giovedì 15 dicembre 2016

Investire in azioni, gli usa punteranno sulle infrastrutture

Donald Trump presidente degli Stati Uniti significherà abolizione del Obamacare, taglio delle tasse per la classe media, costruzione del famoso muro al confine con il Messico, modifica degli accordi commerciali internazionali, ma anche un’imponente opera di ristrutturazione delle infrastrutture americane ormai fatiscenti.

L’obiettivo dichiarato è di realizzare una “significativa crescita del PIL, la creazione di un enorme numero di posti di lavoro e un aumento dei salari al netto delle imposte per i lavoratori”. L’investimento di ben 550 miliardi a sostegno della modernizzazione di strade, ponti, impianti idrici, porti, ecc. già esistenti e della realizzazione di progetti per la costruzione di nuove infrastrutture, potrebbe diventare uno strumento fondamentale per il raggiungimento di quanto auspicato dal neo-presidente eletto. Un esempio che sicuramente permetterà di cogliere fino in fondo quella che è la volontà di Trump, è il progetto di completamento della costruzione dell’oleodotto Keystone (che collega il Canada al Texas) che era stato bloccato da Obama per ragioni ecologiche.

Ovviamente a beneficiarne saranno i fornitori del materiale (come rame e acciaio) necessario per procedere in tale direzione, oltre alle stesse imprese addette alla progettazione e costruzione di tali opere di dominio pubblico.

Tra le società che vogliamo richiamare alla vostra attenzione figurano le seguenti:

United Rentals (URI)
United Rentals (URI), con la sua capitalizzazione di circa 9 miliardi di dollari, è la maggiore società di noleggio di attrezzature in tutto il mondo. Si tratta di attrezzature per le costruzioni commerciali, industriali, residenziali ed infrastrutturali che vengono utilizzate momentaneamente da una clientela costituita in particolare dalle imprese costruttrici stesse che necessitano di un determinato attrezzo solo momentaneamente, senza necessità di acquistarlo completamente (dato l’uso limitato).

Il terzo trimestre 2016 si è chiuso con un fatturato di 2,58 miliardi di dollari, meglio di quanto preventivato dagli esperti del settore, ma comunque inferiore del 2,71% rispetto all’anno precedente. Stesso discorso per quanto ne concerne con l’utile netto, dove si registra un -13%.

In ogni caso United Rentals è una società solida che gode di una clientela stabile in grado di fornire ingenti flussi di cassa (+24,75%), ma soprattutto il piano di manutenzione di alcune infrastrutture (in particolare ponti ed aeroporti) coinvolgerà di gran lunga questa impresa capace di mettere a disposizione dello Stato le attrezzature necessarie per la realizzazione di tali lavori.

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United States Steel Corporation (X)
United States Steel Corporation (X) è un’impresa da 6 miliardi di capitalizzazione che si occupa della realizzazione di prodotti in acciaio di alta qualità, tra cui elettrodomestici, componenti automobilistiche, porte, parti di ponti e autostrade, scaldabagni, ecc.

Così come tutte le aziende locali del settore, United States Steel Corporation negli ultimi anni ha sofferto terribilmente la concorrenza del materiale a basso costo importato dalla Cina. Tutto ciò ha provocato una riduzione notevole dei prezzi dei suoi prodotti e la conseguente perdita in termini di fatturato che si è concretizzata in un crollo del valore del titolo giunto ai minimi ad inizio 2016.
Le varie misure protezionistiche a sostegno di tali imprese nazionali hanno già dato i loro frutti, come testimoniato nell’ultimo trimestre dal +129,5% dell’utile netto rispetto all’anno precedente (passato da un valore negativo a circa 50 milioni) e da un ritorno del prezzo di United Steel (X) ai suoi massimi.

