giovedì 27 aprile 2017

La Polonia da oggi riceverà il gas naturale dagli Stati Uniti

La Polonia ha firmato il suo primo accordo per l’acquisto di gas naturale liquefatto da un fornitore statunitense, un passo che aiuterà gli sforzi del paese a ridurre la propria dipendenza dalle consegne provenienti dalla Russia. La ditta che fornirà il gas è la Cheniere Energy (LNG), la quale fornirà le prime forniture di giugno a un terminale di gas naturale liquefatto (LNG) a Swinoujscie sulla costa baltica, costruito lo scorso anno.

Il primo ministro Beata Szydlo ha detto che l’accordo aiuta la Polonia a ridurre la sua dipendenza dalle consegne provenienti dalla Russia. Il paese ha cercato di ridurre la sua dipendenza da Mosca, perchè la Russia ha usato il combustibile come strumento per la pressione su alcuni paesi della regione in passato. Il terminale Swinoujscie ha una capacità annua iniziale di cinque miliardi di metri cubi di gas naturale, ma questo potrebbe presto salire a 7,5 miliardi di metri cubi – circa il cinquanta per cento del consumo di gas corrente della Polonia. L’impianto costa 720 milioni di euro (785 milioni di dollari).

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Tra i passi più importanti c’è stata l’apertura l’anno scorso del porto di Swinoujscie. La Polonia ha inoltre avviato l’importazione di gas dal Medio Oriente, in particolare dal Qatar e dalla Norvegia. Gli Stati Uniti sono ricchi di gas di scisto, rendendola un importante esportatore del combustibile. Tra gli altri, sta esportando verso paesi del sud dell’Europa come la Spagna e la Turchia, ma non ancora a nord del continente.

La Polonia vuole utilizzare il terminale non solo per scuotere la morsa del gigante energetico russo Gazprom, ma anche per spingersi nella posizione di un importante player nel mercato del gas della regione. L’attuale membro dell’Unione europea dipende sulla Russia per circa il 40% del suo gas, con un terzo proveniente da fonti nazionali e il 20% dall’Asia centrale.

Il gas è fornito dalla società Cheniere Energy. Questa è la prima fornitura di gas americana non solo per la Polonia, ma anche per l’Europa del Nord. Abbiamo acquistato questo gas ad un prezzo molto buono. Questo è un accordo molto importante e vantaggioso in termini finanziari. Ma soprattutto, è l’indipendenza dal gas russo.

ha riferito in un colloquio televisivo il primo ministro polacco Beata Szydlo.

Il capo del gigante del gas polacco PGNiG, Piotr Wozniak, ha definito l’accordo un “momento storico” per la società che sta “guadagnando un nuovo partner nel commercio di LNG” in Nord America e diventando un “gateway” per il gas americano nell’Europa settentrionale.

L’impianto Sabine Pass in Louisiana ha iniziato le spedizioni nel febbraio 2016 e Cheniere sta costruendo un secondo complesso a Corpus Christi, Texas. PGNiG lo scorso mese ha annunciato che il suo unico contratto di fornitura a lungo termine di LNG, con Qatargas, sarebbe raddoppiato a 2 milioni di tonnellate/anno a partire dal 2018. PGNiG ha aperto il suo London Trade LNG nel febbraio di quest’anno.

Gazprom ha dichiarato nel suo rapporto finanziario per il 2016 che la società polacca ha presentato la disdetta il 14 marzo, citando la politica di prezzi “ingiusta” di Gazprom verso PGNiG e ostacolando il commercio transfrontaliero di gas tra altre presunte violazioni. Il gruppo controllato dal Cremlino è stato oggetto di indagini da parte dell’UE in merito alle violazioni dei cartelli sin dal 2011. Per evitare eventuali multe, nel mese di marzo Gazprom ha offerto alcune concessioni ai regolatori antitrust dell’UE.

giovedì 20 aprile 2017

Analisi tecnica del FTSEMIB in vista delle prossime settimane

Dopo aver toccato quasi i 20500 punti, l’indice italia, il FTSEMIB, è calato fino a rompere i 20.000 e ora punta di nuovo i 20.000 con un occhio però ad un potenziale ritorno in area 19.227, supporto fondamentale per dar via ad un trend decisamente discendente. Nel corso delle ultime sedute la situazione tecnica del mercato azionario italiano si è indebolita, anche se la seduta di iera è stata molto positiva. L’analisi dei principali indicatori quantitativi evidenzia un rafforzamento della pressione ribassista ma un forte ipervenduto di brevissimo termine può impedire un ulteriore cedimento.

Intanto ieri l’indice ha guadagnato lR#8217;1,96%, l’AllShare l’1,83% e il Mid Cap lo 0,9%. Volumi ancora relativamente bassi, tipici dei periodi che precedono o seguono lunghi ponti, per un controvalore di circa 2,6 miliardi di euro. Lo Stoxx 600 ha terminato in crescita dello 0,19%. Un recupero dovrà invece affrontare una prima barriera a quota 19.800 e una seconda resistenza in area 20.000-20.050. In questi giorni ci sta provando, ma prima di poter dire che è iniziata una risalita di una certa consistenza sarà pertanto necessaria un’adeguata fase laterale di riaccumulazione.

Secondo Keith Wade, Chief Economist and Strategist di Schroders, e David Docherty, Fund Manager UK Equities di Schroders. la volontà del Primo Ministro britannico, Theresa May, di anticipare le elezioni generali potrebbe rafforzare le sue posizioni negoziali con l’Unione Europea e all’interno del proprio partito. Questo potrebbe portare potenzialmente ad una Brexit più soft. Ottime performance per i bancari, in scia ai risultati trimestrali di Morgan Stanley. Da segnalare anche i forti rialzi messi a segno da Fiat Chrysler Automobiles.

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Eventi chiave per il 2017

Anche il 2017 si preannuncia un anno complicato visto lo spostamento degli equilibri geo-politici e le crescenti difficoltà economiche di alcune aree sviluppate. In più, le banche, soprattutto europee, sono sempre nell’occhio del ciclone dato il contesto deflattivo e di tassi negativi. Il dollaro forte sta mettendo in difficoltà i mercati emergenti, mentre Trump potrebbe disilludere le aspettative dei mercati. Cerchiamo di capire, attraverso un’analisi approfondita, come sarà il 2017 per il Ftse Mib.

Tralasciando per un attimo le elezioni francesi che tutti noi stiamo attendendo per Domenica 23 Aprile, nel 2017, si terranno anche quelle in Germania (forse anche in Italia) nelle quali i populisti sono ben presenti. Mentre in Olanda Wilders non riesce a rompere il muro dei proeuropeisti, Marine Le Pen potrebbe salire al governo e nei punti principali del loro programma politico c’è l’attuazione di un referendum consultivo per uscire dall’Unione Europea. Anche Angela Merkel ha una spina nel fianco: il partito anti-islam e anti-Europa di Alternativa per la Germania (AFD) guidato da Frauke Petry. Siamo comunque convinti che i due partiti anti-europa non riusciranno ad ottenere la maggioranza per chiedere un referendum.

Oltre alle elezioni però, in Italia ci sono altri fattori, comunque importanti, che potrebbero spingere i mercati al ribasso, parliamo di banche. L’Italia rappresenta un dilemma per il Vecchio Continente a causa del sistema bancario, il quale fa fatica a riuscire a smaltire la questione degli NPL nonostante l’intervento del governo da €20 miliardi.

Dall’altra parte invece UniCredit è stata e sarà, anche e soprattutto dopo il recente successo dell’aumento di capitale da 13 miliardi, una grande banca paneuropea con sede e testa in Italia. Ma il nuovo azionariato ha una vocazione da vera public company internazionale che necessita di una struttura di governance più aperta al mercato. Per il presidente Vita, all’inizio del suo sesto anno di mandato, investire 13 miliardi in Italia è stato un grande atto di fiducia nel management, in UniCredit, ma anche nel sistema bancario italiano. E non è un fatto scontato, se pensiamo alla percezione generale. Che però è sbagliata: l’Italia ha avuto alcune banche mal gestite che hanno prodotto grandi danni e gravemente rovinato la reputazione del settore, ma la maggior parte è ancora sana e solida e ha contribuito con grande sforzo economico a ridurre tali danni.

Fattori esteri

Molti di voi si saranno dimenticati della Grecia, ma il mercato no, non dimentica e non sconta nulla. I cittadini ellenici stanno vivendo un vero e proprio inferno fatto di austerità, tagli alle pensioni, posti di lavoro e Welfare. Ogni giorno ad Atene e nelle grandi città greche si formano proteste nelle strade poiché oltre il 30% della popolazione vive con uno stipendio di poco più di 4000€ all’anno mentre i diritti di base tutelati dallo Stato vengono sempre meno.
L’ultima riunione dell’Eurogruppo a Malta però ha aperto la strada ad un accordo sulla conclusione della seconda revisione del programma di salvataggio: l’intesa raggiunta ha punti positivi e negativi ma non prevede un impatto per i cittadini ellenici dal punto di vista fiscale.

Spostiamoci ora virtualmente negli Stati Uniti dove Wall Street, dopo aver aggiornato i massimi storici nonostante l’elezione di Donald Trump, sta vivendo una fase di leggero ribasso in attesa che lo stesso entourage riescano nell’intento di convincere il Congresso ad effettuare le modifiche richieste da Trump in campagna elettorale, l’inflazione, tassi di interesse, abbassamento delle tasse, fondi per infrastrutture, dazi per materiale esteri, rientri di multinazionali americane e modifica dell’Obamacare. Proprio lo stop su quest’ultima legge ha fatto temere che il presidente potrebbe avere problemi in futuro anche sulle altre proposte di legge.

La Federal Reserve in tutto ciò ha deciso di alzare i tassi di interesse, prospettando almeno 3 rialzi per quest’anno. Queste mosse, a nostro avviso, avranno l’effetto inverso di sostegno alla crescita economica: minimi rialzi dei tassi hanno già fatto vedere come incidano profondamente sulle domande di mutui, di acquisti delle case e di aumento esponenziale dei delinquency loans.

Previsioni del FTSEMIB e analisi tecnica

Dopo aver elencato le prospettive per il 2017, o comunque quelle che potrebbero avere un maggiore impatto sui mercati e sul Ftse Mib, quale potrebbe essere l’andamento del listino milanese nel 2017? Senza essere troppo allarmisti, per il momento è difficile che si verifichi una discesa come nel 2008, anche se le condizioni economiche a livello globale non sono del tutto dissimili da quelle del periodo della grande Crisi. Possiamo aspettarci però sicuramente uno storno.

Storno che potrebbe essere violento vista la salita altrettanto violenta. In questo contesto, i target di supporto sono individuabili nella media di medio termine a quota 18.600 punti e al supporto, ben più consistente, in area 17.700-17.600 punti. La violazione di tale livello aprirebbe a quel punto scenari piuttosto bruschi di discesa sotto quota 17.000 punti. L’area chiave in questo contesto è quella di 15.000 punti poiché violato tale livello gli scenari sarebbero decisamente pessimi.

Al contrario, la soluzioni a molti fattori esogeni in favore dell’Europa, spingerebbe l’indice verso l’alto, la rottura dei 20000 è molto importante con obietti i 21.000/21.500 punti.

martedì 18 aprile 2017

Cosa dobbiamo attenderci dal risultato delle elezioni in Francia

Domenica 23 Aprile ci sono le elezioni in Francia, uno di quei giorni che dal punto di vista economico tutti aspettano, tralasciando quello politico ovviamente più importante. All’inizio doveva essere la campagna elettorale più scontata della storia della Quinta Repubblica, ma ci rendiamo conto, giorno dopo giorno, sondaggio dopo sondaggio, che la situazione è diventata assai più incerta. Dopo le elezioni olandesi del 15 marzo scorso, in cui un governo di coalizione, come prima in Austria, ha arginato, ma non eradicato la base dei movimenti xenofobi e anti-europei di estrema destra, analoghe tensioni si ripropongono nella corsa all’Eliseo.

Come si presenta la Francia economicamente

Ma come si presenta la Francia alle elezioni dal punto di vista economico? Il costo del debito pubblico francese – il rendimento che pagano le sue obbligazioni, noto come OAT – è stato quasi sempre generalmente simile a quella della Germania, il che riflette il loro status di sicurezza del debito sovrano di posseduto. Tuttavia, recentemente questo rapporto ha iniziato a calare: dalla fine del 2016 il rendimento che la Francia paga sui suoi titoli a 10 anni è notevolmente aumentato rispetto a quello della Germania. Nel mese di febbraio il rapporto rapporto Bund/OAT ha toccato i suoi massimi livelli dalla metà del 2012, i giorni peggiori della crisi della zona euro.

Spread Bund/OAT prima delle elezioni francesi presidenziali

La scorsa settimana il differenziale tra i rendimenti francesi e tedeschi a 10 anni erano vicini ai massimi dopo la svolta del candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon. Il rialzo dei rendimenti significa che le obbligazioni sovrane francesi hanno iniziato a salire in modo maggiore rispetto a quelli di economie periferiche dell’euro-zona come l’Italia. I rendimenti si muovono inversamente al prezzo, significa che gli investitori stanno svalutando il debito francese.

Quali sono gli scenari possibili

Secondo un’inchiesta effettuata da Ipsos-Sopra Steria, su un periodo che si estende dal 7 febbraio al 12-13 aprile, i quattro favoriti Mélenchon (France insoumise), Macron (En Marche!), Fillon (Les Républicains) e Le Pen (Front National) si sono rispettivamente guadagnati il 20%, il 22%, il 19% e il 22% dell’elettorato. Il dato che sembra preoccupare è la percentuale degli elettori sicuri del loro voto: 85% per Le Pen seguita da Fillon con 80%, 68% per Macron e 66% per Mélenchon.

Tuttavia, se si osserva la variazione dei sondaggi sul periodo campionato si scopre un dato più interessante: Mélenchon raddoppia in appena un mese da 11,5% a 20%, mentre Le Pen e Macron mostrano, nel medesimo arco di tempo, una tendenza in calo che li ha fatti decrescere rispettivamente dal 27% e 26% ai loro numeri attuali. Invece, Fillon si mostra costante oscillando entro il 18,5% e il 19,5%. Il candidato del Partito Repubblicano, come riportano Matthieu Goar e Alexandre Lemarié, sembra all’angolo, ridotto a sfruttare i giorni di Pasqua per sedurre l’elettorato cattolico, ma il politologo Yann Raison du Cleuziou non perdona: Gli scandali l’hanno colpito direttamente sul suo punto forte, la sua statura, intendendo quella morale.

Con questi dati possono andare al ballottaggio due candidati, i possibili in questo momento appaiono Le Pen e Macron, in questo caso, Le Pen non vincerebbe la poltrone di presidente, Macron ha maggiori appoggi politici e prendere i voti dei Fillon e sicuramente la Le Pen non riuscirebbe nell’intento di aggraziarsi quelli di Melenchon.

Se andassero al ballottaggio Le Pen e Melenchon, questi sarebbero dolori, i due condividono l’antieuropeismo e questo porterebbe inevitabilmente ad una possibile uscita dall’Europa della Francia. Se invece dovessero raggiungere il ballottaggio Fillon (improbabile) e Macron, allora l’Europa unita sarebbe salva e la Francia manderebbe un segnale molto forte contro tutti gli antieuropeisti.

Candidati alle presidenziali 2017 in Francia

Il punto focale

L’Europa può sopportare la Brexit, ha retto l’urto dell’Olanda e dell’Ungheria. Ma certo non può fare a meno della Francia, Paese fondatore, con la Germania polo dell’asse che l’ha retta per conciliazione e come risarcimento dei lutti procurati simbolicamente dalla linea del fiume Reno. I destini comuni sono dunque nelle mani della nazione più sciovinista, quella che bocciò per referendum nel 2005, e di fatto affossandola, la Costituzione europea in difesa di una sempre rivendicata sovranità.

Marine Le Pen, se a maggio approderà all’Eliseo, vuole uscire dal comando unificato della Nato e poco spaventa: c’è il precedente del generale de Gaulle che nel 1966 fece altrettanto. Soprattutto vuole tornare al franco e lasciare Bruxelles. Se i mercati entrano in fibrillazione e lo spread s’impenna è perché l’ipotesi non appartiene al periodo ipotetico dell’irrealtà. È difficile, non impossibile.

La questione chiave per le prossime settimane è se “il primo turno delle elezioni risulterà sufficiente per portare i trader di nuovo sul mercato o se lo spread rimarrà abbastanza largo fino al secondo turno, giorno in cui si avrà il risultato conclusivo. Derek Halpenny, responsabile europeo della ricerca mercati globali a MUFG, prevede che un secondo round di Le Pen-Mélenchon potrebbe portare lo spread a 10 anni torna indietro di 8 anni, ai massimi di sempre prima dell’euro crisi, in poco tempo.

Anche un Macron-Le Pen faccia a faccia non calmerebbe del tutto i mercati prevedendo un ulteriore aumento di 20 punti base dai recenti picchi. Mentre gli investitori hanno chiesto maggiori rendimenti, le banche francesi non hanno seguito l’esempio. I rendimenti di alcune banche coperti sono scesi al di sotto rispetto a quelli delle recenti settimane recenti.

Il costo di queste opzioni è proibitivo, quindi, se i sondaggi diventano più favorevoli per i candidati centristi, gli investitori ritireranno le operazioni di copertura.

martedì 11 aprile 2017

Domino Solutions - Diasorin, +250% in 5 anni, leader mondiale italiano

Leader mondiale della diagnostica in vitro, DiaSorin (DIA.MI) è un Gruppo multinazionale italiano con sede a Saluggia (VC), a capo di 28 società in Europa, Nord, Centro e Sud America, Africa e Asia. Da oltre 40 anni il Gruppo sviluppa, produce e commercializza test per la diagnosi di patologie che riguardano un’ampia gamma di aree cliniche. I test DiaSorin sono rivolti a laboratori di analisi, sia ospedalieri che privati, nei mercati dell’immunodiagnostica e della diagnostica molecolare.

Diasorin, nasce come centro di ricerca nucleare dalla Joint Venture tra FIAT e Montecatini e altro non è che l’evoluzione della divisione diagnostica della società Sorin Biomedica (che nei lontani anni ’60 faceva appunto parte del gruppo FIAT).

Acquisizioni strategiche

Nel corso degli anni la società sviluppa e consolida il suo Know How nel settore sviluppando il business di Diagnostica in Vitro (IVD), prevalentemente focalizzato sul territorio europeo. Nel 1997 Sorin acquisisce il controllo dell’americana Incstar Inc., attiva nell’IVD, scorpora le attività afferenti alla diagnostica in una società denominata DiaSorin Srl, che viene poi ceduta ad American Standard International (ASI).

All’inizio del nuovo millennio, viene realizzata un’importante operazione di Management Buyout, supportata dal Gruppo Finde e da altri investitori finanziari e industriali. Effettua l’acquisizione di BYC Sangtec e i relativi diritti per il LIAISON® ed avvia la conversione dei test dalla tecnologia ELISA a quella CLIA.

Il 19 luglio 2007 il titolo DiaSorin (DIA.MI) debutta a Piazza Affari. In questi anni il Gruppo effettua diversi lanci di prodotti, accordi commerciali, sviluppo di progetti e acquisizioni, quali Biotrin, leader mondiale per il test del Parvovirus, acquista da Eiken Chemical la licenza per l’uso della tecnologia LAMP, dedicata al business molecolare, lancia sul mercato il LIAISON® XL, acquisisce Murex e la relativa linea di prodotti ELISA di Abbott (ABT) e si espande ulteriormente in Europa, Asia ed Africa. Acquisisce NorDiag, specializzata nell’estrazione di acidi nucleici. Nel 2013 DiaSorin sigla un accordo strategico con Roche per connettere il LIAISON® XL al cobas 8100 nei laboratori a grandi volumi che richiedono la completa automazione dei propri processi diagnostici. Due anni fa DiaSorin (DIA.MI) sigla un accordo strategico di distribuzione commerciale per le epatiti e l’HIV in Cina con Beckman Coulter ed in diagnostica molecolare vengono lanciati i due test più veloci al mondo per la diagnosi molecolare delle leucemie fulminanti.

Importanti autorizzazioni

IL 6 Aprile scorso DiaSorin ha ricevuto dalla Food and Drug Administration statunitense l'”Emergency Use Authorization” per il primo test sierologico completamente automatizzato capace di identificare le infezioni da virus Zika e garantisce un risultato in soli 37 minuti. Tale test, quindi, non è stato approvato dall’autorità Usa, ma autorizzato per l’utilizzo durante l’intero periodo di emergenza e verrà distribuito nei laboratori sia degli Stati Uniti sia di altre aree. Il test verrà distribuito negli Stati Uniti nei laboratori autorizzati a eseguire test di moderata complessità o nei laboratori non americani aventi la medesima qualifica, in linea con le più recenti linee guida emanate dal Cdc per la diagnosi delle infezioni da Zika virus. Lo sviluppo di questo test è stato finanziato dal Dipartimento di Salute e dei Servizi Umani statunitense che nel 2016 ha concesso a DiaSorin un finanziamento di 2,6 milioni di dollari.

Solidi bilanci

L’anno fiscale 2016 è stato archiviato dalla società con una generazione di cassa e con un utile netto da record grazie all’aumento del fatturato ed alla crescita della redditività. Nel dettaglio, il fatturato è aumentano anno su anno del 14% a 569,3 milioni di euro e del 6,4% a tassi di cambio e perimetro costanti. Stesso andamento pure per l’Ebitda che, con un +14% e con un +6,4% a tassi di cambio e perimetro costanti, si è attestato al 31 dicembre del 2016 a 217,3 milioni. Con un’incidenza sul giro d’affari al 30,3%, l’Ebit è cresciuto del 13,6% a 172,6 milioni di euro, e l’utile netto a 112,6 milioni di euro con un incremento anno su anno pari al 12%. Grazie a questi risultati, il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea dei soci, del 27 aprile, il pagamento di un dividendo unitario pari a 0,80 euro. Il dividendo 2017 sarà pagato il prossimo 24 maggio con data di stacco della cedola il 22 maggio del 2017 e record date il 23 maggio.

Previsioni 2017

Diasorin prevede di chiudere l’esercizio 2017 con un aumento dei ricavi anno su anno pari all’11% a tassi di cambio costanti, ed allo stesso modo con un incremento dell’Ebitda pari all’11% anno su anno sempre considerando lo scenario dei tassi di cambio costanti.

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Evoluzione in Borsa

Dal giorno del suo debutto in Borsa, le azioni Diasorin sono cresciute del 440% e solo negli ultimi 5 anni Diasorin è cresciuta del 250%.

Disclosure

Noi abbiamo Diasorin (DIA) nel nostro portafoglio Gemme Italia con un ottica di medio/lungo periodo.

venerdì 7 aprile 2017

Domino Solutions - Analisi dei paesi emergenti dell'America Latina

Dopo cinque anni di rallentamento, la crescita economica nei paesi emergenti in America Latina è diventata negativa nel 2016. I dati del PIL hanno mostrato la regione si è contratta dello 0,8% l’anno scorso, dopo aver praticamente ristagnato nel 2015. Una profonda e prolungata recessione in Brasile e Venezuela e un crollo notevole della produzione totale in Argentina ed Ecuador, possono mostrarci un chiaro segnale della performance sul breve/medio periodo del continente. Mentre questi quattro paesi hanno avuto una contrazione nel 2016, l’intera regione ha subito un rallentamento generalizzato. Questo non solo ha rivelato una esposizione a shock esterni, come la caduta dei prezzi delle materie prime e la crescita della volatilità dei cambi, ma anche le debolezze strutturali che hanno compromesso la crescita del PIL sudamericano.

Guardando i paesi che hanno avuto una contrazione lo scorso anno, l’economia del Brasile ha subito una recessione più lunga e profonda in molti decenni. Gli ultimi dati del Q4 2016 hanno mostrato che il PIL è diminuito del 3,6% durante l’anno, dopo un calo del 3,8% nel 2015. In Argentina i dati suggeriscono che l’attività economica si è rinforzata alla fine del 2016, fornendo ulteriori prove che la ripresa è finalmente in corso. L’economia si sta riprendendo da vari aggiustamenti della politica monetaria, fiscale e dei tassi di cambio avviati dal nuovo governo guidato da Mauricio Macri insediatosi nel dicembre 2015. Tali rettifiche hanno cominciato a dare i suoi frutti entro la fine del 2016 sotto forma di uno smorzamento delle pressioni inflazionistiche, con lo scopo di spianare la strada per un ritorno a un periodo di crescita più sostenibile.

Nel frattempo, in Ecuador, Rafael Correa sarà cederà il potere a un successore eletto a maggio. Questo segue un decennio di stabilità politica durante il quale l’economia è stata trasformata con l’aiuto del petrolio e dal boom delle materie prime, al fine di promuovere lo sviluppo economico e l’inclusione sociale. Tuttavia, la sostenibilità del modello è stato messo in discussione visti i cattivi risultati economici degli ultimi due anni e le indagini sulla corruzione. Questo ETF è il più pericoloso di tutti, ma se il prezzo delle materie prime continuerà a crescere come la domanda, allora i paesi mostreranno una inversione di trend significativa e remunerativa.

A seguito di una contrazione regionale dell’0,8% nel 2016, l’uscita del Brasile da una difficile crisi durata due anni e di una ripresa economica in Argentina ed Ecuador potrà contribuirà a sollevare il tasso di crescita regionale in territorio positivo nel 2017. Tuttavia, la crescita continuerà a deludere. Gli economisti si aspettano una crescita dello 0,6% per il Brasile e dell’1,5% per il Messico nel 2017, dato che limiteranno le prospettive di crescita dell’America Latina per quest’anno. La crescita del PIL dell’intera regione salirà intorno all’1,5% quest’anno, in calo rispetto al mese scorso, in cui si prevedeva una crescita prevista dell’1,6%. L’attività economica dovrebbe riprendere slancio e ampliarsi del 2,5% nel 2018.

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L’economia del Brasile potrebbe ripartire nel primo trimestre e guadagnare slancio in seguito, mentre l’Argentina ha già mostrato segnali di ripresa nel 4° trimestre 2016. Anche se i legami sociali ed economici tra l’economia degli Stati Uniti e dei paesi in America Latina continuerà ad esistere, il rischio di tensioni ed un peggioramento nei rapporti con l’amministrazione Trump rimarranno elevati.

Le politiche degli Stati Uniti perseguite dal presidente Trump, in settori quali il commercio e l’immigrazione rimarrà al centro dell’attenzione, in particolare in Messico. Messico e Stati Uniti hanno negoziato triliardi di dollari lo scorso anno, molti dei quali sono state merci. Il presidente Trump ha promesso di muoversi rapidamente per rinegoziare il NAFTA e spingere i produttori statunitensi a trasferirsi verso il Nord del confine messicano. Anche se gli obiettivi precisi degli statunitensi rimangono poco chiari, generalmente è previsto che gli Stati Uniti cercheranno di rinegoziare il NAFTA, piuttosto che distruggere l’intero accordo.

Il taglio di questo mese per le prospettive economiche della regione è stata trainata dal declassamento delle previsioni di crescita del PIL per l’Argentina, Cile, Messico, Perù, Venezuela e le sub-regioni del Centro America e dei Caraibi . Le prospettive per il resto delle economie sono rimaste invariati rispetto al mese scorso.

Brasile

Il governo del Brasile ha abbassato le sue previsioni per la crescita economica nel 2017 all’1,0 per cento dall’1,6 per cento, facendo eco al recente pessimismo del mercato dato che il paese fatica a uscire dalla sua peggiore recessione degli ultimi otto decenni. L’economia del Brasile prevede di tornare a crescere nel primo trimestre del 2017, Fabio Kanczuk, segretario del ministero delle Finanze della politica economica, avrebbe riferito ai giornalisti lunedì 3 Aprile 2017.

Il governo ha anche cambiato le sue previsioni per la contrazione economica di quest’anno al 3,5 per cento dal 3,0 per cento. La recessione biennale che ha colpito il Brasile si è acutizzata nel terzo trimestre secondo i dati della banca centrale mostrati la scorsa settimana, lasciando 12 milioni di persone senza lavoro. Gli economisti in un sondaggio della banca centrale hanno abbassato le loro previsioni per il 2017 su una crescita intorno all’1,0 per cento. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l’economia brasiliana cresca dello 0,5 per cento l’anno prossimo.

Le stime ufficiali per le entrate fiscali nel 2017 sono rimaste invariate nonostante il taglio delle previsioni di crescita. Kanczuk ha detto che il governo rimane impegnato al suo obiettivo di bilancio per il prossimo anno. Secondo Ricardo Volpe, un consigliere economico del Congresso, una riduzione di 0,6 punti nella crescita potrebbe ridurre i ricavi di almeno 3,5 miliardi di reais (1,04 miliardi di dollari) l’anno prossimo, ma una stima precisa dipenderà da altri fattori quali l’inflazione e la crescita dell’occupazione.

Il governo prevede una inflazione al 4,7 per cento alla fine del 2017, in calo dal 4,8 per cento. Il tasso di cambio è previsto per la fine 2017 a 3,6 real per dollaro, a fronte di una previsione precedente di 3.5 per dollaro.

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Argentina

Il governo argentino prevede un tasso di inflazione nettamente inferiore e una forte ripresa economica nel 2017, quando presenterà il suo primo disegno di legge di bilancio a metà settembre. L’economia prevede di uscire dalla recessione e crescere almeno del 3,5 per cento nel 2017, mentre l’inflazione probabilmente scenderà da circa il 40 per cento attuale al 17 per cento l’anno prossimo, secondo il leader del Senato Federico Pinedo.

Le previsioni ottimistiche sono state fatte probabilmente pensando ai cambiamenti di politica economica del presidente Mauricio Macri, che dal suo insediamento nel mese di dicembre si ha concluso un contenzioso con i creditori e ha aperto l’Argentina agli investitori.

Il nostro budget provvederà ad espandere l’economia sul lato degli investimenti, in particolare nel settore delle infrastrutture, e sul lato dei consumi.


Ha sottolineato Macri mentre dava il via libera ad pagamento previsto di 70.000 pesos ($ 4.698) per i pensionati come misura per stimolare il consumo.

Macri sta spingendo attraverso misure come la svalutazione della moneta locale, eliminando i sussidi e dazi sull’esportazione del frumento e mais, ma la crescita economica non è ancora tornata. I dati hanno mostrano il prodotto interno lordo si è ridotto dello 0,7 per cento nel primo trimestre dell’anno a partire dall’ultimo trimestre del 2015, a conferma di un terzo trimestre consecutivo di crescita negativa.

Il governo di Macri conta su un programma di condono fiscale che permetta di rivelare fondi precedentemente non dichiarati e tassati ad un tasso più basso che possano fornire fino a 80 miliardi di dollari all’economia. Il Congresso sta anche discutendo la legislazione per migliorare le relazioni tra investitori privati ​​e lo Stato. L’inflazione in Argentina era attesa a 40,2 per cento nel 2016, uno dei tassi più alti del mondo e il 19,4 per cento nel 2017, secondo un recente sondaggio della banca centrale. Il capo di gabinetto Marcos Peña ha detto la settimana scorsa che il prodotto interno lordo è probabile si contragga dell’1 per cento nel 2016.

Indice Argentina, crescita ultimi due anni, analisi tecnica, stime 2017

Messico

L’economia del Messico è in prima linea contro l’amministrazione degli Stati Uniti nei confronti delle politiche sul protezionismo e l’anti-immigrazione e questo sta causando un’enorme incertezza e preoccupazione nel paese, data la sua dipendenza dall’economia U.S. Nonostante i solidi fondamentali macro, la crescita economica ha deluso l’anno scorso e i dati recenti indicano che il paese sta camminando sulle sabbie mobili, dall’inizio dell’anno.

