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giovedì 29 agosto 2013

La crisi siriana e dei mercati emergenti darà il via ad una nuova recessione ?

Il copione è pronto per il resto del 2013. Diamo uno sguardo in autunno, la Federal Reserve avrebbe lentamente iniziato a calare il "buy bond" da 85 miliardi di dollari o quantitative easing che in questi anni ha pompatp denaro fresco nei mercati. I rendimenti obbligazionari avrebbero iniziato a salire lentamente. L'economia avrebbe balbettato, ma alla fine si sarebbe arresa all'evidenza, non si può immettere denaro per sempre nel mercato senza poi pagarne lo scotto, e la politica monetaria avrebbe cominciato lentamente a tornare alla normalità.

Il problema è che la storia non sta andando nel modo in cui avrebbe voluto la fed. La minaccia di una fine del QE negli Stati Uniti aveva iniziato a creare una crisi nei mercati emergenti. Ora la minaccia di un'azione militare in Siria intensificherà la spirale verso il basso. Che tra l'altro sta per diffondersi anche nell'Europa quasi fuori dalla crisi, con i paesi periferici già pronti a lamentare problemi di risanamento.

Mentre l'agitazione in Siria sale sempre di più, la crescita globale pagherà una depressione. Il risultato ? La Fed proseguirà a stampare soldi più a lungo di quanto previsto, non avrà altra scelta.

Per tutta la scorsa settimana, i mercati emergenti hanno iniziato a traballare. L'India sembrava di entrare in una crisi finanziaria in piena regola con la Rupia che continua a toccare minimi storici. Lungi dal trasformarsi in una superpotenza economica - come doveva essere quando i BRIC erano di gran moda - ora invece siamo di fronte ad un caso disperato. La crescita ha subito un rallentamento, l'inflazione è in aumento e il governo è spaventato da grossi deficit (ma non l'avevamo già sentita questa ?). Il capitale sta cominciando a lasciare il paese.



Il Brasile non è in forma molto migliore. La scorsa settimana la banca centrale ha dovuto "buttare" 60 miliardi dollari per puntellare la valuta USDBRL dopo essere scesa al minimo di cinque anni contro il dollaro.

La crisi sta cominciando a diffondersi in altri importanti mercati. In Turchia è già partita attraverso una ribellione politica e ora c'è lo sconvolgimento economico, come da copione. La lira turca USDTRY è in caduta libera e le obbligazionaria a 10 anni solo salite al di sopra del 10%. I titoli indonesiani JAKIDX sono sceso del 5% in una sola seduta e sono stati gettati ai minimi del 2013. Gli investitori hanno paura e dopo anni di accumulo nei mercati emergenti portando fuori i capitali.

Ora c'è la prospettiva di un intervento militare da parte degli USA e della Gran Bretagna nella guerra civile in Siria. L'uso di armi chimiche lascia le grandi potenze con poca scelta: se accettiamo che i regimi brutali possono utilizzare gas contro la propria gente per rimanere al potere, allora il loro uso si diffonderà.

Il problema è che si tratta di un brutto momento per i mercati. Un intervento in Siria minaccia di sconvolgere il Medio Oriente e rilancia verso l'alto i prezzi del petrolio. Renderà gli investitori nervosi e se i russi continueranno ad insistere sul backup del regime di Assad ad oltranza, può persino trasformarsi in un conflitto ancora più grave di quanto chiunque abbia calcolato.

Le nuove economie in via di sviluppo sono sempre state volatili, e dopo più di un decennio di stabilità e di crescita un selloff era quasi matematico. La guerra civile in Siria sono mesi che attende la proverbiale goccia, ed è sempre improbabile che l'Occidente stia a guardare senza muovere un dito. Il problema è che sia la crisi dei mercati emergenti sia il conflitto siriano avranno due grandi conseguenze per il resto dell'economia mondiale.

La prima è che questi paesi sono molto più importanti di quelli di una volta. Il mondo non ha visto una vera e propria crisi dei mercati emergenti dal crollo finanziario asiatico del 1990. Sono stati in via di sviluppo fino ad oggi. Il risultato di oltre un decennio di crescita ininterrotta li hanno resi molto ricchi e rappresentano una quota di gran lunga maggiore del commercio mondiale rispetto qualche anno fa. Circa il 50% dell'economia mondiale è oggi rappresentato dai mercati emergenti. Se la crescita di quelle economie fosse crollata negli anni 90 il suo impatto sarebbe stato contenuto. Ora si rischia di far precipitare il mondo in recessione.

La seconda è che gran parte della zona euro è ora, a tutti gli effetti, un mercato emergente. I paesi periferici dell'Europa - Grecia, Cipro, Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda - hanno molte delle stesse caratteristiche di nazioni come Thailandia e Malesia degli anni 90. Hanno enormi debiti in quello che è a tutti gli effetti una valuta - l'euro - su cui non hanno alcun controllo. Il capitale rischia di fuggire al primo segno di guai seri. Non hanno la possibilità di stampare la propria valuta per uscire dai guai.

Se la crisi dei mercati emergenti si diffonderà, e se un intervento militare in Siria spingerà verso l'alto il prezzo del petrolio, la zona euro sarà spinta in recessione molto rapidamente, il 70% dell'economia globale potrebbe essere a un punto morto.

Dove si colloca la Fed ? In una correzione. In realtà, gli Stati Uniti non possono semplicemente dare una spinta al problema dei mercati emergenti o di un conflitto in Medio Oriente considerandola una questione di poco conto. La propria crescita dipende dal commercio con quelle nazioni, e così è la stabilità del suo sistema bancario. Con nessuna espansione in questi mercati, la crescita USA evapora, e con essa il caso di un possibile tapering.

La lezione del Giappone è che è molto più facile iniziare il quantitative easing che fermarlo. La Federal Reserve sta per imparare la lezione. Nel corso delle prossime settimane, il "Septaper" sarà tranquillamente accantonato. Si può cercare di porre fine al QE in febbraio o marzo del prossimo anno - ma da allora qualche nuova crisi potrebbe essere alla porta.

venerdì 7 dicembre 2012

Fiscal Cliff: tutto quello che bisogna sapere

One Million Dollar Portfolio dal 2010 ad oggi +90.00%
Stock Win Usa Portfolio dal 2010 ad oggi +124.30
Europa Vincente Portfolio dall'inizio del 2012 +29.41%
ETF migliori dal 10 ottobre 2012 +8.90%
Gemme nascoste nel 2012 +237.32%
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In questi giorni è impossibile accendere il televisore, alzare il volume della radio o navigare in Internet senza sentire qualcosa riguardo il "Fiscal Cliff". Dopo tutto, se Capitol Hill non riuscirà a riconciliare le loro differenze entro il 1° gennaio, gli aumenti fiscali e i tagli potrebbero portare gli Stati Uniti in una recessione nel prossimo 2013.

Quindi non c'è dubbio che la scadenza imminente pesa sul mercato in questo momento e non aiuta il fatto che media come Fox News e CNBC stanno dedicando molto del loro tempo di trasmissione per dire a tutti di tenersi fuori dal mercato. Abbiamo buone ragioni per credere che la vendita è una delle peggiori cose che si possono fare in questo momento, così nel post di oggi abbiamo intenzione di farvi conoscere tutto quello che dovete sapere sul Fiscal Cliff in qualità di investitore.

Cosa succede se il Congresso non dovesse trovare un accordo ?

Se arriviamo al primo gennaio e il Congresso non ha trovato un accordo con la Casa Bianca, le tasse federali aumentereranno automaticamente di 500 miliardi dollari e 200 miliardi saranno i tagli della spesa federale. Gli economisti si aspettano che questo possa sottrarre circa un 4% alla crescita economica.

Quanto è probabile che si trovi un accordo ?

Considerando che c'è un offerta sul tavolo che predilige i tagli piuttosto che l'aumento delle tasse, il Congresso è probabilmente propenso a chiudere il discorso prima della scadenza. Più di otto americani su 10 sono sono d'accordo che sia estremamente importante per il Congresso e il Presidente raggiungere un accordo, non farlo sarebbe un serio impatto sull'opinione pubbliche di Washington. Inoltre, dubitiamo seriamente che il Congresso voglia lavorare durante le vacanze, quindi crediamo che un accordo sarà elaborato prima della vigilia di Natale.

Dovremmo prendere i profitti mentre i capital gain sono buoni ?

Secondo noi è contro producente chiudere il vostro intero portafoglio in questo momento. Il mercato azionario produce oggi più che le banche con l'indice S & P 500 che viaggia ad una media del 2,2%.

Se ti senti nervoso per il Fiscal Cliff, riteniamo che un buon modo per gestire la situazione è quello di tagliare i titoli che hanno performato molto. Siamo sempre contrari alle prese di profitto quando non ci sono segnali negativi, però, data la situazione è meglio concentrarsi sui titoli che sono ancora sottoperformati e usufruire di un pullback per comprare titoli interessanti a prezzi vantaggiosi.

Ci dobbiamo aspettare un aumento del capital gain sui dividendi l'anno prossimo?

Nella peggiore delle ipotesi, ci dobbiamo aspettare una tassa del 43,4% sui dividendi. Nel migliore dei casi, ci troveremmo di fronte a un tax rate del 23,8%. In questo momento, naturalmente, siamo ad un tasso d'imposta del 15% per i dividendi. Per chiarire, questo è ciò che è proposto a livello federale, le imposte statali ovviamente possono variare. La conseguenza di questi aumenti potrebbe portare ad un cambiamento di analisi su certi tipi di settori.

Un aumento delle tasse non è mai un buon segnale e ben accettato. L'unico suggerimento che possiamo darvi è di mantenere portafogli con capital gain differenti per equilibrare.

Abbiamo discusso capital gain di titoli americani posseduti da americani, per cittadini non americani verrà fatto il calcolo in base al paese di appartanenza e al broker.

Quando ci sarà la svolta del mercato azionario ?

E' vero che il consolidamento post-elettorale era inaspettato, perché un sacco di investitori puntavano sulla vittoria di Romney. Crediamo che siamo ancora in una fase di assestamento dalle elezioni presidenziali e con le preoccupazioni che circondano riguardo il Fiscal Cliff.

Ci aspettiamo che queste preoccupazioni si dissipino col tempo. L'ultima volta che abbiamo visto una grande prova di forza tra la Camera dei rappresentanti e il presidente Obama, la Casa Bianca ha vinto. Questa volta, il presidente Obama ha un più influenza politica a Washington, ma ha detto che vuole estendere i tagli fiscali di Bush al 98% della popolazione. E' previsto che i tagli alla spesa avranno un vantaggio sulla crescita del PIL, ma solo il tempo ci dirà di quanto.

Pensiamo che ci sarà una svolta nel breve periodo. Per coloro che sono preoccupati per la spesa pubblica, dobbiamo ricordare che il Congresso controlla quella parte del governo, e una Casa Repubblicana non mancherà di tenere la spesa puntata verso il basso. Sarà interessante vedere quali sono le priorità nazionali, ma crediamo che il Congresso si adopererà per mediare un accordo prima delle vacanze.

Per dubbi o richieste di informazioni visitate il nostro sito www.dominosolutions.it o scrivete a info@dominosolutions.it

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo

martedì 22 maggio 2012

L'America deve prevenire la deflazione col piano di Bernanke QE


One Million Dollar Portfolio dal 2010 ad oggi +80.98%
Stock Win Usa Portfolio dal 2010 ad oggi +118.28
Europa Vincente Portfolio dall'inizio del 2012 +13.54%


Larry Kudlow è un economista americano che scrive per diversi giornali e presenta alcune trasmissioni televisive. E' spesso ospite di CNBC con un programma chiamaro "Il Rapporto Kudlow". In qualità di editorialista, i suoi articoli appaiono in numerosi giornali americani e siti web, compreso il suo blog, Kudlow's Money Politic$.

