martedì 4 aprile 2017

Domino Solutions: El.En Spa, un azione italiana da +1000% in 5 anni

Il Gruppo
El.En. SpA (ELN.MI) società (azione italiana) costituita nel 1981, oggi leader nella fabbricazione di sistemi laser per applicazioni nel settore medicale e della marcatura laser. La società nasce a Firenze per iniziativa di un docente universitario, Leonardo Masotti e di uno dei suoi migliori allievi Ing. Gabriele Clementi, che intendono trasformare i risultati di una loro ricerca in prodotti tecnologicamente utilizzabili e commerciabili.

Il primo sistema laser medicale viene realizzato nel 1983, mentre negli anni successivi la gamma dei prodotti si amplia, sempre rimanendo nell’ambito della tecnologia laser, con nuove applicazioni per il settore medicale e l’avvio della produzione di sistemi per la marcatura industriale con l’utilizzo del laser.

Il vero sviluppo dell’azienda però, avviene però negli anni novanta, con la costituzione di società dedicate ai diversi settori e l’avvio della produzione di sistemi laser industriali per il taglio dei metalli.

A gennaio 2017 nasce Renaissance, nato dall’unione commerciale di DEKA e Quanta System, due eccellenze del Gruppo fiorentino El.En., che hanno deciso di unire le forze ed i prodotti per realizzare un innovativo e ambizioso progetto: conquistare il mercato della medicina estetica e della laser terapia in Italia. Ispirati dagli stessi valori del Rinascimento fiorentino, il loro obiettivo è diventare artefici di una potente rinascita attraverso sistemi laser d’avanguardia, con cui migliorare la qualità di vita delle persone, creando allo stesso tempo opportunità, nuovi posti di lavoro per dare spinta al rilancio economico del paese. Per farlo hanno unito le forze sul campo, i migliori prodotti di entrambe le aziende. DEKA e Quanta System, dopo aver conquistato separatamente importanti fette di mercato, hanno deciso di unirsi e dare vita ad una società con cui conquistare una vera leadership sul mercato italiano. DEKA nasce nel 1991 come spin-off della società El.En. affermandosi nella progettazione, produzione e commercializzazione di laser per applicazioni dermatologiche, di medicina estetica e chirurgiche (anche in campo oncologico). Quanta System è un’azienda nata nel 1985, con sede a Samarate (Va). Dal 2004, appartenente al gruppo El.En., è tra le prime aziende al mondo nella produzione di laser e piattaforme fotoniche uniche per tre settori scientifici: medicina estetica, chirurgia e arte.

Il gruppo El.En. è oggi, una della più importanti realtà nel mondo del laser, leader sul mercato italiano e tra i primi operatori in Europa. Le oltre 30 aziende del gruppo creano prodotti e soluzioni avanzate ad alte prestazioni. Il gruppo progetta, produce e commercializza a livello mondiale apparecchiatura laser medicali che vengono utilizzate in dermatologia, chirurgia, estetica, fisioterapia, odontoiatria e ginecologia; sistemi laser industriali per applicazioni che spaziano dal taglio, alla marcatura e saldatura di metalli, legno, plastica, vetro, alla decorazione di pelli e tessuti fino al restauro conservativo delle opere d’arte e sistemi scientifici per applicazioni di ricerca.

Bilanci record a confronto
Il Gruppo El.En. ha conseguito nell’esercizio 2015 un fatturato consolidato in crescita del 20,9% rispetto al 2014 attestandosi a 218 milioni di euro, rispetto ai 180 milioni di euro dell’esercizio precedente ed un risultato operativo di 21,5 milioni di euro, il più alto nella storia del Gruppo, che supera del 40,5% i 15,3 milioni di euro dello scorso anno.
Nel 2016 ha ottenuto risultati record, con un risultato netto di 40,4 milioni di euro ed un fatturato consolidato a 252,6 milioni di euro. Dopo un esercizio brillante come il 2015, il gruppo ha centrato il difficile obiettivo di migliorarne i risultati in particolare per quanto attiene al risultato operativo (Ebit) che ha raggiunto i 27,6 milioni di euro (pari al 10,9% del fatturato), in aumento del 28,4% sul massimo storico del 2015 di 21,5 milioni di euro.

Borsa
Alla fine del 2000 El.En. si quota in borsa nel segmento STAR mostrandosi si da subito un’azienda solida, con conti economici di assoluto rilievo e una linea di prodotti ad alto contenuto tecnologico che riscuotono un successo mondiale. Il titolo in due anni ha guadagnato circa il 380% e oltre il 700% in 5 anni.

venerdì 31 marzo 2017

Domino Solutions : Il nuovo calo del petrolio sta creando opportunità

Il recente calo delle attività legate all’energia appaiono esagerate, secondo le nostre analisi, dato le nostre prospettive sui prezzi del petrolio. Anzi, si stanno creando opportunità di acquisto di azioni energetiche. I prezzi del petrolio sono scesi questo mese, dopo la negoziazione di una gamma stretta nei primi mesi del 2017. Le preoccupazioni per l’eccesso di offerta ha portato alla liquidazione dei livelli record e alla speculazione sui prezzi del greggio i quali potrebbero salire ulteriormente. I titoli legati all’energia, tuttavia, sembrano aver ceduto valore troppo facilmente e con troppo pessimismo. Il divario delle prestazioni tra il recente aumento delle scorte di petrolio e la domanda di energia globale sembra essere incoraggiante.

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Perchè c’è stato il calo del petrolio

Nel l’ultimo bollettino mensile Opec, le cifre trasmesse da Riad indicano una brusca marcia indietro nei tagli produttivi sauditi, con l’output risalito in febbraio di ben 263.300 barili al giorno, a 10,011 milioni di bg (comunque al di sotto della quota assegnata di 10,058 mbg). Le stime di fonti secondarie – adottate dal gruppo per verificare la disciplina dei Paesi membri – registrano invece un’ulteriore discesa di 68.100 bg, a 9,797 mbg.

La guerra si è rivelata più costosa del previsto per i sauditi. Le riserve finanziarie si sono sgonfiate notevolmente: dai 746 miliardi del 2014 si è passati ai 536 del 2016, con un crollo insostenibile per le casse dello Stato. Per questo nessuno si è stupito quando l’anno passato ha dichiarato il cessate il fuoco firmando l’accordo per tagliare la produzione. La strategia saudita sarebbe risultata vittoriosa se fosse riuscita a buttar fuori dal mercato Usa e Iran, ma al contrario si è rivelata suicida. Uscendo da un periodo durissimo, Teheran era destinata ad avvantaggiarsi di qualsiasi nuova esportazione dopo la fine delle sanzioni, e a qualsiasi prezzo.

I produttori americani, d’altra parte, sono riusciti a mantenere un vantaggio competitivo grazie alla superiorità tecnologica. I prezzi bassi hanno avuto l’effetto di far concentrare i petrolieri sulla riduzione dei costi, aumentando l’efficienza di estrazione abbastanza da abbassare il prezzo di breakeaven a un punto sostenibile.

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I vari rimbalzi tra domande e scorte

La domanda e offerta hanno supportato i prezzi del petrolio all’inizio di quest’anno. I trader speculativi nei mercati a termine hanno contribuito alla crescita del greggio sulle aspettative dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e nei paesi non OPEC i quali hanno aiutato associandosi all’accordo sui tagli alla produzione. Il nervosismo sui livelli record di tali posizioni, l’aumento della produzione negli Stati Uniti e i dubbi crescenti sulla conformità del taglio, hanno scatenato il recente calo dei prezzi del petrolio.

I prezzi del petrolio sono difficili da prevedere, i tagli di produzione fanno da cerniera in un contesto politico incerto. Il prezzo del petrolio lo vediamo laterale nei prossimi tre mesi. I membri dell’OPEC hanno mostrato molta disciplina riguardo il taglio della produzione e la crescita dell’inventario dovrebbe presto stabilizzarsi dato che le raffinerie stanno aumentando gli acquisti. La domanda globale è destinata ad aumentare nel bel mezzo della reflazione.

I titoli energetici sembrano riflettere una prospettiva ribassista. Questo crea delle belle opportunità. Ci piacciono molto aziende che si occupano dello shale americane. Tra tagli dei costi, miglioramento delle tecnologie e prospettive di regolamentazione più flessibili. Anche il valore della diversificazione offerta da parte delle imprese energetiche integrate, tra cui relativamente a buon mercato come le major petrolifere europee. Obbligazioni ad alto rendimento energetico offrono migliore valori dopo il recente selloff. Noi preferiamo crediti di società di esplorazione grazie ai rendimenti interessanti e la disciplina di bilancio.

Probabili nuovi tagli alla produzione

Recuperata la soglia di 50 dollari al barile, il petrolio nelle ultime sedute l’ha ripassata nettamente al ribasso. Ed ecco che l’Opec passa allora alle parole forti verso i suoi membri: li invita tutti a tagliare la loro produzione, in linea con gli accordi del 30 novembre 2016, avvertendo che, se non lo faranno, i mercati resteranno depressi. Il tagli concordato di 1,2 milioni di barile al giorno va considerato in “modo molto serio” dice il ministro del Petrolio del Kuwait, Issam Almarzooq, che presiede il comitato dell’Opec che sovrintende all’implementazione dell’accordo. “Occorre fare di più – aggiunge – Serve conformità nel board. Assicuriamo che noi lo faremo”.

Sui mercati c’è insofferenza, perché si continua a vedere una crescita delle scorte americane insieme all’attività di estrazione degli Usa, il mercato sta sicuramente domandando una estensione dell’accordo Opec. Non è un caso che i gestori dei fondi speculativi siano assolutamente scettici sulla possibilità che il prezzo del petrolio salga ulteriormente: secondo la U.S. Commodity Futures Trading Commission, le posizioni nette lunghe (cioè le scommesse sui rialzi) sono scese del 37% dai record del mese scorso. Intanto il prezzo del barile Wti resta sotto i 48 dollari al barile sui mercati proprio per le incertezze che ancora persistono, fra paesi Opec e non, sul prolungamento dei tagli alla produzione. Il Brent è poco sopra 50 dollari. Nell’ultima settimana il Wti ha toccato i minimi dell’anno, scendendo persino sotto quota 48 dollari al barile.

mercoledì 29 marzo 2017

Domino Solutions - Interpump, +300% in 5 anni, una solida realtà italiana

Interpump Group SpA è una società impegnata nella produzione di pompe a pistoni e prodotti idraulici attraverso i segmenti idrogetto ed idraulico. Il segmento ad idrogetto costruisce principalmente pompe ad alta ed altissima pressione e sistemi di pompaggio. Il segmento idraulico comprende la produzione e la vendita di power take-offs, cilindri idraulici, distributori idraulici, valvole e altri componenti idraulici. L’azienda è stata fondata da Fulvio Montipò nel 1977 e ha sede a Sant’Ilario d’Enza, Italia.

Bilanci solidi nel 2016

Le vendite nette del 2016 sono state pari a 922,8 milioni di euro, superiori del 3,1% rispetto alle vendite del 2015 quando erano state pari a 894,9 milioni di euro (+0,3% a parità di area di consolidamento e di cambio di conversione).

Il risultato operativo (EBIT) è stato pari a 153,5 milioni di euro (16,6% delle vendite) a fronte dei 136,9 milioni di euro del 2015 (15,3% delle vendite), con una crescita del 12,2% e con un incremento della marginalità di 1,3 punti percentuali. A parità di area di consolidamento, l’EBIT è cresciuto dell’8,6%. L’utile netto è stato pari a 94,5 milioni di euro, in crescita del 9,5% rispetto all’utile normalizzato del 2015 pari a 86,3 milioni di euro1. L’utile per azione base è stato di 0,884 euro nel 2016 (0,801 euro il dato normalizzato del 2015).

Il cda ha deciso di proporre la distribuzione di un dividendo di 20 centesimi di euro contro 19 centesimi lo scorso esercizio. Il capitale investito e’ passato da 900,8 milioni a fine 2015 a 977,6 milioni al 31 dicembre 2016, grazie per lo piu’ alle acquisizioni.

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Le acquisizioni sono colpi da maestro

Interpump ha messo a segno una trentina di acquisizioni in tutto il mondo e oggi è leader mondiale nella produzione di pompe a pistoni professionali. La spagnola Inoxpa è solo l’ultimo dei suoi acquisti. Ma al di là dell’affare in sé, l’acquisizione segna per Interpump Group la capacità di guardare oltre il proprio business e conferma l’abilità di un management in grado di costruire valore che duri nel tempo.

La società il 20 Marzo ha reso noto che il gruppo Gruppo IPG Holding S.p.A., società controllante Interpump, ha acquisito – con una operazione fuori mercato – 2 milioni di azioni ordinarie Interpump da Mais. Per effetto dell’operazione IPG Holding detiene 25 milioni di azioni Interpump equivalenti al 23,33% del capitale (23,82% al netto delle azioni proprie). Il fondatore e proprietario Fulvio Montipo’ incrementa in questo modo il proprio peso in Interpump. La controllata dallo stesso Montipo’ da Gianni Tamburi, ha infatti acquisito dalla holding della famiglia Seragnoli.

Isabella Seragnoli scende quindi al 3,345% del capitale di Interpump. In precedenza, dal 22 dicembre 2015, l’investitrice era accreditata di una quota del 6,61% nel capitale del gruppo delle pompe.

Un’altra acquisizione degna di nota è stata ufficializzata all’inizio di quest’anno, attraverso la propria filiale britannica, è stata acquisita il 100% di Bristol Hose Ltd., società attiva nel settore dei tubi e raccordi per l’oleodinamica con attività di commercio e assistenza, con sede a Bristol nel Regno Unito. Bristol Hose opera attraverso 2 magazzini di vendita e 9 officine mobili per assistenza e riparazioni on-site. Queste ultime sono attive 24 ore su 24 e in grado di raggiungere il cliente tipicamente entro un’ora dalla chiamata.

Il management è la chiave del successo

Ha creato dal nulla un campione del mondo. Un colosso forte e robusto, a sua immagine e somiglianza. Fulvio Montipò, reggiano dalla stretta di mano al granito, con il toscano perennemente acceso tra le dita, inventore, ex proprietario e oggi azionista di controllo di Interpump Group, gioiello della meccanica reggiana, leader mondiale nella produzione di pompe industriali ad alta e altissima pressione, trenta stabilimenti nel mondo, 2000 dipendenti diretti e 3000 nell’indotto.

Un’impresa familiare quotata in borsa che in 13 anni ha garantito agli azionisti rendimenti medi del 10%, nata con capitale di rischio, cresciuta sotto lo sguardo onnipresente del padrepadrone, poi acquistata da un fondo, e collocata sul mercato, diventata un’ azienda globale e poi “ricomprata” dal suo fondatore.

lunedì 27 marzo 2017

Domino Solutions - La spinta di Trump sta finendo, ma nessuna correzione in vista

Lo scorso anno è stato pieno di sorprese politiche a livello globale. Queste serie di eventi sono diventati i microcosmi di un tema globale molto più grande: la politica è sempre più un luogo in cui i “non abbienti” fanno la guerra ai “ricchi”, piuttosto che un campo di battaglia per coloro che sono allineati con il liberalismo più tradizionale rispetto alle linee dei partiti conservatori. Sui mercati americani, la vittoria di Trump ha, finora, spinto le azioni verso nuovi massimi grazie alla prospettiva dell’aumento della spesa, la riduzione delle tasse e il taglio delle regolamentazioni. L’idee che i deficit fiscali possano presto iniziare ad espandersi e che le banche centrali stiano raggiungendo i limiti della loro efficacia hanno fornito il vento in coda anche per l’aumento dei tassi di interesse.

Tuttavia, gran parte del “Trumponomics” è stato privo di indicazioni sostanziali e trasparenti e il mix di politiche risultante rimane vago. Le successive reazioni dei mercati dipenderanno dalla misura in cui le concessioni del Congresso repubblicano daranno carta bianca all’agenda del Sig. Trump. Questo diventerà più evidente man mano che giungeranno le proposte politiche nei mesi successivi al suo insediamento. Venerdì sera però, il Presidente ha dovuto ritirare la sua proposta di legge per abrogare l’Obamacare, non riuscendo ad ottenere la sufficiente maggioranza per evitare la sconfitta in aula.

I mercati di tutto il mondo sono in calo dato una concentrazione sulla reale possibilità che ci sia un ripensamento al Trump Trade. Anche se non ci aspettiamo una correzione in piena regola in questo momento, vediamo un crescente sentimento negativo nella fiducia riposta nel presidente americano.

Peter Cardillo, capo economista di First Standard Financial in New York.

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Il giorno prima, non essendo riuscito a convincere la parte dei repubblicani contrari al provvedimento, Trump aveva deciso di spostare al giorno dopo la votazione, minacciando che in caso di mancata approvazione, la proposta di legge non sarebbe stata più presentata e avrebbero tenuto il sistema vigente, concentrandosi su altre priorità. Ora, dopo questa battuta di arresto, il timore dei mercati è che difficilmente Trump riuscirà a far passare tutte le sue proposte, visto che ad ostacolarlo non sono solo i democratici, ma sopratutto una parte dei repubblicani stessi. Dopo questo stop, la domanda più importante è, se i repubblicani riusciranno a sfruttare la grandissima occasione che hanno, avendo il comando sia del Governo che delle due camere, ricompattandosi intorno al loro rappresentante.

Il dibattito in tutto il mondo è incentrato ora su due questioni. Trump sarà in grado di far approvare le proposte per il suo rilancio degli Stati Uniti e monterà ulteriormente l’ondata di populismo dilagante? Il 25 marzo è stato il 60 anniversario della firma dei trattati a Roma. Dopo una lunga trattativa, i leader dell’Unione europea riuniti in Campidoglio hanno firmato tutti e 27 una dichiarazione congiunta frutto però di divisione e diktat di Paesi, Polonia e Grecia, in primis, che hanno preteso modifiche al testo prima di garantire il proprio placet. La Grecia ha ottenuto che nel testo venisse inserita una citazione della difesa dei diritti sociali europei che non appariva nel testo del 16 marzo. Su richiesta di Atene appare un virgolettato che sottolinea come l’UE non sia solo “una grande potenza economica” ma una con un “livello senza pari di protezione sociale e welfare”. Sull’UE a più velocità, il nodo più controverso delle ultime settimane, su cui in particolare la Polonia si oppone temendo che Francia e Germania, forti del loro peso, pieghino al loro volere gli altri Paesi, nel testo dopo la dichiarazione “l’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta e agiremo insieme, con diverse velocità e intensità dove necessario” è stato aggiunto “continuando a muoverci nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato”. Sul dossier più scottante, i migranti è stata tolta la parola “umana” quando si parla “della politica migratoria efficiente, responsabile e sostenibile”.

Questa giornata romana di celebrazione solenne e a tratti gioiosa, è da considerarsi l’inizio d’una nuova fase o una pausa nella tempesta multipla che scuote l’Europa. “Mercoledì si torna alla realtà con l’avvio della Brexit – ha confessato una fonte diplomatica -, e nessuno può dirsi sicuro di quale sarà il colore del cielo sopra la nostra testa”.

Più preoccupato il commento di Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo. “Chiunque abbia vissuto la privazione della libertà sa che la nostra Unione è una conquista preziosa che non va data per scontata”, dice, ma parla anche di “crescente disaffezione” e aggiunge: “Servono cambiamenti profondi per dare risposte a chi non trova lavoro o a chi si sente minacciato dal terrorismo. Serve un’Europa concreta, dei fatti”.

Tutte le economie sviluppate del mondo occidentale hanno registrato un grave calo della crescita della produttività dalla crisi finanziaria globale. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1973, la produttività del lavoro è cresciuto ad un tasso annuo del 3,3%, e la crescita pro capite del PIL è quasi raddoppiato. Dopo una carenza di crescita del reddito reale da 1974-1995 e una rinascita della crescita nel 1996-2004, abbiamo registrato una crescita della produttività del lavoro ad una velocità irrisoria di 1,3% all’anno.

La globalizzazione viene ora accolta con scetticismo, soprattutto perché gli effetti più attraenti del fenomeno sono stati storicamente mascherati da una forte crescita economica e benessere finanziario. In tale contesto, il supporto al signor Trump e la “Brexit” sono solo veicoli imperfetti attraverso il quale qualcuno può gridare, “Basta”. Questo scenario è ciò che guida i candidati “populisti” a discutere per portare avanti un cambiamento per il gusto di cambiare. Un contraccolpo scoppiato contro ogni istituzione che si presume essere gestita da “elitari” o “tecnocrati”, e gli scettici del libero scambio e delle alchimie finanziarie hanno guadagnato un notevole seguito. La Brexit, l’aumento dell’euro-scettica Alternative for Deutschland (AFD) partito tedesco e il Movimento Cinque Stelle guidato da un comico, vengono in mente come i primi beneficiari di una tale rotazione di poteri in Europa. Per rendere le cose ancora più impegnative, una marea di immigrati sta mettendo in risalto i difetti meccanici in una unione in cui le politiche sono impostate a Bruxelles, ma l’implementazione è lasciata ai dispositivi di ciascuno Stato membro.

La crescente ondata di sentimento “populista” è manifestata in una reazione contro alcuni dei drivers della prosperità economica. L’immigrazione, il libero scambio, e l’indipendenza delle banche centrali. Affrontando solo questi sintomi dell’angoscia degli elettori, tali attacchi possono ostacolare la capacità dei nuovi governi di mettere in atto una combinazione di politiche per porre fine al lungo periodo di bassa crescita e di deflazione che ha colpito il mondo sviluppato. Piuttosto, i paesi che tratteranno le cause reali della stagnazione economica, tra cui sia la debolezza di produttività che la crescita del reddito reale, dovrebbero essere i beneficiari dei rendimenti del mercato dei capitali attesi più elevati su tutto il ciclo successivo. Ciò dovrebbe promuovere una crescita economica più sostenibile, equilibrata e inclusiva e porterebbe ad aumentare il potenziale di crescita degli utili dei settori aziendali. Tali prospettive potrebbero anche ridurre il premio per il rischio dei mercati azionari, il che, a sua volta, sosterrebbe livelli di valutazione più elevati.

La necessità di una riforma strutturale è stata l’argomento meno propagandato nel corso di questo ciclo elettorale. Mentre molta attenzione è stata rivolta a cambiare l’enfasi dell’attuale politica monetaria, la politica fiscale e la deregolamentazione delle industrie, il ruolo delle riforme strutturali per aumentare la crescita della produttività è ora più importante che mai.

martedì 21 marzo 2017

Domino Solutions report: Starbucks è diventata una opportunità

Dopo aver avuto una non così grande stagione degli utili, Starbucks, la catena di caffè più grande del mondo è crollata, ma questo non dovrebbe spaventare gli investitori che vorrebbero prendervi posizione, potrebbe invece, essere un’opportunità.

Anche se abbiamo appena completato quella che è stata complessivamente una forte stagione degli utili, una società non si è unita al coro. Starbucks (SBUX), in realtà ha riportato risultati peggiori del previsto ed ha abbassato le prospettive del reddito. Questo ha ovviamente deluso gli investitori, che lo erano diventati per lo più per la forte crescita del gigante del caffè.

Starbucks è uno dei marchi più riconosciuti al mondo. Nella maggior parte delle grandi città di tutto il mondo, è difficile camminare senza vedere il familiare logo di Starbucks incollato su di una tenda verde. Questo dominio globale ha permesso a Starbucks di essere uno dei titoli più performanti del S&P500 negli ultimi 25 anni. Dal momento che è diventato pubblico nel 1992, il prezzo delle azioni è salito di oltre il 16.000%. Nel corso degli ultimi anni, il titolo è stato scambiato a $ 40 a inizio 2015 e ha raggiunto i $ 60 ad inizio 2016. Il 2016 però è stato un anno abbastanza stagnante per il rivenditore caffè, fino al crollo di quest’anno a causa degli utili.

Il prezzo delle azioni ha subito un calo di circa il 10% dopo la pubblicazione delle trimestrali (fine gennaio). Il titolo, grazie alla forza del mercato toro, ha subito recuperato, ma da allora ha perso gran parte dei suoi guadagni. Da un punto di vista puramente tecnico, le cose non vanno così bene per SBUX.

Queste sono alcune cose che non girano per il verso giusto, nonché però, i punti di forza dell’azienda.

Ci sono alcune di variabili che hanno lavorato contro la società nel corso degli ultimi mesi. Prima di tutto, la popolarità di ordinare tramite mobile è stato effettivamente più un danno che un vantaggio. Questo perché gli ordini mobile sono la priorità per i baristi, ma sono serviti nella stessa area del negozio, come tutte le altre bevande. Risultato, attese più lunghe e maggiore confusione tra i clienti.

Inoltre, la catena di caffè ha sperimentato una concorrenza feroce da parte dei competitors, che hanno abbassato il prezzo delle loro bevande di caffè al fine di attirare i clienti. Storicamente Starbucks non ha dovuto preoccuparsi troppo dei prezzi grazie alla fedeltà dei suoi clienti. Ma, prezzi più bassi e più ampie offerte da posti come Dunkin Brands (DNKN) stanno cominciando a fare breccia.

Infine, c’è la questione del tempo. L’inverno molto più caldo del previsto ha danneggiato le vendite di bevande calde, che di solito sono una grande attrazione durante i mesi freddi. Tuttavia, SBUX ha qualcosa che molte altre aziende non hanno, una base di clienti enorme ed estremamente fedele. Per non parlare, del management che ha dimostrato di essere scaltro e innovativo. Nel corso degli anni abbiamo imparato che è una buona idea non sottovalutare l’azienda.

Mentre la società non può controllare il tempo, sicuramente dovrebbe essere in grado di risolvere i problemi delle ordinazione via mobile. E, certamente possono abbassare i prezzi oppure offrire alternative meno costose per le bevande, se dovessero decidere di voler competere sul prezzo.

Gli Stati Uniti rimangono il maggior mercato di Starbucks, che comprende oltre il 50% delle sue sedi a livello mondiale. Nonostante il suo dominio, Starbucks non ha ancora raggiunto il suo massimo punto di saturazione nel paese. Nel 2014, il CEO disse che nel Nord America c’erano ancora pochi store. Da allora, Starbucks è dilagata aprendo 573 nuovi negozi in America nel 2015 e altri 406 nel 2016.

Oltre ad aggiungere nuovi punti vendita negli Stati Uniti, Starbucks sta rendendo più facile per i suoi clienti acquistare il caffè. Nonostante i problemi iniziali, l’applicazione mobile, ha più di 10 milioni di download. Ma nonostante le prospettive rosee in Nord America, il più grande potenziale di Starbucks è altrove.

La vera screscita di Starbucks prende il volo sui mercati internazionali, qui la società è nelle fasi iniziali di una grande espansione, con l’intenzione di aprire più di 9.000 store a livello internazionale nei prossimi quattro anni e il punto focale della sua espansione è la Cina, con una popolazione di 1,2 miliardi.

Oggi, la presenza della società in Cina è minuscola con circa 2.500 negozi. Ma nei prossimi cinque anni, Starbucks prevede di aprire una nuova sede in Cina ogni giorno, portando il numero totale a più di 5.000. Nel lungo periodo, la Cina sarà un mercato più grande rispetto a quello degli Stati Uniti.

Da questo punto di vista, è facile notare che, nonostante il suo incredibile successo negli ultimi 25 anni, Starbucks ha ancora molta crescita davanti a se. I recenti sforzi in Nord America e in tutto il mondo stanno già dando i loro frutti, e i $ 21,68 miliardi di entrate nel 2016 sono un nuovo massimo storico.

Starbucks inoltre, sta utilizzando il suo fatturato record per premiare gli azionisti con miliardi di dollari di riacquisti di azioni proprie e il pagamento dei dividendi. Nel 2014, ha riacquistato 10,5 milioni di azioni ordinarie, nel 2015 29 milioni e a luglio del 2015, ha autorizzato il riacquisto di altri 50 milioni di azioni, pari a più di $ 3 miliardi. La società è stata anche uno dei migliori titoli da crescita di dividendo del S&P 500. Il suo tasso di crescita del dividendo a 5 anni è del 24,7%, superiore al 85% dei suoi colleghi del settore.