di ordinare tramite mobile è stato effettivamente più un danno che un vantaggio. Questo perché gli ordini mobile sono la priorità per i baristi, ma sono serviti nella stessa area del negozio, come tutte le altre bevande. Risultato, attese più lunghe e maggiore confusione tra i clienti.

Inoltre, la catena di caffè ha sperimentato una concorrenza feroce da parte dei competitors, che hanno abbassato il prezzo delle loro bevande di caffè al fine di attirare i clienti. Storicamente Starbucks non ha dovuto preoccuparsi troppo dei prezzi grazie alla fedeltà dei suoi clienti. Ma, prezzi più bassi e più ampie offerte da posti come Dunkin Brands (DNKN) stanno cominciando a fare breccia.

Infine, c’è la questione del tempo. L’inverno molto più caldo del previsto ha danneggiato le vendite di bevande calde, che di solito sono una grande attrazione durante i mesi freddi. Tuttavia, SBUX ha qualcosa che molte altre aziende non hanno, una base di clienti enorme ed estremamente fedele. Per non parlare, del management che ha dimostrato di essere scaltro e innovativo. Nel corso degli anni abbiamo imparato che è una buona idea non sottovalutare l’azienda.

Mentre la società non può controllare il tempo, sicuramente dovrebbe essere in grado di risolvere i problemi delle ordinazione via mobile. E, certamente possono abbassare i prezzi oppure offrire alternative meno costose per le bevande, se dovessero decidere di voler competere sul prezzo.

Gli Stati Uniti rimangono il maggior mercato di Starbucks, che comprende oltre il 50% delle sue sedi a livello mondiale. Nonostante il suo dominio, Starbucks non ha ancora raggiunto il suo massimo punto di saturazione nel paese. Nel 2014, il CEO disse che nel Nord America c’erano ancora pochi store. Da allora, Starbucks è dilagata aprendo 573 nuovi negozi in America nel 2015 e altri 406 nel 2016.

Oltre ad aggiungere nuovi punti vendita negli Stati Uniti, Starbucks sta rendendo più facile per i suoi clienti acquistare il caffè. Nonostante i problemi iniziali, l’applicazione mobile, ha più di 10 milioni di download. Ma nonostante le prospettive rosee in Nord America, il più grande potenziale di Starbucks è altrove.

La vera screscita di Starbucks prende il volo sui mercati internazionali, qui la società è nelle fasi iniziali di una grande espansione, con l’intenzione di aprire più di 9.000 store a livello internazionale nei prossimi quattro anni e il punto focale della sua espansione è la Cina, con una popolazione di 1,2 miliardi.

Oggi, la presenza della società in Cina è minuscola con circa 2.500 negozi. Ma nei prossimi cinque anni, Starbucks prevede di aprire una nuova sede in Cina ogni giorno, portando il numero totale a più di 5.000. Nel lungo periodo, la Cina sarà un mercato più grande rispetto a quello degli Stati Uniti.

Da questo punto di vista, è facile notare che, nonostante il suo incredibile successo negli ultimi 25 anni, Starbucks ha ancora molta crescita davanti a se. I recenti sforzi in Nord America e in tutto il mondo stanno già dando i loro frutti, e i $ 21,68 miliardi di entrate nel 2016 sono un nuovo massimo storico.

Starbucks inoltre, sta utilizzando il suo fatturato record per premiare gli azionisti con miliardi di dollari di riacquisti di azioni proprie e il pagamento dei dividendi. Nel 2014, ha riacquistato 10,5 milioni di azioni ordinarie, nel 2015 29 milioni e a luglio del 2015, ha autorizzato il riacquisto di altri 50 milioni di azioni, pari a più di $ 3 miliardi. La società è stata anche uno dei migliori titoli da crescita di dividendo del S&P 500. Il suo tasso di crescita del dividendo a 5 anni è del 24,7%, superiore al 85% dei suoi colleghi del settore.

giovedì 16 marzo 2017

Gas Naturale, continua la salita malgrado i macro non buoni

Il gas naturale ha l’abitudine di ignorare i dati macro fondamentali anche quando si tratta di informazioni che potrebbero spingerlo verso il basso il suo prezzo. Nel 2016 il prezzo è sceso al livello più basso dal 1998, quando i futures del mese avevano raggiunto un minimo di 1,611 $ per MMBtu (milione di unità termiche britanniche).

Le materie prime tendono ad essere altamente volatili; infatti, il settore delle materie prime è spesso la asset class con la più alta variabilità di prezzo rispetto ad altri mercati tradizionali, come azioni, obbligazioni e valute. La propensione alla volatilità dei prezzi porta spesso il prezzo di una merce a salire ai massimi sfidando ogni spiegazione razionale e cadere ai minimi di gran lunga inferiori ai livelli che la teoria economica classica imporrebbe.

Uno dei motivi che cui le materie prime sono così volatili è che i trader dei mercati future possono controllare una posizione significativa long/short con un margine del 5-10% del valore contrattuale. Il flusso di capitali speculativi uniti alle condizioni geopolitiche e altri fattori globali, provoca una maggiore variazione dei prezzi delle materie prime. Pertanto, quando si parla del prezzo del gas naturale, è probabile che i minimi visti lo scorso anno alla fine della stagione invernale siano una sovra-estensione verso il basso.

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Il grafico qui sopra mostra il prezzo del gas naturale, come possiamo notare è diminuito di circa il 30% da fine dicembre a fine febbraio. L’open interest è aumentato proprio con la discesa del prezzo. Tuttavia, appena gli indicatori di momentum e la forza sono scesi in territorio oversold, il prezzo ha trovato un supporto a 2.7 molto interessante, da quel momento c’è stata la ripresa fino a 3 $ per MMBtu lo scorso Venerdì. Il rally è stato tecnico, i fondamentali continuano a puntare ad una condizione di eccesso di offerta.

Il dato che ha cambiato tutto, le riserve

Secondo quanto pubblicato, il dato sul cambiamento del numero di piedi cubi di gas naturale è stato negativo di 68 miliardi, mentre nella precedente rilevazione aveva segnato +7 miliardi. Gli analisti avevano previsto un calo di 61 miliardi. Le riserve di gas naturale sono scese più del previsto. Questo è stato un cambiamento significativo di 7 miliardi di piedi cubi.

Il prezzo del gas naturale è andato quindi in controtendenza al trend di riduzione delle materie prime e ha guadagnato terreno nonostante un forte calo di oltre il 5,0% del greggio . Il gas naturale è stato anche resiliente questa settimana a fronte di un dollaro forte.

Alte le scorte potrebbero fare pressione sul prezzo del gas naturale. Tuttavia, il freddo potrebbe guidare i prezzi nel breve termine. Ad Aprile infatti, i futures sull’ETF del GAS, United States Natural Gas (UNG), sono saliti dell’1,1% e sono stati scambiato a 3 $ per MMBtu.

I prezzi sono cresciuti molto durante il mese a causa del rapporto di inventario del gas naturale rialzista e delle previsioni di tempo freddo. Lo S&P500, il Dow Jones e il NASDAQ sono in prossimità di livello alti. Lo slancio rialzista nel mercato azionario degli Stati Uniti potrebbe sostenere la domanda di gas naturale e di prezzi del gas.

Come si muovono i grandi investitori

Il 10 marzo 2017, la CFTC (Stati Uniti Commodity Futures Trading Commission) pubblicherà il suo settimanale “Commitment of Traders”, rapporto per la settimana terminata il 7 marzo 2017.

Il 3 marzo 2017, la CFTC ha riferito che gli hedge fund hanno aumentato la loro posizione netta sul lungo in contratti future e opzioni di gas naturale degli Stati Uniti per 2.477 contratti a 78.292 dal 21-28 Febbraio, posizione long per il 2017. I contratti degli hedge fund sul gas naturale sono vicino al livello più basso del 2017, 75,815 contratti nella settimana terminata il 21 febbraio 2017. Questo suggerisce che i fondi speculativi sono meno rialzista sul gas naturale.

Gli hedge fund potrebbero aver ridotto le loro posizioni long a causa dei fondamentali del gas naturale. Alti inventari e il clima mite in questo periodo dell’anno stanno facendo pressione sui prezzi. I prezzi del gas naturale possono avere un impatto sui guadagni di alcuni produttori come Southwestern Energy (SWN).

lunedì 13 marzo 2017

Votazioni in Olanda, cosa accadrà se vinceranno gli anti-europeisti

Il giorno 15 marzo gli olandesi sono chiamati alle votazioni e mezza Europa guarda con apprensione ciò che succederà, visto che potrebbe segnare l’ascesa di un partito populista anti-europeo sull’onda della Brexit e della vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. I Paesi Bassi aprono infatti la stagione elettorale europea che proseguirà poi con la Francia e in autunno con la Germania (e forse anche con l’Italia). Sul campo di battaglia si sfidano l’ex premier conservatore, Mark Rutte, e il leader della destra xenofoba ed euroscettica, Geert Wilders.

Il partito liberale del VVD, guidato dal primo ministro Mark Rutte, sarebbe leggermente in testa, con il Partito della Libertà (PVV) del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders, in flessione, ma che ha una possibilità concreta di aumentare i consensi. Sarebbe la prima volta che, alle elezioni politiche di un Paese fondatore dell’Unione europea, un partito dichiaratamente anti-europeo arriva in testa.

I sondaggi però, che nelle settimane passate avevano dato Wielder in ascesa costante, ora rilevano una flessione del consenso.

La flessione va ricercata, secondo gli analisti olandesi, nella voglia di esprimere un voto utile. Il sistema elettorale dei paesi Bassi é un proporzionale puro. A causa della frammentazione del panorama politico, a queste elezioni saranno presenti 28 partiti e liste, il futuro governo, qualunque sia il partito che prenda la maggioranza, dovrà fare alleanze per governare e nessuna formazione ha ventilato l’ipotesi di coalizzarsi con Wielders. Si dovrebbe tornare cosí al voto o formare un governo eludendo il Pvv. Gli olandesi stanno dunque convergendo sulle formazioni in grado di formare alleanze di governo.

Votazioni in Olanda, Rutte contro gli anti-europeisti

A Bruxelles tirano un sospiro di sollievo e sperano che i sondaggisti non prendano un abbaglio come accaduto negli Stati Uniti con Donald Trump o in Gran Bretagna con la Brexit. La vittoria di Wilders non solo allontanerebbe l’Olanda dall’Europa, ma rischierebbe di dare il via ad un effetto domino che porterebbe Marine Le Pen all’Eliseo in Francia e il partito Alternativa per la Germania su nei sondaggi nella Repubblica Federale.

I sondaggi olandesi realizzati dalle maggiori società, tra cui Ipsos, danno il fenomeno Wilders in via di ridimensionamento però, con 23 seggi (poco più rispetto ai 15 di adesso), mentre riguadagna terreno il partito del premier, premiato da una campagna elettorale capillare presso tutte le fasce di cittadini, e che, secondo alcuni, ha il merito di aver riportato la stabilità economica nel paese. Rutte avrebbe 26 seggi, in calo però dai 43 di adesso. Il vero exploit potrebbe giungere dal giovane verde Klaver. Il suo partito, GroenLinks, attualmente ha 4 seggi: secondo i sondaggi arriverebbe a prenderne 17.

Tuttavia secondo un sondaggio del centro di ricerche Bruges Group solo il 39% degli olandesi è favorevole a rimanere all’interno dell’Unione europea mentre il 23% sarebbe disposto a votare per l’Uscita. A fare la differenza é quel 27% di indecisi.

Wilders dotato di un indubbio fiuto politico, e da un’aperto disprezzo per le minoranze (è finito sotto processo ancora lo scorso dicembre per i suoi apprezzamenti verso la minoranza olandese di origine marocchina), ha saputo assecondare due dei tre fenomeni che caratterizzano gli orientamenti elettorali in Europa e non solo: l’astensionismo, la montante protesta contro i partiti tradizionali, il crescente consenso verso i populismi.

Le prospettive di Wilders di andare al potere sono quasi nulle. L’esito delle elezioni dovrebbe semmai confermare il trend della frammentazione politica in Europa, che rende sempre più difficile la formazione di governi politicamente stabili e coerenti.

Anche se Wilders dovesse vincere le elezioni in Olanda, incontrerà molte difficoltà nel formare una coalizione. Mark Rutte, il principale candidato avversario, ha detto che le possibilità che il VVD salga al governo con il PVV sono pari a zero. Non succederà, chiudendo cosi, tutti i ponti ad un possibile accordo.

Rem Korteweg, ricercatore senior presso il Centre for European Reform (CER), sottolinea che anche gli altri partiti olandesi non sono disposti a formare una coalizione con Wilders. In una dichiarazione ha commentato: “Non mi aspetto che Wilders salga al governo. Né penso che, nel profondo del suo cuore, lui voglia stare al governo perché significa che dovrà scendere a compromessi”.