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martedì 3 aprile 2018

De'Longhi dal caffe al clima il made in italy che fa tendenza

Oggi analizziamo un titolo italiano molto interessante, il prezzo della società ha perso il 20% negli ultimi 9 mesi e sta raggiungendo dei livelli di supporto interessanti per un ingresso. Un livelli di debito bassi e una crescita dei dividendi sostenuta da stime di vendite in salita.

De’Longhi Spa (DLG.MI) è una società con sede in Italia impegnata nella progettazione, produzione e vendita di piccoli elettrodomestici. Offre prodotti con quattro marchi: De’Longhi, Kenwood, Braun e Ariete. I prodotti con il marchio De’Longhi contribuiscono per oltre la metà delle entrate totali. L’azienda è presente in tutto il mondo, tra cui Europa, Australia e Nuova Zelanda, America e Asia, con l’Europa il suo più grande mercato. Fondata nel 1902 per la produzione di stufe a legna, solo nel 1974 lancia il primo prodotto con il proprio marchio, il radiatore a olio.

Negli anni ’80 inizia la diversificazione della produzione grazie a prodotti di successo come il forno elettrico Sfornatutto e il climatizzatore portatile Pinguino, mentre la produzione di radiatori viene scorporata sotto la controllata DLRadiators.

Intelligenti acquisizioni

Nel 1994 grazie all’acquisizione di Climaveneta, De’Longhi entra nel settore del comfort e della climatizzazione. L’anno successivo acquisisce la Simac, azienda nota per i suoi prodotti per la stiratura e la cucina. Nel 2001 la De’Longhi acquisisce la britannica Kenwood Limited produttrice di elettrodomestici da cucina rilanciandone il marchio. Il 18 aprile 2007 un incendio di vaste proporzioni è scoppiato intorno alle 13,10 nello stabilimento della De’Longhi, in zona Fiera, a Treviso. Nel 2009 i due responsabili aziendali alla sicurezza hanno patteggiato 6 mesi, la pena è stata convertita in pena pecuniaria.

Nel 2010 De’Longhi, acquisisce il 100% di un altro marchio storico di piccoli elettrodomestici, l’Ariete SpA, azienda di Campi Bisenzio fondata nel 1964. Due anni dopo a seguito di uno scorporo da De’Longhi, nasce il gruppo DeLclima, che riunisce le attività nel campo del riscaldamento e della climatizzazione, ceduto poi nel 2015 ai giapponesi di Mitsubishi Electric Corporation.

Il 17 aprile 2012 a seguito di un’operazione economica che vede il versamento di 50 milioni subito e 90 diluiti in 15 anni, più 75 legati al rendimento dei prodotti, la De’Longhi acquisisce da Procter & Gamble lo storico marchio tedesco Braun con perpetuo diritto di sfruttamento dello stesso nei settori degli elettrodomestici e altri prodotti per la casa (ferri da stiro, climatizzatori, frullatori, aspirapolveri ecc.), mentre P&G manterrà l’uso esclusivo del marchio nel settore dei rasoi e dell’health care.

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La compagnia, storicamente grande produttrice di apparecchi per il clima quali caloriferi e condizionatori (tra i più celebri i climatizzatori portatili della serie Pinguino), è oggi attiva in ogni settore dei piccoli elettrodomestici, specialmente macchine da caffè (tra cui alcune per i sistemi della Nestlé Nespresso e Nescafé Dolce Gusto) e apparecchi per la cottura dei cibi, ma anche prodotti per la pulizia e il benessere della casa e per la cura del bucato.

Bilanci sani

De Longhi ha chiuso il 2017 con ricavi consolidati pari a 1,97 miliardi di euro, in crescita del 6,8% (+6,6% in termini organici) rispetto al 2016. Il risultato operativo si è attestato a 245,4 milioni di euro, da 239,3 milioni di euro, pari al 12,4% dei ricavi (dal 13% del 2016). La società ha ottenuto un utile netto pari 179,7 milioni di euro, in crescita del 7,2%, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Il management si attende per il 2018 una crescita organica delle vendite a cifra singola medio alta e un aumento del margine operativo lordo in valore assoluto.

Evoluzione in borsa

Le azioni De’Longhi fanno parte del paniere Ftse Italia Mid Cap e rientrano nel segmento Blue Chips. De’Longhi mostra una rischiosità inferiore alla media del mercato (beta inferiore a 1) che riflette la scarsa correlazione del business al ciclo economico. Dal 20109 il titolo De’Longhi ha registrato una performance del 2700%. Le azioni hanno avuto un trend crescente fino ai massimi di fine 2015 seguito da una forte correzione nei primi due mesi del 2016 ed una successiva fase laterale che si è protratta per tutto l’anno. Da inizio 2017 è iniziato un nuovo trend rialzista culminato nei massimi di inizio giugno e seguito da una correzione che sembra essere tuttora in corso.

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giovedì 14 dicembre 2017

Domino Solutions: StMicroelectronics, italo/francesce tra i colossi dell'elettronica

STMicroelectronics NV (STM.MI), conosciuta anche come ST, è un’azienda franco-italiana, che produce componenti elettronici a semiconduttore. L’azienda è stata creata nel 1987 come il risultato della fusione delle attività semiconduttori di SGS Microelettronica (all’epoca detenuta dalla Società Finanziaria Telefonica) e dalle attività non militari di Thomson Semiconducteurs (all’epoca detenuta dalla Thomson SA). La società venne chiamata inizialmente SGS-Thomson Microelectronics NV ed ha usato questa denominazione fino al maggio 1998, quando, a seguito dell’uscita dal capitale della Thomson SA, è stata rinominata STMicroelectronics NV.

La SGS Microelettronica, all’epoca diretta da Pasquale Pistorio, è nata il 29 dicembre 1972 come SGS-Ates Componenti elettronici S.p.A. risultato di una fusione tra Società Generale Semiconduttori (1957) e ATES (1959). Il 23 aprile 1985 SGS-Ates diventa SGS Microelettronica.

La Thomson Semiconducteurs, all’epoca diretta da Jacques Noels, è nata nel 1983 (a seguito della nazionalizzazione di Thomson SA nel 1982) dalla fusione tra la
divisione semiconduttori della Thomson-CSF; SESCOSEM, fondata nel 1969 dalla Thomson-CSF e COSEM; EFCIS (Étude et fabrication de circuits intégrés spéciaux), Eurotechnique, fondata nel 1979, joint-venture tra la Saint-Gobain (51%) e la statunitense National Semiconductor (49%); Silec, fondata nel 1977 (Sagem Telecom) e la Mostek, azienda statunitense creata nel 1969 da alcuni fondatori di Texas Instruments e acquisita nel 1985.

Acquisizioni strategiche

Durante l’attività come SGS-THOMSON Microelectronics e poi come STMicroelectronics, l’azienda è stata partecipe del processo di ristrutturazione e di concentrazione dell’industria dei semiconduttori, con diverse acquisizioni e lo sviluppo e la produzione di diverse tecnologie e componenti elettronici nei settori dell’elettrotecnica, dell’informatica e dell’elettronica.

Nel 1989, SGS-Thomson acquista la società britannica Inmos, fabricante dei microprocessori Transputer destinati alla fabbricazione di processori massivamente paralleli; Inmos verrà integrata totalmente in ST nel 1994. Due anni più tardi, SGS-Thomson e Philips Semiconductors siglano un accordo di partenariato tecnologico che permette a Philips di beneficiare nel 1993 della nuova camera bianca dell’unità di R&S di SGS-Thomson a Crolles su un progetto chiamato Grenoble 92.

