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giovedì 30 agosto 2012

La coppia EUR/USD si prepara per un brusco cambio di movimento.


One Million Dollar Portfolio dal 2010 ad oggi +91.61%
Stock Win Usa Portfolio dal 2010 ad oggi +125.77
Europa Vincente Portfolio dall'inizio del 2012 +23.11%


Ormai la tregua offerta dai giochi olimpici, che hanno offuscato gli incontri dei governi e l’andamento del mercato, è finita. Si torna alla realtà, si torna alla BCE di Draghi che lotta con la Germania e la Fed che domani potrebbe influire in due sensi sui mercati mondiali, Bernanke farà ciò che non si dovrebbe fare o immetterà la tanto amara liquidità nel mercato americano ? In tutto questo c’è di mezzo il cambio EUR/USD che per gli investitori in titoli americani sta diventando sempre più importante.

La Fed vorrebbe un cambio più debole (quindi più alto) favorendo così l’industria ma danneggiando la PMI, tuttavia la correlazione della coppia con le altre attività rimane tuttora incerta. Come potete visionare dal grafico qui sotto la correlazione tra la coppia EUR/USD, S&P 500 (VIX), Petrolio e Oro. Come potete vedere il VIX ha invertito bruscamente, è la quarta volta quest'anno. Tuttavia, tali cambiamenti di segno correlazione sono in genere molto brevi. Essi rivelano i rischi idiosincratici che interessano l'unità europea. Forniscono inoltre interessanti segnali di market timing, dato che generalmente la correlazione torna normale in breve tempo.



Solitamente per gli investitori significa due cose: o rompere l’attuale resistenza a 1.2590 con il rialzo degli indici azionari, o chiamarsi fuori verso il basso, una mossa che rinnova il rischio dovuto alla violenta correzione del VIX che in passato ha mostrato una caduta del cambio in questa situazione.

Qui ci sono due scenari probabili per il breve periodo:

La coppia EUR / USD spinge verso la resistenza 1.2582/94, potrebbe essere il momento di riconsiderare una strategia al "ritorno alla normalità. In altre parole, facendo in modo che l’attività della correlazione incrociata torni alla situazione di normalità senza altre correzioni.

Scenario 1: Un aumento dell'avversione al rischio potrebbe spingere ulteriormente verso il basso le azioni, il rallentamento dell'economia mondiale è confermato dall’Europa e Cina, con letture molto negative per le esportazioni e gli ordini. Di conseguenza, le prospettive degli EPS potrebbero essere riviste al ribasso Questo è un male per il mercato azionario che guiderebbe la coppia EUR / USD giù dato che il dollaro è ancora visto come una moneta di rifugio.

Scenario 2: I prezzi del petrolio dovrebbero fare altrettanto. La domanda globale di petrolio, secondo il rapporti di Agosto dell’OPEC, è rimasta pressoché invariata. Anche se l'OPEC ha ridotto la sua produzione giornaliera, secondo l'ultimo rapporto sta ancora fornendo più petrolio di quanto richiesto. Sempre il rapporto suggerisce che vi sia un reale potenziale che il Brent torni a 107 dollari in breve.

Le probabilità che il cambio EUR/USD torni a 1.27 nel breve periodo esistono. Sarebbero confermate dall’audace piano QE3 previsto dalla Fed, che avrebbe un impatto negativo sul dollaro.

Conclusione: Siamo favorevoli a credere che lo scenario 1 sia il più ipotizzabile, un rallentamento globale sembra ormai alle porte se non già in atto, i vari tentativi della BCE e della FED potranno dare ossigeno ma i deficit dei paesi sono troppo elevati, prima bisogna risolvere il problema della spesa pubblica e aiutare la crescita, in questo scenario vediamo una coppia EUR/USD in ripresa per poi cedere il passo al dollaro in quanto moneta difensiva.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo

lunedì 9 gennaio 2012

Il dollaro è debole o forte?


One Million Dollar Portfolio dal 2010 ad oggi +65.96%
Stock Win Usa Portfolio dal 2010 ad oggi +95.64%
Europa Vincente Portfolio dall'inizio del 2012 +8.31%


Un nota tv finaziaria americana venerdì mattina ha discusso del valore del dollaro, il soggetto infatti era la forza del dollaro nei mercati mondiali. Un ospite importante ha sottolineato che l'America non ha avuto un dollaro forte a partire dalla metà degli anni 1980, quando gli accordi del Plaza* iniziarono a portarlo sempre più verso il basso. Io non sono d'accordo con questo, ma volevo far notare che il dollaro ora è forte (o debole) come lo era poco prima della recente crisi finanziaria. Il suo declino è iniziato prima e non era un risultato della politica di denaro della Fed per affrontare la crisi, ma è stata la crisi stessa e la ripresa molto lenta.

*Dal nome dell'hotel Plaza, a New York, dove il 22 settembre 1985 i ministri economici ed i governatori delle banche centrali dei paesi del Gruppo dei cinque posero le basi per un progressivo deprezzamento del corso del dollaro. L'azione concertata (che nel giro di pochi mesi ottenne i risultati sperati) si era resa necessaria per le difficoltà in cui si dibattevano le industrie statunitensi a causa della sopravvalutazione del dollaro.

Venerdì l'indice del dollaro più comunemente utilizzato, il DXY, ha raggiunto un altro picco importanto, 80 punti. Questo indice risale al marzo 1973 quando il valore di base è stato assegnato a 100. Così, da questa misura si può percepire che il dollaro ha perso il 20 per cento del suo valore in quasi 39 anni. Per rendere più facile il calcolo, ha perso lo 0,5% all'anno per 40 anni.



Dico questo perché la maggior parte delle persone sembrano credere che la perdita è stata molto maggiore di quella. I numeri di solito citati sono significativamente più grandi. Perché non andare fino agli inizi degli indici. Il DXY ha raggiunto un massimo di 164,72 nel febbraio del 1985, ci hanno pesanto poi gli accordi del Plaza a riportare il valore in basso. Rispetto a quel picco il dollaro ha perso circa metà del suo valore in quasi 27 anni. Il punto di partenza per il confronto fa un sacco di differenza, ovviamente.

Secondo Wikipedia il DXY è composto da solo sei valute con i seguenti pesi:

L'euro 58,6%
Yen Giapponese 12,6%
Sterlina britannica 11,9%
Dollaro canadese 9,1%
Franco Svizzero 4,2%
Corona svedese 3,6%

Dove si trova la Cina? Dove si trova il Messico? Lo scopo non è quello di suggerire che il dollaro è davvero più forte di quello che il DXY vuole mostrare. E 'ovvio che la sua recente "forza" ha portato in primo luogo dalla recente "debolezza" dell'Euro, dato il peso eccessivo dell'euro che l'Euro ha nell'indice.

Il dollaro in America è troppo forte per sostenere il tenore di vita della gente e troppo debole per stimolare una economia in recessione.

Posizione del dollaro sul breve

Il livello critico di 1.2800 ha funzione di supporto come lo è stato 1.30 a suo tempo, anche se la perdita questa volta del supporto indicato avrà conseguenze importanti tanto nel lungo periodo quanto nel breve. Ora la volatilità ha una sola direzione e cioè quella ribassista visto che durante i rialzi il mercato si muove in modo meno “nervoso” lasciando spazio a segnali tecnici che seguono il cammino del cross ed anticipano vagamente i pattern del mercato. Sotto a 1.2800 il nervosismo di medio-lungo periodo prenderà il sopravvento e le continue inversioni non lasceranno spazio a studi approfonditi degli indicatori tecnici sul grafico orario ed a 4 ore, come invece siamo abituati a fare.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo