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lunedì 27 gennaio 2020

Il coronavirus fa paura, ma è irrilevante per i tuoi investimenti

La diffusione del coronavirus sta causando allarme in tutto il mondo. Sebbene possa rappresentare una seria minaccia a breve termine per la salute umana, non è qualcosa che dovrebbe influire sulle nostre decisioni di investimento. 
“I mercati finanziari mondiali sono stati colpiti dal coronavirus cinese.”

Questo è uno dei tanti titoli che si legge sui maggiori quotidiani di finanza oggi, naturalmente, le prime pagine dei giornali sono molto più aggressive nel sensazionalizzare la vicenda.
Dal punto di vista degli dei nostri investimenti, dovremmo preoccuparci? Direi proprio di no. Nel mondo, ogni giorno accadono cose orribili, ci sono guerre, epidemie, violenze, atti terroristici e chissà cos’altro, ma quando si parla di investimenti, tutti questi fattori esogeni, che ci colpiscono umanamente perchè dirompenti e tragici, sono di breve durata e spesso vengono risolti in modo rapido. 
Vorrei fare un esempio, molti di voi si ricorderanno che nel 2003 ci fu l’epidemia di SARS. Secondo il calcolo dell’Oms, tra il 2002 e il 2003, la Sars ha causato 813 decessi. Le persone contagiate sono state 8.437 (la mortalità del virus è stata dunque di circa il 10 per cento), sparse in una trentina di Paesi. Un virus decisamente peggiore dell’attuale coronavirus. Mi ricordo che all’epoca ebbe un impatto sulla crescita economica cinese colpendo molti settori. Si stimò che l’impatto sul PIL cinese fu del 2% nel 2004. 
Quindi è possibile che questo virus possa frenare l’attività cinese nel breve, anche perchè alcune grandi aziende hanno allungato il periodo di festività mantenendo ferma la produzione per evitare di far circolare il personale, meglio che le persone stiano a casa ed escano il meno possibile.  Potrebbe anche influenzare l’industria dei viaggi, ma prima di pensare che i settori più importanti come quello dei consumi o delle costruzioni diventino un peso, la situazione dovrebbe diventare molto più tragica, e tutti ci auguriamo che non si arrivi a quel punto e non solo per i nostri investimenti, ma per il costo di vite umane. 
Giusto per essere molto chiaro, nulla di tutto ciò può ridurre la gravità della situazione o il costo umano. Le pandemie globali sono avvenute in passato e sono state assolutamente catastrofiche. La Morte Nera ha probabilmente cambiato il corso della storia; l’influenza spagnola nel 1918 uccise più persone della prima guerra mondiale. 
Ho già scritto del settore turismo, probabilmente subirà un colpo agli incassi, è normale, i voli cancellati proprio durante il capodanno cinese, il periodo dell’anno in Cina dove si registrano le maggiori entrate. Ma ci sono anche settore che sul breve invece beneficeranno, come le biotech, impegnate o no nella ricerca del vaccino, di riflesso verranno acquistate, perchè il vincitore alla fine riceverà un bonus non da poco. 
Ma questi non sono investimenti, sono pure speculazioni, gli investimenti sono tutt’altro, il lungo periodo e le azioni che abbiamo in portafoglio difficilmente sono esposte ad un rischio di flusso di cassa per colpa del coronavirus. Se pensi che siamo di fronte alla nuova Morte Nera, hai cose più importanti di cui preoccuparti. Se invece pensi che la Cina ed il mondo sia di fronte ad una nuova SARS, allora non c’è niente da fare, devi prenderti la volatilità e i ribassi di questo breve periodo.
Alcuni miei clienti oggi mi scrivono e nel panico, chiedono se non conviene chiudere qualche posizione azionaria per metterla in Oro o T-Bond, ma non è così che funziona. Se stai guardando le azioni della tua compagnia aerea o delle società cinesi e ti stai per caso chiedendo se dovresti venderle, beh, questo suggerisce che non sei sicuro del perché le hai acquistate, questo è stato il primo errore.
Perché di sicuro posso dirti una cosa, quando hai investito in quelle società, la tua logica non era assolutamente: “Comprerò perché non credo che ci sarà una pandemia nel prossimo futuro”. Quindi, se questo descrive come ti senti, ci sono altri modi per vivere questo periodo, prima di tutto verifica che il tuo portafoglio sia ben allocato per sopportare brevi periodi di volatilità, se si, buon per te, se no, non è mai tardi per inserire alcuni strumenti che possono abbassare il rischio e la volatilità, intaccando il rendimento ma non tanto quanto pensi. 

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martedì 3 dicembre 2019

3 Azioni Biotech Su Cui Puntare

Sergey Young è un milionario russo che è stato per anni al servizio di Roman Abramovich, uno degli uomini più ricchi del pianeta.
È salito alla ribalta delle cronache perché ha da poco istituito il Longevity Vison Fund, un fondo da 100 milioni di dollari che finanzia la ricerca sui trattamenti anti-età.
Non stiamo parlando della cremina antirughe ma della ricerca per prolungare la durata della nostra vita oltre limiti oggi difficilmente raggiungibili.
“Oggi nessuno sa come vivere oltre i 122 anni” afferma lo stesso Young. “La persona più vecchia del pianeta è stata una nonnina francese morta a 122 anni proprio a quell’età. Ma il record verrà presto battuto”.
Se ci pensi, settanta o ottanta anni fa l’aspettativa di vita era di 43 anni. Ora negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa è di 75-80 anni. Praticamente raddoppiata.
Per perseguire questo obiettivo, il fondo di Young ha già investito decine di milioni di dollari in aziende del settore biotecnologico.
Aziende impegnate nella diagnosi precoce del cancro e nell’intelligenza artificiale per lo sviluppo di nuovi farmaci
Tuttavia il termine “biotecnologie” molto spesso spaventa gli investitori. Ritengono che sia un settore complesso ed incomprensibile.
E questo è sufficiente per tenerli lontano da un mercato con forti potenzialità di crescita.
In realtà ho scoperto che anche io sono un biotecnologo.
Lo sono anche mia moglie, i miei genitori e i miei nonni. E probabilmente lo sei anche tu.
Non c’è settore più semplice e comprensibile di quello biotecnologico. Non mi riferisco naturalmente all’aspetto tecnico.
Mi sono stupito quando ho scoperto che le biotecnologie sono nate con la civiltà umana.
Pensa ad esempio a quando l’uomo ha imparato a lievitare la farina per produrre il pane o a fermentare il latte per produrre burro e formaggio.
In tutti questi casi ha utilizzato microrganismi, come i lieviti ad esempio, per ottenere prodotti utili all’alimentazione.
Ha usato le biotecnologie.
È una disciplina antica che ha consentito all’uomo, già migliaia di anni fa, di produrre birra, vino, pane e trasformare il latte in yogurt e formaggio.
Poi Pasteur nel 1861 – con le sue scoperte sui principi della vaccinazione – ha dato il via agli studi di tecnologie per la produzione di micro organismi responsabili delle trasformazioni.
Le biotecnologie risalgono quindi alla notte dei tempi.
Tuttavia è solo negli ultimi anni che stanno vivendo la loro “età dell’oro” con applicazioni nei campi dell’ingegneria genetica e del DNA.
Non si tratta quindi di un nuovo mercato ma di un settore in forte espansione e – come tutti i settori in espansione – nasconde dentro di sé il potenziale per forti sviluppi nei prossimi anni.
E tu, da bravo investitore attento alle opportunità, non puoi escluderlo dalle tue scelte di investimento.
Tuttavia le aziende con il prefisso “biotech” oggi spuntano come funghi. Così come prima della bolla tecnologica del Nasdaq nei primi anni 2000, spuntavano come funghi aziende con suffissi “net” “com” “tech” e chi più ne ha più ne metta.
Sappiamo bene come sia andata a finire.
Le aziende biotecnologiche hanno, nei loro bilanci, grosse esposizioni nell’ambito della ricerca.
È quindi importante scegliere aziende che hanno già prodotti sul mercato e i cui profitti sono superiori rispetto alla spesa per la ricerca.
In questo report troverai le 3 aziende che, al momento, stanno emergendo dal sistema di selezione del mio protocollo.
Vediamole.

AbbVie Inc (ABBV)

AbbVie è una compagnia farmaceutica con una forte esposizione nei campi dell’immunologia e dell’oncologia.
Il principale farmaco dell’azienda, Humira, rappresenta oltre la metà dei profitti attuali dell’azienda e con l’approvazione del farmaco anche per i trattamenti nell’artrite reumatoide, nella psoriasi e nella malattia di Crohn, Humira detiene una vasta gamma di indicazioni che rafforzano, per ora, la sua posizione.
Tuttavia anche se la pressione dei concorrenti porterà probabilmente a un rallentamento delle vendite nei prossimi anni, gli sforzi interni di ricerca e sviluppo, e l’acquisizione annunciata di Allergan dovrebbe aiutare a diversificare la società dalla dipendenza da Humira.
Rischi e incertezze
Come per tutte le aziende farmaceutiche, anche AbbVie affronta il rischio della riduzione dei prezzi dei farmaci.
Inoltre, come abbiamo visto, l’elevata concentrazione di vendite di Humira da parte di AbbVie rende l’azienda significativamente esposta a qualsiasi nuova minaccia competitiva allo stesso farmaco.
Dati sui dividendi
AbbVie Inc - grafico

Regeneron Pharmaceuticals Inc (REGN)

Regeneron Pharmaceuticals sviluppa e commercializza prodotti che combattono le malattie degli occhi, le malattie cardiovascolari, il cancro e l’infiammazione.
La società ha sei prodotti commercializzati.
Di questi, Eylea, approvato per la degenerazione maculare legata all’età umida e altre malattie degli occhi porta all’azienda un fatturato di 6 miliardi di dollari all’anno.
Altri farmaci importanti sono in fase di lancio e altri di approvazione.
Rischi e incertezze
Ed è proprio la strada per l’approvazione dei farmaci piena di ostacoli normativi può essere uno dei maggiori rischi per l’azienda.
Inoltre man mano che i nuovi farmaci prodotti dall’azienda arrivano sul mercato, si scontreranno con altri prodotti già testati e i medici sono spesso lenti a lasciare il certo per l’incerto affidandosi a nuove terapie.
L’azienda non fornisce dividendi.
Regeneron Pharmaceuticals Inc (REGN) - grafico

Biogen Inc (BIIB)

Biogen e Idec si sono fuse nel 2003, unendo le forze per commercializzare il farmaco per la sclerosi multipla di Biogen Avonex e il farmaco per il cancro di Idec Rituxan.
Ha inoltre diversi farmaci in sperimentazione avanzata in neurologia e malattie neurodegenerative e ha lanciato Spinraza per il trattamento della atrofia muscolare spinale.
Ed è proprio la sempre maggior focalizzazione nella neurologia, uno dei maggiori punti di forza dell’azienda.
Rischi e incertezze
Anche in questo caso, la scadenza dei brevetti dei farmaci Avonex e Rituxan e l’incertezza sull’approvazione e l’impatto dei nuovi farmaci in sperimentazione, rappresentano i maggiori rischi di mercato per l’azienda.
Questo rischio e rafforzato dalla sempre maggior focalizzazione in ambito neurologico, un settore particolarmente difficile.
Lo dimostrano le difficoltà che sta affrontando l’azienda nella sperimentazione per la terapia dell’Alzheimer.
L’azienda non fornisce dividendi.
Biogen Inc (BIIB) - grafico
Alcune aziende del settore sono già state inserite nei miei portafogli.
Altre, come quelle che ti ho presentato, sono sotto i riflettori e presto ne entreranno a far parte.
Per saperne di più e seguire gli aggiornamenti del mio team di analisti parti da qui
A presto.

mercoledì 2 ottobre 2019

Non mi spaventa una correzione del mercato azionario, ma l’interruzione del credito

Il mercato obbligazionario è iper-gonfiato, direi che su questo siamo quasi tutti d’accordo. Può far saltare tutto?
E’ un argomento di cui si parla dall'inizio dell’anno, significa che i timori di una recessione sono penetrati a fondo nelle paure collettive.
Ha senso. I titoli di giornali che alimentano la paura della recessione stanno spuntando ovunque. Non puoi sfuggire al dramma. Non si parla solo di un calo economico in America, assolutamente, qui si parla della fine del mondo economico.
Curva di rendimento invertita. Ho sentito tante di quelle volte questa frase che ormai ho la nausea. Persone a cui non importava, che non si sono mai preoccupate di questo e che non sanno di cosa si tratta, che non capiscono nemmeno veramente cos’è un rendimento obbligazionario e che non vogliono saperlo – persone perfettamente sane che hanno altre cose di cui occuparsi – improvvisamente si preoccupano della curva dei rendimenti invertita?
La curva preoccupa, quindi ci preoccupa e la preoccupazione diventa panico e allora vendiamo e i media vedono i nostri movimenti, e cosa fanno? Dato che le persone vendono vuol dire che c’è qualcosa sotto, e fanno articoli ancora più preoccupanti. Non aggiungo altro a questo infinito gioco perverso.
In un sondaggio pubblicato questa settimana dalla National Association of Realtors, il 36% degli acquirenti di case, quindi le persone che stanno attivamente cercando di acquistare una casa, ha dichiarato di aspettarsi una recessione a partire dal prossimo anno, in aumento dal 30% rispetto ad alcuni mesi fa.
Negli ultimi 50 anni, gli Stati Uniti hanno subito sette recessioni. Sono una parte essenziale del ciclo economico. Puliscono gli eccessi, si liberano delle compagnie zombi e del debito a spese degli investitori. I tribunali fallimentari sono impegnati e gli avvocati fallimentari brindano.
grafico-come si inverte la curva dei rendimenti

E dopo che tutto è stato detto e fatto, l’economia ha un nuovo inizio.

Ho studiato tutte e sette le recessioni, erano eventi del ciclo economico più o meno normali. Alcuni erano basse e poco profonde, terminate ancor prima che ti accorgessi di loro. Altre sono durate più a lungo e sono state profonde, ma alla fine i mercati hanno sempre rialzato la testa.
Ma per la maggior parte delle persone, sei di queste sette recessioni non sono state un grosso problema, a meno che tu non abbia perso il lavoro o la casa.
Ora, quando pensiamo a una recessione imminente, quella cosa pende minacciosamente sui nostri pensieri. Al giorno d’oggi abbiamo difficoltà ad immaginare ad una recessione senza pensare alla crisi finanziaria. Abbiamo sempre il timore che sarà peggiore di quella precedente.
In questo momento siamo di fronte ad una enorme bolla del mercato del credito che include obbligazioni e prestiti in tutto il mondo. I prezzi delle obbligazioni sono stati gonfiati a livelli così ridicoli che $ 17 trilioni (17 mila miliardi) di essi mostrano rendimenti negativi. L’intero concetto di rendimenti negativi è totalmente assurdo.
Quindi c’è una bolla completamente separata. Questo è composto da persone – persone che credono e che vanno in giro e vogliono far credere agli altri, che i rendimenti negativi siano una buona cosa, una sorta di manna dal cielo. Ma buono per chi? Ormai abbiamo dimostrato che i rendimenti negativi e persino i rendimenti bassi hanno rovinato l’economia reale per anni.
Per contro, il mercato azionario prevede crescita e gloria per sempre. Non c’è paura nel mercato azionario. I prezzi delle azioni continueranno a salire per sempre (sarcasmo).

Quindi, come possono questi due mercati vedere l’economia in modo così diverso? Non possono.

Quando le imprese e i consumatori iniziano a preoccuparsi di una recessione imminente, nella misura in cui prenderanno effettivamente decisioni basate sulle loro preoccupazioni, e ridurranno i loro piani di assunzione ed investimento, nonché i loro consumi, allora questa paura di una recessione imminente si trasformerà in realtà.
Ciò rende il mercato obbligazionario, e più in generale l’intero mercato del credito, molto più vulnerabile a un cambiamento. Un cambiamento di trend nel mercato del credito può diventare preoccupante, non solo per gli investitori, ma per l’economia reale.
Si potrebbe risolvere, se non fosse che le banche centrali farebbero cose folli per impedire al sistema finanziario di scendere per qualche mese e fare pulizia.
Questa sarebbe la situazione più preoccupante per me. Non una recessione “ordinaria”.



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mercoledì 4 settembre 2019

Le banche centrali non sanno più che soluzione trovare

Banca e simbolo dell'Euro

I banchieri centrali di tutto il mondo si sono incontrati la settimana scorsa a Jackson Hole, nel Wyoming, per il consueto meeting annuale.

Il simposio di Jackson Hole è passato dall’essere l’incontro raccontato in decima pagina sul New York Times, ad uno degli eventi chiave che gli investitori aspettano col fiato sospeso per vedere quali politiche la Federal Reserve e la Banca centrale europea attueranno.

La maggioranza degli investitori sono convinti che le banche centrali abbiano le armi necessarie per far fronte a debolezze di mercato. Ma le banche centrali hanno idee abbastanza grandi per affrontare le preoccupazioni che attanagliano l’economia?

I banchieri centrali si trovano ad affrontare uno scenario davvero unico. I rendimenti obbligazionari in molti paesi non sono mai stati così bassi. In molti paesi, sono completamente negativi. La Germania ha appena emesso un lotto di obbligazioni trentennali con una cedola pari a zero – in altre parole, gli investitori danno alla Germania i loro soldi per 30 anni e non si aspettano alcun interesse alla scadenza.


Ma probabilmente, per alcuni, non è strano che una banca, come quella tedesca, riesca a vendere una serie di debiti triennali garantiti da ipoteca, con un rendimento negativo. Fa strano, ma per alcuni no. Esatto: gli investitori pagano per poter investire in debito garantito da proprietà.

Sono sicuro che è un buon rischio di credito, ma non è privo di rischi. Tuttavia, la tua unica ricompensa come investitore è quella di perdere un po’ meno denaro di quanto faresti prestando al governo tedesco, nello stesso periodo di tempo.


Continua a suonarmi strano.

Attenzione, cerchiamo di non offendere i nostri amici inglesi, ci sono anche loro nel malaffare europeo. La Brexit sembra ormai una sceneggiatura di Richard Kelly, tra sogni infranti, possibili soluzioni, referendum, proteste e giudici, ci mancava solo la Regina. L’Italia sta di nuovo “giocando” (un altro primo ministro e governo sono appena stati rovesciati), ormai ho perso il conto, mi sembra sia la ventesima repubblica in 30 anni. La Germania è sull’orlo della recessione e la destra avanza portandosi dietro nubi antieuropeiste.

E oltreoceano non dimentichiamo, come potremmo, del nostro amico tweet The Donald. Mi basta citare un luogo magnifico nel mondo per strapparvi un sorriso, Groenlandia. Per chi non conoscesse la storia, Trump avrebbe fatto formale richiesta alla Danimarca di acquistare la Groenlandia. Ma perché non l’intera Scandinavia dico io.

Quindi, nel mondo finanziario, hai livelli epici di distorsione monetaria. Nel mondo “reale”, si hanno disordini politici e continue minacce allo status quo sul commercio, oltre a chiari segnali che questa tensione e il rallentamento in Cina stanno avendo un effetto reale sulle economie più esposte al commercio globale, come Germania e Singapore.

Il mercato è piuttosto abituato a fare affidamento sui banchieri centrali per sistemare le cose negli ultimi dieci anni circa. Hanno deciso di essere gli adulti nella stanza e fino a poco tempo fa i politici erano disposti a cedere quel potere a loro.

Non è più così. Quindi stanno affrontando un momento difficile.
E non limitarti a sentirlo da me – come ha affermato Raghuram Rajan, probabilmente uno degli ex banchieri centrali più intelligenti e riflessivi del mondo (ha sottolineato nel 2006 che la crisi finanziaria era un rischio significativo), sul Financial Times: “Direi che questo è probabilmente l’ambiente più interessante per i banchieri centrali dopo la crisi”.

Sappiamo tutti che “interessante” non è in senso positivo.

Non è chiaro se l’economia è così grave come il mercato pensa.
Quindi vedremo come ne uscirà la Fed e i suoi colleghi in tutto il mondo. Venerdì sarà particolarmente critico, con tutti gli occhi puntati su Jerome Powell e il suo discorso.

È facile distrarsi dai costanti tweet di Trump diretti verso il capo della Fed. Ma sono davvero solo distrazioni.

Il vero problema per la Fed – come chiarisce l’ultimo lotto di minutes – è che qualunque cosa stia succedendo, non è ovvio che le cose siano abbastanza serie da giustificare il tipo di grande stimolo per il quale il mercato sembra essere alla disperata ricerca.

La spesa dei consumi rimane solida, come indicano i risultati stellari sia di Walmart che di Target. Gli Stati Uniti hanno ancora livelli ragionevoli di inflazione. L’economia non sembra spettacolare, ma non sembra nemmeno terribile. In breve, nessuno è del tutto sicuro di quello che sta succedendo.

Ciò è chiaro dagli ultimi minutes della Fed, in cui non vi era alcuna chiara opinione di consenso su quali azioni il comitato dovrebbe intraprendere. Tutto incerto insomma.
Un problema è che la Fed non controlla la politica commerciale e non è qualcosa che può facilmente indovinare, o fare davvero molto, a meno di cercare deliberatamente di prendere di mira il dollaro. Un altro problema è che gran parte dei nervosismi globali derivano da preoccupazioni per l’Europa e la Cina.

Quindi immagino la Fed in una posizione di insoddisfazione che lascia i mercati sconcertati sulla prossima mossa e ultra sensibili a qualsiasi dato economico che punti in un modo o nell’altro.
Siamo quindi di fronte ad un paradosso, una scelta della Fed rivolta ad una politica “trumpiana” verrebbe accolta con grande soddisfazione dai mercati, ma ad un costo troppo alto per il futuro accentuando il dolore che si proverebbe in caso di recessione.

Per contro, una politica della Fed più logica e giusta, non soddisferebbe i mercati, alimenterebbe la scintilla di una recessione in breve tempo, che sarebbe però vissuta con società che mostrano utili e con una economia in rallentamento, non ferma, quindi più facile da gestire.

Ma non sarebbe la prima volta che i banchieri centrali riusciranno a sorprendere i mercati tirando fuori dal cilindro il proverbiale “grande bazooka”.



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martedì 30 luglio 2019

Editoriale Pascarella: La rivoluzione tecnologica batte il value investing

Azioni Growth contro Azioni Value
La storia del mercato azionario ci ha insegnato che la selezione di società “value” ha sempre enormi difficoltà contro il turn-around delle nuove tecnologie. Quindi il value è una strategia finita? Ho sentito questa domanda un centinaio di volte negli anni. Il motivo? Se prendiamo i grafici di società ritenute value e li confrontiamo con i titoli “growth” (crescita – spesso tecnologici), noteremo che i value, oltre ad essere a buon mercato, sono “noiosi”.
I motivi sono vari, i tassi di interesse americani hanno spinto il mercato ai massimi, la risoluzione dei dazi doganali sembra una mera formalità, o quasi, e aggiungerei per concludere, che la proprietà intellettuale è cambiata, si è spostata dal brevetto di fabbrica “materiale” all’astratta industria di internet.
Nel suo libro, Technological Revolutions and Financial Capital, Carlota Perez ha studiato cosa succede ai mercati e alle economie quando una tecnologia dirompente – come l’auto o Internet – decolla. Il processo di adattamento alla nuova tecnologia attraversa varie fasi lungo un ciclo (che dura diversi decenni), sostenendo che è nel mezzo di questo processo – quando l’innovazione sta raggiungendo il picco e la nuova tecnologia sta diventando tradizionale – che la crescita supera il valore.
Le azioni growth – quelle che sostengono l’eccitante nuova tecnologia – decollano, mentre le azioni value rimangono indietro. Quindi, ad esempio, mentre i produttori di auto hanno prosperato durante l’era del boom e della produzione di massa, i servizi di pubblica utilità hanno languito. Ciò ha contribuito a guidare un periodo in cui la crescita ha superato il valore per 15 anni tra il 1926 e il 1941. Questa volta, i leader sono titoli tecnologici come Apple,Google, Amazon e Facebook mentre i ritardatari sono i finanziari. Tuttavia, questo non andrà avanti per sempre, non se la storia è ciclica.
Man mano che le “innovazioni passano ad un’età matura”, l’economia più ampia inizia a prendere il ritmo e, di conseguenza, il valore economico inizia a sovraperformare la crescita costosa. Quando accadrà? È impossibile dirlo, ma come osserva la Perez,
dato che sono passati 12 anni, sembra che questo periodo stia diventando un po’ lungo
In breve, il valore non è morto – questo è stato un periodo particolarmente difficile, ma assolutamente unico.
Per quanto riguarda il valore che gli investitori dovrebbero osservare ora, vale la pena dare un’occhiata ai finanziari, anche se non sembrano favorevoli. Si noti che questo è stato uno dei principali driver del divario di prestazioni tra Stati Uniti ed Europa: il mercato statunitense è altamente tecnologico, mentre i finanziari europei stanno lottando.
Riesce difficile anche un’analisi accurata. Il valore delle attività immateriali – a differenza di una fabbrica o di un pezzo di terra – può essere difficile da misurare oggettivamente. In effetti, potrebbero non valere molto. Quindi un valore insolitamente basso potrebbe significare un’azienda in difficoltà, piuttosto che un potenziale affare, ma nelle growth in pieno boom tecnologico non è così, quindi attenzione.
Io credo nel value, penso sia solo stato messo in soffitta per un certo periodo di tempo. La rivoluzione tecnologica arriverà al suo apice, probabilmente col 5G. Poi inizierà la discesa, a quel punto ci sarà un cambio generazionale nei mercati e i sottovalutati “value” torneranno a regnare.
Being a value investor means you look at the downside before looking at the upside.
Giuseppe Pascarella

mercoledì 24 luglio 2019

Dicono che il settore tecnologico è in bolla, ma perché?

tech
22 Luglio 2019
Per chi investe, sono pochi gli argomenti che spaventano più del sentire la parola “bolla speculativa”. Ormai fa parte del gergo comune, ogni giorno leggiamo o sentiamo qualcuno affermare che siamo in piena bolla.
La buona notizia è che è facile individuare le bolle.
La cattiva notizia è che è ancora quasi impossibile trarne profitto.
Ma alla fine, cos’è una bolla?
Generalmente si parla di bolla speculativa con riferimento a mercati finanziari nei quali vengono trattate azioni, obbligazioni e titoli derivati. Tuttavia la storia delle bolle speculative mostra come siano stati frequenti i casi di bolle che hanno riguardato beni materiali, come gli immobili.
In definitiva, La bolla speculativa in economia è una particolare fase di mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi di uno o più beni, dovuto ad una crescita della domanda repentina e limitata nel tempo.
Il problema è l’investitore stesso. Perché a lui non importa. Continuano a comprare a prescindere dalla valutazione perché si aspettano sempre che la bolla arrivi dopo e fino ad allora si possa guadagnare il massimo, alimentando in questo modo la bolla stessa. In breve, una bolla è dove gli investitori accumulano in attività chiaramente “overpriced” perché pensano che usciranno prima che il castello di carte crolli.
La bolla speculativa di oggi è quella tecnologica.
Il fondatore di Dragonfly Capital, Greg Harmon, una volta disse:
Ogni mercato che sta aumentando rapidamente non è una bolla. E qualsiasi mercato che è cresciuto da molto tempo e non sta diminuendo (tipo le obbligazioni) non è necessariamente una bolla. Potremmo essere vicini ad uno scoppio, ma non lo saprai mai prima del tempo. Invece, perché non continuare a seguire le tendenze esistenti e non preoccuparti delle bolle.
Direi che mi trova d’accordo. Dire che il settore tecnologico è in bolla non ha alcun senso, per il semplice fatto che se una cosa non si può prevedere, tutto ciò che leggiamo o sentiamo è una questione soggettiva che aiuta la causa di chi la dice o la scrive. Facciamo chiarezza, cerchiamo di capire, perché sentiamo troppo spesso dire che ci sono analogie col momento di mercato attuale e quello del 1999.
Avverto “pesantezza” su titoli tecnologici importanti, Facebook, Amazon, Netflix, Google, insieme ad altri nomi di grande presenza come Microsoft. Faccio notare che non tutti questi singoli titoli sono bolle – osservando le valutazioni di Apple e Microsoft, è necessario fare ipotesi “aggressive”, piuttosto che non plausibili. Ma detto questo, condivido i numeri che vogliono il settore tecnologico troppo costoso. La mini correzione alla fine dell’anno scorso non ha cambiato di molto la mia idea. Queste società sono molto care. Acquistando alcuni di questi titoli, in questo periodo di mercato, secondo me sarebbe un errore, si incorrerebbe in una fase di rallentamento tecnologico, per chi le ha in portafoglio, beh, si goda la crescita.
Allo stesso modo, non sono entusiasta del bitcoin, che assimilo alla bolla dei tulipani del 1638. Quindi da questo punto di vista, il consiglio è quello di evitare questi beni.
Ok Giuseppe, evitiamo gli ingressi perché temi una correzione, la puoi chiamare rallentamento o bolla, ma come si guadagna da questo periodo?
Bene, è qui che arriviamo a uno dei problemi più fondamentali e frustranti con le bolle per gli investitori. L’identificazione di una bolla … non garantisce che la bolla esploda (anche se tale risultato è altamente probabile) né fornisce alcuna comprensione di quando potrebbe esplodere.
In altre parole, le bolle non sono difficili da individuare, ma è molto difficile trarre profitto da questo fatto. A meno che il tuo tempismo non sia perfetto (cioè, a meno che tu non sia fortunato), allora perderai soldi. Tuttavia, se decidi che dovresti cavalcare la bolla, rischi di farti risucchiare. Perché il problema con le valutazioni patrimoniali irrazionali è che non c’è modo di dire a che punto sono “troppo irrazionale”.
Di conseguenza, rischi di essere l’investitore che acquista il bitcoin a dicembre 2017, proprio mentre sta toccando il massimo. Ok, quindi sappiamo come individuare le bolle, ma non possiamo trarne profitto. Non è molto divertente, stai pensando. Perché ti sto nemmeno raccontando tutto questo?
Perché esistono gli anti-bolla è, come suggerisce il nome, sono l’opposto di una bolla. Sono quegli asset dove gli investitori stanno ignorando tutti i modelli di valutazione sensibili ed evitando un settore o vendendo esclusivamente sul sentiment della massa. Quindi approfitta delle bolle evitandole e investendo invece in anti-bolle.
Il che porta alla domanda: dove sono queste anti-bolle in questo momento?
Uno dei settori che più amo, sono le imprese statali SOE dei mercati emergenti. Purtroppo non sempre è possibile investire in questi settori. Così ho cercato settori che fossero direttamente collegati col governo in America. Cerco alti rendimenti da dividendi, bassi p/e bassi price book.
Il settore della difesa è quello che mi piace più di tutti. Di solito si riferisce a tutte le società che generano la maggior parte delle loro entrate dai clienti governativi, ed è ampiamente suddiviso in due tipi di società: produttori di attrezzature e fornitori di servizi.
Società che fabbricano carri armati, navi da guerra e aerei da combattimento comunemente associati al Pentagono oppure i service provider, che gestiscono le reti IT, svolgono attività di consulenza e di outsourcing come la gestione di base e la logistica per le agenzie militari e civili.
Tornando invece ai paesi emergenti, molti studi sono stati eseguiti su quali fossero i migliori “anti-bolle”. Hanno scritto di tutto, riporto per una mera questione informativa. Una delle teorie più fantasiose è certamente quella che prende in considerazione luoghi molto economici dove andare in vacanza. A Città del Messico, i viaggiatori possono ottenere una lussuosa camera d’albergo per l’equivalente di $ 80. Per questo sarebbe definiti paesi economicamente anti-bolla.
Un’altra invece sottolinea come il segno eloquente delle anti-bolle, i mercati di Filippine, Malesia e Indonesia è che questi scambiano insieme meno di $ 1 miliardo di volumi al giorno, rispetto a circa $ 6 miliardi al giorno della sola Apple. Bah….
Le bolle sono un dramma avvincente, in cui i protagonisti corrono sempre eccitati verso un’improvvisa caduta. Una cosa è certa, un grande libro sulle anti-bolle non esiste ancora e credo sarebbe un buon momento per essere scritto.
Giuseppe Pascarella



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