Nel 1994, SGS-Thomson acquista alcune attività di semiconduttori della società canadese Nortel e la fabbrica di Rancho Bernardo. Nel 2000, STMicroelectronics acquista le attività di semiconduttori della fabbrica di Ottawa, sempre di Nortel. Lo stesso anno, ST e SHIC creano la joint venture Shenzhen STS Microelectronics (60/40), con base a Shenzhen. A fine anno, la società completa la sua offerta pubblica iniziale sulle borse di Parigi e di New York. Il proprietario Thomson SA vende le sue azioni nella società nel 1998 quando la società è quotata alla borsa di Milano. Sempre nel 1998, avviene l’acquisto della britannica VLSI Vision, uno dei primi produttori di sensori di immagini CMOS.

Nel 2002, viene acquisita la divisione microelettronica di Alcatel, che, unita all’acquisizione di altre piccole società come l’inglese Synad, aiutano ST a espandersi nel mercato Wireless-LAN. L’anno successivo ST annuncia l’acquisto dell’azienda belga Proton World International (PWI) sviluppatrice di software per smart card, di proprietà di ERG Group. Nel 2005, STMicroelectronics era la quinta azienda mondiale di semiconduttori, dietro Intel, Samsung, Texas Instruments e Toshiba, ma davanti ad Infineon, Renesas, NEC, NXP e Freescale. La società era anche il prù grande produttore in Europa, davanti ad Infineon e NXP.

A maggio 2007, ST e Intel lanciano una joint venture, insieme a Francisco Partners, chiamata Numonyx. Questa nuova società è la fusione delle attività legate alle memorie flash di ST e Intel. La società è ufficialmente creata il 31 marzo 2008, e due più tardi viene venduta, per 1,27 miliardi di dollari, a Micron Technology. A fine 2007, ST ha avviato l’acquisizione della società statunitense Genesis Microchip, una società specializzata nella produzione di componenti per televisioni LCD e conosciuta per la sua tecnologia di elaborazione video (Faroudja) e che dispone di centri di progettazione situati a Santa Clara, Toronto, Taipei e Bangalore. L’operazione verrà conclusa a gennaio del 2008.

Nel 2011, STMicroelectronics ha annunciato la creazione di un laboratorio congiunto con la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna per lo sviluppo di robot e sistemi intelligenti avanzati capaci di migliorare sensibilmente la vita quotidiana. Il laboratorio si concentrerà sulla ricerca e l’innovazione in bio-robotica, sistemi intelligenti e microelettronica. Le collaborazioni passate con la Scuola Superiore Sant’Anna hanno incluso DustBot, una piattaforma che integrava i robot di servizio auto-naviganti per la raccolta dei rifiuti.

STMicroelectronics è oggi uno dei più grandi produttori mondiali di componenti elettronici, usati soprattutto nell’elettronica di consumo, nell’automotive, nelle periferiche per computer, nella telefonia cellulare e nel settore cosiddetto “industriale”. Ha clienti in tutti i settori applicativi dell’elettronica ed è stata riconosciuta tra le migliori aziende mondiali in termini di sostenibilità e figura quest’anno nella “A List” per la tutela delle riserve idriche e nella “A- List” per il cambiamento climatico stilate da CDP, l’organizzazione internazionale no-profit che valuta il comportamento ambientale delle aziende. Fra le 2.025 aziende di tutto il mondo valutate da CDP, la “A List” comprende il 10% delle società che nell’ultimo anno nell’ambito del programma di conservazione idrica di CPD hanno ottenuto i risultati migliori nel rendere più sostenibile la gestione delle risorse idriche.

CDP attribuisce i risultati di ST alla sua leadership, sottolineando che la Società ha implementato una serie di misure dirette a gestire il cambiamento climatico sia nelle proprie attività operative, sia nell’ecosistema della sua supply chain. Secondo Carlo Bozotti, President & CEO di STMicroelectronics, “Il processo di produzione dei semiconduttori richiede grandi quantità d’acqua con un grado di purezza molto elevato. Le problematiche legate alla scarsità delle risorse idriche e al trattamento delle acque reflue rappresentano una parte fondamentale della nostra strategia sin dal 1994. Nell’arco di 20 anni, il nostro impatto complessivo sulle risorse idriche si è ridotto di oltre il 70% grazie ai programmi di miglioramento continuo intrapresi in tutti i nostri stabilimenti di produzione; allo stesso tempo, in risposta al cambiamento climatico, abbiamo abbattuto i tre quarti delle nostre emissioni di anidride carbonica per wafer”. La responsabilità sociale è parte integrante del DNA aziendale, e ST è costantemente impegnata, in tutti i siti di produzione e attraverso tutta la supply chain, a ridurre il più possibile gli impatti ambientali e a operare come organizzazione globale e responsabile.

Solidi bilanci

Il gruppo italo-francese ha comunicato come risultati del terzo trimestre del 2017, ricavi per 2,14 miliardi di dollari, in aumento del 18,9% rispetto agli 1,92 miliardi realizzati nello stesso periodo dell’anno precedente. Su base sequenziale il giro d’affari è aumentato dell’11,1%, oltre il target del 9% indicato dal management. I vertici dell’azienda hanno precisato che l’incremento dei ricavi ha beneficiato della crescita a doppia cifra in tutti i gruppi di prodotto e al forte traino di nuovi prodotti. La marginalità si è attestata al 39,5%, valore che si confronta con il 35,8% del terzo trimestre 2016 e il 38,3% del secondo trimestre dell’anno. I vertici di STM stimavano una marginalità nell’ordine del 39%. STM ha terminato il terzo trimestre del 2017 con un utile netto di 236 milioni di dollari, rispetto ai 71 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Sulla base del portafoglio ordini dell’azienda, per il trimestre in corso i vertici prevedono una crescita del fatturato su base sequenziale nell’ordine del 10%, equivalente a una crescita anno su anno di circa il 18%.La marginalità dovrebbe collocarsi nell’intorno del 39,9%, comportando un miglioramento sostanziale della redditività operativa dell’utile netto per l’intero esercizio.

Previsioni 2017

Sono state fornite alcune stime su STM per il 2017. Il gruppo italo-francese dovrebbe chiudere l’esercizio in corso con ricavi in aumento del 18% rispetto all’esercizio, e dovrebbe allo stesso tempo, migliorare la marginalità. Gli investimenti totali sono previsti tra gli 1,25 e gli 1,3 miliardi di dollari.

Nuove acquisizioni

Il Chicago Tribune ha invece pubblicato un report secondo il quale STMicroelectronics starebbe considerando un’offerta per Fairchild Semiconductor. Questo permetterebbe al più grande produttore di chip in Europa, di “incentivare la crescita e le attività mediante i prodotti digitali”. Fairchild, che è uno dei più antichi produttori di chip negli Stati Uniti, ha recentemente dato incarico a Goldman Sachs per aiutarla a trovare un acquirente.

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giovedì 26 ottobre 2017

Domino Solutions: Zignago Vetro trasforma le vostre idee in vetro

ll Gruppo Zignago Vetro (ZV.MI) opera in tutto il mondo con un modello “business to business” ed è protagonista dagli anni cinquanta del mercato nazionale e internazionale del packaging in vetro di alta qualità. Produce, grazie alla profonda conoscenza dell’arte vetraria, delle tendenze e delle esigenze del mercato, e con la giusta coniugazione tra classicità e originalità, tra affidabilità ed innovazione, oltre un miliardo e mezzo di contenitori l’anno destinati ai settori delle Bevande, Alimenti, Cosmetica e Profumeria.

La continua attività di Ricerca e Sviluppo rivolta allo studio di nuove soluzioni per il miglioramento dei confezionamenti e dei processi industriali, permette l’innovazione dei prodotti compresa la realizzazione di forme sempre più complesse e di contenitori sempre più leggeri, quando questa caratteristica è richiesta, come nel mercato delle Bevande e Alimenti. Questo comporta l’ammodernamento degli impianti, anche con tecnologia sviluppata all’interno del Gruppo.

Le acquisizioni intelligenti

Nel 2002 Zignago Vetro acquista Verreries Brosse SAS, società francese leader nella produzione di flaconi e bottiglie di lusso, con uno stabilimento situato in Normandia, al centro di un distretto di antica tradizione nella produzione di raffinati flaconi per l’alta profumeria e distilleria. L’elevata qualità e la forte personalizzazione caratterizzano la produzione, realizzata con moderne macchine automatiche ma anche con la più tradizionale tecnologia semi-automatica. Una parte rilevante dei contenitori è inoltre sottoposta a seconde lavorazioni per la valorizzazione della griffe.

Nel 2004 acquisisce direttamente la partecipazione di Vetri Speciali SpA, azienda leader mondiale nella produzione di contenitori speciali, di vino, olio e liquori, realizzate in forme originali con ampia gamma di colori ed in lotti anche molto piccoli, per la fascia premium del mercato delle Bevande & Alimenti. Vetri Speciali unisce un’elevatissima flessibilità produttiva, grande capacità di design e sofisticate tecnologie produttive.

Nel 2010, insieme con altri due partner, fonda Vetreco Srl, della quale detiene il 30% del capitale, società tra le più importanti nel settore in Italia sia per dimensioni che per soluzioni tecnologiche, che tratta e trasforma il rottame di vetro proveniente dalla raccolta differenziata per il suo reimpiego, essendo lo stesso, riciclabile al 100% per un numero infinito di volte senza perdere in qualità.

Nel 2011 acquista Huta Szkla Czechy SA, vetreria polacca, con sede e stabilimento a Trabki, nella regione della Masovia, nei pressi di Varsavia, specializzata nella produzione di contenitori standard e personalizzati destinati al mercato della Bevande & Alimenti e Cosmetica e Profumeria mass market. Situata in un’area geografica strategica, sia per le potenzialità di sviluppo del mercato polacco, sia per la posizione baricentrica rispetto ai tradizionali mercati della UE e quelli in forte sviluppo dell’Europa orientale.

Un management perfetto

Zignago Vetro ha terminato il primo semestre del 2017 con ricavi per 176,05 milioni di euro, in crescita del 5,7% rispetto ai 166,48 milioni realizzati nei primi sei mesi dello scorso anno. I ricavi realizzati fuori del territorio italiano sono stati pari al 37,9% del fatturato totale.

In forte miglioramento il margine operativo lordo, che è salito del 15,3%, passando da 38,61 milioni a 44,52 milioni di euro. La società ha terminato lo scorso semestre con un utile netto di 18,24 milioni di euro, il 44,8% in più rispetto ai 12,59 milioni dei primi sei mesi del 2016.

Nell’intero semestre gli investimenti tecnici sono stati pari a 29,4 milioni di euro, mentre le attività operative hanno generato un flusso di cassa prima degli investimenti di 27,1 milioni. I vertici di Zignago Vetro ritengono che la domanda nei vari settori in cui opera il gruppo possa mantenersi su buoni livelli.

Dal 2007 Zignago Vetro è quotata alla Borsa Italiana, nel segmento STAR. Dopo la crisi Lehman, il titolo ha più che raddoppiato il suo valore di mercato.

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mercoledì 17 agosto 2016

Investire in azioni: 4 REIT con dividendi in forte crescita

Uno degli elementi che è maggiormente legato all’aumento del prezzo delle azioni, è l’aumento dei dividendi. Questo perché, elevati rendimenti ed un regolare aumento dei dividendi danno agli investitori a reddito i maggiori guadagni. Ecco perché in questo articolo presentiamo delle REIT, società che possono svolgere un ruolo fondamentale nei rendimenti costanti. La maggior preoccupazione degli investitori interessati ad azioni da dividendo, è l’acquisto sui massimi e quindi la perdita di denaro quando i prezzi delle azioni scenderanno. Purtroppo, nessuno può prevedere il prossimo calo del mercato, ma per avere un reddito abbiamo bisogno di azioni mentre attendere ad acquistare non genera alcun reddito. In un mercato impostato sui record come abbiamo ora, ci si deve concentrare sulle azioni da reddito, che aumenteranno in modo significativo i loro dividendi nel corso dei prossimi anni.

Acquistare le azioni di società che daranno dividendi superiori alla media dei tassi di crescita, dovrebbe produrre rendimenti superiori alla media totale, in qualsiasi trend di mercato ci si trovi. La crescita dei dividendi produrrà, nel corso del tempo, l’aumento del prezzo delle azioni che aggiunto al dividend yield comporterà un rendimento complessivo superiore alla media. Più alto è il tasso di crescita del dividendo annuale delle azioni da reddito come per le REIT, e maggiore è il rendimento totale atteso. La sfida è quella di trovare quelle aziende che generano flussi di cassa e annunciano grandi aumenti dei dividendi nel corso dei prossimi tre/cinque anni. Per cominciare sono le aziende che hanno annunciato aumenti significativi nel corso dell’anno passato. Questo può essere un’indicazione che il management ritiene che la crescita sia sostenibile. Poi si può scavare nei dati finanziari correnti e negli orientamenti della società per avere il proprio giudizio circa i futuri tassi di aumento del dividendo.

Questo tipo di ricerca di titoli a reddito con elevati rendimenti, deve portare ad aziende stabili che aumentano regolarmente i loro dividendi, producendo risultati superiori, non importa se il mercato si muove verso l’alto o verso il basso nel breve periodo. Ecco 4 REIT che hanno annunciato grandi aumenti dei dividendi nel corso degli ultimi 12 mesi.

American Tower Corp (AMT) possiede e affitta torri per le comunicazioni dei cellulare, radio e siti di trasmissione TV. La società possiede proprietà in Asia, Europa e Sud America e Nord America. La società si è convertita in REIT alla fine del 2011. Da allora il dividendo è stato aumentato ogni trimestre. Nel corso dell’ultimo anno, il dividendo è cresciuto del 20% e ha uno yield del 1,8%.

PS Business Parks Inc. (PSB) possiede, gestisce e sviluppa immobili commerciali, prevalentemente multi iquilini flessibili, complessi industriali e uffici. Essa si concentra sul possedere complessi commerciali concentrati. La società ha una storia di regolari aumenti dei dividendi, tra cui un aumento del 25% annunciato all’inizio di quest’anno. Il dividendo attuale è il 57% del FFO, che sta crescendo a più del 10% all’anno e il suo yield è del 2,7%.

Prima Industrial Realty Trust, Inc. (FR) possiede, gestisce, acquista, vende, sviluppa e rielabora immobiliare industriale. La società ha smesso di pagare dividendi durante la crisi finanziaria e ha riattivato i pagamenti agli azionisti nel marzo 2013. Il dividendo è stato aumentato negli ultimi tre anni, compreso un balzo del 49% del tasso all’inizio di quest’anno. Il dividendo attuale è il 53% del FFO e lo yield è del 2,6%.

Empire State Realty Trust Inc. (ESRT) possiede e gestisce negozi e uffici di proprietà a New York. Questo REIT è stato quotato a ottobre 2013 IPO ed ha appena cominciato ad aumentare il suo tasso di dividendo nel mese di giugno di quest’anno. Il dividendo è stato aumentato del 23,5%. Il dividendo attuale è solo il 44% del FFO e lo yield è del 2,0%.

venerdì 1 luglio 2016

Brexit, i titoli difensivi da mettere in portafoglio

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha avuto pesanti ripercussioni sull’andamento dei prezzi, come si poteva facilmente immaginare. Gli effetti negativi si sono amplificati anche per l’errore di valutazione compiuto da un mercato che aveva scommesso sull’esito opposto, ovvero la permanenza. A distanza di qualche giorno la mente è sicuramente più lucida ed in grado di capire che è soprattutto in queste circostanze che gli affari diventano possibili, purché si ponga un’attenzione estrema nelle operazioni che si desidera attuare.

Il primo pensiero positivo in tal senso va ai dividendi erogati sia in questi momenti di incertezza sugli sviluppi futuri del caso Brexit che a maggior ragione se tutto si concluderà con conseguenze economiche inferiori a quanto i più pessimisti stanno ipotizzando. A queste società sono richiesti flussi di cassa ampi e stabili affinché la politica del management su un aumento costante dei dividendi diventi concretamente realizzabile nel tempo e una volatilità relativamente bassa per limitare il rischio di ribasso.

Altria Group (MO)
E’ una società produttrice di sigarette capace allo stesso tempo di diversificarsi tramite le sue controllate nella vendita di prodotti vinicoli, tabacco per pipa e sigari fatti a macchina.
I risultati del primo trimestre 2016 sono stati entusiasmanti, con un +6% del fatturato e un +19,54% dell’utile netto.

Le prospettive sono ottime grazie al fatto che la sua principale fonte di reddito, le sigarette, non accenna ad arrestarsi e sicuramente il Brexit non potrà essere l’elemento che andrà a modificare questa realtà dei fatti. Per quanto si stia parlando di una società a tutti gli effetti, Altria Group (al pari dei suoi rivali del settore tabacco) è un bene di rifugio talmente immune agli eventi di mercato da mettere in sicurezza il portafoglio anche da grossi pericoli di contagio generale.
L’azienda ha un dividend yield del 3,33%, corrispondente a 2,26$ ad azione.

Exxon Mobil (XOM)
Con una capitalizzazione di ben 378 miliardi, è il più grande operatore nella raffinazione e nella commercializzazione a livello internazionale di prodotti petroliferi, oltre a vantare un settore chimico tra i maggiori al mondo. Queste caratteristiche rendono quasi scontata una crescita degli utili decennale in periodi di mercato “normali”, con il pagamento di dividendi superiori rispetto all’anno precedente da ben 34 anni di fila, così da rientrare nella ristretta cerchia dei dividendi aristocratici.

La lunga e gloriosa storia della società e il raggiungimento di dimensioni di mercato imponenti non sono però stati sufficienti per restare immuni al crollo del prezzo del petrolio sotto i 30$ al barile, subendo un dimezzamento dei profitti. Ma la capacità di ridurre nettamente le spese in conto capitale ha permesso di abbassare il punto di pareggio tra costi e ricavi a 40$ e di sostenere un ulteriore aumento del dividendo del 2,7%.

Questa testimonianza di forza finanziaria, in aggiunta ad interessanti progetti in fase di sviluppo che una volta messi in atto miglioreranno la stabilità dei flussi di cassa, lasciano intendere un futuro positivo per un titolo che in questo primo semestre del 2016 ha già recuperato più del 25% delle perdite.

U.S. Bancorp (BAC)
E’ una banca statunitense che opera a livello nazionale nazionale e ritenuta tradizionale poiché è focalizzata su attività di base come depositi, prestiti e mutui. Questa strategia potrà anche essere considerata conservativa, ma ha dato all’istituto una solidità tale da superare senza troppe difficoltà perfino la crisi del 2008.

Con certe premesse il Brexit non può spaventare più di tanto. Al contrario deve essere visto come un evento che ha permesso di scontare il prezzo, come testimoniato dal basso rapporto prezzo/utili di 11,10.

Il dividendo erogato è di 1,02$ ad azione.