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lunedì 10 febbraio 2025

L'improvvisa tempesta sui mercati finanziari

All'inizio di questa settimana, i mercati finanziari sono stati nuovamente scossi da una tempesta improvvisa. Questa volta, la causa scatenante è stata la notizia che gli Stati Uniti stavano valutando di imporre tariffe doganali sui prodotti provenienti da Canada e Messico, mettendo in discussione la stabilità della crescita economica nella regione e sollevando timori su possibili effetti inflazionistici. Tuttavia, mentre analisti ed esperti si affrettavano a valutare le conseguenze di queste misure, è arrivato l'annuncio di un rinvio per consentire ulteriori negoziati. Questo episodio evidenzia un aspetto cruciale che investitori e analisti dovrebbero tenere ben presente nei prossimi anni: le notizie e il clamore mediatico continueranno a susseguirsi con rapidità, ma ciò che davvero conta è il quadro generale.

La reazione dei mercati

Il mercato azionario statunitense è notoriamente emotivo e reattivo. Basta un evento apparentemente marginale per scatenare oscillazioni significative: ad esempio, il lancio di un'app di intelligenza artificiale simile a ChatGPT in Cina ha portato alla perdita di un quinto del valore della più grande azienda per capitalizzazione di mercato. Questa instabilità dimostra quanto sia difficile prevedere le fluttuazioni del mercato. Tuttavia, nel contesto attuale, è utile valutare quanto siano fondate queste reazioni e distinguere tra movimenti di mercato reali e semplici esagerazioni mediatiche.


Guardando l'indice S&P 500, si nota come, nonostante un lieve aumento della volatilità misurata dal CBOE Volatility Index (VIX), il mercato abbia mantenuto una certa stabilità. Da un punto di vista tecnico, l'indice continua a mostrarsi resiliente, rimanendo al di sopra di soglie chiave come la linea di tendenza al rialzo e le medie mobili a breve e medio termine. Questo indica che, nonostante i continui scossoni delle notizie, il mercato azionario sta affrontando la situazione con relativa calma.

La questione della liquidità

Se guardiamo alle forze che realmente influenzano i mercati azionari, scopriamo che non sono cambiate molto negli ultimi quindici anni. La vera chiave di tutto è la liquidità: se nel sistema finanziario circola abbastanza denaro, i mercati tendono a rimanere solidi, indipendentemente dalle decisioni politiche o dagli eventi globali. Attualmente, alcuni indicatori, come il tasso dei fondi federali recentemente ridotto e l'aumento dei prezzi delle criptovalute, suggeriscono che c'è ancora abbondanza di liquidità a disposizione degli investitori.

Ma cosa potrebbe mettere a rischio questo equilibrio? Il principale fattore da monitorare nei prossimi mesi è proprio la possibilità che la liquidità inizi a diminuire. Se ciò dovesse accadere, potremmo assistere a una correzione dei prezzi delle azioni in modo più marcato e duraturo.

L'esempio più recente di una simile contrazione della liquidità è stato il 2022. Dopo il massiccio afflusso di denaro nel sistema per contrastare gli effetti della pandemia, le autorità monetarie inizialmente hanno sottovalutato il rischio inflazionistico. Tuttavia, con l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, l'inflazione ha subito una brusca accelerazione, costringendo la Federal Reserve a intervenire con misure drastiche: un rapido aumento dei tassi di interesse e la riduzione del bilancio della banca centrale. Questa stretta monetaria ha portato l'S&P 500 a perdere fino al 28% del suo valore in pochi mesi.

Monitorare i segnali di rischio

Un elemento chiave da tenere d'occhio per il futuro è proprio l'andamento dell'inflazione. Recentemente, l'indice PCE (Personal Consumption Expenditures), l'indicatore preferito dalla Federal Reserve, ha mostrato livelli di inflazione ancora sotto il 3%, un dato positivo per la stabilità economica. Tuttavia, alcune tendenze suggeriscono che le pressioni sui prezzi potrebbero tornare ad aumentare nei prossimi mesi. Se l'inflazione dovesse superare determinate soglie, ciò potrebbe comportare un incremento dei rendimenti dei titoli di Stato e una possibile correzione dei mercati azionari.


Inoltre, un altro parametro da monitorare attentamente è il tasso di inflazione di pareggio a 5 anni, che misura le aspettative di inflazione nel medio termine. Recentemente, questo indicatore è salito sopra il 2,6%, il livello più alto dal 2023. Se dovesse superare il 3%, gli investitori potrebbero iniziare a temere un ritorno dell'inflazione, con possibili ripercussioni sui mercati.

Conclusioni

Nei prossimi mesi, le notizie da Washington e gli sviluppi economici globali continueranno ad arrivare con rapidità. Tuttavia, è fondamentale non lasciarsi trascinare dal rumore mediatico e mantenere una visione d'insieme. Una strategia di investimento ben diversificata e strutturata è progettata per resistere alle turbolenze di breve termine. Ciò che conta davvero è monitorare gli sviluppi legati all'inflazione e alla liquidità.

Finché la liquidità resta abbondante, i mercati potrebbero continuare a crescere. Ma se l'inflazione riprende slancio e le banche centrali sono costrette a nuove strette monetarie, potremmo assistere a una nuova fase di turbolenze finanziarie. In definitiva, tenere d'occhio questi fattori sarà essenziale per prendere decisioni di investimento consapevoli e ben ponderate.

martedì 30 settembre 2014

Quando saliranno i tassi di interesse e cosa comporterà ?

Tutti stiamo aspettando e cercando di capire quando cominceranno ad aumentare i tassi di interesse e con quale velocità, la cosa migliore sarebbe che l'economia aumentasse quel tanto che basta da mettere pressione sui tassi d'interesse nel breve termine, ma in questo momento secondo le nuove previsioni della FED la crescita economica non è sufficientemente forte da mettere una tale pressione per un periodo prolungato. In questo momento sembra, che l'argomento principale negli Stati Uniti, non sia né la guerra in medio Oriente né tanto meno quella in Ucraina, ma quando la FED aumenterà i tassi d'interesse e cosa comporterà.

In primo luogo dobbiamo separare due diverse situazioni se vogliamo capire ciò che accadrà nei prossimi 12 mesi circa.

Per prima cosa, negli ultimi sei anni, la Federal Reserve ha pompato un sacco di riserva nel sistema bancario. Ci sono quasi 2.800 miliardi di dollari in eccesso nel sistema bancario. Ora, trascurando la bontà dell'operazione, il problema è che abbiamo una massiccia quantità di riserve nel sistema bancario e queste potrebbero causare problemi reali se le banche decidessero di prestare tali riserve alle imprese e ai consumatori. Questo, naturalmente, è quello di cui sono preoccupati i "falchi dell'inflazione". La questione quindi diventa, in che modo la Fed ridurrà la quantità di riserve e come pensano di farlo in modo sistematico, organizzato e sopratutto stabile ? Non credo che tale questione, pragmaticamente, sia il vero dilemma della Federal Reserve in questo momento.



Il secondo problema è il fatto che la crescita economica è modesta in questo momento. Ci sono molti motivi che possono essere forniti per questa ipotesi, ma il semplice fatto che i membri dell'Open Market Committee della Federal Reserve stiano proiettando che la crescita economica per i prossimi cinque anni sarà nel range tra l'1,8% e il 2,6%, è un'indicazione che l'economia non correrà tanto da qui in avanti. Inoltre, questi funzionari hanno abbassato le loro proiezione per la futura inflazione tra l'1,7% e il 2,2%. Questo si confronta favorevolmente con l'obiettivo della Fed di mantenere l'inflazione dei prezzi intorno al 2,0%. I membri del Open Market Committee non sono, però, gli unici che stanno giungendo a proiezioni di questo tipo. Non solo ci sono proiezioni di istituti privati in questo campo, ma altre organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale sta indicando che vedono sia la crescita che l'inflazione all'interno di questi intervalli.

Tutta la zona euro sembra sull'orlo di un'altra recessione e possibile deflazione. La Cina sta avendo i suoi problemi cosi come l'India e altri paesi emergenti. Sembra che gli Stati Uniti stiano facendo abbastanza bene se guardiamo le condizioni che devono essere affrontate da questi altri paesi. Il punto è che c'è poca pressione al rialzo esercitata nella maggior parte delle economie di tutto il mondo. E se le economie non viaggiano all'unisono, è terribilmente difficile generare molta domanda di prestiti. Le aziende non sono disposte ad impegnarsi per investimenti futuri, perché le prospettive sono così tristi ed incerte che preferirebbero non prendere in prestito, o se lo fanno, insieme con il denaro contante che potrebbero avere a portata di mano, preferiscono spendere i soldi per ricomprare le loro azioni o pagare dividendi.

I consumatori non vogliono prendere denaro in prestito. I ricchi o coloro che hanno un'istruzione universitaria stanno andando bene, stanno lavorando e dispongono di risorse sufficienti per spendere ciò che vogliono. A tutti gli altri, purtroppo, le cose non vanno bene, qualsiasi ricerca effettuata in questo momento, indica che gran parte della forza lavoro americana non sta facendo molto bene, si sente depressa e non è molto ottimista circa il futuro. Quest'ultimo gruppo di certo non vuole prendere denaro in prestito.

Un gran numero di banche, in realtà, non si vuole esporre in questo momento. Questi sono la maggior parte delle banche, in particolare quelle che hanno meno di 1,0 miliardo di dollari di patrimoni. Molte di queste banche hanno ancora problemi con i vecchi prestiti e avendo l'autorità di regolamentazione che le tiene d'occhio, non sono ansiose di fare nuovi prestiti. Inoltre, con un'economia così debole non c'è molta fiducia nel prendere rischi in eccesso per concedere nuovi prestiti, anche perchè, gli standard del credito sono piuttosto gravosi. Quindi, non ci sono molte domande di prestiti e le banche sembrano essere molto felici, sedute sulle loro riserve in eccesso.



Pertanto, non c'è una pressione sui tassi di interesse a breve termine tale da farli salire. Inoltre, con ciò che indicano queste proiezioni economiche molti ritengono che questa situazione non migliorerà per adesso, per cui c'è ben poco timore che la domanda di prestiti aumenti nell'immediato. La questione, quindi diventa, quando ci sarà sufficiente pressione sui mercati monetari per causare l'aumento dei tassi di interesse ? In questo tipo di ambiente, la Federal Reserve non creerà molta pressione sui tassi di interesse a breve termine se può prendere i fondi dalle banche e non provocare eventuali vincoli sulle attività del prestito.

Secondo la Fed di Chicago, il costo del denaro starà basso fin oltre l'estate 2015, per essere certi che la crescita possa sostenersi senza aiuti, la Federal Reserve dovrà probabilmente tenere il costo del denaro ai minimi fin oltre la prossima estate, ovvero finché non sarà certa che l'economia può mantenere il proprio slancio anche senza il sostegno della Banca centrale americana.

In questo momento, non c'è alcuna pressione della domanda sui tassi di interesse a breve termine. Le banche sembrano essere contento di essere semplicemente dove sono. Fintanto che questo accade, la Federal Reserve probabilmente non forzerà il problema, aumentando i tassi di interesse a breve termine. Penso, che ciò che la Federal Reserve vuole davvero vedere accadere è che l'economia inizi a prendere velocità, portando le banche ad affrontare una maggiore domanda di prestiti che eserciterebbe poi una certa pressione sull'aumento dei tassi di interesse. Poi, come nella maggior parte dei periodi di ripresa economica, i tassi di interesse potrebbero salire anche, a causa di un aumento naturale della domanda dei prestiti aziendali. Questo sarebbe lo scenario più auspicabile.

Per quanto riguarda l'aumento dei tassi a lungo termine, che dipenderà dalla crescita dell'economia con l'aumento del tasso di inflazione, la Fed può fare poco o nulla per influenzare questa pressione. Tuttavia, in questo momento sui mercati obbligazionari, il tasso atteso di inflazione nei prossimi dieci anni sembra essere di circa 2,00%. La cosa interessante è che alla fine dello scorso anno, le aspettative inflazionistiche degli investitori sembravano essere al di sopra del 2,30% e questa aspettativa, è stata piuttosto volatile. Sembra come se gli investitori non sapessero bene cosa aspettarsi in termini di inflazione.

martedì 19 novembre 2013

Le cinque ragioni per cui ci aspettiamo un ritracciamento dal mercato americano

Il mercato continua a creare massimi su massimi e lo S&P500 ha raggiunto il 26% da inizio anno. Ci aspettiamo che questa crescita non duri a lungo. Per varie ragioni, la prima ovviamente è che il mercato appare maturo per una correzione. Non una recessione, si badi bene, come gli amanti del mercato al ribasso dicono spesso, al massimo un 10%/15% di caduta degli indici, per consentire a Wall Street di mantenere il passo degli ultimi anni.



Il rally per molte azioni nel 2013 si è basato quasi interamente sul sentimento. E mentre l'ottimismo è importante nei mercati dei capitali, i prezzi delle azioni possono sfidare la forza di gravità fino a quando l'investitore si renderà conto che il valore delle azioni è ben più basso delle aspettative non realistiche. Di seguito discutiamo cinque aspetti che potrebbero portare gli indici americani ad una correzione in doppia cifra, probabilmente nei prossimi 5 mesi.

1) I fondi comuni tolgono denaro

I fondi comuni di investimento di natura azionaria hanno "aspirato" più soldi nel 2013 rispetto a qualsiasi altro anno dal 2004 - circa 76 miliardi dollari, contro i deflussi totali di 451.000 milioni dollari dal 2006 al 2012. Volendo essere fatalisti, il fatto che il "denaro muto" stia uscendo dal mercato è l'ultimo segno toro. Certo il ritorno degli piccoli investitori potrebbero fornire una maggiore pressione di acquisto al mercato e spingere gli indici a livelli record nel 2014, ma una volta che la gente inizia a comprare azioni in massa, semplicemente perché i titoli stanno salendo, suona come se il mercato sia bello saturo.

2) Sell off di massa

Anche se è difficile da analizzare, l'ingenuo ottimismo è importante per capire il valore di scetticismo dei grandi investitori. Si consideri un sondaggio settimanale sul sentiment dell'American Association of Individual Investors, il quale mostrò la più grande adesione sulla crescita azionaria nell'aprile 2011 - pochi mesi prima di una correzione di circa il 18% del mercato. Come dice un vecchio proverbio, essere avidi quando gli investitori hanno paura e molto timorosi quando gli altri sono avidi.

3) I Price-to-earnings sono troppo elevati

Si consideri che tradizionalmente i titoli difensivi mostrano P/E molto più alti rispetto ai loro livelli storici. Consideriamo che nel 1997, il P/E dei settori difensivi è stato fino al 40% al di sotto del P/E massimo del mercato, ma nel 2013, i dividendi difensivi sono negoziati al di sopra del 20% grazie a una frenesia di acquisti che aiutano la salita.

La mancanza di attività fruttifere significa una spinta verso azioni che offrono dividendi stabile, questo ha un senso. Ma pensate che un titolo difensivo come Colgate-Palmolive (CL) dovrebbe realmente mantenere un P/E di 22 volte gli utili per sempre ? Non credo proprio.

4) I record non sempre sono segno di crescita

Il Dow Jones ha realizzato il suo 37esimo record Giovedì scorso - e come al solito, i media finanziari era ben felici di avvisare gli investitori di tale circostanza. Ma vale la pena notare che i livelli record nel 2007 furono ben 34, dopo di che ci fu il famoso 2008.

I record da soli non sono segni di un mercato toro, naturalmente. Dopo tutto, nel 1995, il mercato fece ben 69 nuovi massimi - una quantità di massimi record - e continuò fino a quando non ci fu il crollo delle dot-com.

Ma i massimi del 2013 sono diversi. Si consideri che, nel 1995, il tasso di disoccupazione era mediamente del 5% a fronte di un picco di oltre l'8,2% nel 1992. Considerate anche che non vi fu un solo anno nel 1990 con un tasso di crescita del PIL inferiore al 4%. Il mercato toro azionario è stato grande, ma fu parte di un periodo di potenza economica nel decennale americano.

Questo non fu il caso nel 2007, anno che mostrò varie crepe nella crescita. E di certo non è il caso di questo periodo, con una persistente alta disoccupazione e una crescita anemica dell'economia.

5) La mania delle IPO

La raffica di titoli e di emissione di obbligazioni è forse il più grande segno di pericolo per tutti. Mentre è cosa buona e giusta per la start-up per sfruttare i mercati di capitali, non credo sia un segno di buona imprenditorialità. In pratica si tratta di essere pagati prima che la musica si fermi.

Finora quest'anno, ci sono stati 51 miliardi dollari che hanno aiutato IPO statunitensi a crescere, secondo Dealogic. Questo è il più grande riscontro dall'era delle dot-com, in cui 63 miliardi di dollari furono immessi nel mercato nel 2000, poco prima della famosa bolla tecnologia.

E' cosa buona e giusta per gli imprenditori, accedono a fondi nel tentativo di far crescere il loro business. E forse è solo una coincidenza che le aziende come Twitter e Voxeljet fanno a gara per entrare a Wall Street in questo periodo. Proprio come l'acquisto di questi titoli, che si aspettano di volare verso alto sia il segno di una bolla IPO, e la cosa più grave è che i mercati non agiscono più razionalmente. Ma se vogliamo dirla tutta, poche volte l'hanno fatto.

sabato 8 giugno 2013

Tasso di disoccupazione in America, quando finirà il Quantitative Easing (QE) 3 ?



Mentre il tasso di disoccupazione tende ad abbassarsi avvicinandosi all'obiettivo della Federal Reserve del 6,5%, continua a suscitare la paura sul fatto che la stessa FED terminerà l'acquisto di Bond mensili americani, piano denominato QE, prima del previsto. Venerdì questa paura è diminuita leggermente perché il tasso di disoccupazione è salito al 7,6%, leggermente superiore al previsto.

Questo rialzo ha dato spinta ai mercati a causa del calo dei timori che il piano QE stia per finire. Tutto questo sembra piuttosto paradossale, il rally di mercato su un aumento della disoccupazione ? Le possiamo classificare come le tipiche reazioni di mercato che seguono strettamente le azioni della Fed. Fortunatamente (speriamo) per gli investitori, siamo convinti che il tasso di disoccupazione si sia solo assestato e avrà il tempo necessario per abbassarsi in futuro.

Diamo una sguardo al tasso di disoccupazione

La percentuale di disoccupazione che ci segnalano le agenzie, non ci trasmette in modo corretto il vero numero di disoccupati negli Stati Uniti, ovviamente quella percentuale non è altro che una stima per farci capire a livello macro come sta la salute economica di un determinato paese. Cerchiamo di capire meglio come viene calcolato il tasso di disoccupazione. Cominciamo con una premessa, la disoccupazione si basa su 6 livelli che vanno da U1 a U6. Vediamo questi livelli come vengono definiti :
U1: Percentuale della forza lavoro disoccupata da 15 settimane o più a lungo.
U2: Percentuale della forza lavoro che ha perso il lavoro o ha completato un lavoro temporaneo.
U3: Tasso di disoccupazione ufficiale (dal 1994, prima era l'U5) che definisce le persone che sono senza lavoro e che hanno attivamente cercato lavoro nelle ultime quattro settimane.
U4: Coloro che hanno smesso di cercare lavoro perché le condizioni economiche attuali fanno credere che nessun lavoro sia disponibile.
U5: Coloro che vorrebbero e sono in grado di lavorare, ma non hanno cercato un lavoro di recente.
U6: Lavoratori part-time che desiderano lavorare a tempo pieno ma non possono a causa di ragioni economiche (sottoccupazione).
Come possiamo notare da queste righe, il tasso di disoccupazione che ci viene mostrato, l'U3, è riferito a coloro che cercano lavoro da 4 settimane, non è proprio un indicatore preciso, non vengono tenute conto tutte quelle persone che non stanno cercando, che lavorano in nero o che semplicemente non credono nel futuro del lavoro in America.

Il grafico mostra un calcolo della disoccupazione leggermente più reale, in primo luogo include i lavoratori scoraggiati, quelle persone che sono disoccupati da molto tempo e hanno semplicemente rinunciato a cercare un lavoro. Un'altra categoria che abbiamo inserito sono le persone che non hanno un lavoro e lo stanno cercando ma non in modo attivo. Hanno solo dato uno sguardo qualche volta negli ultimi 12 mesi. Infine abbiamo inserito le persone che lavorano part-time per motivi economici. Queste persone vorrebbero lavorare a tempo pieno ma riescono solo a trovare un lavoro part-time. Se mettiamo insieme tutti questi dati, il risultato è una percentuale ovviamente ben peggiore di quella reale, il 13,8%.





Perché tutto questo è importante ?

Se semplicemente guardiamo il tasso di disoccupazione (U3) si dovrebbe prevedere che, se sono stati creati un certo numero di posti di lavoro, il tasso di disoccupazione si dovrebbe ridurre di una certa cifra. Tuttavia, inserendo le altre categorie, queste quasi fungono da resistenza al tasso di disoccupazione perché molte di queste persone si uniranno alla forza lavoro, con il miglioramento dell'economia, in particolare la categoria di persone che lavorano part-time.

Se si confronta l'U6 con il tasso di disoccupazione nel 2007 la differenza è di solo circa il 3%, attualmente la differenza di queste misure è di circa il 6,5%. Ciò suggerisce che questo gruppo di persone è molto più grande di quello storico e può assorbire più posti di lavoro rispetto al passato.

Ma allora il QE quando finirà ?

Qualora dovessimo seguire le indicazioni precedenti date dalla Fed essi non dovrebbero modificare la loro politica monetaria almeno per un altro anno. E' inoltre evidente come alcune colombe del board abbiano cercato di sottolineare come una riduzione del tasso di disoccupazione non corrisponda ad un reale miglioramento del mercato del lavoro.

Tuttavia qualora il tasso di disoccupazione dovesse mostrare un nuovo calo questa tattica non funzionerà a lungo. I falchi del Fomc si auspicano viceversa che il processo di riduzione del Qe inizi il prima possibile. Bernake è decisamente stanco delle reazioni nervose dei mercati a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane, il suo augurio è quello di registrare un positivissimo dato per il mese di maggio (250k unità e un tasso di disoccupazione in ulteriore calo) circostanza che porterebbe il Fomc ad agire già dal mese di Giugno.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo

mercoledì 6 febbraio 2013

Siamo di fronte ad una correzione, ci vuole pazienza e tanta cautela

One Million Dollar Portfolio dal 2010 ad oggi +94.77%
Stock Win Usa Portfolio dal 2010 ad oggi +135.24
Europa Vincente Portfolio dall'inizio del 2012 +27.17%
ETF migliori dal 10 ottobre 2012 +11.43%
Gemme nascoste nel 2012 +354.57%
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Chi ha pazienza può avere ciò che vuole.
(Benjamin Franklin)
L'indice S&P 500 è salito negli ultimi 3 mesi del 6%. Ogni investitore sa che oltre un certo limite non si può andare, prima o poi arrivano le prese di profitto e le rivalutazioni dei prezzi azionari. La crescita esplosiva degli ultimi mesi non ha nemmeno guardato in faccia i dati negativi macroeconomici americani, il calo del PIL e il leggero aumento della disoccupazione.

Sono ormai settimane che segnaliamo un ritracciamento, la stessa BlackRock aveva ipotizzato una discesa del 10/15% sottolineando come siamo ben lontani dalla recessione, è una correzione tecnica che permetterà di acquistare ottime società a prezzi più vantaggiosi.

Le incertezze politiche europee, con la Spagna sotto i riflettori a causa dello scandalo tangenti che hanno fatto richiedere le dimissioni del premier da parte dell’opposizione e con l’Italia in forte negatività a causa dei conflitti politici prima delle elezioni per capire chi dirigerà prossimamente il paese, hanno portato ad un abbassamento di fiducia sui mercati del nuovo e vecchio continente.
Morgan Stanley intanto con un report nominato Now we’re getting worried sottolinea come l'Italia torni a far paura. Il report è stato preparato da Laurence Mutkin, rate strategist di Morgan Stanley. La tesi centrale di Mutkin è che il calo del rischio sistemico sovrano non poggia su motivazioni reali e che quindi il momento di grazia per i mercati europei potrebbe essere al capolinea.
Ovviamente i pericoli maggiori riguardano Italia e Spagna i cui rendimenti dei titoli di Stato potrebbero tornare sotto i riflettori e minare la fragile ripresa delle maggiori economie del Club Med. Sono due i fattori destinati a innescare la nuova fase della crisi del debito: il rafforzamento della moneta unica e la risalita dei tassi interbancari. Fonte borse.it
La tendenza quindi sembra una retromarcia, utilities, Beni di prima necessità e sanità hanno iniziato a sovraperformare la scorsa settimana insieme con le prime indiscrezioni di un indebitameno maggiore delle stime per alcuni mercati emergent. I rendimenti del Tesoro sono in aumento, ma tutte le metriche dei titoli di Stato appaiono profondamente ipervenduti e non pertinenti con quello che è avvenuto ieri.

Analisi tecnica Dow Jones febbraio 2013


Anche dal fronte materie prime ci segnali contrastanti, il petrolio ha ripiegato a quota 96.00 e ora mostra possibilità di correzioni a rialzo data la divergenza rialzista oraria tra prezzi e stocastico, che però potrebbe incontrare presto delle resistenze in area 96.40 (punti precedenti e media a 21) e l’oro che è stato dipinto dalla maggior parte dei media come in salita a causa delle forti discese di borsa, ma che a nostro parere è risalito a causa di fattori tecnici che lo stanno mantenendo all’interno dell’ampio range 1,660.00/1,684.00 in attesa di poter decidere da che parte andare.

Nel frattempo i più grandi fondi pensione hanno una posizione piuttosto cauta sull'azionario.
Se vogliamo osservare, oltre ai flussi sui mercati globali, anche la situazione di asset allocation da cui partiamo possiamo notare, ad esempio, che i fondi pensione di Harvard e Yale hanno rispettivamente il 14% e 27% investiti in azioni rispetto a una media storica del 60% oppure che il GPIF, il fondo pensione pubblico giapponese (il più grande al mondo, ndr) dichiara di avere solo il 23% in azionario e il 73% in bond
, sottolinea Jw partners. fonte milano finanza.

Ma i fenomeni delle ultime settimane sembrano confermare una rotazione in atto:
mercati azionari in salita insieme alle curve dei tassi che nei mercati core segnalano una prima seria inversione di trend da molti mesi a questa parte. Con queste premesse, le correzioni cui andremo incontro sui mercati azionari saranno probabilmente limitate, più preoccupante può essere invece quello che potrebbe succedere sui mercati obbligazionari se questa rotazione dovesse continuare. Specialmente nei segmenti corporate ed emerging markets che tanto di moda sono andati negli ultimi mesi.
, aggiunge Jw partners. fonte milano finanza.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo

lunedì 16 luglio 2012

Deficit commerciale degli Stati Uniti ridotto, analizziamo alcuni aspetti positivi

Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato Mercoledì che il deficit commerciale si è ridotto del 3,8% a 48,7 miliardi in maggio, alla pari con le aspettative del mercato. Il prezzo del petrolio in calo e la domanda, allentata negli Stati Uniti probabilmente a causa della mancanza di crescita occupazionale, ha contribuito efficacemente nel ridurre i costi delle importazioni.

Secondo il rapporto il deficit commerciale degli Stati Uniti è leggermente diminuito in maggio, grazie ad un lieve aumento delle esportazioni - abbastanza sorprendentemente legate alle esportazioni in Europa e Cina.

Quali sono i lati positivi e negativi?

Fatta eccezione per i dati più recenti degli ordini di fabbrica, la maggior parte degli indicatori economici, tra cui l'indice ISM Manufacturing, che sono venuti fuori nelle ultime due settimane sono stati molto tristi. Il rapporto di mercoledì ha però alcuni aspetti positivi:

Le esportazioni nominali hanno registrato un lieve aumento - le esportazioni di beni e servizi hanno registrato un aumento dello 0,2%.
Le esportazioni verso l'Europa migliorano leggermente e sono da considerare sicuramente una ripresa visto il terribile declino a doppia cifra del mese precedente.
A maggio le importazioni dei beni nel settore investimento e automobilistico (veicoli e componenti) sono aumentate.
Le esportazioni verso la Cina sono aumentate del 5,2% a maggio, tuttavia questo è inferiore rispetto ai guadagni del 6% nel periodo gennaio-maggio 2012.
Tuttavia, queste cifre non indicano un quadro del tutto roseo. Le implicazioni negative sono discusse qui di seguito:
C'è stato un calo delle importazioni di beni di consumo. Questo dimostra che la fiducia dei consumatori continua ad essere sotto pressione e il consumo potrebbe rimanere vincolato per Q3.
A dispetto di un guadagno nominale molto leggero, le esportazioni verso l'Europa continueranno ad avere problemi con un dollaro USA in aumento e con la recessione in corso nell'ambito dell'Eurozona. Ricordate, la volatilità dei cambi e un dollaro in aumento sono già un caro prezzo da pagare, in quanto, insieme con il ristagno della crescita globale, hanno già causato alla Cummins Inc. (CMI) la perdita della crescita dei ricavi dell'intero 2012. Martedì l'azienda è precipitata quasi del 10%.
Secondo il rapporto, se si regolano le variazioni dei prezzi, sia le esportazioni che le importazioni di merci sono crollate.
Conclusione

Il rapporto di Mercoledì, mostra entrambi i lati della medaglia, ma una cosa è chiara - la riduzione del disavanzo tende a facilitare il panico di un massiccio rallentamento.

Il più grande sollievo per ora è che (almeno) a partire da maggio, il pasticcio della zona euro non stà portando ad un collasso commerciale.

La più grande preoccupazione che rimane ancora è se questa attività di esportazione leggermente positiva reggerà per i prossimi tre mesi, in particolare con l'ammorbidimento della domanda in Cina e la confusione ancora irrisolta in Europa.

martedì 3 maggio 2011

Anteprima dell'economia Usa, probabile aumento delle paghe per il settimo mese di fila

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Il nostro One Million Dollar Portfolio oggi sta realizzando il 18.34 %

L'occupazione americana probabilmente è aumentata per il settimo mese consecutivo continuando così il piano di espansione economica messa in atto dalla Fed. Questo è quanto dicono molti analisti in un report rilasciato questa settimana. Le paghe sono aumentate di 190.000 posti il mese scorso dopo una crescita di 216.000 a Marzo, questo è quanto rilasciato da 56 economi interpellati da Bloomberg prima dei dati che saranno resi pubblici il 6 Maggio.

La crescita dell'occupazione è un punto fondamentale nel piano della Federal Reserve anche se alcuni responsabili delle politiche avrebbe detto la scorsa settimana che si sta migliorando ma "gradualmente." L'Aumento di assunzioni da parte di aziende come McDonald's Corp. (MCD) e gli aumenti salariali possono contribuire a sostenere la spesa sempre più pressante a causa di un maggiore costo del cibo e del carburante .
Siamo entrati in questa fase di auto-rafforzamento dove gli incrementi di posti di lavoro stanno continuando a costruire ritmo accelerato, ha detto Sam Bullard, economista senior presso Wells Fargo Securities LLC a Charlotte, North Carolina. Il settore manufatturiero ha lanciato questa ripresa e sembra che sia intenzionato a continuare a farlo, ma il ritmo di crescita per il futuro sta andando troppo moderato.
Un rapporto dell'Institute for Supply Management oggi ha mostrato come il ISM Manufacturing PMI sia cresciuto a 60,4 punti questo mese contro una previsione del 59,9 ma sempre più basso rispetto il 61,4 del mese precedente. Letture superiori a 50 punti sono segnali di espansione per il settore, e la misura in febbraio è salita a 61,4, il livello più alto dal maggio 2004.

Il rapporto del Dipartimento del Lavoro in materia di occupazione può anche dimostrare che il tasso di disoccupazione si è mantenuto all'8.8% in aprile. La disoccupazione non è aumentata dal mese di novembre.

Impiego nel settore privato

Le previsioni delle paghe del settore privato, che escludono quindi le posizioni del governo, dovrebbero essere intorno alle 200.000 unità in Aprile. Potrebbe essere l'incremento di tre mesi di fila più alto dal Maggio 2006. L'occupazione manifatturiera prevede un aumento di 20.000 unità, estendendo così la serie più lunga di guadagni mensili dal 1997 al 1998.
L'economia è più ampia e in una moderata ripresa, e abbiamo visto di recente, anche se graduali, dei miglioramenti nel mercato del lavoro, il presidente della Fed Ben S. Bernanke ha detto in un discorso il 29 Aprile a Arlington, Virginia. Ma la nostra economia è lontana da dove vorremmo che fosse, e molte persone e quartieri sono in pericolo, potrebbero rimanere indietro.
Alcune aziende sono più ottimiste circa le assunzioni. Oak Brook, Illinois, base della McDonald's, la più grande catena al mondo di ristoranti per fatturato, ha cercato fino a 50.000 lavoratori negli Stati Uniti durante la manifestazione nazionale del 19 Aprile.



Assunzioni in corso
Noi abbiamo continuato ad assumere attraverso alcune delle recessioni economiche, Donald Thompson, Chief Operating Officer di McDonald's, ha detto in una conferenza telefonica il 21 aprile.
Le industrie manifatturiere, che rappresentano l'11% dell'economia, stanno probabilmente guidando l'espansione di imprese rifornendo i magazzini in Cina e altri mercati emergenti favorendo le importazioni di prodotti made in America.

Il Factory orders (ordini dalle fabbriche) è aumentato del 1.9% a Marzo dopo un calo dello 0,1% del mese precedente, gli economisti prevedono che il Dipartimento del Commercio riferirà circa un +3% A Maggio.

Lo Standard & Poor's Index Machinery è aumentato del 13% quest'anno, a fronte di un aumento di 8,4% dello S & P 500 Index. (SPX), questo è indice che i titoli azionari stanno ancora salendo.

La spesa per le costruzioni negli Stati Uniti può aumentare per la prima volta dal mese di Novembre, in aumento dello 0,4 per cento in Marzo hanno riferito gli economisti del Dipartimento del Commercio. I costi per le strutture, sia commerciali che residenziali, è sceso del 1.4% in Febbraio.

Service Industry

Un altro rapporto dell'Institute for Supply Management, che sarà reso pubblico il 4 Maggio, mostrerà che le industrie dei servizi si sono ampliate nel mese di Aprile, secondo gli economisti. L'indice di gruppo di imprese non manifatturiere mostrerà probabilmente un cambio dal 57,4 al 57,3 di marzo. Letture superiori al 50 sono segnali di crescita.

Gli americani possono avere difficoltà ad aumentare la loro spesa in quanto pagare di più per generi alimentari e gas. Il combustibile normalmente dovrebbe essere intorno ai 3,91 dollari al gallone, registrato il 28 Aprile, il prezzo più alto dal luglio 2008, secondo AAA, la più grande organizzazione dell'automobilismo nazionale. I costi alimentari sono aumentati dello 0,8% il mese scorso, il prezzo più alto dal luglio 2008, questi sono i dati dell'indice dei prezzi al consumo da parte del Dipartimento del lavoro mostrati il 15 aprile.

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