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lunedì 10 ottobre 2016

Gli investitori stanno sottostimando il rischio di una recessione

Altra giornata di passione sui mercati, le notizie economiche che giungono dal Giappone e dagli Stati Uniti, unite al fatto che Deutsche Bank sembra non aver trovato un accordo con il Dipartimento di Giustizia americano, fanno temere ad una ennesima settimana negativa. Aggiungiamo che nel fine settimana il Fondo Monetario Internazionale ha definito i mercati “indifesi” contro una probabile recessione che secondo gli analisti è probabile al 31%.

Se gli Stati Uniti sono riusciti a varare interventi di emergenza durante la crisi del 2008, che hanno consentito di salvare istituzioni sistemiche che in caso contrario avrebbero fatto crollare l’economia mondiale, è stato anche grazie alla discrezionalità con la quale si sono potuti varare i primi interventi. E invece oggi le democrazie si sono evolute in una strada di controlli e contrappesi per circostanze nelle quali invece sarebbe giusto fornire discrezionalità per gli interventi di emergenza. Occorre dunque fornire più discrezionalità e potere negli arsenali della finanza.

Anche se la crescita viene definita “morbida”, questo può essere visto come positivo per le azioni, data la risposta tipica delle valute ma non certo però la crescita negativa delle aziende che si apprestano a chiudere il 6 trimestre negativo di fila. Una recessione in questo momento in cui le aziende sono molto esposte sarebbe particolarmente problematico per molti settori: le stime degli utili per il prossimo anno sono aggressive nel momento in cui le banche centrali stanno lottando mantenere una crescita mediocre, anche col beneficio di un sempre più kit di strumenti.

Giusto per non farci mancare nulla, oltre al problema Deutsche Bank possiamo aggiungere “di nuovo”, la Grecia. L’Euro-gruppo sbloccherà la nuova tranche da 2,8 miliardi di euro, ma per Atene la situazione resta drammatica: il Fondo monetario internazionale, che appoggia la ristrutturazione del passivo, uscirà dal piano di salvataggio. La Germania non farà alcuna nuova concessione in vista delle elezioni dell’autunno 2017. Benzina sul fuoco in una Europa ormai sempre più in bilico.

CFNAI, Come investitori stiamo interpretando bene il mercato

Di tutti gli indicatori che abbiamo seguito, quello che ci colpisce fortemente è il prodotto interno lordo reale (PIL). Il Pil nel secondo trimestre ha segnato un +1,4%, rispetto al +1,1% della lettura intermedia del mese scorso e il +1,2% di quella preliminare. L’economia, però, cresce meno del 2% da tre trimestri consecutivi. L’attuale ritmo di espansione è il più debole dal 1949. Nel 2015 la crescita era stata del 2,6%, l’anno migliore dal 2006, sopra la media del 2,1% all’anno registrata dal 2010, il primo anno intero dopo la recessione. Per fare un paragone, la crescita media negli anni Novanta era stata del 3,4% all’anno.

Storicamente, quando le letture del CFNAI (L’indice Cfnai, misura l’andamento dell’attività economica nel distretto della Fed di Chicago) sono state costantemente negative, il multiplo sullo S&P500 è stato piatto anno su anno, secondo i dati di Bloomberg. È vero che nessun indicatore economico è in grado di darci conferme sulla complessità delle attuali economie. Detto questo, nonostante l’importanza delle sequenze recessive, pochi oggi sembrano preoccupati. La volatilità rimane bassa e multipli alti. Tuttavia, il CFNAI sta suggerendo che dovremmo essere tutti un po più preoccupati in prospettiva.

venerdì 30 settembre 2016

Deutsche Bank fa tremare i mercati ma è pronto un piano di salvataggio

Secondo un report rilasciato da Bloomberg, dieci hedge fund hanno ritirato la loro liquidità presso Deutsche Bank e ridotto la loro esposizione nei confronti dell’istituto di credito tedesco, in virtù della preoccupazione per le sue condizioni finanziarie. Ieri intanto l’OPEC non è riuscita a far volare i mercati con la dichiarazione di un imminente taglio alla produzione per risollevare i prezzi. Gli indici americano sono crollati sulla scia delle preoccupazioni sulla salute finanziaria di Deutsche Bank.

Deutsche Bank è stata sotto pressione per la maggior parte dell’anno, di recente sono venute a galla le preoccupazioni di una possibile multa di 14 miliardi arrivato dal Dipartimento di Giustizia americano nell’affare mutui subprime, che tempismo. Le azioni erano leggermente salite di recente dopo che la banca ha accettato di vendere Abbey Life per 1,2 miliardi, e l’amministratore delegato John Cryan avevano escluso una vendita di azioni. La multa più salata per un caso simile è stata pagata da Bank of America che nel 2014 che ha versato 16,65 miliardi di dollari, mentre lo scorso aprile Goldman Sachs è stata multata per 5 miliardi.

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Ma ad innescare le vendite, la diffusione di un documento interno che mostra l’uscita di dieci hedge fund dall’istituto tedesco a causa della preoccupazione per le sue condizioni finanziarie. La decisione dei fondi, una piccola parte degli oltre 200 clienti della divisione che gestisce i rapporti con gli hedge funds, è legata alla necessità di diversificare la propria esposizione dopo che il collasso di Lehman del 2008 o quello di Mf Global nel 2011 hanno portato al congelamento degli asset dei fondi clienti dei due istituti.

La multa più salata per un caso simile è stata pagata da Bank of America che nel 2014 che ha versato 16,65 miliardi di dollari, mentre lo scorso aprile Goldman Sachs (GS) è stata multata per 5 miliardi.Tra i fondi che hanno spostato parte delle loro esposizioni in derivati figurano Millennium Partners, che gestisce 34 miliardi di dollari, Rokos capital Management (4 miliardi) e Capula Investment Management (14 miliardi).

Intanto Deutsche Bank tenta di di rassicurare alla luce del sell-off avvenuto ieri.

I nostri clienti trading sono tra gli investitori più sofisticati al mondo. Siamo fiduciosi che la maggioranza di loro comprenda a pieno la nostra posizione finanziaria stabile, il contesto macroeconomico attuale, le trattative in corso in Usa e i progressi che stiamo facendo con la nostra strategia.

Deutsche Bank ha riferito ad un giornale americano che alcuni hedge fund avevano imposto limiti di rischio sul business che la banca tedesca in risposta alle notizie negative e il recente aumento dei suoi prezzi sul credit default swap, un ampio indicatore del rischio di credito. Le azioni quotate in American sono scese del 9,1 per cento giovedì, chiudendo la giornata in calo del 6,7 per cento, abbassando la capitalizzazione della banca a 15.8 miliardi.

Intanto seduta pesante per le Borse asiatiche, tutte in profondo rosso ad eccezione degli indici della Cina continentale.

La Germania salvi Deutsche Bank e le banche italiane, smettendola di porre paletti. Così scrive in un lungo editoriale pubblicato su Marketwatch, portale del gruppo Wall Street Journal, Matthew Lynn, financial columnist inglese. Lynn lancia un appello alla cancelliera tedesca Angela Merkel affinchè agisca in fretta per evitare una nuova grave crisi finanziaria come quella del 2008.

Angela Merkel deve dire a chiare lettere che il governo tedesco sta dietro Deutsche Bank per sostenerla se necessario. Berlino dovrebbe entrare nel capitale della banca come fece la Gran Bretagna nel 2008 con i Lloyds. Ciò deve avvenire subito, perché anche solo la minaccia di lasciar andare il problema è follia pura e prima Merkel lo capisce meglio è. La banca non ha bisogno di aumenti di capitale, oggi corre meno rischi in bilancio di un tempo e non ha problemi di liquidità.

La banca sarà salvata, a dispetto di quanto affermano la cancelliera tedesca Angela Merkel e il numero uno della banca, John Cryan. E’ quanto riporta il settimanale tedesco Die Zeit. Il contenuto dell’articolo è stato ripreso da Reuters, che scrive che il governo tedesco e le autorità finanziarie stanno preparando un piano di salvataggio per Deutsche Bank. Il piano consentirebbe a Deutsche Bank di varare un aumento di capitale a condizioni vantaggiose per pagare la maxi-multa imposta dal dipartimento di Giustizia Usa, del valore di $14 miliardi.