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lunedì 31 agosto 2015

E' forse giunto il momento per un nuovo QE americano?

Sui quotidiani economici dominano gli articoli sulle deboli condizioni economiche della Cina e le speculazioni su ciò che la Yellen potrebbe decidere con i tassi di interesse. 10 mesi fà, quando i mercati si erano indeboliti, il Giappone, la Cina, Draghi, la Banca d'Inghilterra, sono intervenuti con una politica monetaria molto più flessive. Ora gli stessi protagonisti e molti altri, stanno adottando ulteriori misure di allentamento delle condizioni finanziarie.

Nel caso della BCE e della BOJ (Bank of Japan), questo significa stampare moneta, mentre cosa fa la Federal Reserve? Sta pensando di alzare i tassi di interesse. Cosa invece potrebbe fare la Fed se volesse seguire il gruppo? Riproporre un quantitative easing, altrimenti noto come stampa di denaro sotto forma di QE4. Ray Dalio (tra gli altri) ha suggerito proprio questo. Ecco che cosa ha detto in un'intervista: Un altro giro di quantitative easing darebbe sicuramente ulteriore stimolo ai mercati azionari indeboliti.

Diamo uno sguardo a come lo S&P 500 ha risposto ai tre precedenti stimoli da parte della Fed.

L'esperimento iniziale ha richiesto un paio di mesi affinché il mercato si rendesse conto di ciò che stava accadendo, quando lo ha fatto però, i mercati hanno visto un'espansione prolungata. È interessante notare che, quando il primo QE si è concluso, il mercato si è indebolito, come previsto, anche se è avvenuto con un certo ritardo.

Quando il QE2 è stato attivato, circa un anno dopo la fine del primo, ovviamente, il mercato ha risposto positivamente. Poi, quando si è concluso, il mercato ha nuovamente risposto negativamente.

Qualcosa di simile è avvenuto con il QE3. Quindi possiamo affermare che, anche se l'indice S&P 500 è molto più volatile rispetto all'espansione del bilancio della Fed, è difficile negare però che questi due si sono mossi in tandem negli ultimi anni. Quando la Fed ha ampliato le sue consistenze di bilancio, l'indice è salito e, quando la Fed ha smesso di intervenire aggressivamente le azioni si sono stabilizzate o sono diminuite. Queste osservazioni danno alla Fed e ai politici sufficienti munizioni per evitare una caduta dei mercati azionari, semplicemente, potrebbero riproporre un quantitative easing, anche se la scorsa settimana, la volatilità azionaria cinese si è estesa ai mercati globali, portando gli investitori verso una sicurezza percepita quali le obbligazioni governative e lo yen giapponese. Questo ha anche spinto gli investitori a riconsiderare che la Federal Reserve avrebbe alzato i tassi di interesse già a settembre. La riunione del fine settimana a Jackson Hole, tra i banchieri delle Banche Centrali, tuttavia, potrebbe aver dissipato alcuni di questi dubbio, infatti i funzionari della Fed hanno suggerito che la recente volatilità del mercato non aveva materialmente cambiato il loro modo di vedere la ripresa economica degli Stati Uniti con un continuo miglioramento del mercato del lavoro.



L'esperienza del Giappone

La Fed non è certamente l'unica banca centrale che ha optato per la crescita del suo bilancio per raggiungere i suoi obiettivi. Un buon esempio è la Banca del Giappone (BoJ). La BoJ prese le cose alla leggera durante i primi anni della crisi finanziaria. Ma, successivamente ha intensificato i suoi sforzi di espansione del bilancio in modo drammatico, in quello che sembrava essere lo sforzo finale per sbarazzarsi della deflazione strutturale che è costata al Giappone due decenni di crescita economica. Dall'inizio del massiccio aumento del bilancio BoJ, i titoli giapponesi (NKY) hanno risposto particolarmente bene. Come per gli Stati Uniti l'aumento più rapido del quantitative, è coinciso con un netto miglioramento per i titoli azionari. Nel grafico si può notare qual'è stata la performance dell'indice Nikkei durante le operazioni di quantitative della Banca Centrale del Giappone. Sorprendentemente, c'è un rapporto incredibilmente forte negli ultimi anni. Gli investitori giapponesi possono ringraziare la loro banca centrale per tali ritorni.



L'esperienza europea

Ecco l'esperienza europea, in questo caso è stato preso come riferimento l'intervento della Banca centrale europea (BCE) e la performance dell'indice tedesco DAX. Il legame più netto si presenta negli ultimi 12 mesi. È interessante notare che, anche se i tedeschi disprezzano l'idea che la BCE continui a stampare denaro, gli investitori tedeschi hanno trovato un modo per trarne vantaggio, anche se non in modo cosi netto come negli altri paesi. Inoltre in questo momento sembra non sortire più nessun effetto. In primo luogo, la dimensione dell'espansione del bilancio della banca centrale è nettamente inferiore rispetto ai paesi sopra menzionati. Inoltre, nei casi precedenti l'espansione del bilancio si qualifica come quantitative easing a titolo definitivo (cioè acquisto di bond). Tuttavia, la crescita del bilancio della BCE è il risultato di sistemi di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) per le istituzioni finanziarie. Questo non è necessariamente visto come un quantitative easing. Come la BCE ha dichiarato: "il quantitative easing della Fed è un sostituto per allentamento convenzionale, una volta che il tasso di riferimento ha raggiunto il limite di zero, le operazioni non convenzionali della BCE, mirano soltanto a garantire una corretta trasmissione della politica monetaria e potrebbero concettualmente essere intraprese con qualsiasi livello di tasso di interesse". Di qui, sia la dimensioni che la natura dell'espansione del bilancio da parte della BCE differiscono dalle quella dei paesi di cui sopra. Detto questo la BCE ha realizzato il suo Programma di Sicurezza dei Mercati (SMP) quando il rendimento dei titoli dei paesi periferici è salito alle stelle, ma la quantità totale delle obbligazioni acquistate finora è stata molto piccola. Il calo del prezzo del petrolio nell'ultimo mese sta accentuando le spinte deflative nell'area euro. Non a caso l'inflazione attesa nella media a 5 anni (tasso swap 5y5y) è scesa nell'ultima settimana all'1,6%. Quando a febbraio scivolò all'1,5% la Bce decise che non c'era più tempo da perdere e lanciò il quantitative easing, un piano di acquisto di titoli di Stato e privati per dare ossigeno all'economia dell'area. Adesso che questo tasso sta rivedendo certe soglie, Peter Praet, membro della Bce non ha escluso un aumento del “Qe”. Giovedì è previsto il nuovo meeting della Bce e parlerà il governatore Mario Draghi. Gli investitori attendono di capire se anche Draghi la pensa come Praet e intende mettere il turbo al “Qe” europeo, una notizia che non farebbe certo dispiacere a chi finora ha puntato sul mercato azionario.



Diamo uno sguardo alla Cina

Possiamo affermare che, il mercato che ha fornito le migliori prestazioni in tutto il mondo negli ultimi dieci anni o giù di lì è il mercato cinese. È interessante notare che, nello stesso tempo, la banca centrale che ha stampato più soldi è, ovviamente, la Banca Popolare Cinese.

In definitiva

È interessante notare che una delle poche banche centrali che stà pensando, ora, ad una politica monetaria più restrittiva sia la Federal Reserve, forse la banca centrale più potente del mondo. E' un po' strano che gli americani vengano considerati un lupo solitario nel mondo della politica monetaria, ma poi, gli americani hanno sempre pensato a se stessi come, speciali. L'analisi del rapporto tra espansione del bilancio centrale e mercati azionari è molto semplicistico. Molti altri fattori potrebbero aver influenzato i risultati presentati sopra. Ad esempio fattori come i diversi mandati delle banche centrali, la crisi dell'euro, la salute del settore imprenditoriale locale durante questo periodo, gli effetti valutari, la correlazione dei mercati azionari in generale e molti, molti altri. Ciò non toglie, tuttavia, che l'impatto delle politiche delle banche centrali è meglio percepito nei mercati azionari che nell'economia globale.

mercoledì 9 maggio 2012

L'Europa cambia ancora il teatro delle azioni mondiali


One Million Dollar Portfolio dal 2010 ad oggi +80.54%
Stock Win Usa Portfolio dal 2010 ad oggi +122.47
Europa Vincente Portfolio dall'inizio del 2012 +12.66%


Il risultato delle elezioni di Domenica potrebbe significare il giorno del giudizio per l'Europa e il mercato azionario, visto quello che sta accadendo in Grecia. La Grecia ha due principali partiti politici, PASOK e Nuova Democrazia che hanno ottenuto meno del 33% del Parlamento combinato, e sono un paio di posti per una unica sedia. Data la distanza tra i due principali partiti e la protesta dei cittadini che si oppongono al piano di austerità a tutti i costi, è possibile nessun governo sarà formato e una nuova elezione potrebbe essere necessaria. L'ex partito di governo, PASOK, è sceso al terzo, dopo la coalizione di sinistra radicale, Syriza. Questo è un chiaro messaggio inviato dal popolo greco.

Abbiamo discusso del rischio politico che si stava creando nella struttura europea in un articolo pubblicato ad aprile, e questo rischio ha sicuramente giocato un ruolo nello stato instabile del mercato azionario nell'ultimo mese. In effetti, la scorsa settimana è stata la peggiore finora di questo anno per le azioni, anche se il deludente rapporto mensile sull'occupazione si è preso la colpa di tutto, con un secondo mese consecutivo di creazione di posti di lavoro al di sotto delle attese.

Ora, non fraintendetemi, perché io non sono un fan dell'austerità attuata durante i periodi di recessione economica e sembra, ovviamente, che il popolo europeo la pensa proprio come me, e chi sarebbe contrario. Questo perché sembra che troppo persone hanno dimenticato che fu proprio questo tipo di attività che ha trasformato una lieve recessione nella Grande Depressione per gli Stati Uniti. Uno studente della depressione, Ben Bernanke lo sa molto bene e i suoi sforzi di espansione per gli Stati Uniti avrebbe avuto più impatto negativo per il dollaro, se non fosse stato per l'euro in grave difficoltà, per non parlare del tragico terremoto che ha colpito il Giappone. I teorici della cospirazione potrebbero anche imputare ad alcune agenzie di rating la colpa d'aver alzato il polverone sull'Europa in un momento molto importante per il dollaro. Ma forse questa è fanta-economia.

I risultati delle elezioni devono evitare di generare nuovi attriti nel panorama europao. Sto parlando del cambiamento drastico che i tedeschi hanno progettato per la Grecia in modo la stessa possa beneficiare di un aiuto per uscire dal debito seppellendola sotto tonnellate di debiti. Peccato però che i poteri forti hanno sempre fatto la differenza e i Greci sono stati costretti a ingoiare un rapido cambiamento al loro stile di vita, e tutto a causa della cattiva gestione del loro governo.

Il debito greco del settore privato era relativamente basso, eppure il popolo greco al popolo è stato chiesto di pagare. Certo, la matematica di bilancio del governo greco avrebbe fatto girare nella tomba Archimede, ma alcune delle misure di austerità erano necessarie dato che la Grecia aveva e ha una economia sotto la minaccia di recessione. Estendere l'età di pensionamento era una cosa, ma i tagli di migliaia di stipendi a lavoratori del settore pubblico nell'immediato sarebbe inattuabile, lancerebbe il paese in una condizione di sbando totale.

La cosa buona è che la democrazia consente una valutazione regolare delle azioni di governo, e data l'accettazione disperata della Grecia ad ogni comando dell'UE, il governo dovrà rivedere queste decisioni. Ciò significa che forse una voce radicale alla fine emergerà. Con il modo in cui le cose si sono sviluppate economicamente, la voce porterà decisamente credibilità, e forse proporrà decisioni migliori per la Grecia. Se Dio vuole senza lasciare la zona euro.

Il mercato azionario potrebbe rispecchiare sempre di più questa caotica condizione. Tutto è partito dai mercati asiatici che hanno iniziato la lunga discesa Lunedi, con il Nikkei 225 inferiore del 2,8% e il MSCI Asia Apex 50 di del 2,4%. Le borse europee sono in uno stato di incertezza da seguire, ma la speranza rimane che Francois Hollande potrebbe piegarsi dopo le riunioni con la Merkel in Germania e il presidente Obama.

Le borse europee sicuramente hanno mostrato segni di preoccupazione la settimana scorsa, quando il SPDR STOXX Europe 50 (NYSE: FEU) è affondanto del 1,5% Venerdì. Il Global X FTSE Grecia 20 ETF (NYSE:Grek) ha guadagnato l'1,2%, ma subito ha scambiato la sua carica di cambiamento in panico. Oggi infatti il Grek è sceso del 7%, e le azioni della Banca nazionale di Grecia (NYSE: NBG) sono scese del 7,7%. In Francia, dove Francois Hollande celebra la vittoria e dichiara la fine dell'austerità, l'iShares MSCI France Index (NYSE: EWQ) è più alto. Sembrerebbe che gli investitori siano convinti che la Francia sarà una parte importante dell'Europa, ma allo stesso tempo hanno lo sguardo verso il tipo di iniziative di crescita dichiarate dal programma di Hollande. O forse sono pronti a liberarsi della Grecia.

Giorni cupi e profondi rosso rimangono possibili per i mercati globali senza alcune rassicurazioni da Germania e Francia, e la formazione di un governo amico greco. Il mercato azionario americano tende a rifuggire dall'incertezza, per non parlare del caos con il calo dell'1,4% del Dow Jones Industrial Average della scorsa settimana. Dato che la probabilità di un default della Grecia ha improvvisamente aumentato i paraocchi che indossano i mercati, e che il piano europeo potrebbe far crollare quanto prima la vita della Grecia, si può scommettere su un aumento della volatilità in azioni favorendo gli ordini di vendita, appena la polvere si depositerà e la direzione dell'Europa diventa più chiara, il mercato tornerà positivo. Questo dovrebbe aiutare a meno che l'Europa non mantenga gli investimenti in atto facilitando al contempo l'austerità.

Questa sarà la chiave e vedremo se la Germania potrà tenere una porta aperta in questa direzione.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo