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mercoledì 19 luglio 2017

Petrolio, i motivi per cui crediamo un rally sopra i 55$ entro fine anno

I prezzi del petrolio greggio saliranno mediamente tra i 53 dollari al barile nel 2017 fino a 56 dollari al barile nel 2018. L’amministrazione statunitense per l’energia ha reso noto un report che mostra queste previsioni. La volatilità non sarà così male come nel 2016. I trader di commodities hanno alzato anche il livello di prezzo nei loro contratti futures. Secondo loro il prezzo potrebbe dunque spingersi da un minimo di 39 ad un massimo di 64 dollari al barile entro settembre 2017. Questo è un intervallo inferiore rispetto alla previsione del mese scorso.

Noi pensiamo che ci sia una grande probabilità che che il WTI torni sopra i 50 $. La previsione viene dopo che una serie di dati analizzati ha mostrato una certa speranza toro sul petrolio, scacciati dal mercato nel mese di giugno. Anche se ogni punto non è del tutto significativo, considerato che ci sono ancora punti chiave importante da risolvere.

I prezzi del petrolio hanno una oscillazione stagionale prevedibile. Si alzano in primavera, poiché i trader anticipano un’elevata domanda per le vacanze estive. Una volta che la domanda ha raggiunto il picco, i prezzi diminuiscono in autunno e in inverno. Allora perché i prezzi del petrolio sono così volatili? Ci sono vari motivi.

In primo luogo la produzione statunitense di petrolio di scisto e combustibili alternativi è aumentata. La produzione totale statunitense è salita a 9,4 milioni di barili al giorno nel 2015, il più alto da 9,6 milioni di barili nel 1970. Ad esempio, la settimana scorsa, nel rapporto mensile petrolifero dell’IEA, l’agenzia ha stimato che il tasso di conformità dell’OPEC è scivolato in basso causa l’aumento della produzione in Libia e Nigeria. L’aumento imprevisto della produzione probabilmente ritarderà il riequilibrio del mercato petrolifero, ha concluso l’IEA. L’IEA ha affermato che la domanda mondiale si espanderà quest’anno di 1,5 milioni di barili al giorno, ovvero un salto di 0,1 milioni di barili al giorno dalla stima dell’agenzia nel precedente mese.

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Un secondo motivo per cui i prezzi del petrolio stanno iniziando lentamente a salire è che il numero degli impianti americani, pur aumentando, si sta espandendo a un ritmo più lento. La settimana scorsa il conteggio dei pozzi è aumentato solo di 2, un numero piuttosto piccolo nel contesto dell’espansione di 14 mesi fa nella primavera del 2016. Nelle ultime tre settimane, il numero degli impianti petroliferi è aumentato solo di 7;

Nel precedente periodo di tre settimane il numero di impianti è salito di 25. I minori prezzi del petrolio stanno cominciando a spaventare le società di perforazione. Gli incrementi più piccoli stanno dando ai trader di petrolio la speranza che il boom di perforazione possa essere frenato, il che a sua volta contribuirebbe ad un mercato più ristretto.

Un terzo motivo è che gli Stati Uniti hanno pubblicato per due settimane consecutive un forte declino delle scorte. La IEA ha riportato inventari di 7,5 e 6,3 milioni di barili nelle rispettive due settimane, dopo diverse settimane di dati quasi piatti. E’ ancora presto per fare ipotesi, ma altre settimane di declino delle scorte fornirebbe di fatto l’idea di un lungo cammino verso un piano di prezzo superiore ai 48 dollari.

I prezzi del petrolio hanno raggiunto il loro record massimo di 145 dollari al barile nel 2008 e sono stati intorno ai 100 dollari al barile nel 2014. Allora l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico prevedeva che il prezzo del Brent avrebbe raggiunto il tetto dei 270 dollari entro il 2020. L’idea del petrolio a 200 dollari al barile sembra catastrofica per il modo di vivere americano. Ma la gente dell’Unione europea ha pagato l’equivalente di circa 250 dollari al barile per anni a causa delle tasse elevate. Ciò non ha impedito all’UE di essere il terzo consumatore di petrolio al mondo. Finché le persone hanno avuto il tempo di adattarsi, trovando nuovi modi per vivere con prezzi del petrolio più elevati.

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Inoltre il 2020 è solo a tre anni di distanza. Guardate come i prezzi volatili sono stati negli ultimi 10 anni. Nel marzo 2006, un barile di Brent Crude era venduto per circa 60$ ed è salito a 145$ nel 2008. Ha raggiunto il livello di circa 100$ nel 2014. E’ poi crollato a un livello più basso degli ultimi 13 anni a gennaio, quindi è raddoppiato ai livelli attuali. Se i produttori di petrolio scisto interrompono le trivellazioni e l’Iran non produce ciò che dice, i prezzi potrebbero tornare ai livelli storici di 70-100$ al barile. OPEC sta contando su di questo.

Un quarto motivo per cui c’è spazio per i prezzi più alti è il fatto che il mercato non sarà blindato da una maggiore produzione di Libia e Nigeria. Una delle ragioni per cui il prezzo del petrolio è diminuito nel corso dell’ultimo mese è stato ovviamente perchè la Libia è tornata. Ora è completamente scontata dal mercato. Inoltre i livelli di produzione più elevati dell’OPEC sono stati piuttosto banali.

Il sentiment più positivo sul mercato è visibile nelle recenti mosse fatte dagli investitori. I fondi hedge e altri gestori di denaro, dopo aver costruito un livello straordinario di posizioni short in giugno, hanno cominciato a liquidarle poche settimane fa. I dati più recenti mostrano che gli investitori hanno individuato un posizionamento più positivo in ciascuna delle due ultime settimane, un periodo che corrispondeva all’aumento dei prezzi del petrolio. I trader stanno cominciando a vedere con ottimismo alcuni sviluppi di mercato, anche se il tono generale è chiaramente ancora ribassista.

mercoledì 11 gennaio 2017

Investire nel 2017, quali sono i segnali macro da seguire

Il 2017 ormai è iniziato e molti economisti e analisti avranno detto la loro su cosa si attendono per quest’anno, diamo anche una nostra visione come Domino Solutions per capire cosa ci potremmo attendere in alcuni settori importanti.

Partiamo ovviamente da quello che potrebbe accadere a livello geopolitico. Le aspettative dello scorso anno avevano previsto che il 2016 sarebbe terminato con un mercato toro globale soprattutto nel settore azionario mentre i rendimenti dei titoli rimanevano relativamente bassi, di seguito vi presenteremo le questioni più importanti che possono preoccupare gli investitori dai i primi giorni delle negoziazioni andando avanti nell’anno che si svolgerà.

Insediamento di Donald Trump
Donald Trump potrà essere una delusione ?
Gli investitori all’inizio di dicembre 2016 erano fiduciosi che la combinazione delle normative di Donald Trump nell’ambito economico avrebbero aiutato le aziende americane a produrre margini di profitto più alti. In questo modo c’è stato una grande rotazione col denaro che è passato dagli investimenti in obbligazioni verso i titoli azionari.

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Lo Standard & Poor’s 500, il Dow Jones Industrial Average e il Nasdaq Composite hanno tutti avuto un rialzo intorno all’8% e il 10% a partire dall’8 di novembre 2016. Il rendimento sui titoli del Tesoro a 10 anni nel frattempo è salito dell’1,32% nel mese di luglio al 2,5% del mese di novembre, una crescita rapida che proprio sottolinea ciò che dicevamo e cioè il passaggio di consegna di denaro dalle obbligazioni verso le azioni.

E’ troppo presto comunque per dire che il mercato azionario in questo momento è in una fase di trend rialzista, diciamo che aspettiamo ancora alcune conferme tra cui l’insediamento dello stesso Trump che avverrà il prossimo 20 gennaio. Noi crediamo che Wall Street possa raggiungere nuovi massimi e i titoli azionari di bassa e media capitalizzazione possano salire ancora di molto.

La Brexit in Europa
In che modo l’Europa e il Regno Unito potranno gestire la brexit ?
Questo potrebbe essere un punto fondamentale soprattutto per la sterlina e gli indicatori di rischio politico e potranno fornire forti opportunità commerciali nel 2017, il Regno Unito ha rinunciato definitivamente ad un accesso al mercato unico per avere il pieno controllo dei propri confini, questo ha portato gli investitori ad abbassare il valore delle attività dello stesso Regno Unito vedendo la sterlina al ribasso e mettendo in dubbio Londra come uno dei più grandi centri di finanziatori mondiali.

La debolezza dell’euro nei confronti della sterlina sugli sviluppi della Brexit ci ha suggerito che potrebbe esserci una riduzione proprio della politica monetaria inglese. Una previsione stravagante fatta da Saxo Bank vede l’euro scendere di 73 pips sulla base del fatto che l’Unione europea sarà costretta ad agire velocemente a causa delle forti forze migratorie verso l’Europa dal Regno Unito. C’è anche la questione di ciò che significa Brexit per il futuro dell’euro, con la Francia, l’Olanda, l’Italia e la Germania che nel 2017 saranno in piena elezione e se i movimenti anti euro prenderanno il sopravvento, come è successo in Gran Bretagna anche la Germania potrà rivalutare il proprio salvataggio di Deutsche Bank.

Il Petrolio verso i 70 $
Il petrolio finalmente raggiungerà un equilibrio di prezzo ?
La fornitura di petrolio dei più grandi produttori al mondo sarà, dal primo giorno di negoziazione del mese di gennaio, tagliato come avevano definito i membri dell’Opec come Arabia Saudita e Russia. A Ottobre alla fine avevano deciso di ridurre la produzione a seguito di un accordo globale per tagliare le forniture per la prima volta dopo la crisi finanziaria che ha colpito il petrolio anni fa.

Sicuramente ci sarà ancora più interesse e il ritorno da parte degli Stati Uniti verso gli scisti bituminosi e i recuperi di approvvigionamenti dalla Libia e Nigeria, nazioni che fino adesso erano conflittuali con il contratto sul petrolio, potranno far abbassare gli approvvigionamenti.

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L’esito di questa incognita determinerà quanto è se l’offerta e la domanda di petrolio entreranno in equilibrio nel 2017 e se i prezzi rimarranno al di sopra dei 50 dollari al barile, fino ad allora crediamo che i mercati entreranno in una modalità attendere e vedere.

Se i membri dell’Opec e i paesi cooperanti come la Russia avranno successo, si potrà finalmente parlare di uno svuotamento dei serbatoi in eccesso da parecchi mesi e questo potrà porre fine alla sovrabbondanza di approvvigionamenti della materia prima. Secondo il Bloomberg commodity index, un paniere di 22 contratti a termine, la sovrabbondanza è aumentata del 12% nel 2016 il suo primo aumento a partire dal 2010. Oltre al petrolio però ci sono anche i metalli industriali come lo zinco e rame che hanno hanno aumentato i loro prezzi nelle speranze che la crescita globale possa essere più forte e sostenibile nel futuro.

Le banche sono finalmente fuori dal tunnel
Gli indici azionari bancari in Giappone, Europa e Stati Uniti hanno registrato movimenti a doppia cifra nella metà del 2016, questo cambio segna un nuovo inizio per il settore che è stato afflitto dalle preoccupazioni sull’erosione della redditività dai bassi tassi di interesse, alla rigorosa regolamentazione e ha multe per cattivi comportamenti.

Secondo noi una delle cause più importanti sull’ottimismo e la prospettiva dell’innalzamento dei tassi di interesse, questo aiuterà la crescita economica ad essere più forte, grazie anche alla politica negli switch monetari e le misure fiscali per il prossimo. Un aumento del rendimento dei titoli a lungo termine aiuteranno le banche e i loro margini di profitto, grazie all’aumento dei valori sui prestiti e mutui, quindi noi restiamo ampiamente rialzisti sulle banche e sul settore.

In Europa al contrario le cose potrebbero complicarsi, le banche stanno soffrendo parecchio e un aumento dei tassi pare assai lontano. I salvataggi non aiuteranno gli istituti ad uscire dalle cattive gestioni manageriali degli ultimi anni.

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La crescita negli Stati Uniti continuerà

La crescita reale negli Stati Uniti è salita di un bel 2% così come il tasso di inflazione, mentre il tasso di disoccupazione è passato dal 12% del 2008 al 4,9% del 2016, questi dati suggeriscono che un livello più alto dei tassi di interesse potrà aiutare le grandi imprese ad avere dei margini lordi più alti se uniamo a questo il fatto che Donald Trump potrebbe attuare delle modifiche alle tassazione delle multinazionali, soprattutto all’estero potrebbe riportare gli Stati Uniti ad essere di nuovo una superpotenza come è successo nei dodici cicli precedenti iniziati nel 1945 dopo la seconda guerra mondiale.

La vittoria elettorale di Donald Trump ha intensificato il ribasso delle attività economiche che hanno stimolato un fuggi generale dei fondi azionari e obbligazionari nei mercati emergenti a un ritmo che non si vedeva dal 2013. Il pesos messicano e lira turca sono piombati ai minimi storici con il post elettorale di Trump che ha stimolato un dollaro più forte e rendimenti obbligazionari più elevati, solo la Russia sembra sfuggire a questa tendenza in parte grazie alla “connessione” tra Donald Trump è Vladimir Putin.

Col capitale che scorre fuori dalla Cina nonostante gli sforzi per arginarla, i mercati emergenti si aspettano ulteriori aumenti dei tassi negli Stati Uniti nel 2017, gli investitori dei mercati emergenti si stanno concentrando sulla differenziazione e la gestione del rischio.

sabato 20 agosto 2016

Il petrolio rompe i 48 dollari ed entra nel periodo toro

Il Brent il 18 Agosto ha superato di nuovo i 50$ al barile nel pomeriggio portando di nuovo il greggio in territorio da mercato Toro. Le salite sono alimentate dalla speranza che l’incontro dell’OPEC a settembre possa portare qualcosa di buono per il greggio, anche se i gestori non sono molto convinti, inoltre sono usciti i dati dell’invetories americano al di sotto, di molto, dalle stime, questo ha aiutato la ripresa forzata dei prezzi e l’indebolimento del dollaro. Ricordiamo che neanche tre settimane fa il petrolio ha toccato i 40$ e sembrava potesse scendere ancora, una perdita stimata in un 20% dai quasi 55 dollari al barile precedenti.

Il Brent, punto di riferimento internazionale, e la sua controparte statunitense, West Texas Intermediate (WTI), hanno rispettivamente toccato i valori di 50,89 e 48,22 dollari al barile al barile.

E’ L’OPEC che fa da riferimento in questo caso. Infatti sia il Brent sia il WTI si sono mossi con forza dop il 15 Agosto, quando le indiscrezioni di un incontro tra i produttori ha preso corpo. Tuttavia, i gestori rimangono incerti e scettici, si parla di congelamento, calo della produzione ma in definitiva non ci sono ancora dati ufficiali a supporto di tali soluzioni. Una esclusione dell’Iran pare improbabile e una costruzione dell’asse Arabia-Russia sembra invece molto più concreto. Anche il minute meeting della Federal Reserve ha aiutato il recupero del greggio.

Dopo la riunione della Fed di luglio sono stati rilasciate le aspettative di un rialzo dei tassi di interesse nel mese di dicembre sono scese da un 54,8% a 45,8%. Questo ha significato un dollaro più debole, contribuendo ulteriormente al giro di boa dei prezzi del petrolio. Due ore dopo l’avvio degli scambi i prezzi del petrolio sono saliti grazie alla diffusione del report sulle scorte strategiche da parte del Dipartimento dell’energia.

I futures sul WTI sono in rialzo di circa l’11 per cento dall’inizio dell’anno, ma rimangono nettamente al di sotto dei livelli oltre i $100 prima dell’inizio del grande sell-off del prezzo del petrolio inaugurato a luglio 2014. I movimenti del prezzo del petrolio quest’anno sono stati alimentati dalla paura per l’eccesso di offerta, il rallentamento economico della Cina e il relativo impatto sulla domanda di petrolio. I membri dell’OPEC si incontreranno per una riunione informale (probabilmente insieme alla Russia) a settembre, mentre monta la speculazione per cui l’Arabia Saudita sia finalmente pronta ad accettare di porre un limite ai livelli di produzione per sostenere una ripresa del prezzo del petrolio.

Al momento però sono solo chiacchiere quelle con cui Russia e Arabia Saudita vorrebbero far credere di puntare a un congelamento della produzione, così da sostenere le quotazioni del greggio e riportarle sopra i 50 dollari.

Il greggio ha perso oltre il 20% dal recente picco di prezzo superiore ai 50 dollari per barile e si è riportato al di sotto dei 40 dollari per barile in un contesto complessivo che vedeva i gestori aumentare le short bets sul prodotto. Renaissance Capital, specializzata nei mercati emergenti, ritiene che il prezzo del petrolio a 50 dollari sua il prezzo ideale per le aziende energetiche russe; il ministro egiziano del Commercio e dell’Industria Tarek Kabil aveva dichiarato alla CNBC a giugno che $50-$ 55 al barile è il posto migliore per il prezzo del petrolio a vantaggio dell’Egitto.