Durante la sua ultima trasmissione, Kudlow, ha sottolineato la sua preoccupazione per un dollaro più forte e come l'oro stia scendendo molto, ha posto (a suo merito) la fatidica domanda: E'un pò di deflazione? Probabilmente ha ragione. Per alcuni mesi, lo stesso Kudlow e molti altri sono stati impegnati sostenendo che Bernanke e la Fed hanno provocato un abbassamento del dollaro e una maggiore inflazione, la domanda di dollari in tutto il mondo ha avuto effettivamente una crescita così forte che i prezzi delle materie prime sono calati. Tutti guidati dall'oro in caduta.

Nonostante un forte PIL nel quarto trimestre, l'oro è in calo dalla scorsa estate. Le materie prime sono in calo e le azioni delle società di risorse sono state per mesi l'indice che la crescita mondiale stava rallentando e che la deflazione stava prendendo piede. Il mondo si sta spostando rapidamente verso la recessione che se non combattuta, permetterà la deflazione.

E in un'economia di libero mercato con una forte deflazione si genera una recessione se non una depressione. La correzione naturale sarebbe un forte indebitamento e un elevato accumulo del debito. Ma il mondo in cui viviamo non permette che una sola correzione aumenti l'offerta di denaro per soddisfare la sempre crescente domanda di dollari.

Questo processo è diventato noto al grande pubblico come "QE" o "Quantitative Easing". Ma è proprio la politica pura e semplice dello standard monetario della FED che si base sul compito di prevenire sia l'inflazione che la deflazione. La Fed deve costantemente verificare se l'indice dei prezzi è stabile. Quando diventa evidente che o l'inflazione o la deflazione stanno prendendo piede e stanno diventando progressive, la stessa Fed deve fare la sua mossa. Ecco perché Ben Bernanke farà tutto quanto in suo potere per non permettere che questo si trasformi in una depressione deflazionistica.

Mentre la Fed non può impedire la recessione e neanche la depressione, può prevenire la deflazione. Il successo ha un prezzo, naturalmente, ma il giudizio della nostra società in questo momento è che il prezzo non è alto quanto un progressivo sgonfiamento. Quindi è tollerata dalla maggior parte, pur etichettata come "inflazionistica" da altri, ma il fatto è che la politica della Fed è anti-deflazionistica. Deve esserlo, per mandato.

Una sfida interessante per la Fed è impedire che il denaro si riversi nel nostro sistema bancario. Questo per proteggere i fondi degli individui, istituzioni e delle attività in tutto il mondo. I dollari vengono acquistati, assicurati e depositati in banche FDIC degli Stati Uniti, e questo rigonfiamento della massa monetaria ha molto allarmato e fatto gridare ad un aumento di inflazione.

Ma questo non è il caso. Il denaro è in cerca di sicurezza, non insegue i beni. Basta che la Fed guardi i prezzi delle materie prime guidati dall'oro per capirlo. Sia le materie prime che l'oro segnalano una tendenza di recessione/disinflazione in tutto il mondo. Gli indicatori anticipatori, come Freeport-McMoRan (FCX) e Teck Resources Limited (TCK) ne sono due esempi. L'oro è sceso ai minimi recenti, ma le scorte d'oro sono cadute in modo ancora più veloce e più lontano. Guardate Goldcorp (GG) e Barrick Gold (ABX). Queste azioni sono in ottima forma, eppure sono scese tra il 40 e il 60%. In realtà la maggior parte delle miniere sono altamente redditizie, ricche di liquidità e senza debiti. Eppure le loro azioni sono scese ai minimi nelle ultime 52 settimane, perché?


L'offerta di moneta è troppo stretta, se non alleviata, siamo diretti verso la recessione, deflazione o peggio. Questo è ciò che il calo delle materie prime e delle scorte d'oro e di risorse in generale stanno cercando di dirci. Una volta che la Fed coglie questo segnale si muoverà. E quando lo farà, tutti grideranno, "QE3! Inflation! Inflation!" Ma la Fed non farà altro che seguire ancora una volta le sue procedure operative standard e farà il suo lavoro, evitando che la deflazione assuma il controllo. Il "Panic selling" delle azioni delle risorse, a livelli mai visti dal caso Lehman e la crisi del 2008, dovrebbe essere un'indicazione sufficiente a far capire alla Fed e al Tesoro che un cambiamento di rotta è necessario.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo