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martedì 3 aprile 2018

De'Longhi dal caffe al clima il made in italy che fa tendenza

Oggi analizziamo un titolo italiano molto interessante, il prezzo della società ha perso il 20% negli ultimi 9 mesi e sta raggiungendo dei livelli di supporto interessanti per un ingresso. Un livelli di debito bassi e una crescita dei dividendi sostenuta da stime di vendite in salita.

De’Longhi Spa (DLG.MI) è una società con sede in Italia impegnata nella progettazione, produzione e vendita di piccoli elettrodomestici. Offre prodotti con quattro marchi: De’Longhi, Kenwood, Braun e Ariete. I prodotti con il marchio De’Longhi contribuiscono per oltre la metà delle entrate totali. L’azienda è presente in tutto il mondo, tra cui Europa, Australia e Nuova Zelanda, America e Asia, con l’Europa il suo più grande mercato. Fondata nel 1902 per la produzione di stufe a legna, solo nel 1974 lancia il primo prodotto con il proprio marchio, il radiatore a olio.

Negli anni ’80 inizia la diversificazione della produzione grazie a prodotti di successo come il forno elettrico Sfornatutto e il climatizzatore portatile Pinguino, mentre la produzione di radiatori viene scorporata sotto la controllata DLRadiators.

Intelligenti acquisizioni

Nel 1994 grazie all’acquisizione di Climaveneta, De’Longhi entra nel settore del comfort e della climatizzazione. L’anno successivo acquisisce la Simac, azienda nota per i suoi prodotti per la stiratura e la cucina. Nel 2001 la De’Longhi acquisisce la britannica Kenwood Limited produttrice di elettrodomestici da cucina rilanciandone il marchio. Il 18 aprile 2007 un incendio di vaste proporzioni è scoppiato intorno alle 13,10 nello stabilimento della De’Longhi, in zona Fiera, a Treviso. Nel 2009 i due responsabili aziendali alla sicurezza hanno patteggiato 6 mesi, la pena è stata convertita in pena pecuniaria.

Nel 2010 De’Longhi, acquisisce il 100% di un altro marchio storico di piccoli elettrodomestici, l’Ariete SpA, azienda di Campi Bisenzio fondata nel 1964. Due anni dopo a seguito di uno scorporo da De’Longhi, nasce il gruppo DeLclima, che riunisce le attività nel campo del riscaldamento e della climatizzazione, ceduto poi nel 2015 ai giapponesi di Mitsubishi Electric Corporation.

Il 17 aprile 2012 a seguito di un’operazione economica che vede il versamento di 50 milioni subito e 90 diluiti in 15 anni, più 75 legati al rendimento dei prodotti, la De’Longhi acquisisce da Procter & Gamble lo storico marchio tedesco Braun con perpetuo diritto di sfruttamento dello stesso nei settori degli elettrodomestici e altri prodotti per la casa (ferri da stiro, climatizzatori, frullatori, aspirapolveri ecc.), mentre P&G manterrà l’uso esclusivo del marchio nel settore dei rasoi e dell’health care.

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La compagnia, storicamente grande produttrice di apparecchi per il clima quali caloriferi e condizionatori (tra i più celebri i climatizzatori portatili della serie Pinguino), è oggi attiva in ogni settore dei piccoli elettrodomestici, specialmente macchine da caffè (tra cui alcune per i sistemi della Nestlé Nespresso e Nescafé Dolce Gusto) e apparecchi per la cottura dei cibi, ma anche prodotti per la pulizia e il benessere della casa e per la cura del bucato.

Bilanci sani

De Longhi ha chiuso il 2017 con ricavi consolidati pari a 1,97 miliardi di euro, in crescita del 6,8% (+6,6% in termini organici) rispetto al 2016. Il risultato operativo si è attestato a 245,4 milioni di euro, da 239,3 milioni di euro, pari al 12,4% dei ricavi (dal 13% del 2016). La società ha ottenuto un utile netto pari 179,7 milioni di euro, in crescita del 7,2%, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Il management si attende per il 2018 una crescita organica delle vendite a cifra singola medio alta e un aumento del margine operativo lordo in valore assoluto.

Evoluzione in borsa

Le azioni De’Longhi fanno parte del paniere Ftse Italia Mid Cap e rientrano nel segmento Blue Chips. De’Longhi mostra una rischiosità inferiore alla media del mercato (beta inferiore a 1) che riflette la scarsa correlazione del business al ciclo economico. Dal 20109 il titolo De’Longhi ha registrato una performance del 2700%. Le azioni hanno avuto un trend crescente fino ai massimi di fine 2015 seguito da una forte correzione nei primi due mesi del 2016 ed una successiva fase laterale che si è protratta per tutto l’anno. Da inizio 2017 è iniziato un nuovo trend rialzista culminato nei massimi di inizio giugno e seguito da una correzione che sembra essere tuttora in corso.

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giovedì 14 dicembre 2017

Domino Solutions: StMicroelectronics, italo/francesce tra i colossi dell'elettronica

STMicroelectronics NV (STM.MI), conosciuta anche come ST, è un’azienda franco-italiana, che produce componenti elettronici a semiconduttore. L’azienda è stata creata nel 1987 come il risultato della fusione delle attività semiconduttori di SGS Microelettronica (all’epoca detenuta dalla Società Finanziaria Telefonica) e dalle attività non militari di Thomson Semiconducteurs (all’epoca detenuta dalla Thomson SA). La società venne chiamata inizialmente SGS-Thomson Microelectronics NV ed ha usato questa denominazione fino al maggio 1998, quando, a seguito dell’uscita dal capitale della Thomson SA, è stata rinominata STMicroelectronics NV.

La SGS Microelettronica, all’epoca diretta da Pasquale Pistorio, è nata il 29 dicembre 1972 come SGS-Ates Componenti elettronici S.p.A. risultato di una fusione tra Società Generale Semiconduttori (1957) e ATES (1959). Il 23 aprile 1985 SGS-Ates diventa SGS Microelettronica.

La Thomson Semiconducteurs, all’epoca diretta da Jacques Noels, è nata nel 1983 (a seguito della nazionalizzazione di Thomson SA nel 1982) dalla fusione tra la
divisione semiconduttori della Thomson-CSF; SESCOSEM, fondata nel 1969 dalla Thomson-CSF e COSEM; EFCIS (Étude et fabrication de circuits intégrés spéciaux), Eurotechnique, fondata nel 1979, joint-venture tra la Saint-Gobain (51%) e la statunitense National Semiconductor (49%); Silec, fondata nel 1977 (Sagem Telecom) e la Mostek, azienda statunitense creata nel 1969 da alcuni fondatori di Texas Instruments e acquisita nel 1985.

Acquisizioni strategiche

Durante l’attività come SGS-THOMSON Microelectronics e poi come STMicroelectronics, l’azienda è stata partecipe del processo di ristrutturazione e di concentrazione dell’industria dei semiconduttori, con diverse acquisizioni e lo sviluppo e la produzione di diverse tecnologie e componenti elettronici nei settori dell’elettrotecnica, dell’informatica e dell’elettronica.

Nel 1989, SGS-Thomson acquista la società britannica Inmos, fabricante dei microprocessori Transputer destinati alla fabbricazione di processori massivamente paralleli; Inmos verrà integrata totalmente in ST nel 1994. Due anni più tardi, SGS-Thomson e Philips Semiconductors siglano un accordo di partenariato tecnologico che permette a Philips di beneficiare nel 1993 della nuova camera bianca dell’unità di R&S di SGS-Thomson a Crolles su un progetto chiamato Grenoble 92.

Nel 1994, SGS-Thomson acquista alcune attività di semiconduttori della società canadese Nortel e la fabbrica di Rancho Bernardo. Nel 2000, STMicroelectronics acquista le attività di semiconduttori della fabbrica di Ottawa, sempre di Nortel. Lo stesso anno, ST e SHIC creano la joint venture Shenzhen STS Microelectronics (60/40), con base a Shenzhen. A fine anno, la società completa la sua offerta pubblica iniziale sulle borse di Parigi e di New York. Il proprietario Thomson SA vende le sue azioni nella società nel 1998 quando la società è quotata alla borsa di Milano. Sempre nel 1998, avviene l’acquisto della britannica VLSI Vision, uno dei primi produttori di sensori di immagini CMOS.

Nel 2002, viene acquisita la divisione microelettronica di Alcatel, che, unita all’acquisizione di altre piccole società come l’inglese Synad, aiutano ST a espandersi nel mercato Wireless-LAN. L’anno successivo ST annuncia l’acquisto dell’azienda belga Proton World International (PWI) sviluppatrice di software per smart card, di proprietà di ERG Group. Nel 2005, STMicroelectronics era la quinta azienda mondiale di semiconduttori, dietro Intel, Samsung, Texas Instruments e Toshiba, ma davanti ad Infineon, Renesas, NEC, NXP e Freescale. La società era anche il prù grande produttore in Europa, davanti ad Infineon e NXP.

A maggio 2007, ST e Intel lanciano una joint venture, insieme a Francisco Partners, chiamata Numonyx. Questa nuova società è la fusione delle attività legate alle memorie flash di ST e Intel. La società è ufficialmente creata il 31 marzo 2008, e due più tardi viene venduta, per 1,27 miliardi di dollari, a Micron Technology. A fine 2007, ST ha avviato l’acquisizione della società statunitense Genesis Microchip, una società specializzata nella produzione di componenti per televisioni LCD e conosciuta per la sua tecnologia di elaborazione video (Faroudja) e che dispone di centri di progettazione situati a Santa Clara, Toronto, Taipei e Bangalore. L’operazione verrà conclusa a gennaio del 2008.

Nel 2011, STMicroelectronics ha annunciato la creazione di un laboratorio congiunto con la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna per lo sviluppo di robot e sistemi intelligenti avanzati capaci di migliorare sensibilmente la vita quotidiana. Il laboratorio si concentrerà sulla ricerca e l’innovazione in bio-robotica, sistemi intelligenti e microelettronica. Le collaborazioni passate con la Scuola Superiore Sant’Anna hanno incluso DustBot, una piattaforma che integrava i robot di servizio auto-naviganti per la raccolta dei rifiuti.

STMicroelectronics è oggi uno dei più grandi produttori mondiali di componenti elettronici, usati soprattutto nell’elettronica di consumo, nell’automotive, nelle periferiche per computer, nella telefonia cellulare e nel settore cosiddetto “industriale”. Ha clienti in tutti i settori applicativi dell’elettronica ed è stata riconosciuta tra le migliori aziende mondiali in termini di sostenibilità e figura quest’anno nella “A List” per la tutela delle riserve idriche e nella “A- List” per il cambiamento climatico stilate da CDP, l’organizzazione internazionale no-profit che valuta il comportamento ambientale delle aziende. Fra le 2.025 aziende di tutto il mondo valutate da CDP, la “A List” comprende il 10% delle società che nell’ultimo anno nell’ambito del programma di conservazione idrica di CPD hanno ottenuto i risultati migliori nel rendere più sostenibile la gestione delle risorse idriche.

CDP attribuisce i risultati di ST alla sua leadership, sottolineando che la Società ha implementato una serie di misure dirette a gestire il cambiamento climatico sia nelle proprie attività operative, sia nell’ecosistema della sua supply chain. Secondo Carlo Bozotti, President & CEO di STMicroelectronics, “Il processo di produzione dei semiconduttori richiede grandi quantità d’acqua con un grado di purezza molto elevato. Le problematiche legate alla scarsità delle risorse idriche e al trattamento delle acque reflue rappresentano una parte fondamentale della nostra strategia sin dal 1994. Nell’arco di 20 anni, il nostro impatto complessivo sulle risorse idriche si è ridotto di oltre il 70% grazie ai programmi di miglioramento continuo intrapresi in tutti i nostri stabilimenti di produzione; allo stesso tempo, in risposta al cambiamento climatico, abbiamo abbattuto i tre quarti delle nostre emissioni di anidride carbonica per wafer”. La responsabilità sociale è parte integrante del DNA aziendale, e ST è costantemente impegnata, in tutti i siti di produzione e attraverso tutta la supply chain, a ridurre il più possibile gli impatti ambientali e a operare come organizzazione globale e responsabile.

Solidi bilanci

Il gruppo italo-francese ha comunicato come risultati del terzo trimestre del 2017, ricavi per 2,14 miliardi di dollari, in aumento del 18,9% rispetto agli 1,92 miliardi realizzati nello stesso periodo dell’anno precedente. Su base sequenziale il giro d’affari è aumentato dell’11,1%, oltre il target del 9% indicato dal management. I vertici dell’azienda hanno precisato che l’incremento dei ricavi ha beneficiato della crescita a doppia cifra in tutti i gruppi di prodotto e al forte traino di nuovi prodotti. La marginalità si è attestata al 39,5%, valore che si confronta con il 35,8% del terzo trimestre 2016 e il 38,3% del secondo trimestre dell’anno. I vertici di STM stimavano una marginalità nell’ordine del 39%. STM ha terminato il terzo trimestre del 2017 con un utile netto di 236 milioni di dollari, rispetto ai 71 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Sulla base del portafoglio ordini dell’azienda, per il trimestre in corso i vertici prevedono una crescita del fatturato su base sequenziale nell’ordine del 10%, equivalente a una crescita anno su anno di circa il 18%.La marginalità dovrebbe collocarsi nell’intorno del 39,9%, comportando un miglioramento sostanziale della redditività operativa dell’utile netto per l’intero esercizio.

Previsioni 2017

Sono state fornite alcune stime su STM per il 2017. Il gruppo italo-francese dovrebbe chiudere l’esercizio in corso con ricavi in aumento del 18% rispetto all’esercizio, e dovrebbe allo stesso tempo, migliorare la marginalità. Gli investimenti totali sono previsti tra gli 1,25 e gli 1,3 miliardi di dollari.

Nuove acquisizioni

Il Chicago Tribune ha invece pubblicato un report secondo il quale STMicroelectronics starebbe considerando un’offerta per Fairchild Semiconductor. Questo permetterebbe al più grande produttore di chip in Europa, di “incentivare la crescita e le attività mediante i prodotti digitali”. Fairchild, che è uno dei più antichi produttori di chip negli Stati Uniti, ha recentemente dato incarico a Goldman Sachs per aiutarla a trovare un acquirente.

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lunedì 20 novembre 2017

Domino Solutions: Leonardo conviene anche a questi prezzi?

Leonardo (LDO.MI) è un’azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Il suo maggiore azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze italiano, che possiede una quota di circa il 30%. Leonardo-Finmeccanica è il nome con cui si è identificata Finmeccanica a partire da aprile 2016. L’azienda ha successivamente modificato la sua denominazione sociale in Leonardo S.p.A. dal 1º gennaio 2017, a seguito dell’approvazione del cambio di denominazione sociale da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda, avvenuta nell’aprile 2016.

Nel 1948 l’IRI costituisce la Società Finanziaria Meccanica Finmeccanica per gestire le partecipazioni nell’industria meccanica e cantieristica acquisite dall’IRI nei primi quindici anni di vita. Tra le aziende acquisite figurano nomi illustri, quali Ansaldo, San Giorgio, Alfa Romeo, Navalmeccanica, Sant’Eustacchio. Nel 1959 l’IRI costituisce la Fincantieri nella quale confluiscono le aziende cantieristiche scorporate da Finmeccanica.

Il taglio delle stime fanno crollare il prezzo

Nel terzo trimestre 2017 il gruppo ha registrato ordini pari a 2.84 milioni, in crescita del 9,4% su base annua. I ricavi sono aumentati dell’1,4% a 2.658 milioni, cui però è corrisposta una netta flessione della redditività soprattutto a causa delle difficoltà nel settore degli elicotteri. L’Ebita è diminuito del 19,3% a 221 milioni, con una marginalità all’8,3% (-210 basis points), mentre l’Ebit è sceso del 26,3% a 171 milioni, con un ros al 6,4% (-240 basis points).

Il risultato netto ordinario è crollato del 45,5% a 78 milioni, mentre l’indebitamento finanziario netto, rispetto al 30 giugno 2017, è aumentato di circa 420 milioni a 4 miliardi dopo un free operating cash flow negativo per 441 milioni. Pertanto il management ha rivisto al ribasso la guidance 2017, prevedendo ora ricavi per circa 11,5-12 miliardi (da circa 12 miliardi), un Ebita di 1,05-1,1 miliardi (da 1,25-1,3 miliardi), un free cash operating cash flow pari a 500-600 milioni e un indebitamento netto di circa 2,5 miliardi.

taglia outlook 2017 dopo i conti del 3q e affonda in borsa

Conviene acquistare le azioni?

In borsa il crollo di un titolo non può durare sempre, è al pari vero che la quotazione Leonardo sta attraversando una fase delicatissima. La prima di Ottava, infatti, si è chiusa con il prezzo delle azioni Leonardo ai minimi da un anno e anche su Borsa Italiana oggi la quotazione dell’ex Finmeccanica sta segnando un calo vicino un supporto davvero importante, i 10 Euro. Il prezzo delle azioni della società di Profumo è sceso a 10,07 euro portando la performance mensile su un rosso del 35%.

Con una mossa a sorpresa però, gli esperti di Banca Akros hanno rivisto al rialzo il rating su Leonardo. Gli analisti hanno portato la loro raccomandazione sull’ex Finmeccanica a buy con target price a 14,25 euro. Per Banca Akros, quindi, le azioni Leonardo sono da comprare poiché molto presto le quotazioni del titolo potrebbero risalire e recuperare i recenti forti cali.

Una presa di posizione come quella di Banca Akros non rappresenta una nuvola a ciel sereno. Molto spesso, infatti, quando un titolo è nel pieno di una ondata ribassista, arriva sempre il report dell’analista ottimista di turno che invita a comprare semplicemente perchè il calo della società non può durare in eterno.

Noi continuiamo a pensare che il titolo scenderà, i futures, i cfd e gli strumenti short sono ancora troppo forti, se poi aggiungiamo un periodo di mercato non idilliaco, il calo è servito. Attendiamo la rottura dei 10 Euro per vedere se possa raggiungere gli 8.

Il futuro dell’azienda

Se il piano industriale dell’ex amministratore delegato è stato accolto con favore da analisti dell’Istituto Affari Internazionali, perché concentrava le attività core in una unica impresa più competitiva con una catena decisionale corta e accentrata al vertice, e i risultati sono stati salutati favorevolmente dai sindacati confederali, una forte critica era arrivata dal sindacato di base che ha denunciato la mancanza di una visione industriale, il processo accentratore dell’organizzazione del lavoro che ha provocato malfunzionamenti nel sistema della ex holding, il disinvestimento nei programmi civili per concentrarsi su quelli militari, e non da ultimo l’aver calcolato a bilancio l’intero importo della commessa EFA per il Kuwait non ancora interamente ricevuto.

Intanto in Spagna arriva il primo contratto per Thales Alenia Space nel segmento dei lanciatori. La joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) ha sottoscritto un contratto con ArianeGroup, primo contraente per Ariane 6, per la progettazione, lo sviluppo, la qualifica e la produzione del trasmettitore telemetrico del nuovo lanciatore europeo.

Il trasmettitore telemetrico è responsabile della trasmissione a terra dei dati generati dal lanciatore per l’intera missione di lancio. Con questa mossa la società, dopo trent’anni di attività nel settore spaziale, partecipando alla messa in orbita di più di 400 satelliti, sonde e veicoli spaziali, mira ad espandere il proprio portafoglio prodotti in Spagna nel campo delle comunicazioni spaziali attraverso equipaggiamenti di nuova generazione.

giovedì 26 ottobre 2017

Domino Solutions: Zignago Vetro trasforma le vostre idee in vetro

ll Gruppo Zignago Vetro (ZV.MI) opera in tutto il mondo con un modello “business to business” ed è protagonista dagli anni cinquanta del mercato nazionale e internazionale del packaging in vetro di alta qualità. Produce, grazie alla profonda conoscenza dell’arte vetraria, delle tendenze e delle esigenze del mercato, e con la giusta coniugazione tra classicità e originalità, tra affidabilità ed innovazione, oltre un miliardo e mezzo di contenitori l’anno destinati ai settori delle Bevande, Alimenti, Cosmetica e Profumeria.

La continua attività di Ricerca e Sviluppo rivolta allo studio di nuove soluzioni per il miglioramento dei confezionamenti e dei processi industriali, permette l’innovazione dei prodotti compresa la realizzazione di forme sempre più complesse e di contenitori sempre più leggeri, quando questa caratteristica è richiesta, come nel mercato delle Bevande e Alimenti. Questo comporta l’ammodernamento degli impianti, anche con tecnologia sviluppata all’interno del Gruppo.

Le acquisizioni intelligenti

Nel 2002 Zignago Vetro acquista Verreries Brosse SAS, società francese leader nella produzione di flaconi e bottiglie di lusso, con uno stabilimento situato in Normandia, al centro di un distretto di antica tradizione nella produzione di raffinati flaconi per l’alta profumeria e distilleria. L’elevata qualità e la forte personalizzazione caratterizzano la produzione, realizzata con moderne macchine automatiche ma anche con la più tradizionale tecnologia semi-automatica. Una parte rilevante dei contenitori è inoltre sottoposta a seconde lavorazioni per la valorizzazione della griffe.

Nel 2004 acquisisce direttamente la partecipazione di Vetri Speciali SpA, azienda leader mondiale nella produzione di contenitori speciali, di vino, olio e liquori, realizzate in forme originali con ampia gamma di colori ed in lotti anche molto piccoli, per la fascia premium del mercato delle Bevande & Alimenti. Vetri Speciali unisce un’elevatissima flessibilità produttiva, grande capacità di design e sofisticate tecnologie produttive.

Nel 2010, insieme con altri due partner, fonda Vetreco Srl, della quale detiene il 30% del capitale, società tra le più importanti nel settore in Italia sia per dimensioni che per soluzioni tecnologiche, che tratta e trasforma il rottame di vetro proveniente dalla raccolta differenziata per il suo reimpiego, essendo lo stesso, riciclabile al 100% per un numero infinito di volte senza perdere in qualità.

Nel 2011 acquista Huta Szkla Czechy SA, vetreria polacca, con sede e stabilimento a Trabki, nella regione della Masovia, nei pressi di Varsavia, specializzata nella produzione di contenitori standard e personalizzati destinati al mercato della Bevande & Alimenti e Cosmetica e Profumeria mass market. Situata in un’area geografica strategica, sia per le potenzialità di sviluppo del mercato polacco, sia per la posizione baricentrica rispetto ai tradizionali mercati della UE e quelli in forte sviluppo dell’Europa orientale.

Un management perfetto

Zignago Vetro ha terminato il primo semestre del 2017 con ricavi per 176,05 milioni di euro, in crescita del 5,7% rispetto ai 166,48 milioni realizzati nei primi sei mesi dello scorso anno. I ricavi realizzati fuori del territorio italiano sono stati pari al 37,9% del fatturato totale.

In forte miglioramento il margine operativo lordo, che è salito del 15,3%, passando da 38,61 milioni a 44,52 milioni di euro. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto di 18,24 milioni di euro, il 44,8% in più rispetto ai 12,59 milioni dei primi sei mesi del 2016.

Nell’intero semestre gli investimenti tecnici sono stati pari a 29,4 milioni di euro, mentre le attività operative hanno generato un flusso di cassa prima degli investimenti di 27,1 milioni. I vertici di Zignago Vetro ritengono che la domanda nei vari settori in cui opera il gruppo possa mantenersi su buoni livelli.

Dal 2007 Zignago Vetro è quotata alla Borsa Italiana, nel segmento STAR. Dopo la crisi Lehman, il titolo ha più che raddoppiato il suo valore di mercato.

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mercoledì 11 ottobre 2017

Domino Solutions: Fincantieri navi leggendarie da oltre 230 anni

Fincantieri SpA (FCT.MI) è uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa e del mondo: azienda pubblica italiana, già di proprietà dell’IRI fin dalla sua fondazione, è oggi controllata al 71,6% da Fintecna S.p.A., finanziaria del Ministero dell’economia e delle finanze.

Fincantieri, nata dall’IRI come società finanziaria di stato per la cantieristica sul modello della Finmare, finanziaria per la flotta mercantile, (attraverso cui lo stato assumeva il controllo di quasi tutti i grandi gruppi cantieristici a partecipazione statale dell’epoca (CRDA, OTO, Navalmeccanica e Ansaldo), è stata fondata il 29 dicembre 1959.

Nel 1984 Fincantieri viene trasformata in società operativa. Negli anni ’90 la società entra nel business delle navi da crociera e consegna la prima nave, la Crown Princess, al gruppo Carnival (CCL). Nel ’92 il Destriero, un monoscafo in alluminio con carena a V profondo con propulsione a idrogetti costruito dalla Fincantieri, percorse 3.106 miglia nautiche senza rifornimento sull’Oceano Atlantico, da New York (faro di Ambrose Light) al faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly in Inghilterra in 58 ore, 34 minuti e 50 secondi, alla velocità media di 53,09 nodi (98,323 km/h), impiegando ventuno ore e mezza in meno del precedente record appartenuto al catamarano inglese Hoverspeed Great Britain.

Tra il 1993 e il 2001 Fincantieri si focalizza nella progettazione e produzione di prodotti, quali navi da crociera, traghetti e navi militari. Nel ’98 la società conta 8 cantieri e opera attraverso due divisioni: navi mercantili e navi militari.

A partire dal 2005 il gruppo rafforza la sua strategia diversificando le proprie attività in tre nuove aree:
Mega Yachts, creando una nuova linea di prodotti “Fincantieri Yacht“, che si occupa della progettazione e costruzione di imbarcazioni di lusso di grandi dimensioni.
Riparazioni e trasformazioni navali.
Sistemi e Componenti: per rafforzare la propria attività come integratore di sistemi per la progettazione e costruzione di soluzioni chiavi in mano.

Nel 2006 l’azienda consegna il suo primo sommergibile U212A classe Todaro.

Dal 2008 al 2013 il gruppo decide di diversificare e internazionalizzare ulteriormente il suo business acquisendo negli Stati Uniti il gruppo Manitowoc Marine (oggi Fincantieri Marine Group), entrando nel mercato della difesa statunitense. Nel 2009, in joint venture con ABB (ABB), costituisce la società Seastema Spa, attiva nel settore dell’automazione. Nel 2010 sbarca in Medio Oriento, costituendo in joint venture, Etihad Ship Building LLC, per la costruzione e riparazione delle navi delle Marine Militari nell’area del Medio Oriente. Nel 2013 viene acquisito il gruppo Norvegese Vard, uno tra i leader a livello mondiale nella costruzione di mezzi di supporto offshor di alta gamma.

Nel 2014, a margine del varo del sommergibile Pietro Venuti (S 528) al cantiere di Muggiano, Leonardo (LDO.MI) (ex Finmeccanica) e Fincantieri hanno firmato un importante accordo di collaborazione per la costruzione di navi militari. Questo accordo prevede la collaborazione nelle attività di ricerca e innovazione e la possibilità di creare una rete di fornitori comuni per prodotti e componenti di base. Sempre quell’anno Fincantieri firma importanti accordi con Carnival Corporation (settore delle navi da crociera) e China State Shipbuilding Corporation (settore cantieristico) per la costruzione di navi da crociera. Nel 2015 vengono create due nuove società, Fincantieri SI, attiva nella progettazione, produzione e fornitura di sistemi innovativi integrati e Fincantieri (Shanghai) trading Co Ltd, filiale in Cina, per assicurare la presenza del gruppo nel mercato cinese.

L’affare STX

A gennaio del 2017 Fincantieri presenta un’offerta al tribunale di Seul per l’acquisto di STX. Ben presto si giungerà ad uno scontro con lo Stato francese, che detiene il 33% della società. Il nodo della vicenda è il cantiere navale di Saint Nazaire, dove vengono tra l’altro costruite le navi della Marina francese, inoltre i rappresentanti sindacali avevano espresso in più occasioni una forte preoccupazione per l’ingresso del gruppo italiano, ma ceo di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha cercato di dissipare i timori garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali e anzi assicurando un piano d’investimenti triennale da 100 milioni, con un programma di assunzioni da concordare.

A due settimane dal voto francese François Hollande dà il via libera all’operazione di salvataggio dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire. L’elezione di Macron cambiano i rapporti di forza e quest’ultimo decide che il precedente accordo vada rinegoziato, e a luglio, dopo mesi di trattative Emmanuel Macron ha scelto la linea dello scontro con Roma, annunciando la nazionalizzazione temporanea della società. Finalmente nel mese di settembre si giunge ad un ormai quasi insperato accordo in cui Fincantieri diventerà proprietaria del 50% dell’azienda d’Oltralpe. I francesi avranno l’altra metà delle azioni che saranno spartite fra lo Stato, l’azienda pubblica francese della cantieristica militare Naval Group (ex Dcns) e un gruppo di fornitori della regione di Saint-Nazaire. In compenso Parigi presterà per dodici anni l’1% della sua quota in Stx a Fincantieri.

Con più di 7.000 navi realizzate in oltre 230 anni di storia Fincantieri ha prodotto navi leggendarie in ogni epoca. Il Gruppo vanta, tra le unità prodotte nei propri cantieri, indiscusse icone della marineria internazionale quali l’Amerigo Vespucci, nave scuola dell’Accademia Navale Militare Italiana, e il transatlantico Rex, vincitore del premio “Blue Riband” per la più veloce traversata atlantica di una nave passeggeri nel 1933.

Una storia lunga 230 anni

Fincantieri ha chiuso il primo semestre del 2017 con ricavi per 2,3 miliardi di euro, in aumento dell’1,3% rispetto ai 2,27 miliardi ottenuti nella prima metà dello scorso anno; la variazione del giro d’affari è principalmente dovuta all’incremento dei ricavi del settore Shipbuilding, in particolare dell’area di business navi da crociera, che ha raggiunto un peso pari al 51% dei ricavi complessivi del gruppo. Lo scorso semestre ha registrato un’incidenza dei ricavi generati dal gruppo con clienti esteri pari all’86%, in leggero aumento rispetto all’85% del corrispondente periodo del 2016. In forte miglioramento il margine operativo lordo di Fincantieri, che è passato da 113 milioni a 146 milioni di euro; di conseguenza, la marginalità si è attestata al 6,3%. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto (esclusa la quota di terzi) di 13 milioni di euro, rispetto ai 7 milioni contabilizzato nel primo semestre del 2016.

Fincantieri prevede per l’esercizio 2017 risultati in linea con le proiezioni economico-finanziarie del piano industriale 2016-2020. In particolare, nel secondo semestre del 2017 il management stima ricavi in sensibile crescita rispetto ai primi sei mesi dell’anno.

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mercoledì 26 luglio 2017

Datalogic innovazione tecnologica da 700% di ritorno in 7 anni

Il Gruppo Datalogic (DAL.MI) è uno dei principali produttori di lettori di codici a barre, mobile computer, sensori, sistemi di visione e marcatura laser e leader mondiale nel settore dell’identificazione automatica, dell’acquisizione automatica dei dati e dell’automazione industriale. I suoi prodotti vengono utilizzati nel settore manifatturiero, nella logistica e nei trasporti, oltre che nel comparto della grande distribuzione. Fondata a Bologna nel 1972 dall’Ingegner Romano Volta che ne è tuttora il principale azionista, ha il suo quartier generale a Lippo di Calderara di Reno, in Provincia di Bologna.

Datalogic vanta 45 anni di storia, durante i quali ha conseguito risultati sorprendenti quali: 1.200 brevetti in diverse giurisdizioni, centri di ricerca e sviluppo (in Italia, Stati Uniti, Cina e Giappone), migliaia di partner prestigiosi e clienti distribuiti nei cinque continenti.

Espansione Commerciale

In principio la produzione è rivolta ad apparecchi elettronici, ma nel giro di breve avviene la svolta verso la progettazione e produzione di controlli fotoelettrici per l’industria del tessile, delle ceramiche e dell’imballaggio. Durante gli anni 70 la società espande la sua rete commerciale nei principali paesi europei, nonché in Giappone e sopratutto negli Stati Uniti. L’espansione prosegue nel decennio successivo con presenze di stabilimenti, filiali e distributori nei cinque continenti di Europa, America, Oceania, Asia ed Africa.

Oggi, Datalogic è leader mondiale nel settore dell’acquisizione automatica dei dati e dei mercati di automazione industriale. L’azienda dispone di 12 centri di ricerca e sviluppo in tutto il mondo, impiega circa 2.700 collaboratori in tutto il mondo distribuiti in 30 paesi in Europa, Asia Pacifico, e negli Stati Uniti.

Ricerca e Sviluppo

Nei primi anni 80 viene dato un forte impulso alla ricerca nel campo della lettura ottica del codice a barre. Vengono realizzate importanti applicazioni industriali in Europa con gli esclusivi scanner a raggio laser per le quali Datalogic diventa un leader tecnologico di riferimento. E’ la svolta aziendale. 4 anni dopo, nell’aeroporto di Linate, la prima applicazione di lettore di codice a barre.

Alla fine degli anni 90 Datalogic realizza la prima applicazione RFID al mondo in un ufficio postale.

Acquisizioni Strategiche

Tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 Datalogic effettua una serie di acquisizioni strategiche, tra cui, la Escort Memory Systems in California, attiva nel mercato delle etichette elettroniche e RFID e
la società IDWare Mobile Computing & Communications, il maggiore produttore europeo di terminali portatili. Nel 2004 completata l’acquisizione di Laservall, azienda attiva nel settore della marcatura laser e l’anno dopo acquisisce Informatics, azienda americana che opera nel settore della vendita on line di prodotti per l’Identificazione Automatica. Fondamentale nello sviluppo di Datalogic l’acquisizione della americana PSC, con sede a Eugene, Oregon. Datalogic diventa così la terza società al mondo nel mercato dei lettori di codici a barre, raddoppiando il fatturato. L’acquisizione di PSC permette a Datalogic di affermare di essere un vero pioniere nella lettura del codice a barre.
Le acquisizioni proseguono per tutto il 2000 permettendo cosi a Datalogic di affermarsi come leader in diversi segmenti del suo settore.

Solidi Bilanci

Datalogic ha concluso l’esercizio 2016 con un giro d’affari di € 576,48 milioni, in aumento del 7,7% rispetto ai € 535,07 milioni ottenuti nell’esercizio precedente. Il margine operativo lordo è cresciuto del 22,5%, passando da 73,75 milioni a 90,37 milioni di euro, di conseguenza, la marginalità è migliorata dal 13,8% al 15,7%. Datalogic ha terminato lo scorso anno con un utile netto di € 45,85 milioni, il 13,1% in più rispetto ai € 40,55 milioni del 2015, nonostante un maggior carico fiscale registrato nel 2016 a seguito di recenti cambiamenti nella normativa di riferimento.

I ricavi preliminari delle vendite del primo trimestre 2017 si attestano a € 141,5 milioni con una crescita del 4,6% rispetto al primo trimestre 2016. Il booking nel corso del trimestre è stato pari a € 161 milioni, in aumento del 14,8% rispetto al primo trimestre 2016, a conferma delle aspettative di crescita anche per i mesi successivi.

Previsioni

Il management di Datalogic prevede per il 2017 di proseguire nella crescita dei ricavi ad un tasso superiore rispetto a quello dei mercati di riferimento, con un focus particolare in Nord America e APAC, mentre in EMEA i vertici ritengono di poter ulteriormente consolidare la propria posizione.

Evoluzione in Borsa

Datalogic S.p.A. è quotata all’índice FTSE Italia STAR della Borsa Italiana dal 2001 e negli ultimi 7 anni il titolo ha ottenuto un performance del 700%.

giovedì 15 giugno 2017

Domino Solutions - IMA gioiello del packaging da 900% in 10 anni

IMA S.p.A., abbreviazione di I.M.A. Industria Macchine Automatiche, è una società italiana, a capo del Gruppo IMA, con sede a Ozzano dell’Emilia. È tra le principali aziende internazionali specializzate nel processo e nel confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. I.M.A. è stata fondata nel 1961 da Andrea Romagnoli. La prima macchina fu progettata dall’azienda negli anni ’60 per il confezionamento prodotti in polvere in buste di carta. Nel 1963 la famiglia Vacchi acquistò il 52% delle quote aziendali e nello stesso periodo lanciò la produzione di macchine automatiche per il confezionamento del tè in filtro, di cui oggi è leader mondiale. Nel decennio successivo IMA avviò un nuovo settore di produzione nell’ambito farmaceutico, lanciando una macchina per il confezionamento dei blister.

Ricerca e Sviluppo

Il Gruppo IMA è titolare di oltre 1.400 tra brevetti e domande di brevetto attivi nel mondo e ha lanciato numerosi nuovi modelli di macchine negli ultimi anni. Oltre 500 dei suoi 5.200 dipendenti sono progettisti impegnati nell’innovazione di prodotto. Nell’ultimo decennio sono state portate avanti acquisizioni a livello internazionale, con una conseguente crescita della gamma produttiva.

Importanti Acquisizioni

Ad inizio anno IMA ha perfezionato il closing per l’acquisto di una quota del 70% nella società MAI con sede in Mar del Plata, Argentina, che produce e commercializza macchine per il confezionamento di tè e tisane in sacchetti filtro. Mentre ad Aprile IMA, tramite la controllata GIMA, ha perfezionato il closing per l’acquisto dell’80% del capitale della società Mapster, società attiva nella progettazione, produzione e commercializzazione di macchine automatiche per il riempimento e confezionamento di capsule per il settore caffè (single serve).

Solidi Bilanci

Come i risultati definitivi del 2016, Ima ha comunicato di aver chiuso l’esercizio con ricavi per 1,31 miliardi di euro, in aumento del 18,1% rispetto agli 1,11 milioni ottenuti nell’esercizio precedente, grazie anche al contributo dei neo acquisiti business Medtech e Telerobot, consolidati rispettivamente dai mesi di aprile e maggio 2016. Il margine operativo lordo ante partite non ricorrenti è cresciuto del 17,5%, passando da 157,52 milioni a 185,08 milioni di euro. IMA ha terminato lo scorso esercizio con un utile netto (esclusa la quota di terzi) di 93,54 milioni di euro, risultato che si confronta con i 69,92 milioni contabilizzati nel 2015; l’utile per azione è stato di 2,43 euro. A fine 2016 l’indebitamento netto era pari a 99,9 milioni di euro, in contrazione rispetto ai 163,1 milioni di inizio anno, in seguito alla generazione di cassa delle attività operative pari a 128,43 milioni di euro. Sempre a fine 2016 il portafoglio ordini era cresciuto a 766,2 milioni, evidenziando un aumento del 17,9% rispetto ai 649,9 milioni di inizio anno, grazie alla finalizzazione di numerose trattative nei core business del gruppo (farmaceutico e food). IMA ha distribuito un dividendo 2017, relativo all’esercizio 2016, di 1,6 euro per azione, in aumento rispetto gli 1,4 euro assegnati lo scorso anno.

Ottima Trimestrale

IMA ha pubblicato come risultati del primo trimestre del 2017, ricavi per 294,4 milioni di euro, in aumento del 20,6% rispetto ai 244,2 milioni ottenuti nei primi tre mesi dello scorso anno. Il margine operativo lordo ante partite non ricorrenti è cresciuto del 36,4%, passando da 21,7 milioni a 29,6 milioni di euro; di conseguenza, la marginalità è salita dall’8,9% al 10,1%. IMA ha terminato lo scorso trimestre con un utile netto (esclusa la quota di terzi) di 9,3 milioni di euro, risultato che si confronta con i 5,1 milioni contabilizzati nei primi tre mesi del 2016. A fine marzo l’indebitamento netto era pari a 190,2 milioni di euro, in aumento rispetto ai 99,9 milioni di inizio anno, ma in calo rispetto ai 220,5 milioni di fine marzo 2016. Sempre a fine marzo il portafoglio ordini era cresciuto a 855,3 milioni di euro, grazie alla finalizzazione di numerose trattative in tutte le aree di business del gruppo.

Previsioni

Per l’esercizio in corso i vertici di IMA prevedono ricavi superiori agli 1,4 miliardi di euro, mentre il margine operativo lordo dovrebbe attestarsi a circa 205 milioni.

Ima, azioni italiane, investire Italia, migliori azioni Italia

Evoluzione in Borsa

Nel 2001 il titolo IMA è entrato a far parte del segmento S.T.A.R. (Segmento Titoli ad Alti Requisiti) della Borsa Valori di Milano e da allora è cresciuto del 900% circa.

giovedì 11 maggio 2017

Biesse, industriale italiana da 1000% in 4 anni

Il gruppo Biesse opera nel mercato delle macchine e dei sistemi destinati alla lavorazione di legno, vetro e pietra. La società offre soluzioni modulari che vanno dalla progettazione di impianti “chiavi in mano” per la grande industria del mobile, alle singole macchine automatiche e centri di lavoro per la piccola e media impresa, fino alla progettazione e vendita dei singoli componenti ad alto contenuto tecnologico. L’azienda è stata fondata a Pesaro nel 1969 da Giancarlo Selci.

La società dimostra la sua vocazione internazionale, forte delle 30 filiali nel mondo, questa presenza diretta le permette di assistere le aziende che si affidano a Biesse Group, offrendo un supporto attraverso i più avanzati strumenti di customer care e assistenza 24/7.

Biesse Group ha registrato oltre 200 brevetti per invenzione che hanno rivoluzioni le soluzioni tecnologiche presenti sul mercato mondiale delle macchine per la lavorazione di legno, vetro e pietra.

Importanti Acquisizioni

Dopo aver acquisito nel 2011 la società Centre Gain di Hong Kong e Korex Machinery, stabilimento di 44mila mq situato nella regione del Guandong per 12 milioni di euro. Nel 2016 la società ha acquisito il 100% delle azioni di Uniteam spa, azienda veneta specializzata nella progettazione e realizzazione di centri di lavoro a controllo numerico multiassi. Con questa operazione, Biesse estenderà ulteriormente la propria gamma di prodotto, penetrando un settore “di nicchia” ma altamente strategico quale quello della carpenteria in legno. Nel 2017 ha acquisito il controllo di Avant, una società specializzata nello sviluppo di software per l’integrazione e la supervisione delle linee di lavorazione e cellule di lavoro. Le applicazioni di Avant sono in grado di gestire automaticamente informazioni nel processo produttivo, dal taglio alla bordatura per operazioni di alesatura e, negli ultimi anni, anche lo smistamento, la chiave di ogni sistema di produzione di un gruppo.

Il Gruppo Biesse (BSS.MI) ha più di 1.000 sistemi installati in tutto il mondo, con un aumento del 170% negli impianti installati negli ultimi tre anni. La tecnologia sviluppata dal Gruppo Biesse e Avant comprende il monitoraggio e la gestione dei sistemi in tempo reale, che generano specifiche relazioni che permettono al cliente di avere il controllo totale del processo di fabbricazione.

Solida Trimestrale

Nel 2016 Biesse (BSS.MI) ha chiuso il bilancio con ricavi per 618,49 milioni di euro, in aumento del 19,1% rispetto ai 519,11 milioni realizzati nell’esercizio precedente. In forte crescita anche il margine operativo lordo, che è salito del 16,3%, passando da 64,14 milioni a 74,59 milioni di euro. Biesse ha terminato lo scorso esercizio con un utile netto di 29,46 milioni di euro, il 39,9% in più rispetto ai 21,06 milioni contabilizzati nel 2015. A fine anno Biesse poteva contare su un portafoglio ordini di 164 milioni di euro. Il management ha proposto la distribuzione del dividendo 2017, relativo all’esercizio 2016, per un ammontare di 0,36 euro; la cedola è stata staccata l’8 maggio e messa in pagamento il 10 maggio.

Previsione 2017

In occasione della festa per i suoi 80 anni il fondatore del gruppo, Giancarlo Selci, ha ricordato che gli anni della crisi sono ormai alle spalle e che Biesse viaggia a gonfie vele verso il prossimo triennio. La guidance comunicata lo scorso mese di febbraio appare ambiziosa e contempla ricavi triplicati per il 2018 rispetto al picco della crisi, toccato nell’ormai lontano 2009. Nel dettaglio, il giro d’affari dovrebbe crescere nell’ordine del 10,7% nel periodo 2016 – 2018, superando i 700 milioni. Inoltre, il piano triennale prevede anche l’azzeramento del debito e l’ampliamento dei posti di lavoro.

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Evoluzione in Borsa

Quotata al segmento STAR di Borsa Italiana da giugno 2001, da inizio 2017 il valore dell’azione Biesse è cresciuto del 31%, mentre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno l’incremento è stato del 73%. Negli ultimi 4 anni il titolo è salito del 1085%.

martedì 11 aprile 2017

Domino Solutions - Diasorin, +250% in 5 anni, leader mondiale italiano

Leader mondiale della diagnostica in vitro, DiaSorin (DIA.MI) è un Gruppo multinazionale italiano con sede a Saluggia (VC), a capo di 28 società in Europa, Nord, Centro e Sud America, Africa e Asia. Da oltre 40 anni il Gruppo sviluppa, produce e commercializza test per la diagnosi di patologie che riguardano un’ampia gamma di aree cliniche. I test DiaSorin sono rivolti a laboratori di analisi, sia ospedalieri che privati, nei mercati dell’immunodiagnostica e della diagnostica molecolare.

Diasorin, nasce come centro di ricerca nucleare dalla Joint Venture tra FIAT e Montecatini e altro non è che l’evoluzione della divisione diagnostica della società Sorin Biomedica (che nei lontani anni ’60 faceva appunto parte del gruppo FIAT).

Acquisizioni strategiche

Nel corso degli anni la società sviluppa e consolida il suo Know How nel settore sviluppando il business di Diagnostica in Vitro (IVD), prevalentemente focalizzato sul territorio europeo. Nel 1997 Sorin acquisisce il controllo dell’americana Incstar Inc., attiva nell’IVD, scorpora le attività afferenti alla diagnostica in una società denominata DiaSorin Srl, che viene poi ceduta ad American Standard International (ASI).

All’inizio del nuovo millennio, viene realizzata un’importante operazione di Management Buyout, supportata dal Gruppo Finde e da altri investitori finanziari e industriali. Effettua l’acquisizione di BYC Sangtec e i relativi diritti per il LIAISON® ed avvia la conversione dei test dalla tecnologia ELISA a quella CLIA.

Il 19 luglio 2007 il titolo DiaSorin (DIA.MI) debutta a Piazza Affari. In questi anni il Gruppo effettua diversi lanci di prodotti, accordi commerciali, sviluppo di progetti e acquisizioni, quali Biotrin, leader mondiale per il test del Parvovirus, acquista da Eiken Chemical la licenza per l’uso della tecnologia LAMP, dedicata al business molecolare, lancia sul mercato il LIAISON® XL, acquisisce Murex e la relativa linea di prodotti ELISA di Abbott (ABT) e si espande ulteriormente in Europa, Asia ed Africa. Acquisisce NorDiag, specializzata nell’estrazione di acidi nucleici. Nel 2013 DiaSorin sigla un accordo strategico con Roche per connettere il LIAISON® XL al cobas 8100 nei laboratori a grandi volumi che richiedono la completa automazione dei propri processi diagnostici. Due anni fa DiaSorin (DIA.MI) sigla un accordo strategico di distribuzione commerciale per le epatiti e l’HIV in Cina con Beckman Coulter ed in diagnostica molecolare vengono lanciati i due test più veloci al mondo per la diagnosi molecolare delle leucemie fulminanti.

Importanti autorizzazioni

IL 6 Aprile scorso DiaSorin ha ricevuto dalla Food and Drug Administration statunitense l'”Emergency Use Authorization” per il primo test sierologico completamente automatizzato capace di identificare le infezioni da virus Zika e garantisce un risultato in soli 37 minuti. Tale test, quindi, non è stato approvato dall’autorità Usa, ma autorizzato per l’utilizzo durante l’intero periodo di emergenza e verrà distribuito nei laboratori sia degli Stati Uniti sia di altre aree. Il test verrà distribuito negli Stati Uniti nei laboratori autorizzati a eseguire test di moderata complessità o nei laboratori non americani aventi la medesima qualifica, in linea con le più recenti linee guida emanate dal Cdc per la diagnosi delle infezioni da Zika virus. Lo sviluppo di questo test è stato finanziato dal Dipartimento di Salute e dei Servizi Umani statunitense che nel 2016 ha concesso a DiaSorin un finanziamento di 2,6 milioni di dollari.

Solidi bilanci

L’anno fiscale 2016 è stato archiviato dalla società con una generazione di cassa e con un utile netto da record grazie all’aumento del fatturato ed alla crescita della redditività. Nel dettaglio, il fatturato è aumentano anno su anno del 14% a 569,3 milioni di euro e del 6,4% a tassi di cambio e perimetro costanti. Stesso andamento pure per l’Ebitda che, con un +14% e con un +6,4% a tassi di cambio e perimetro costanti, si è attestato al 31 dicembre del 2016 a 217,3 milioni. Con un’incidenza sul giro d’affari al 30,3%, l’Ebit è cresciuto del 13,6% a 172,6 milioni di euro, e l’utile netto a 112,6 milioni di euro con un incremento anno su anno pari al 12%. Grazie a questi risultati, il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea dei soci, del 27 aprile, il pagamento di un dividendo unitario pari a 0,80 euro. Il dividendo 2017 sarà pagato il prossimo 24 maggio con data di stacco della cedola il 22 maggio del 2017 e record date il 23 maggio.

Previsioni 2017

Diasorin prevede di chiudere l’esercizio 2017 con un aumento dei ricavi anno su anno pari all’11% a tassi di cambio costanti, ed allo stesso modo con un incremento dell’Ebitda pari all’11% anno su anno sempre considerando lo scenario dei tassi di cambio costanti.

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Evoluzione in Borsa

Dal giorno del suo debutto in Borsa, le azioni Diasorin sono cresciute del 440% e solo negli ultimi 5 anni Diasorin è cresciuta del 250%.

Disclosure

Noi abbiamo Diasorin (DIA) nel nostro portafoglio Gemme Italia con un ottica di medio/lungo periodo.