Qualunque sia la posizione che l’amministrazione Trump alla fine adotterà per quanto riguarda le politiche commerciali e di immigrazione verso il Messico, ci vorranno diversi mesi per eventuali modifiche ai criteri per materializzarsi in realtà. Questa incertezza di per sé influenzerà la fiducia delle imprese e degli investitori, con gli investimenti che stanno soffrendo uno shock negativo. Già scossi dall’aumento dei prezzi del carburante nel mese di gennaio, la fiducia dei consumatori è destinata a rimanere bassa, danneggiando i consumi.

In queste condizioni, e dal momento che la politica economica rimarrà restrittiva quest’anno, le prospettive di crescita del Messico si stanno riducendo. le previsioni di Focus Economics per il 2017 vedono una crescita del PIL tagliata da 0,1 punti percentuali a 1,5% nel sondaggio di marzo, mentre la proiezione per il 2018 è stato lasciata invariata al 2,1%.

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Ecuador

L’economia ecuadoriana sta mostrando segnali di ripresa debole. Il PIL è diminuito dell’1,6% su base annua nel terzo trimestre del 2016, migliore rispetto al calo del 2,2% registrato nel secondo trimestre e la lettura più alta in un anno. Il miglioramento è stato supportato dal prezzo del petrolio. Tuttavia, l’economia dollarizzata è ancora afflitta da problemi molteplici. Un dollaro forte degli Stati Uniti e la svalutazione delle valute dei paesi vicini hanno continuato ad erodere la competitività dell’Ecuador nei settori non petroliferi, volumi del mercato del lavoro ed esportazione del paese. I prezzi del petrolio e gli sforzi di ricostruzione dopo il terremoto di aprile sono state le priorità di spesa, trascinando gli investimenti pubblici e consumi. In questo contesto, tutti i componenti della crescita è continuata a diminuire nel Q3, nonostante un tasso più debole su base annua.

Su base trimestrale l’economia dell’Ecuador è cresciuta dello 0,5% in termini destagionalizzati, che è leggermente inferiore rispetto l’espansione dello 0,7% del Q2 ma un notevole miglioramento rispetto al calo dello 0,2% registrato nello stesso trimestre dell’esercizio precedente. Guardando al futuro, i prezzi del petrolio più elevati accoppiati alla recente attuazione di un accordo di libero scambio con l’Unione europea, aumenteranno le esportazioni del paese nel 2017. Questo, a sua volta, dovrebbe alleviare la pressione sulle casse dello stato, dando al governo un aumento di margine di manovra per facilitare le misure di austerità e mettere il paese sulla via della crescita.

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Cile

Il panorama economico del Cile durante il mese scorso è stata dominato dallo sciopero in corso sulla retribuzione e le condizioni della più grande miniera del paese, con i colloqui tra lavoratori e BHP Billiton (BHP), proprietario della miniera, ancora in un vicolo cieco.

Lo sciopero ha fermato tutte le attività della miniera dal 9 febbraio causando un significativo colpo sulle esportazioni di rame del paese, pilastro dell’economia. Il Ministro del Tesoro del paese ha recentemente annunciato che l’attività economica nel mese di febbraio probabilmente subirà un duro colpo, invertendo la tendenza al rialzo del tasso di crescita dell’indicatore mensile dell’attività economica osservata negli ultimi mesi.

Questa brutta notizia arriva in mezzo ad un contesto economico già cupo, con le imprese e la fiducia dei consumatori che rimangono bloccati in territorio negativo nel mese di febbraio e la crescita nell’ultimo trimestre dello scorso anno probabilmente magra dal punto di vista degli investimenti.

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Colombia

Mentre la crescita ha guadagnato un slancio nel Q4 grazie al settore dei consumi privati, l’economia è cresciuta al ritmo più lento rispetto allo scorso anno a partire dal 2009, trascinato dal crollo dei prezzi del petrolio. Nonostante il risultato deludente del 2016, l’economia della Colombia è ancora riuscita a superare la maggior parte delle altre economie dipendenti dalle materie prime nella regione, sostenuta da forti consumi totali e un peso più debole, che ha rafforzato le esportazioni nette.

In risposta alla crescita stagnante della Colombia, il presidente Juan Manuel Santos ha lanciato il piano economico finale del suo mandato il 14 febbraio. Il piano, chiamato Colombia Repunta, prevede un significativo aumento della spesa pubblica per migliorare le infrastrutture del paese. Il governo si aspetta che il piano aggiunga 1,3 punti percentuali alla crescita del PIL e crei quasi 800 mila posti di lavoro.

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