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lunedì 18 agosto 2014

Dove investire se l'Europa entra in una stagnazione giapponese

I recenti movimenti nei mercati globali sulle preoccupazioni della banca portoghese Banco Espirito Santo hanno messo a dura prova i nervi del mercato dopo un lungo periodo di volatilità repressa. Nonostante la calma attuale, tutti sanno che la volatilità tornerà un giorno e nessuno vuole essere preso in contropiede quando arriva. Quindi dovremmo cercare di prevedere la situazione negativa e anticipare il mercato.

Al di là di questo contesto, vi è una mancanza di certezza nel mercato e nei rendimenti dei titoli dei paesi periferici, della zona euro. Dove si stanno dirigendo nel breve termine - e quali sono esattamente i rischi connessi alla detenzione di questi titoli in portafoglio ?

Mentre i rischi continuano ad invadere i media, i rendimenti hanno iniziato ad elevarsi, così il vantaggio di chi acquista azioni in previsione di ulteriori cali diventa meno evidente. La recente decisione della Banca centrale europea di avviare le operazioni di rifinanziamento a lungo termine ha deluso. Questo rifinanziamento può fare qualcosa per contribuire a facilitare l'accesso al credito nel sud nel medio termine, ma difficilmente sarà efficace nella lotta contro la deflazione.

In particolare, potremmo aver bisogno di aspettare più di sei mesi per vedere qualsiasi impatto netto di liquidità, dal momento che gli stanziamenti a settembre e dicembre coincidono con precedenti rimborsi e ci lasciano con una potenzialmente preoccupante situazione per i prossimi sei mesi, in cui il bilancio della banca centrale continuerà a contrarsi, rendendo l'impegno verbale su cui sarà sempre più difficile fare affidamento.

Scavando più a fondo, e al di là dei timori su ciò che le sollecitazioni provenienti dai test bancari della BCE, il semplice passare del tempo in sé potrebbe complicare le cose. La recente tornata di macroeconomici ci ha dimostrato come le previsioni di crescita del 2014 non fossero poi così rosee, ed è ovvio che, anche se sarà evitata la deflazione, a rendere le cose più difficili sarà una inflazione molto bassa. In realtà se la zona euro crolla di nuovo in recessione non potrà dare la colpa a Vladimir Putin, ma ai propri parlamentari che non riescono a mettersi d'accordo.

Il punto chiave da prendere in considerazione da tutto questo è che il PIL nominale nel corso dei prossimi due anni può a mala pena aumentare, e non dimentichiamo che i livelli del debito sovrano dei paesi più indebitati potrà solo salire. Questo è importante in quanto tutte le proiezioni ufficiali vedono questi livelli, per quest'anno e il prossimo più alti, ma ora queste stime saranno sicuramente rivisitate.



Secondo gli ultimi dati del PIL trimestrale, l'economia francese ha ristagnato, ma più preoccupante per i politici è il PIL tedesco, meno 0,2 su base trimestrale, lasciando la Spagna come l'unica delle quattro grandi, a presentare una performance di crescita positiva (+0,6 trimestrale). Mentre la resistenza immediata sulla crescita a breve termine potrebbe essere l'impatto sul sentimento di una crisi sulla frontiera tra l'Ucraina e la Russia, l'area euro è ora chiaramente bloccata in una qualche forma di stagnazione a più lungo termine.

L'Europa sta diventando il Giappone del 1997. E' un'espressione che si sente sempre più spesso, e fa paura. Le persone che dicono questo solitamente sottolineano il fatto che i rendimenti dei bund tedeschi a 10 anni sono ormai sotto l'1% e il Giappone iniziò così, con i Bond JGB a 10 anni.

Nonostante tutte le smentite di Mario Draghi che la zona euro non è un altro Giappone ci sono un sacco di motivi per pensare che questo potrà avvenire. Evidentemente i membri della Commissione europea, i membri del Consiglio direttivo della BCE, e leader politici di alto livello a Berlino, Amsterdam o Parigi non sono né teorici né intellettuali. L'ipotesi di stagnazione è a questo punto più simile a una strategia di ricerca teorica e i politici sono comprensibilmente riluttanti a prendere decisioni sulla base di ciò che è ancora in gran parte una ipotesi.

Dove investire allora in un periodo di deflazione ?

Né l'inflazione né la deflazione fanno bene agli asset rischiosi. L'inflazione sopra le attese fa aumentare la volatilità e spinge le banche centrali ad alzare i tassi e questo comporta un rallentamento dell'economia. I passati periodi di alta inflazione negli Usa e nelle altre economie hanno portato al ribasso i multipli azionari e a un rialzo degli spread sui crediti.

D'altro canto nemmeno la deflazione fa bene agli asset rischiosi, mentre il suo impatto sul mercato obbligazionario è più incerto. Di solito nei Paesi alle prese con la deflazione gli investitori preferiscono gli investimenti liquidi o il reddito fisso perché i loro ritorni reali sono più interessanti. Per questa ragione l'asset allocation della Domino Solutions è positiva sui bond dell'area euro e le azioni a larga capitalizzazione, in particolare, su quelle della periferia. Mentre mantiene un giudizio di sottopeso per le azioni europee a bassa capitalizzazione.

La situazione per l'Italia

Il fatto è che, nonostante l'incontro tra Draghi e Renzi, nulla di sostanziale sta per accadere in Italia. Il governo è sotto pressione e sta per chiedere aiuto e Draghi non agirà prima che le cose non cambino.

Uno stimolo di domanda di 80 euro (o di 8000) comunque serve a poco se il sistema produttivo italiano non è competitivo: i consumi andranno in larga misura a cellulari (cinesi), auto (tedesche o giapponesi) televisioni (coreane) e vestiario (rumeno o tunisino). Nella spending review vanno prima fissati obiettivi quantitativi in linea con un taglio drastico delle imposte, ad esempio 100 miliardi in due anni. Poi il commissario individua una scala di priorità e infine il governo decide dove si abbatte effettivamente la scure. I debiti non stimolano la crescita sostenibile, altrimenti l’Italia sarebbe la locomotiva d’Europa dagli anni 70 e vanterebbe tassi di crescita da far invidia alla Cina.

mercoledì 7 settembre 2011

L'imminente fallimento della zona Euro

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Vi è mai capitato di guardare in tv un bel film dove c'è un detonatore con una bomba e un timer impostato ad una certa ora ? Stiamo lì incollati in attesa dello 00:00 per vedere cosa accade. Solitamente nei film spunta fuori un eroe che con un miracolo insperato taglia il cavo giusto a 00:01. L'Europa è un po come quel film, solo che a salvarla purtroppo non esiste alcun eroe.

Il mondo in questo momento ha un problema. Tutte le sue principali economie stanno rallentando, Stati Uniti, Europa e Giappone sembrano proprio non avere la forza per uscire da questo momento di crisi economica. Il Giappone è in crisi da anni e per dargli una mano madre natura ha deciso pure di scatenargli addosso tutta la sua ira. Gli Stati Uniti sono alle prese con un presidente che promette milioni di posti lavoro (già sentita questa) senza neanche avere l'idea di cosa stia accadendo al suo paese. In un sondaggio di qualche giorno fa alla domanda “pensi che il tuo presidente stia lavorando bene per risolvere il problema economico del paese ?” L'81% degli americani hanno risposto no. Un applauso ad Obama che è riuscito a fare peggio di Carter che alla stessa domanda trentanni fa si beccò niente meno che il 78% di no.

Per quanto riguarda l'Europa, beh, non aggiungiamo altro agli innumerevoli articoli negativi che sono volati in questi giorni sulla cattiva gestione dell'intero pacchetto economico dell'Eurozona.

Il problema di questi problemi, perdonate il gioco di parole, è che queste grandi economice trainano anche quelle più più piccole, quindi come un domino, se cadono gli Stati Uniti, cade la Cina. Se cade la Cina, cade l'India e se cade l'India Dio solo sa cosa può cadere.

Quello particolarmente preoccupante è il famoso effetto blow-up che sta per abbattersi sull'Europa. L'Europa è un continente famoso per la sua interconnessione finanziaria ben gestita e la sua popolazione culturalmente risparmiatrice. Una sua caduta preoccupa di più che i problemi di rallentamento dell'economia americana, anche se ci sono alcune analogie con la situazione degli States. I loro governi e le banche centrali hanno perseguito politiche monetarie e fiscali sconsiderate per anni ed ora ne pagano le conseguenze.

Politicamente i leader dei governi europei stanno pagando una perdita di fiducia e di voti, proprio come Obama negli Stati Uniti. Hanno speso grandi somme di denaro per stimolare la ripresa nel tentativo di un non certo salvataggio, proprio come la Fed ha fatto con un investimento di 600 miliardi di dollari questa primavera.

Il deficit e i debiti stanno affossando tutti e due i paesi e le economie come conseguenza dimostrano enormi incertezze.

Ma strutturalmente come possiamo accostare l'Europa e gli Stati Uniti ? Possiamo immaginare l'America dove ogni stato è sovrano ma tutti fanno capo alla FED. Alcuni stati spendono più di altri e quando si trovano in difficoltà chiedono aiuto alla Fed che acquista il loro debito per tenerli a galla mettendo in difficoltà gli Stati che invece utilizzano programmi economici e sociali più intelligenti.

Secondo l'Unione Europea questa idea renderebbe l'Europa più unita. Ma come è possibile ?



Guardando la tabella qui sopra viene in mente una sola cosa, l'Europa ha le spalle al muro. La Grecia presto andrà in default a causa del proprio debito sovrano. Martedì i rendimenti sui bond annuali hanno raggiunto il 60%. E' un segno che gli investitori non hanno fiducia nella capacità del governo greco di ripagare il proprio debito.

Il fondo monetario della BCE sta cercando di creare uno strumento di stabilità finanziaria (EFSB) al fine di cautelarsi ulteriormente nel caso del default Grecia. Hanno già impegnato 110 miliardi di euro e stanno cercando di mettere insieme un pacchetto di altri 109 miliardi. Ma la Finlandia insiste perchè gli aiuti alla Grecia siano seguiti da garanzie collaterali, e come biasimarla. In poche parole la Finlandia chiede che la Germania e la Francia garantiscano il contributo che la Finlandia verserà per aiutare la Grecia. Ma qui siamo al ridicolo.

La Grecia ha perso ogni bersaglio fiscale. Stanno cercando di portare il loro deficit al 7,6% del PIL attraverso misure di austerità più elevate, ma sembra che ancora una volta viaggeranno intorno all'8,5%. In pratica chiedono ai greci di fare qualcosa che non vogliono fare, e per le strade di nuovo i cittadini girano in segno di protesta.

Se la Grecia cade in default, allora si aprirà il proverbiale vaso di Pandora. Le banche europee, diverse dalle banche greche, detengono 46 miliardi di euro del debito pubblico greco. La Belga Dexia da sola detiene il 39% del debito sovrano greco, quello della Commerzbank in Germania è circa il 27%. Secondo il Wall Street Journal ci sono debiti sconosciuti agli assicuratori e alle banche d'investimento.

The International Accounting Standards Board (IASB) ha messo in guardia le banche sul debito greco in loro possesso. Il fatto è che queste banche sono sottocapitalizzate e in difficoltà. Il loro "stress test" sono una finzione. La liquidità sta iniziando a ridursi nel loro sistema bancario a causa di questi nervosismi. Rabobank, per esempio, ha detto che sta alzando cautamente i prestiti interbancari. Nel complesso il credito sta cominciando a stringere rendendo nervosi i depositanti del debito greco

In altre parole, gli europei hanno creato un problema che non riescono a risolvere.

Ecco le loro alternative:

1) Salvare la Grecia, con lo spettro che Italia e Spagna siano i prossimi obiettivi da aiutare. Questo non è attraente per Germania e Francia che conoscono i loro contribuenti e sanno che dovranno sopportare la maggior parte della spesa.

2) Avere un buy della BCE per il debito greco, se necessario, per mantenere a galla la Grecia. Il problema è che l'inflazione e le prospettive sono negative per tutti i paesi, paganti e non.

3) Optare per una unione fiscale per cui Bruxelles controlli la spesa e la tassazione. O almeno come Sarkozy e la Merkel propongono, coordinare le loro politiche di bilancio e fiscali e passare un emendamento per creare un equilibrio di bilancio di ciascun paese. In bocca al lupo.

Quale di queste politiche saprà soddisfare al meglio gli obiettivi necessari per migliorare i danni peggiori:

1) Eliminare la necessità della BCE di acquistare obbligazioni continuamente sui mercati secondari;

2) Garantire che i paesi con problemi abbiamo accesso ai finanziamenti;

3) Impedire che i paesi forti siano trascinati da quelli più deboli.

Quale delle suddette politiche impedirà l'inadempimento della Grecia ? lascerà i paesi ricchi fuori dai guai ? Creerà enormi liquidità nella zona euro ? Salverà le banche?

La risposta numero 2 è quella ovvia, quella che non colpirà i contribuenti delle economie potenti dell'Unione europea, che ridurrà l'effetto del debito sovrano, che rafforzerà le riserve delle banche insolventi (almeno sulla carta), e metterà il problema fuori dalla porta per un altro giorno.

La risposta numero 2 consentirà ai contribuenti di Germania, Francia e Belgio, le cui banche detengono un sacco di debito pubblico e privato greco, di rimanere fuori dai guai perché la Grecia sarà in grado di rimborsare i loro obblighi in un euro svalutato. Cioè, i contribuenti di quei paesi non dovranno pagare per disincagliare le loro banche. O, peggio, una Grecia inadempiente.

Questo piano non risolve nulla se non nel brevissimo termine. Subito dopo, l'inflazione scioglierà gran parte del debito sovrano della zona euro e del debito privato e i risparmiatori saranno derubati del loro capitale. Tale capitale sarà distrutto e consumato dall'inflazione dei prezzi. Le loro economie continueranno a ristagnare, la disoccupazione rimarrebbe alta, le entrate fiscali alla fine declinerebbero in termini reali e saremo nuovamente di fronte agli stessi problemi di oggi. Non c'è modo di evitarlo.

L'Unione Europea deve affrontare un problema irrisolvibile, un problema che ha creato da sola. Non si può avere una unione monetaria senza unione fiscale. Almeno quando nessuna nazione ha l'obbligo di fair play finanziario.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo