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mercoledì 16 agosto 2017

Amazon lancia un bond corporate da 16 miliardi di dollari

Amazon Inc. ha lanciato ufficialmente un bond che potrebbe aumentare fino a 16 miliardi di dollari per finanziare la sua acquisizione di 13,7 miliardi di dollari di Whole Foods Market. Il lancio è arrivato un giorno dopo che l’agenzia di rating Moody’s ha assegnato un rating Baa1 e ha rivisto la prospettiva di credito di Amazon a positivo da stabile. S&P ha assegnato un rating superiore di AA- rispetto la scorsa settimana.

L’azienda, fondata da Jeff Bezos, ha preso chiederà 16 miliardi di dollari in sette tranche, con scadenze dai tre ai quarant’anni. Gli ordini di Amazon sono saliti a quasi 49 miliardi di dollari. Secondo l’azienda

Ci aspettiamo di utilizzare i proventi netti dell’offerta per finanziare tutto o una parte il corrispettivo per l’acquisizione di Whole Foods Market e per scopi generali aziendali

Il costo totale di dell’acquisizione di Whole Foods Market è di circa 13,7 miliardi di dollari, ossia 42 dollari per azione. Ciò significa che questo potrebbe essere un affare massiccio dal punto di vista del debito. Secondo gli osservatori di mercato, potrebbe arrivare a circa 16 miliardi di dollari. Prima di vendere le nuove obbligazioni, Amazon.com AMZN ha un debito di circa 9 miliardi di dollari. Questo non è niente rispetto al massiccio flusso di cassa dell’impresa e alla sua capitalizzazione di mercato. Ciò significa che questo accordo triplicherebbe il debito totale dell’impresa. Nonostante ciò, i tassi obbligazionari sembrano essere abbastanza validi per dell’operazione.

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La differenza di rendimenti tra obbligazioni corporate e treasuries è aumentata di 7 punti base a 115bp negli ultimi otto giorni, grazie ai dati di Bank of America Merrill Lynch. I trader sono stati sotto pressione negli ultimi giorni in quanto gli investitori sono stati occupati dalle vicende di AT&T (T) e British American Tobacco (BTI), tutte e due impegnate in grosse fusioni, inoltre ci sono stati i timori di una guerra con la Corea del Nord. Gli analisti dell’agenzia di rating del credito, Moody’s, hanno dichiarato che l’accordo per acquistare Whole Foods avrebbe “avviato” l’attività commerciale della vendita di alimentari di Amazon e ha indicato che l’azienda beneficerà della strategia di crescita della società.

Amazon è stato un generatore di cassa eccezionale negli anni, quindi è una grande sorpresa che abbia deciso di assumersi debiti per acquistare Whole Foods. Molte acquisizioni di questa dimensione prevedono un swap stock-for-stock dove quelli con azioni nel target di buyout vengono pagati in azioni della società che acquista. Invece di farlo per questo affare, tuttavia, Jeff Bezos e il suo team stanno per comprare stock di Whole Foods in contanti aumentando il debito. Questo è probabilmente il risultato di un tasso di interesse basso in questo momento.

L’interazione tra i tassi a breve termine della Federal Reserve e il prezzo che le imprese effettivamente pagano è qualcosa di controverso tra gli economisti. È chiaro, tuttavia, che la grande impresa ama il basso tasso di interesse tasso che la Fed ha apparentemente appoggiato. Amazon.com è solo l’ultimo di una lunga fila di aziende che hanno lanciato corporate indebitandosi sfruttando i tassi bassi negli ultimi cinque o sei anni. Anche le aziende, come Apple Inc, che sono sedute su enormi pile di denaro, hanno richiesto debiti negli ultimi anni per usufruire di tali tassi. Più recentemente Tesla Inc è riuscita a raccogliere 1,8 miliardi di dollari a un tasso del 5,3 per cento.

Per maggiori informazioni potete contattarci all’indirizzo info@dominosolutions.it

giovedì 7 luglio 2016

Tesla e il futuro dell'auto ad energia elettrica

La notizia non è delle migliori per gli amanti dello sviluppo tecnologico, in particolar modo quello relativo al settore automobilistico. I più diffidenti già da tempo ipotizzavano una circostanza del genere, fino a farla apparire inevitabile: lo scorso 7 Maggio si è verificato il primo incidente mortale causato dall’autopilota. La casa automobilistica coinvolta è Tesla (TSLA). Tale avvenimento ha messo momentaneamente in secondo piano i progetti innovativi che caratterizzano l’intera storia societaria, i quali però non devono essere dimenticati in quanto sono proprio questi che stabiliranno il suo futuro.

Elon Musk, amministratore delegato e azionista di maggioranza di Tesla (TSLA), è da sempre un uomo che ama porsi degli obiettivi all’apparenza folli e che presentano quindi un elevato livello di rischio. Ed ecco che, dopo la commercializzazione (iniziata nel 2008 e terminata nel 2012) della prima auto sportiva alimentata da energia elettrica grazie all’applicazione di particolari batterie al litio dall’autonomia di diverse centinaia di chilometri, la nuova idea è diventare la prima azienda dal valore di 1 trilione di dollari tramite nuove integrazioni nella catena produttiva.

La volontà è di fondersi (mediante uno scambio di azioni) con la società SolarCity (SCTY), impegnata nell’energia solare residenziale. Si tratterebbe di un’integrazione che darebbe il beneficio di offrire al cliente una serie di servizi aggiuntivi agli attuali che consistono nella sola consegna dell’auto e nel ricevimento del tecnico per il montaggio in garage della colonnina di ricarica a cui collegare la batteria.

Se il progetto diventasse realtà, il consumatore riceverebbe anche l’impianto a pannelli solari da montare non solo sul tetto dell’auto per la ricarica della batteria, bensì anche in casa, dove l’energia elettrica verrebbe raccolta per un uso successivo dalla colonnina di ricarica preinstallata, diventando magari indipendente dal fornitore di corrente. Il tutto senza rivolgendosi alla stessa ditta, con riduzione delle spese.

La scommessa di Musk è tutt’altro che irrealizzabile. Piuttosto lasciano perplessi i tempi e le modalità adottate.

Innanzi tutto Tesla ha da poco lanciato un nuovo modello di auto elettrica che ha avuto un riscontro eccezionale tra il pubblico di massa al quale l’azienda si è rivolta per la prima volta. Per sostenere la domanda è stato costruito il “Gigafactory” in Nevada, un enorme edificio adibito alla produzione di un numero sensazionale di batterie, necessarie per soddisfare tutti gli ordini di acquisto.
Sorprende quindi la volontà di destinare, proprio nel momento in cui l’obiettivo dello smaltimento dei quasi 300 mila ordini per il Model 3 dovrebbe avere la precedenza assoluta, ingenti risorse allo sviluppo di un business come il solare dal futuro immediato molto incerto.

Ed allora perché avere a che fare con Solar City, società che da tempo mostra una certa debolezza? Solar City fatica a far crescere la sua attività commerciale, sostenendo costi elevati che sono tipici per di un’impresa che opera in questo settore. La preoccupazione principale risiede nel grado di fiducia sempre inferiore degli investitori che si concretizza in un accesso ai finanziamenti sempre più complicato. Verrebbe da pensare che il ruolo di azionista di maggioranza di Musk in entrambe le società sia l’elemento chiave per giungere ad una fusione tra le due aziende che potrebbe dare sicuramente dei benefici, ma solo a fronte di elevati rischi in termini di posizione finanziaria per Tesla.

In conclusione si può dire che Elon Musk è una fonte inesauribile di idee, molte delle quali finora si sono rivelate vincenti. L’attività di produzione automobilistica è fiorente e darà ottimi risultati non appena la Tesla Model 3 sarà messa in vendita (non prima del 2017).
Per quanto riguarda il resto, non è ancora possibile stabilire con certezza se l’intenzione di ampliare il proprio business nel solare possa portare a raggiungere le cifre astronomiche pronosticate o se al contrario diventerà fonte di complicazioni per l’intero sviluppo aziendale.