Disclosure

Nel settore petrolifero stiamo per inserire due nuovi nel nostro portafoglio sulle materie prime, Domino Oil.

venerdì 15 luglio 2016

L'Arabia Saudita fa i conti con i bassi prezzi del petrolio e l'austerità

L'Arabia Saudita è in una fase di rallentamento dell'economia e i tagli del Governo hanno colpito la spesa dei consumatori nel paese. Solitamente dopo settimane di digiuno i ricchi sauditi spendono in feste e viaggi per celebrare l'Eid, che segna la fine del mese sacro del Ramadan. Le famiglie si riuniscono in scintillanti centri commerciali da Riyadh a Jeddah, cogliendo le occasioni e mangiando nei ristoranti. Quest'anno però, le celebrazioni si sono svolte in un clima decisamente più frugale, offuscato dalla fragile fiducia dei consumatori e da una economia balbuziente in cui l'Arabia Saudita annaspa dal crollo dei prezzi del petrolio e dall'impatto delle misure di austerità del governo. Un anonimo dipendente del governo ha dichiarato che "La prima preoccupazione economica è il bilancio statale, tra cui le minori entrate e i tagli alle spese. Tutto il resto è una conseguenza, come le vendite al dettaglio che sono crollate". Inoltre ha aggiunto che pochi dei suoi amici sono in viaggio verso l'Europa, scegliendo invece vacanze più economiche più vicino al regno. Secondo l'economista Jason Tuvey: "L'austerità sta colpendo duro, in particolare sul settore delle costruzioni e sulla fiducia dei consumatori". Vari economisti ritengono che la crescita della spesa dei consumatori sta rallentando molto bruscamente e che sarà a circa il 2/3% fino al 2018, un tonfo dal 6/7% degli ultimi 10 anni. Capital Economics afferma crescita Arabia spesa dei consumatori sta rallentando bruscamente, e prevede che si sistemerà a circa 2-3 per cento fino al 2018 - una marcata caduta dal 6-7 per cento negli ultimi dieci anni. Si tratta di una tendenza che aggiungerà altre problematiche alle aziende già alle prese con radicali restrizioni del governo. Le pubblicazioni dei dati delle aziende private, ad esclusione delle industrie petrolifere denotano un espansione dello 0,2% su base annua, il ritmo della crescita più lento dal 1990. I settori peggiori sono stati commercio, alberghi e ristoranti in contrazione dello 0,8% nei primi tre mesi. La crescita dovrebbe recuperare un pò nel 2017 e nel 2018, ma sarà davvero contenuta, in quanto l'austerità fiscale dovrà continuare per un certo periodo, per mettere le finanze pubbliche su solide basi sostenibili. L’Arabia saudita, ha chiuso il 2015 con un deficit di 87 miliardi di dollari a causa del calo dei prezzi del petrolio.



Il dolore economico operato dall'austerità arriva in quanto il principe Mohammed bin Salman, il potente principe deputato alla corona, ha lanciato un ambizioso programma di riforma da $ 72bn, denominato "Saudi 2030 Vision" che cerca di portare l'economia fuori dalla sua dipendenza dal petrolio, riducendo il ruolo dello Stato e rafforzando le imprese private. Il programma prevede un aumento degli investimenti nel settore minerario: uranio principalmente, di cui l’Arabia Saudita detiene il 6% delle riserve mondiali, ma anche oro, zinco e fosfati. In cantiere ci sono poi interventi per potenziare la produzione e la vendita di armi, iniziative per incentivare l’occupazione delle donne e agevolazioni nell’assegnazione dei visti di lavoro per arabi e musulmani stranieri. Il punto centrale del piano, è la trasformazione del gigante petrolifero di Stato Saudi Aramco (capitale di oltre 2mila miliardi di dollari) in una holding, la vendita di circa il 5% delle sue azioni e la costituzione di un fondo sovrano da 2mila miliardi di dollari. È da questo passaggio che prenderà avvio il nuovo corso economico saudita che, a detta del vice principe e ministro della Difesa Mohammed bin Salman, permetterà al Paese di "vivere senza petrolio entro il 2020". Sulla carta, i numeri potrebbero dare ragione a Mohammed bin Salman, il quale ha sottolineato che la sola vendita dell’1% di Aramco permetterebbe a Riad di lanciare la più grande IPO (Offerta pubblica iniziale al mondo) della storia, superiore a quelle che hanno anticipato le quotazioni in borsa di Facebook (FB) e Alibaba (BABA). Il Fondo Monetario Internazionale ha definito il piano saudita “uno sforzo ambizioso di vasta portata”, mettendo però in evidenza gli ostacoli a cui andrà incontro l’Arabia Saudita nel breve e soprattutto nel medio-lungo periodo. Le entrate del Paese continuano infatti a dipendere per oltre il 70% dalle esportazioni petrolifere. Oggi il valore a barile è meno della metà rispetto ai 115 dollari del giugno del 2014 e le stime dicono che i prezzi non riprenderanno a salire se Riad e Teheran non troveranno un compromesso per dare una direzione univoca alle politiche produttive degli Stati membri dell’OPEC. Ci sono almeno due fattori che possono rassicurare l’Arabia Saudita: le riserve economiche enormi accumulate in questi anni grazie alla vendita dell’oro nero; la forza del petrolio, che nonostante gli annunci fatti a New York in occasione della firma dell’accordo sul clima, almeno per i prossimi anni manterrà il monopolio del mercato dei carburanti respingendo la crescita delle rinnovabili.

Riyadh ha reagito al calo dei prezzi del petrolio tagliando la spesa pubblica del 30% nel primo trimestre. Il paese sta bruciando le riserve in valuta estera e aumentando di miliardi di dollari il debito a livello internazionale per finanziare il deficit di bilancio. HSBC in una recente nota ha comunicato che a dispetto del rallentamento della domanda interna e dei tagli alla spesa pubblica, si aspetta che i saldi dei conti esterni e di bilancio del paese rimangano in profondo deficit, che il debito aumenti portando ad un ulteriore calo delle riserve. I commercianti sono stati colpiti in modo particolarmente duro dalla recessione, con una debolezza della fiducia dei consumatori che ha fatto crollare i loro guadagni del 45% su base annua nel primo trimestre. Anche le banche hanno accusato il colpo, registrando un calo del 3,4% dei depositi a Maggio, il declino più ampio da 22 anni. La banca centrale ha permesso agli istituti di credito di ampliare i loro rapporti prestiti-depositi per il 90 per cento per far fronte alla carenza di liquidità causata dai bassi prezzi del petrolio. Ma stanno ancora lottando per sostenere le imprese. Secondo gli analisti della Alistithmar Capital, una società di intermediazione con sede a Riyadh, la pressione sul sistema bancario è alto e le capacità di riserva delle banche per i prestiti si sta stringendo. Tutto questo si fa sentire anche nella vicina Dubai, il centro finanziario regionale e una delle mete preferite per i sauditi che vogliono fare acquisti o in vacanza. Quest'anno, l'ondata annuale di turisti sauditi diretti ai centri commerciali dell'emirato per festeggiare Eid non si è concretizzato, lasciando stanze vuote durante quello che doveva essere uno dei periodi più affollati per la città. Secondo Russell Sharp, direttore operativo di Citymax Hotels, "I sauditi non sono stati numerosi quest'anno" I ricavi per le camere disponibili sono in calo di circa un quinto in tutta la città.

Mentre gli attacchi terroristici della scorsa settimana coordinati a moschee saudite hanno contribuito al calo del turismo in uscita, le incerte prospettive economiche sta creando agli albergatori preoccupazione per un ulteriore calo di questa estate.

venerdì 16 ottobre 2015

Quale direzione prenderà il petrolio

L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha pubblicato previsioni ribassiste, in cui ha reso noto che il mercato del greggio continuerà a risultare in esubero l’anno prossimo, dal momento che l’aumento della domanda di greggio sta rallentando per via delle aspettative di un ritorno del greggio iraniano sul mercato, abbassando le previsioni sull’aumento della domanda per il prossimo anno di circa 200.000 barili al giorno rispetto alla valutazione di settembre. Inoltre l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo membri dell’OPEC hanno reso noto che sono intenzionati a tenere ancora alta la produzione per difendere il loro ruolo sul mercato. Ora secondo alcuni analisti il petrolio toccherà i $ 70 dollari a barile entro un anno, quindi, bisognerebbe acquistare in questo rally, qualche altro analista ha suggerito che il petrolio raggiungerà i $ 20 dollari al barile per cui bisognerebbe vendere. Chi di loro ha ragione? Entrambi o nessuno? Vediamo di analizzare la situazione. I dati mondiali sono in ribasso e ci dicono che abbiamo un eccesso di offerta, anche se rispetto a qualche mese fa la situazione è nettamente migliorata, ma la situazione geopolitica in Medio Oriente di certo non aiuta.



In questo momento alcuni dati provenienti dagli Stati Uniti sono positivi, grazie anche al prezzo del petrolio. Questo ha portato ad un calo della produzione e ad un aumento della richiesta, favorita anche dal prezzo del gas. Il calo lo si può anche vedere dal numero degli impianti di perforazione, che sono diminuiti ai livelli più bassi degli ultimi 5 anni, confermando che le aziende per riuscire a sopravvivere stanno effettuando drastici tagli al bilancio. Un altro aspetto positivo è che il drammatico crollo azionario cinese non è avvenuto e la sua economia continua crescere. Questo quadro ci dice che la tendenza sembra quella di un graduale miglioramento. Purtroppo però, nonostante questi miglioramenti, il quadro generale non è roseo. Le scorte di petrolio negli USA sono in aumento rispetto al mese di luglio, ma il dato peggiore è che le scorte totali di prodotti petroliferi e petrolio greggio sono in aumento rispetto allo scorso anno. Inoltre l'Opec ha comunicato che la sua produzione è aumentata, superando di circa 1,57 milioni di barili al giorno il suo target e a febbraio Teheran prensenterà i nuovi contratti per le compagnie petrolifere, con l'obiettivo di risollevare le estrazioni dagli attuali 2,9 mln b/g a quota 3,6 mln b/g.



In questo quadro di dati della produzione petrolifera e della relativa richiesta, non dobbiamo dimenticare le rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente dopo l'intervento russo in Siria. Il cui obbiettivo è quello di sostenere il governo di Assad creando un asse sciita i Siria, alleato di lunga data dell'Iran, con l'ex Unione sovietica come sostenitrice. Infatti, proprio l’Iran e l’Iraq potrebbero giocare un ruolo fondamentale nello scacchiere di Putin il quale, se riuscisse nell’intento di lasciare Assad al proprio posto, ponendo fine alla guerra civile, creerebbe un asse in Medio Oriente molto potente. La sopravvivenza del governo del Primo Ministro iracheno Al-Abadi dipende molto dall’Iran, il quale sta combattendo le milizie islamiche nell‘Anbar e in altre province dell'Ovest dell’Iraq. Non è un caso che l’Iraq abbia ignorato la richiesta del 5 settembre degli ufficiali militari di porre un blocco sui voli militari russi che portavano armi al regime di Assad. Inoltre, vi è un accordo in essere di collaborazione tra l’intelligence di Russia, Siria, Iraq e Iran per condividere informazioni sullo Stato Islamico. La Siria si trova molto vicina allo stretto di Hormuz, che è un braccio di mare lungo 60 km e largo 30 che divide la penisola Araba dalle coste dell’Iran. Nello stretto, transitano ogni giorno petroliere di tutto il mondo che trasportano un quinto della produzione mondiale di petrolio. Ora, pensate se Assad rimanesse al suo posto e appoggiasse la crociata petrolifera di Putin, con l’influenza americana sempre più debole nella zona e sull’Arabia Saudita, ormai lasciata sola da Washington e con l’Iran e l’Iraq pronti a schierarsi al fianco di Putin per abbassare la produzione del greggio e quindi rialzare i prezzi del petrolio cosa potrebbe succedere. Un’idea potrebbe essere quella che l’Arabia Saudita si troverebbe in una situazione poco amichevole in cui si ritroverebbe da sola a combattere contro una concorrenza a cui non può far fronte e dovrebbe di conseguenza abbassare il tetto della produzione, scatenando un effetto domino sui Paesi dell’Opec. Ovviamente Putin bombarderà anche l’Isis, dato che nei territori dello Stato Islamico si trovano importanti asset petroliferi che la Russia sarebbe molto contenta di avere sotto controllo.

Molte persone del settore petrolifero, hanno lasciato che gli analisti non comprendessero quanto profonda sia rivoluzione dello shale. Il calo dei prezzi non lo hanno ne bloccato ne eliminato definitivamente, lo hanno semplicemente ridimensionato e sta semplicemente prendendo fiato. I progetti che erano economicamente irrealizzabili sono stati momentaneamente accantonati. La maggior parte degli ingegnieri sa dove sono i depositi, a quale profondità e di quali dimensioni siano, rimane solo da capire quali potrebbero essere i costi. La produzione degli Stati Uniti è diminuita ed il prezzo è salito di poco, ma sappiamo che potrebbe invertire velocemente. Le aziende hanno semplicemente accantonato momentaneamente la loro forza lavoro e in caso di rally del prezzo del petrolio non impiegherebbero molto a riattivare il tutto, 3 dei maggiori campi petroliferi si trovano in America, i diritti minerari sono stati noleggiati e le infrastrutture in questi campi giganteschi sono stati e continuano ad essere costruite. Il processo di trivellazione e quindi di produzione del petrolio ora può riprendere nell'arco di qualche mese non più di anni. Inoltre dobbiamo considerare che il costo di produzione è in continua discesa con gli ingegneri constantemente al lavoro per ridurli, grazie a tecniche di fratturazione più efficienti, prodotti in acciaio e chimici meno costosi che migliorano i costi. In questi campi il costo totale di produzione è pari o inferiore ai $ 40 al barile.

Ci sono quindi motivi, per essere sia ribassista che rialzista sul prezzo del petrolio. I fondamentali non sono bullish. La geopolitica è molto rialzista. Mentre i fondamentali non sono in equilibrio, credo che il prezzo sarà più o meno equilibrato per alcuni anni a venire. L'abdicazione della politica estera degli Stati Uniti e lo stato generale di sconvolgimento nella geopolitica del Medio Oriente dovrebbero portare i prezzi del petrolio ad essere decisamente volatili. Tuttavia, i prezzi dovrebbero operare in un ampio range compreso tra i $ 40 e i $ 70 al barile a seconda di quale gruppo, tori e orsi, regnerà. In questi ambienti molto volatili, i titoli costruiti per resistere alla volatilità sono quelli delle grosse aziende petrolifere, quali:

Exxon (XOM)

e:

Chevron (CVX)


Queste due aziende tra l'altro danno anche un ottimo dividendo.

lunedì 12 gennaio 2015

5 temi importanti per il 2015

Il nuovo anno è iniziato, lasciandoci un 2014 che ha portato molte sorprese agli investitori. Mentre lo S&P 500 è salito di poco più del 12%, i Bond del tesoro americano zero cupon a 20 anni hanno ancora una volta sconfitto i rendimenti azionari, con un rendimento del 44%, non male per un prodotto che viene diffamato continuamente dai media finanziari. Guardando avanti al 2015, sono molte le incertezze nell'economia globale, ma condensiamo il tutto in cinque temi, di cui gli investitori devono essere a conoscenza, per sapere come potrebbe andare il nuovo anno.

- Nel 2014, l'indice di volatilità è aumentato di quasi il 40%, questa tendenza potrebbe aumentare ulteriormente nel 2015. Il quantitative easing è giunto al termine, mentre la politica monetaria straordinaria rimane al suo posto, sotto forma di tassi di interesse pari a zero, portando ad un aumento della volatilità del mercato azionario. Questo dovrebbe creare opportunità per gli operatori e gli investitori a lungo termine che desiderano acquistare società riccamente valutate a prezzi più bassi.

- Nel 2014, abbiamo visto il PowerShares DB USD Bull ETF (UUP) salire del 10,72%, segnando l'anno migliore per il dollaro americano dal 2005. Tra la continua debolezza dell'economia globale e l'ascesa di forze deflazionistiche, aspettiamoci che il dollaro continui la sua ascesa fulminea, così come, il calo delle valute estere, quali euro, yen e rublo russo.



- Molti sono rimasti spiazzati dallo scivolone delle materie prime, in particolare nel comparto energetico. Ma chi segue la macroeconomia non dovrebbe rimanere sorpreso dalla caduta precipitosa delle materie prime nel suo complesso. Solo quest'anno, il petrolio greggio è sceso di oltre il 40%, mentre il Brent è sceso del 45%, la benzina è caduta del 42% e il Goldman Sachs Commodity Index è giù del 31%. Mi aspetto che questo trend continui, anche se non al ritmo che abbiamo visto nel 2014. Ci sarà una debolezza più moderata in questo ambito, in quanto la deflazione continuerà, la domanda sarà debole e la diminuzione dell'effetto leva dovrà avvenire in modo tale da vedere la crescita reale in futuro.

- Dal 2009, è stato abbastanza facile essere lunghi sugli indici azionari statunitensi. Il Vanguard Total Stock Market Index (VTI) è aumentato di oltre il 130,33%, il Nasdaq Index (QQQ) è salito del 232,74% e anche il Dow Jones Industrial Average (DIA) ha visto guadagni di oltre il 98,37%. Durante questo periodo, gli investitori più attivi hanno avuto difficoltà a battere gli indici. Mi aspetto che questa tendenza finisca nel 2015 e che questo trend venga invertito. Questo avviene perché, quando l'indice di volatilità aumenta, viene creata una dislocazione, dando ai partecipanti attivi l'opportunità di sfruttare i movimenti di breve termine dei titoli, per guadagni a lungo termine nei portafogli degli investitori. Inoltre, a 18x degli utili futuri, lo S&P 500 sembra abbastanza valorizzato, credo che ci sia un grande valore da trovare per coloro che sono disposti a fare i compiti e selezionare singole società che operano a meno di 10x degli utili prospettici.

- Infine, la sorpresa dell'anno sarà che probabilmente la FED non alzerà i tassi di interesse. Il presidente della FED ricorda gli errori commessi del 1937 e state certi che non li ripeterà. La deflazione è reale e non possiamo ignorare i suoi effetti e la necessità di una politica monetaria eccessivamente accomodante, anche in questo periodo. Abbiamo sentito commenti che confermano questa indicazione da molti economisti come ad esempio dal Dr. Kocherlakota, presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis. Siamo molto lontani dalle pressioni inflazionistiche che possano essere un catalizzatore per un cambiamento nella politica monetaria, in quanto l'economia rimane decisamente inferiore al suo potenziale. Gli oneri del debito dei paesi sviluppati continuano ad essere deleteri per una reale crescita economica globale. Pertanto, mi aspetto che i buoni del tesoro americano trentennali zero-coupon, battano le azioni ancora una volta nel 2015.

martedì 13 novembre 2012

5 Energetici Buy con rendimento superiore al 5% e un notevole rialzo di media


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Secondo un rapporto di Reuters il petrolio è salito sulla base di diversi recenti rapporti economici positivi. Gli analisti prevedono prezzi petroliferi agevolati per fine dell'anno per l'allentamento delle tensioni in Medio Oriente e la produzione del Brent nel Mare del Nord che potrebbe essere riportato in linea con le stime.

Ogni volta che vediamo questo tipo di rapporti, iniziamo a preparare la nostra lista della spesa delle azioni di petrolio e di gas che vorremmo comprare. Vediamo ogni goccia di petrolio come l'opportunità di acquisto di titoli energetici. L'attuale disegno macroeconomico e geopolitico è di natura transitoria. Il Medio Oriente non rimane mai calmo per lungo tempo e l'economia non rimarrà in crisi per sempre.

L'approvvigionamento energetico del globo non sarà mai privo di eventi rischiosi per via della natura della risorsa. Circa il 40% dell'approvvigionamento energetico mondiale si affaccia sul punto finale della strozzatura, lo Stretto di Hormuz.



Ogni volta che l'Iran vuole qualcosa o si sente sotto pressione non fà altro che far vibrare la sua spada, che è quello di chiudere lo Stretto di Hormuz. E' una spada piuttosto grande e come potete vedere dal grafico è la sola cosa può tirar fuori per farsi sentire.

Inoltre si sono verificati diversi macro eventi che potrebbero stimolare questi titoli. La notizia che la Cina stia investendo miliardi in infrastrutture per stimolare l'economia, unita ai passi positivi compiuti dalla BCE e la Fed che attua il QE, animerà nel corso del tempo un rally in dollari delle materie prime, come il petrolio e il gas. Tutto questo fa ben sperare per questi energetici.

Infine, questi investimenti sono tutte le società energetiche che pagano dividendi con rendimenti del 5% in media e sono redditizie. Sono tutte dotate di catalizzatori per la crescita futura, indipendentemente dal Medio Oriente o dal QE. La domanda è: è il momento ottimale per comprare?

Nella sezione seguente, effettueremo una revisione dello stato fondamentale e tecnico di ogni azienda per determinare se questo è il momento giusto per iniziare una posizione. La tabella che segue mostra il riepilogo delle statistiche e le prestazioni dei titoli di Giovedi 25/10.



Ecco le società analizzate

BP plc. (BP)
La BP plc, originariamente British Petroleum, è una società del Regno Unito operante nel settore energetico e soprattutto del petrolio e del gas naturale, settori in cui è uno dei quattro maggiori attori a livello mondiale (assieme a Royal Dutch Shell, ExxonMobil e Total). La sede è a Londra. La sua divisione BP Solar è diventata leader mondiale nella produzione di pannelli solari in seguito ad una serie di acquisizioni nell'industria dell'energia solare. Attualmente le divisioni per l'energia solare, eolica e dell'idrogeno della BP sono state accorpate sotto il nome BP alternativenergy.

L'azienda ha molti aspetti fondamentali positivi. Ha un P/E ratio di 8.02 e viene scambiata per 1,2 volte il valore contabile.
L'azienda ha un margine di profitto netto del 5%. L'EPS è cresciuto di oltre il 700% quest'anno.
Vediamo il recente pullback come una opportunità di acquisto.

Settore Ernergy
Capitalizzazione di mercato di 137,07 miliardi di dollari.
Dividend yield al 4.60%
Payout ratio al 30.00%.
Beta 1.25.
Stima 2013 in crescita del +9.61%.




ConocoPhillips (COP)
Una delle forze di questa compagnia è la sua capacità di raffinazione del petrolio, possiede infatti ben 19 impianti per la raffinazione (12 di questi negli USA), solo gli impianti negli USA possono raffinare 2.208.000 BPD (Barili per giorno), questo rende la ConocoPhilips la seconda compagnia statunitense per raffinazione, la raffinazione mondiale della ConocoPhilips raggiunge i 2.901.000 BPD (quinta nel mondo). Negli USA vende la sua benzina attraverso i distributori Conoco, Phillips 66, e (Union) 76. In Europa opera attraverso il marchio di stazioni di servizio Jet, con questo è presente in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Norvegia, Polonia, Repubblica Slovacca, Svezia, Thailandia e Regno Unito, invece in Malaysia il marchio diventa ProJET. La compagnia è presente anche in Turchia con il marchio Turkpetrol e in Svizzera con il marchio COOP.

Ha un P/E ratio di 9,8 ed è scambiata 1,5 volte il valore contabile. L'azienda dispone di un margine di utile netto del 10,55% e prevede di raggiungere una crescita, concentrandosi sulla produzione di elevato margine, inoltre prevede di reinvestire i flussi di cassa per ottenere la sostituzione organica delle riserve oltre il 100%.
COP ha appena segnalato un EPS nel Q3 di 1,44 dollari sbaragliando la via dei 0,31 dollari.
Vediamo il recente pullback come una opportunità di acquisto.

Settore Energy
Capitalizzazione di mercato di 70.71 miliardi di dollari.
Dividend yield 4,72
Payout ratio al 29.00%.
Beta 1.13.
Stima 2013 in calo del -0.36%.




Chevron Corporation (CVX)
Chevron Corporation è un'azienda petrolifera statunitense costituita nel 1911 in California, dalla dissoluzione del trust Standard Oil Company, prendendo il nome di Standard Oil of California. Il suo quartier generale si trova a San Ramon in California, ed è attiva in più di 180 paesi del mondo. Dispone di importanti giacimenti petroliferi e di gas naturale, raffinerie di petrolio e petroliere. Ha un fatturato di 27.342 milioni di dollari. Nel 1983 occupò l'undicesimo posto tra le maggiori imprese industriali del mondo in economia di mercato. In dieci anni ottiene 1.590 milioni di dollari di utili e dà lavoro a 40.000 persone.

Ha un P/E ratio di 8.74 ed è scambiata a 1,66 volte il valore contabile. L'azienda dispone di un margine di utile netto del 10,79%, un EPS in crescita del 42%, il ROE è di 21.68%.
Crediamo che metterà alla prova la media mobile a 200 giorni prima della fine dell'anno. Chevron è una solida azione performante con basso beta. Ci piace per il lungo termine.
Il titolo fa parte del nostro portfolio One Million Dollar

Settore Energy
Capitalizzazione di mercato di 218.50 miliardi di dollari.
Dividend yield al 3,28%
Payout ratio al 24.00%.
Beta 0,80.
Stima 2013 in calo del -2.99%.




Enbridge Energy Partners LP (EEP)
Enbridge Energy Partners possiede e gestisce petrolio greggio e il trasporto di petrolio liquefatto, la raccolta di gas naturale, il trattamento, la lavorazione e il trasporto negli Stati Uniti d'America. La società opera in tre segmenti di business: liquids, natural gas e marketing. La società possiede circa 6.200 chilometri di raccolta di petrolio greggio e linee di trasporto e 30,7 milioni di barili di stoccaggio di petrolio greggio con capacità terminaling, raccolta del gas naturale e linee di trasporto totale di circa 11300 miglia, 26 impianti di trattamento del gas naturale con una capacità complessiva di circa 3.450 milioni di metri cubi al giorno, camion, rimorchi e carri ferroviari per il trasporto di liquidi da gas naturale (NGLS), petrolio greggio e di anidride carbonica e attività di marketing che forniscono approvvigionamento di gas naturale, trasmissione, stoccaggio e servizi di vendita.

Ha un P/E ratio del 22. L'azienda dispone di un margine di utile netto dell'8%, ha un EPS del 282% quest'anno e dovrebbe essere del 40% l'anno prossimo.
Con la sempre più nuova produzione messa in linea negli Stati Uniti, Embridge dovrebbe fare molto bene nel lungo periodo.

Settore Energy
Capitalizzazione di mercato di 8.70 miliardi di dollari.
Dividend yield 7,25%
Payout ratio al 109.00%.
Beta 0,67.
Stima 2013 in crescita del +27.80%.




Linn Energy, LLC
Linn Energy (LINE) è una e società indipendente di produzione di petrolio e gas naturale. Nel corso dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2009, le sue riserve certe sono state di 1.712 miliardi di mc, di cui circa il 36% erano di petrolio, 45% gas naturale e il 19% erano liquidi di gas naturale (NGL). Linn Energy si trova in quattro regioni degli Stati Uniti: Texas, Oklahoma, Kansas, Louisiana, Illinois, California. Nel gennaio 2010, la società ha completato l'acquisizione dell'area di produzione di gas e petrolio Permiano e Anadarko, nei bacini in New Mexico.

Ha un P/E ratio del 25 e dispone di un margine di utile netto del 36,73%, l'EPS è salito fino al 400% quest'anno e dovrebbe essere il 30% l'anno prossimo.
Linn è una società solida con un payout ratio solo del 60% e dividendi dell'8%.

Settore Services
Capitalizzazione di mercato di 8,48 miliardi di dollari.
Dividend yield al 7,07%
Payout ratio al 60,00%.
Beta 0,77.
Stima 2013 in crescita del +43.54%.




Conclusioni

Il Golfo Persico è una polveriera fumante sul punto di accendersi. Non esiste una soluzione buona per quanto riguarda la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale una parte importante della fornitura mondiale di petrolio deve passare. Inoltre, la domanda di energia supera l'offerta anche se la crescita globale rallenta e gli esperti sviluppano nuovi metodi per l'estrazione di petrolio e gas. Anche con tutte le nuove scoperte, la maggior parte della fornitura per il fabbisogno energetico del mondo proviene ancora dal Medio Oriente. Il sempre presente rischio che le forniture di petrolio del Medio Oriente si spengano insieme con le prospettive di una ripresa economica rafforzano il valore sul lungo termine di questi energetici.

Ipotizziamo che tali azioni energetiche continueranno il rialzo rispetto ai prezzi attuali delle loro azioni, in base ai dati macroeconomici, settoriali e catalizzatori specifici della società. Queste azioni hanno grandi storie, buoni fondamentali e positive facilitazioni per la crescita futura.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo