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giovedì 5 ottobre 2017

Azioni europee: dopo elezioni tedesche, ecco i migliori titoli

Le elezioni tedesche sono state archiviate, non senza novità. Come previsto ha vinto la cancelliera Merkel, ma ha perso l’8% rispetto alle precedenti elezioni. Sconfitti i partiti tradizionali, con conseguente difficoltà nel riformulare la grande alleanza, il vincitore è stato il partito nazionalista di estrema destra AFD, primo partito di estrema destra a tornare con una rappresentanza nel Bundestag dopo più di mezzo secolo.

Nonostante l’incertezza che regna in Germania, circa la composizione del nuovo governo, il mercato azionario prosegue con la sua crescita, ritenendo la Merkel ancora in grado di costituire un’alleanza in grado di governare. In momenti di incertezza geopolitica, vale la pena avere investimenti in azioni con dividendi, perché offrono una buona opportunità di investimento a prescindere dalla volatilità. Le società di seguito indicate hanno una forte esposizione nell’economia tedesca.

BMW (BMW.DE) casa automobilistica che dopo la caduta, legata al dieselgate, potrebbe rafforzare i portafogli degli investitori. Il suo attuale rendimento del 4,13% è di tutto rispetto e sono sette anni consecutivi che lo aumenta. Allo stesso tempo, il prezzo delle azioni è rimasto ben lontano dai suoi massimi. Le solide prospettive di crescita e un prezzo accessibile rendono ottimo questo titolo per gli investitori in cerca di dividendi.

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Allianz (ALV.DE), assicuratore tedesco, ha avuto un solido 2017. La società ha registrato un utile netto di € 2 miliardi nel trimestre più recente, dopo il miglioramento delle prestazioni in tutti i segmenti di business. La portata della società è globale e si estende verso il Nord America, l’Asia e il resto d’Europa, raccogliendo i frutti di un rafforzamento della ripresa globale.

Paga un dividend yield del 4,11%.

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BASF (BASF.DE) è una società chimica leader mondiale che ha ottenuto solidi risultati dal 2016. Ha un solido rendimento per gli investitori e forti prospettive di business per il prossimo futuro grazie ad un significativo profitto e una forte domanda in Europa, Nord America e Asia.

Paga un dividend yield del 3,43%.

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Daimler (DAI.DE) ha visto la sua leadership crescere negli ultimi anni, con il suo prestigioso marchio Mercedes-Benz in lotta per il primo posto nel mercato delle auto di lusso. Le rese sulle vendite sono aumentate, segnalando una forte domanda per i suoi veicoli. Mercedes-Benz ha visto un aumento del 28% delle vendite nel secondo trimestre, grazie ad un aumento della domanda in Cina.

Paga un dividend yield del 4,91%.

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Stime economia tedesca prossimi anni

La Germania è la prima economia dell’UE con un PIL che rappresenta il 29% di quello dell’Eurozona e il 21% di quello dell’Europa a 28. Spina dorsale della sua economia continua ad essere il settore manifatturiero (26% del PIL, al netto del comparto edilizio che pesa per quasi il 5%), l’agricoltura e la pesca rappresentano quasi l’1% del PIL, mentre la quota dei servizi è pari al 69%. L’economia tedesca si caratterizza anche per il suo alto grado di internazionalizzazione.

Nel 2015 la crescita del prodotto interno lordo è stata del 1,7%, una cifra di poco superiore a quella registrata l’anno precedente (+1,6%), ma comunque significativamente maggiore della media degli ultimi dieci anni (+1,3%). Tale andamento è stato assicurato, in primo luogo, dalla dinamica dei consumi interni (+1,9% quelli privati e +2,8% quelli pubblici), nonché dagli investimenti netti complessivi che hanno segnato complessivamente un +1,7% (+3,6% quelli per macchinari ed attrezzature, +0,2% quelli del settore edilizio).

Il mercato del lavoro, infine, continua a dare segnali di ottima salute e rappresenta un fattore stabilizzante della congiuntura economica: il numero degli occupati ha raggiunto il valore più alto dalla riunificazione ad oggi, pari a 43 milioni di unità e un tasso di disoccupazione del 6,1% (dicembre 2015).

Nel terzo trimestre 2016 il prodotto interno lordo tedesco è aumentato dello 0,2%. Secondo le previsioni del Ministero federale dell’Economia e dell’Energia, l’incremento annuale dovrebbe ammontare a 1,8% nel 2016 e a 1,4% nel 2017.

La nostra posizione

Domino Solutions è esposta sul lungo periodo in Allianz (ALV.DE).

lunedì 12 settembre 2016

Pioneer, troppo grossa per Generali, ma ci sono altri pretendenti

Fondata nel 1928, Pioneer Investments è una società globale di investimento, con uffici in 28 Paesi, oltre 2.000 dipendenti e 223,6 miliardi di asset in gestione al 31 dicembre 2015. Pioneer Global Asset Management S.p.A. è una società interamente controllata da UniCredit. Sono ormai giorni che si specula su chi sia abbastanza forte da strappare Pioneer da Unicredit.

Pioneer ha attività ramificate a livello mondiale a partire dagli Stati Uniti, dove ha sede il nucleo della società che era stata acquistata dall’ex ad Alessandro Profumo che poi ne aveva utilizzato il marchio per rinominare il polo di gestioni del gruppo Unicredit , che nel corso degli anni aveva assorbito anche le società di asset management ricevute in eredità dalle banche che via via aveva incorporato.

Ormai la corsa sembra ridotta a 5 nomi, secondo indiscrezioni infatti, l’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier avrebbe infatti incaricato l’advisor Jp Morgan di portare avanti i contatti soltanto con cinque grossi nomi della finanza e del risparmio: quelli di Allianz, Generali, Poste, Amundi e Macquarie. Per quanto riguarda Generali, gli analisti ritengono che le dimensioni di Pioneer, con una valutazione stimata di circa 3 miliardi di euro, sia troppo grande per la banca di Trieste, che ha 43,6 miliardi di masse e un capitale in eccesso di 225 milioni con una capitalizzazione di mercato di 2,3 miliardi.

Banca Generali (BGN) nasce nel 1998, prevalentemente come banca online, nel corso degli anni, divenendo il fulcro per lo sviluppo di un polo bancario del Gruppo Generali in grado offrire una gamma completa di servizi e di soluzioni di investimento.

Analisi tecnica Banca Generali

Come detto quindi, in corsa per rilevare Pioneer da Unicredit sono rimasti cinque pretendenti, due italiani e tre internazionali e cioè: Banca Generali, Poste Italiane, Allianz, Amundi e Macquarie,che hanno già presentato manifestazioni d’interesse. Per ora sono esclusi dalla gara i fondi di private equity, malgrado alcuni si sarebbero dichiarati disponibili.

Sullo sfondo c’è la strategia decisa dall’amministratore delegato di Unicredit Jean-Pierre Mustier, che sta valutando diverse cessioni per incamerare qualche miliardo cash (oltre a Pioneer c’è anche il dossier Pekao in corso d’opera) e arrivare così all’appuntamento dell’aumento di capitale che ormai il mercato si attende tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.

Mustier, che in precedenza ha guidato Corporate e Investment di Société Générale, ha quindi previsto, secondo gli analisti, il lancio di un aumento di capitale fino a 10 miliardi di euro, in parte per sostenere il gap di capitale che si aprirà con la vendita del settore prestiti.

Il Core Tier 1 ratio di UniCredit scenderebbe all’8,7 per cento – al di sotto della soglia richiesta da parte del supervisore bancario della BCE – e si intraprenderebbe una pulizia delle sue sofferenze. Il governo italiano dal canto suo sponsorizza l’operazione perchè in questo modo si potrebbe ripulire Monte Paschi, la banca col peggior stress test di luglio.