Questa ripresa deve essere vista solamente come una prima fase fiorente a cui faranno seguito ulteriori risultati positivi in quanto, come già spiegato precedentemente, la volontà di Trump è di dar sempre più spazio ai produttori statunitensi capaci di fornire questi prodotti in acciaio necessari per l’industria della costruzione e dell’energia.

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Caterpillar (CAT)
Caterpillar (CAT), società addetta alla produzione di veicoli e macchinari per la costruzione e l’estrazione mineraria, è un colosso da 56 miliardi di capitalizzazione. Tra gli altri prodotti realizzati figurano anche motori diesel e a gas naturale, locomotive diesel ed elettriche e turbine.
L’impresa viene da un periodo piuttosto difficoltoso dovuto essenzialmente alla crisi petrolifera e delle materie prime, fondamentali per delle vendite in calo da ormai 4 lunghi anni.

A pesare sono soprattutto le errate politiche di espansione industriale, finalizzate alla ricerca, lo sviluppo e la costruzione di nuove piattaforme collocate in tutto il mondo, in particolar modo in Cina, Brasile ed altri paesi in via di sviluppo (investimenti che solo tra il 2010 e il 2013 sono stati di 10 miliardi). Tali investimenti sono però avvenuti quasi in concomitanza al rallentamento dell’economia cinese (che ha trascinato con sé le economie asiatiche fino ad allora in costante crescita), comportando l’impossibilità di collocare tutta la domanda di prodotti in eccesso.

L’ultimo trimestre si è chiuso con un -16,44% del fatturato ed un -50% dell’utile netto. Tuttavia il prezzo del titolo nell’ultimo mese ha subito un enorme rialzo grazie all’euforia per la vittoria delle elezioni presidenziali da parte di Trump, la quale si tradurrà in maggiori introiti per Caterpillar (CAT).

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Vulcan Materials Co (VMC)
Vulcan Materials (VMC) è il più grande produttore statunitense di materiale da costruzione “di aggregazione”, ovvero sabbia, ghiaia, pietrisco, asfalto, fondamentale per la realizzazione di nuove strade, ponti, strutture in cemento, ecc.
Il terzo trimestre 2016 si è chiuso con un fatturato di un miliardo di dollari, corrispondente ad un -2,92% rispetto all’anno precedente (a penalizzare è stato soprattutto il -6% del segmento relativo ad asfalto e cemento), mentre l’utile netto ha visto un +12,89%. Il prezzo del titolo è in un periodo di ottima forma.

Senza ripetere ulteriormente le motivazioni, anche per Vulcan Materials le elezioni presidenziali sono un elemento più che positivo per il proprio business, essendo esso coinvolto in tutti i progetti di ammodernamento delle infrastrutture statunitensi.

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martedì 13 dicembre 2016

Tassi di interesse, ormai ci siamo, il rialzo è certo al 100%

Secondo la Domino Solutions, la FED accelererà i rialzi dei tassi di interesse il prossimo anno con l’impegno del presidente eletto Donald Trump a tagliare le tasse. Il pacchetto di sgravi fiscali di Trump non è chiaro e il suo impatto sui conti pubblici potrebbe essere elevato, aumentando il debito di 7.200 miliardi di dollari in dieci anni. L’impatto sulla crescita potrebbe essere un’accelerazione dello 0,4-0,5% nel quarto trimestre del prossimo anno.

Questa settimana il Federal Open Market Committee degli Stati Uniti (FOMC), terrà la sua ultima riunione dell’anno. E questa volta sembra probabile che preveda di fare qualcosa che non ha ancora fatto nel 2016: alzare i tassi di interesse a breve termine. Il mercato sta attualmente valutando in una probabilità del 100% che la Federal Reserve (Fed) alzerà i tassi dall’attuale 0,50%.

La fiducia del mercato è guidata da recenti forti dati economici. I rialzi sui dati di lavoro sono stati in costante aumento e il tasso di disoccupazione è sceso al 4,6%, allo stesso tempo, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) si è avvicinato sempre più al 2% dopo aver trascorso gran parte del 2015 vicino allo 0%. In più il prodotto interno lordo globale (PIL) è cresciuto di un robusto 3,2% nel terzo trimestre. Tutto questo sembra avere dato la fiducia alla per aumentare i tassi a breve termine, ed ha chiaramente “comunicato” questa intenzione al mercato.

PIL America ultimi 5 anni

Cosa significa questo per l’investitore ?

Questo potenziale aumento dei tassi di interesse a breve termine, probabilmente non avrà un grande impatto sulla maggior parte dei portafogli a reddito fisso. La mossa prevista è leggera e colpirà per lo più obbligazioni non hanno più sensibilità ai tassi di interesse, come le obbligazioni a scadenza più lunghi. Al di là del mercato obbligazionario, i tassi di interesse leggermente più elevati per alcuni prestiti al consumo, come le linee di credito domestiche e i tassi variabili sui mutui. In cambio possiamo vedere i tassi di interesse leggermente più elevati sui conti correnti e di risparmio. Tutto sommato, riteniamo che l’impatto per gli investitori non dovrebbe essere significativo.

I repubblicani, che da gennaio si insedieranno alla Casa Bianca lamentano da anni di come le politiche di stimolo monetario varate dalla Fed abbiano spinto al rialzo l’inflazione. I segnali di una ripresa dell’inflazione potrebbero dare così ai repubblicani una nuova occasione per mettere sotto accusa la Yellen e la banca centrale di aver varato una politica sbagliata in termini di controllo della moneta. Anche su questo Janet Yellen dovrà dare una risposta, anche se già durante la riunione di novembre i banchieri affermarono che l’inflazione è aumentata di poco dall’inizio di quest’anno, e le previsioni di inflazione si sono spostate ma rimarranno comunque al ribasso.

tassi di interesse americani ultimi 30 anni

Gli speculatori con orizzonti di investimento a breve termine dovrebbero essere consapevoli dell’impatto che l’aumento dei tassi di interesse potranno avere sui loro portafogli obbligazionari, ed essere pronti ad una maggiore volatilità. Ma gli investitori a lungo termine possono star seduti tranquilli con i popcorn in mano e seguire la vicenda.

L’aumento dei tassi di interesse causano una discesa dei prezzi delle obbligazioni, e questo trascinerà verso il basso quelle a breve termine. Nel lungo periodo, tuttavia, i tassi di interesse più elevati aumenteranno il loro valore. Anche se questo può sembrare controintuitivo, se sei un investitore in obbligazioni a lungo termine, si può effettivamente sfruttare l’aumento dei tassi di interesse. I pagamenti di interessi superiori possono compensare il declino dei prezzi causati dai tassi crescenti nel tempo.

mercoledì 7 dicembre 2016

Rendimento elevato: 2 azioni per un reddito costante

Con un rendimento dell’8% annuo in dividendi, queste azioni possono aumentare realmente il vostro reddito. Inoltre grazie alle loro attività in costante aumento, non mancheranno di dare una crescita più redditizia dopo che la FED avrà alzato i tassi.

Dopo quasi un decennio di tassi di interesse a breve termine praticamente a zero, sembra che la Fed sia ormai pronta ad alzarli. All’interno dei gruppi di titoli ad alto rendimento, in particolare quello dei fondi comuni di investimento immobiliare (REIT), il mercato teme l’aumento dei tassi e venderà le azioni REIT. Tuttavia, l’aumento dei tassi è previsto da tempo, almeno negli ultimi due o tre anni, e la maggior parte di queste aziende dovrebbero essere pronte ad un rialzo dei tassi e alcune diventeranno addirittura più redditizie quando questo avverrà.

Ci sono due timori che interessano gli investitori in titoli REIT, per quanto riguarda l’aumento dei tassi. Tutte le REIT prendono in prestito molti soldi per pagare i loro investimenti immobiliari o prestiti ipotecari. Si tratta di un’attività che ha bisogno della leva finanziaria per ottenere un rendimento sul patrimonio netto accettabile. I tassi di interesse potrebbero aumentare gli oneri finanziari, che comprimerebbero i margini di profitto.

Alcuni tipi di REIT hanno margini di profitto molto stretti, quindi, anche un aumento percentuale dello 0,5% sul finanziamento del debito potrebbe avere gravi ripercussioni sulle capacità di queste aziende di continuare a pagare i dividendo attuali. Il secondo timore è che se i tassi sono più alti sugli investimenti a reddito fisso come le obbligazioni o i certificati di deposito bancari, gli investitori venderanno le loro azioni REIT, causando una caduta dei prezzi, e si concentreranno su investimenti meno volatili.

La preoccupazione di un aumento dei costi del debito, ha fatto si che le REIT abbiano anticipato l’aumento dei tassi nell’ultimo biennio, bloccando i loro tassi a lungo termine agli attuali livelli, evitando cosi che un aumento possa diventare un fattore determinante per diversi anni.

Inoltre, i tassi più elevati dovrebbero consentire alle REIT di far crescere il loro fatturato attraverso l’aumento degli affitti o l’acquisto di beni con un rendimento più elevato nel noleggio.

Prima di fuggire dalle REIT e rifugiarsi nei bond o nei Certificati di Deposito (CD), diamo uno sguardo al rendimento. Un CD a 5 anni da un 2% e i Buoni del Tesoro a 10 anni pagano attualmente un 2,33%. Al contrario, gli investitori possono trovare REIT di qualità con un rendimento del 5%, 6% e anche oltre.

Gli investitori che vogliono o hanno bisogno di un elevato rendimento corrente e un flusso di cassa continuo, possono ottenerlo più facilmente con le REIT. Inoltre, queste sono aziende in crescita e hanno la capacità di aumentare il loro rendimento con la crescita dei profitti. Molte di queste aziende hanno storie di aumenti dei dividendi.

Ci sono alcune REIT che hanno attività che effettivamente rendono meglio se i tassi di interesse aumentano. Queste aziende forniscono finanziamenti nel settore immobiliare mediante mutui a tasso variabile. Come aumenteranno i tassi di interesse, così aumenteranno quelli sui mutui originati da queste REIT.

Blackstone Mortgage Trust Inc. (BXMT) e Starwood Property Trust, Inc. (STWD) hanno mutui per immobili commerciali. Le due società hanno operazioni di business molto simili. Negli ultimi due anni, entrambe le società hanno rilasciato solo prestiti a tasso variabile. Entrambe hanno dichiarato che se i tassi di interesse aumenteranno, così sarà i per loro profitti. Infine, entrambe sono gestite in modo conservativo con una bassa leva e un debito medio basso rispetto al valore dei loro portafogli di crediti.

Blackstone Mortgage Trust ha un portafoglio di $ 9.4 miliardi di dollari di mutui commerciali. Il debito è 2,2 volte il patrimonio netto con prestiti abbinati a mutui individuali. Attualmente la società sta facendo solo prestiti a tasso variabile pari all’86% del portafoglio totale. BXMT afferma che un aumento dell’1% del tasso di interesse LIBOR aumenterebbe l’utile per azione annuo di $ 0,19. La società ha un rendimento del 8,3%.

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Starwood possiede un portafoglio mutui commerciale di $ 6.6 miliardi, con un loan-to-value del 62%. Questa REIT possiede anche una società di servizio per mutui commerciali che gestisce le attività di assistenza su $ 11 miliardi di prestiti e $ 11 miliardi di dollari di beni immobili di proprietà (Real Estate Owned – REO) dagli istituti di credito. Nella sua storia, non ha mai perso denaro su uno dei suoi mutui. La leva del debito sul patrimonio netto è molto conservatore a 1,4 volte. La società prevede che un aumento dell’1% del LIBOR aggiungerebbe 8 centesimi per azione. STWD attualmente ha un rendimento del 8,8%.

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martedì 6 dicembre 2016

Investire in dividendi, le migliori società del 2017

Il 2016 è stato un anno caratterizzato da una molteplicità di eventi politico-economici (Brexit, elezioni presidenziali statunitensi, referendum costituzionale italiano) che hanno creato e potrebbero continuare a creare grande incertezza e tensione sui mercati finanziari. In questo particolare clima, però, i principali mercati americani hanno comunque reagito positivamente, raggiungendo i loro massimi, a testimonianza di una certa fiducia sul futuro.

Ora diventa indispensabile attuare una strategia che permetta nel 2017 di realizzare guadagni certi, senza vivere le preoccupazioni tipiche di periodi (come quello attuale) di incertezza politica ed economica che comportano una lettura del futuro complessa e stressante, ma che allo stesso tempo non escludano l’ipotesi di usufruire di gain sul prezzo del titolo anche a fronte dei nuovi valori elevati.

La soluzione a tali problematiche è l’investimento in dividendi forniti da società a grande capitalizzazione, differenziando nei vari settori. Mettere in atto una strategia sui dividendi non è un qualcosa di automatico che si limita all’analisi del singolo dato (i dollari per azione distribuiti), infatti occorre il rispetto di diversi requisiti per avere la certezza di non subire la sorpresa di un taglio (globalmente si è verificata una riduzione del 7% nell’ultimo trimestre dovuta al rallentamento degli utili societari) o addirittura della sospensione dei dividendi (che ovviamente per aziende consolidate è meno probabile ma non impossibile): sono necessari un tasso di distribuzione degli utili (a loro volta in crescita) adeguato e una costante disponibilità di flussi di cassa.

UnitedHealth Group Incorporated (UNH)
UnitedHealth Group Incorporated (UNH), con i suoi 153 miliardi di capitalizzazione che la rendono una delle più grandi aziende statunitensi, è una società di assicurazione sanitaria che serve circa 70 milioni di persone a livello nazionale. Essa offre una gamma di prodotti e servizi attraverso due attività operative: United Healthcare, collegata ai piani di salute governativi voluti dal governo Obama e Optum, la piattaforma specializzata al miglioramento della salute del sistema sanitario stesso e che comprende la gestione della salute della popolazione.

L’azienda prevede di generare più di 184,0 miliardi di entrate per il 2016, con prospettive per il 2017 ben migliori di quanto gli stessi analisti di mercato ipotizzavano.
Malgrado il prezzo sia aumentato nel mese di Novembre, UNH registra un rapporto prezzo su utile molto positivo, il che equivale ad una mancata sopravvalutazione che renderebbe il titolo troppo costoso e dunque a forte rischio deprezzamento.

Il dividendo attuale è di 2,50 dollari per azione, a fronte di un prezzo di mercato di 157$.

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Bristol-Myers Squibb Company (BMY)
Bristol-Myers (BMY) è una società biofarmaceutica concentrata sulla scoperta, sviluppo e fornitura di farmaci innovativi per la cura di gravi malattie quali il cancro, le malattie cardiovascolari, l’epatite B e l’epatite C, HIV/AIDS,ecc.

L’erogazione di un dividendo di 1,52$ per azione nel 2017 verrà sostenuto dal fatto che l’azienda dovrebbe mettere in commercializzazione due farmaci immuno-oncologici (Opdivo e Yervoy), approvati dalla Food and Drug Administration, che vengono utilizzati in maniera complementare per il trattamento di pazienti con tumore non operabile.

La riduzione del prezzo del 16,50% di quest’anno, abbinata ad un incremento dell’utile netto del 70% rispetto al terzo trimestre scorso e ad un enorme quantitativo di flussi di cassa in entrata, rendono Bristol-Myers Squibb Company molto attraente per l’attuazione di una strategia basata sul ricevimento di dividendi in continua crescita.

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CVS Health Corp (CVS)
CVS Health Corp (CVS) è una multinazionale del settore farmaceutico con una capitalizzazione di circa 83 miliardi. Il punto di forza della società è la volontà di instaurare un rapporto molto stretto con il cliente, tale da fornire un servizio di assistenza personalizzato (farmacisti capaci di consigliare il prodotto migliore da acquistare, tra cui non solo farmaci ma anche di creme di bellezza, cibi sani, ecc. e la possibilità di procedere con eventuali vaccinazioni) e facilmente accessibile non solo nelle oltre 9500 farmacie sparse su tutto il territorio statunitense, bensì anche per via elettronica.

Il dividendo di 1,70$ per azione è in crescita da 8 anni consecutivi e i vari indicatori quali un tasso di distribuzione di utili (a loro volta in crescita del 24% rispetto all’anno recedente) ancora del 30% e un aumento del fatturato rispetto al terzo trimestre del 2015, lasciano intendere la possibilità concreta di un mantenimento del tasso di crescita del dividendo.

Negli ultimi mesi il prezzo di CVS è diventato decisamente economico, essendo sceso di ben 30 punti percentuali a causa del rilascio di prospettive sul 2017 piuttosto negative in termini di fatturato. Tuttavia l’annuncio di un ingente buyback da 15 miliardi rappresenterà una compensazione a tale problematica più che sufficiente.

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Xerox Corporation (XRX)
Dopo il dominio del settore farmaceutico possiamo finalmente passare ad un settore diverso, ovvero quello tecnologico, rappresentato da Xerox Corporation, una delle più grandi aziende produttrici di stampanti e fotocopiatrici.

Il titolo appare sottovalutato dopo il crollo del 35% (passando dai circa 14$ di Gennaio 2015 agli attuali 9,50$), come testimoniato da un rapporto prezzo su utili che si aggira attorno all’8
(ricordiamo che tendenzialmente un valore inferiore ai 15 indica una sottovalutazione). Xerox sta operando un processo di scorporamento (da completarsi per il prossimo anno) di alcune attività secondarie che finivano per appesantire notevolmente la struttura dei costi, concentrando così gli sforzi sul suo business centrale (produzione di stampanti e fotocopiatrici).

In tal modo non dovrebbero esserci particolari sorprese relative ad un taglio del dividendo erogato attualmente a 0,31$ ad azione, in aumento da tre anni consecutivi, bensì è corretto auspicare ulteriori miglioramenti futuri.

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giovedì 1 dicembre 2016

Referendum del 4 Dicembre, le reazioni dei mercati al risultato

Ormai mancano pochi giorni al referendum in Italia, la battaglia politica sul SI o sul NO è cominciata mesi fa e a suon di social e tv, gli schieramenti sono alla pari secondo i sondaggi. Ma dal punto di vista economico, cosa potrebbe accadere se vincesse il SI o il NO ? Scopriamolo.

Se il prossimo 4 dicembre il premier Matteo Renzi perderà il referendum costituzionale fino a 8 banche italiane, quelle con più problemi, rischiano di fallire. Sono le parole scritte dal Financial Times qualche giorno fa il quale lanciava l’allarme. Renzi ha detto che si dimetterà se perderà il referendum, ha promosso una soluzione di mercato per risolvere i problemi da 4.000 miliardi di euro del sistema bancario italiano, quindi, vincendo il no, questa soluzione non sarebbe attuabile.

Secondo il Financial Times gli 8 istituti a rischio sono: Monte dei Paschi di Siena, la Popolarte di Vicenza, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara. L’autorevole giornale non è l’unico che denuncia un problema bancario nel caso di una vittoria del NO. Moody’s, dal canto suo, ha affermato che una vittoria del No al referendum potrebbe aumentare le difficoltà delle banche italiane e una tesi simile è stata ripresa anche da S&P, che ha affermato come il rifiuto della riforma potrebbe causare un rallentamento delle operazioni di salvataggio delle banche italiane.

Tutto questo perché il governo ha promesso svariati miliardi di euro per la risoluzione delle problematiche del sistema bancario italiano, dunque una vittoria del No al referendum e un ipotetico crollo del governo cancellerebbero la possibilità di salvare gli istituti.

In un’intervista Carlo Gori, vice presidente di Moody’s ha sottolineato :

Ci sono quattro banche che sono un po’ più deboli: Mps, Banca Carige, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, che prima delle altre dovrebbero ridurre i crediti deteriorati ricorrendo al mercato e questo dipende dalla fiducia degli investitori.

Intanto la tensione a Piazza Affari è sempre più alta, anche sulla scia dei continui alert che arrivano da banche d’affari e quotidiani finanziari di tutto il mondo. Sul mercato dei titoli del debito pubblico tassi Bot a sei mesi in rialzo nell’asta del Tesoro, a fronte di uno spread che punta di nuovo verso quota 190 punti base. Il NO spaventa inoltre Berenberg secondo cui, oltre ai 5 miliardi aggiuntivi di capitale di cui ha bisogno Mps, le banche italiane avrebbero bisogno di fare ulteriori accantonamenti per 45 miliardi di euro.

Se dovesse vincere il NO, ci sarebbe comunque titoli che ne gioverebbero, il FTSEMIB è particolarmente centrato sulle banche ma altri settore, seppur in minoranza, potrebbero salire.

Ferrari
Le auto iconiche ed extra-lusso di Ferrari vengono vendute in tutto il mondo. Solo il brand valuta il prodotto finito a livelli garantiti. Gli scenari contrarian, per i coraggiosi, hanno sempre altre potenzialità di grandi profitti. Basti pensare al posizionamento del mercato verso il referendum Brexit e i profitti generati dai pochi convinti dell’arrivo di un crollo della sterlina.

Luxottica
Il vero punto forte di Luxottica è che opera anche su una delle reti di vendita al dettaglio più grandi del mondo, modello esportato dalla società in tutto il mondo. Ne risulta che oltre l’80% delle vendite arrivino da fuori Europa. Il brand Ray-Ban, ad esempio, sta crescendo a ritmi esorbitanti in Asia. La sua dimensione internazionale la rende quasi immune agli shock europei.

STM
Stm è particolarmente integrata a livello internazionale e segue una vasta serie di progetti in tutto il globo. Dopo i risultati delle sue ultime trimestrali e le guidance, difficile pensare che una qualsiasi vittoria al referendum possa alterare la crescita di questa azienda.

In caso di vittoria del SI l’attuale posizionamento del mercato molto sbilanciato sulla probabilità che si verifichi il caso opposto lascerebbe spazio per un rally al rialzo che vedrebbe favoriti i settori che hanno sofferto di più quali il bancario/finanziario e per la probabilità decisamente più elevata, andando a ridursi il rischio paese sul mercato, di trovare investitori disposti a comperare quote significative delle banche in procinto di fare aumenti di capitale o assets messi in vendita dalle stesse.

Incertezza è stata la parola chiave che ha dominato in queste ultime settimane di borsa e comunque vadano le cose finalmente si ridurrà. Ecco perché pensiamo che anche in caso di vittoria del NO, se verrà trovata una soluzione politica per il dopo voto sufficientemente solida la reazione emotiva al ribasso avrà vita breve. Ugualmente un’inattesa vittoria del SI andrebbe a ridurre nell’immediato il rischio paese attualmente incorporato nelle valutazioni degli assets finanziari domestici ma non risolverebbe da sola i problemi della nostra economia in generale e delle nostre banche nello specifico.

Vorremmo aggiungere che l’articolo non è stato scritto coi propositi di incanalare il lettore verso un determinato voto, è stato scritto in forma totalmente apolitica e non deve essere preso come invito a schierarsi da una parte o dall’altra.