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venerdì 6 maggio 2016

Popolare di Vicenza, l'ennesimo pasticcio all'italiana

La Banca Popolare di Vicenza aveva recentemente superato il controllo effettuato dalla Banca Centrale Europea sullo stato di salute, il così detto stress test, a cui sono sottoposti gli istituti di credito del continente. Queste parole suonano ormai come una beffa alla luce degli ultimi avvenimenti, tra cui si segnalano il fallimento della quotazione in Borsa di Lunedì 2 Maggio 2016 poichè non sussistono i presupposti per garantire il regolare funzionamento del mercato e la perquisizione del Settembre 2015 da parte della Guardia di Finanza a seguito della quale sono stati riscontrati un buco di 1 miliardo di euro e un gran numero di crediti praticamente non più riscuotibili. Inevitabile l’apertura di un’indagine penale per incompetenza manageriale, ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e manomissione dei libri contabili. I reati in questione sarebbero stati commessi fino al Dicembre 2014.

Tra gli indagati compare il presidente dimissionario Gianni Zonin (che da 20 anni era alla guida della banca), non senza però aver essersi auto-deliberato continui finanziamenti per sostenere le proprie attività imprenditoriali e aver ricevuto un compenso di 1 milione per il lavoro svolto nel 2015.

Ma cerchiamo di andare con ordine.
E’ evidente come la sotto-capitalizzazione, ovvero la carenza di risorse proprie rispetto ai prestiti erogati, di cui da anni soffrono le banche italiane, è da considerarsi un grave problema. Così come va da sé che per la sopravvivenza di una qualunque società (è necessario convincersi una volta per tutta che una banca è una società a tutti gli effetti ed in quanto tale va alla ricerca del profitto) ogni deficit vada coperto.

In un contesto del genere la Popolare di Vicenza si impegnava già da anni a ricercare continuamente e disperatamente fondi. Tra un aumento di capitale e l’altro il prezzo per azione è giunto a 62,5 euro, un prezzo che come sempre veniva stabilito dal Consiglio di Amministrazione non essendo la Popolare ancora quotata in Borsa. Trattandosi di un mercato informale, dove è la Banca stessa a gestire ogni operazione tipica di Piazza Affari, non è così facile convincere gli investitori a comprare titoli, così il problema veniva aggirato erogando ai clienti una serie di finanziamenti, dal valore complessivo di 950 milioni, da utilizzare per l’acquisto di azioni dell’istituto stesso. Si tratta di un’operazione espressamente vietata.



Il risultato è che nei mesi successivi fioccano le denunce dei correntisti che raccontano di pressioni per indurli ad acquistare le azioni, di accordi per ottenere il via libera alla concessione di un mutuo o al ricevimento di prestiti a tassi agevolati e di irrealizzabili promesse di facilitazioni nel poter cedere in qualsiasi momento tali azioni.

Come se non bastasse, la BCE, con i poteri di vigilanza che gli sono stati conferiti, interviene imponendo una drastica pulizia nei conti. Non che ciò già non avvenisse sotto le direttive di Bankitalia, ma se nel 2013 le svalutazioni ammontano a 390 milioni, nel biennio 2014/15 la cifra sale a 1,5 miliardi. Pulire i conti significa liberarsi di tutti i crediti inesigibili cedendoli alle bad bank, le "banche cattive" (il cui lavoro è proprio gestire i crediti anomali ricevuti) ed eliminarli dagli attivi di bilancio, il chè corrisponde a non essere più in grado di coprire, anche dal punto contabile, i numerosi debiti contratti e di conseguenze non superare lo stress test.

In tutto ciò, il bilancio del 2014 si chiude con 785 milioni di perdite che diventano 1 miliardo l’anno successivo. Il valore delle azioni crolla a 6 euro mandando in rovina ciascun risparmiatore che aveva creduto, o era stato costretto a credere, nelle capacità della sua banca di riferimento. Il fallimento è dietro l’angolo e l’unica speranza di salvezza diventa procedere con un ulteriore aumento di capitale di 1,5 miliardi di euro e con la quotazione in borsa.

- Operazione numero 1: aumento di capitale al prezzo di sottoscrizione di 0,10 euro. Essendo scontato che i soci preesistenti non avrebbero mai esercitato il loro diritto di precedenza nell’acquistare le nuove azioni messe in circolazione, ci si rivolge alle altre banche. In Italia gli istituti di credito che hanno una rilevanza finanziaria globale si contano sulle dita di una mano, anzi per l’esattezza basta alzare il pollice: Unicredit. Ed ecco che al meeting della settimana scorsa, che ha visto la partecipazione del direttore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il Ministro dell’economia Padoan, l’unica ad accettare di sottoscrivere la propria quota di azioni è proprio Unicredit. Non il massimo se si pensa che essa soffre degli stessi mali che affliggono il sistema e rientra per il rotto della cuffia nei requisiti di patrimonialità europei.

- Operazione numero 2: quotazione in borsa. Non potendo mettere Unicredit in condizione di dover a sua volta raccogliere capitali per poter detenere la maggior parte delle azioni della Popolare diventa fondamentale il successo della quotazione di cui essa si è fatta garante. Ed invece la quotazione salta per la più che prevedibile assenza di interesse nel rilevare quote di una società completamente senza valore.

Il proprietario al 99,30% della Banca Popolare di Vicenza è ora il fondo Atlante, uno strumento gestito da una società privata ma finanziato principalmente da Banca Intesa e Unicredit ed in misura minore da altri istituti, fondazioni bancarie e la Cassa Depositi e Prestiti e che ha raccolto circa 5 miliardi di euro. Questo fondo nasce qualche settimana fa proprio con lo scopo primario di sostenere i difficili aumenti di capitale di banche in crisi, assorbendone ogni azione invenduta, perciò prima ancora che il tentativo di collocamento in Borsa fallisse, era stato preventivato un accordo nel subentrare ad Unicredit nel ruolo di garante dell’aumento di capitale.

In sostanza quella che doveva essere una carenza localizzata nella sola realtà veneta si è intrecciata con il resto del sistema finanziario italiano che a sua volta non è altro che una sorta fotocopia della singola realtà emersa a Vicenza. A noi spettano una serie di primati di cui non poter andare fieri: percentuale maggiore di crediti difficilmente recuperabili, per un totale di 360 miliardi (che rappresenta il 20% di tutti i crediti forniti alla clientela) di cui ben 200 nelle mani di debitori ormai considerati insolventi; redditività più bassa di tutto i paesi del G20; il più gran numero di sportelli per abitante. Un’agonia prolungata da una ripresa economica troppo debole (PIL cresciuto solo dello 0,7% l’anno precedente dopo un decennio di pura stagnazione).

Infine occorre sottolineare l’esistenza di ulteriori elementi preoccupanti: nel tempo il fondo Atlante provvederà all’acquisto di 80 dei 200 miliardi di crediti deteriorati, una cifra lontanissima dalle sue attuali capacità economiche; il senso di sfiducia nel sistema potrebbe convincere la popolazione a ritirare i propri depositi bancari, innescando una corsa agli sportelli; una riforma del settore bancario ancora inefficace e che ha risolto in maniera piuttosto confusa e superficiale il caso Etruria.

Il sistema bancario italiano è in un momento cruciale e sulla base delle decisioni prese nei prossimi mesi potrebbe formarsi l’intero sistema europeo, con il concreto rischio che il fallimento di una nostra banca (con applicazione del bail-in per la prima volta nella storia) possa causare una reazione a catena in tutta Europa.

Tra qualche giorno ci sarà la quotazione in Borsa di Veneto Banca (di cui Intesa San Paolo ha già sottoscritto azioni per un miliardo di euro), la sorella altrettanto malata della Popolare di Vicenza. A voi le conclusioni.

martedì 23 luglio 2013

E' tempo di vendere azioni di banche canadesi e passare a quelle americane ?



Negli ultimi dieci anni le banche canadesi sono state un modello di crescita stabile e sicurezza per gli investitori. I loro profitti sono cresciuti allo stesso ritmo anno per anno, aumentando dividendi e mai hanno messo in pericolo la salute finanziaria degli investitori. Sono state accusate di essere "titoli noiosi" e conservatori per vari anni fino a quando il mercato è crollato nel 2008.

A quel tempo le banche canadesi sono aumentate nella classifica del top delle banche più sicure al mondo trovando il perfetto equilibrio tra sicurezza e redditività. Se le banche sono il cuore dell'economia, sembra che le banche canadesi abbiano le vene più solide del pianeta.

Qualche tempo fa, di preciso il 17 Settembre 2012, scrissi un articolo sul valore delle banche canadesi e ne segnalai ben 5 con ottimi prezzi, l'articolo era Le banche canadesi aumentano i dividendi, le 5 big sono Buy. Da allora come sono andate queste 5 banche ? inclusi i dividendi percepiti.

Bank Of Montreal (BMO) ha realizzato un +9.56%
Bank Nova Scotia (BNS) ha realizzato un +14.11%
Canadian Imperial Bank (CM) ha realizzato un -0.48%
Royal Bank Of Canada (RY) ha realizzato un +21.85%
Toronto Dominion Bank (TD) ha realizzato un +11.77%

Direi proprio che non è andata male, voi che dite ?

Detto questo, durante questi 10 mesi spesso mi sono state espresse preoccupazione sulla tenuta di queste banche da vari clienti, ho sempre eseguito analisi approfondite sui bilanci per capire se l'esposizione ai mutui in un mercato immobiliare, comunque in rallentamento, possano portare queste banche in una condizione di instabilità, non come il 2008 ma comunque ad un calo tecnico.



Il grafico qui sopra mostra che mentre il rapporto debito degli Stati Uniti è sceso durante la crisi riportandosi vicino al 100%, il rapporto debito canadese ha continuato salendo sempre più in alto. Il tasso variabile non è stato aumentato nel 2013, ma i tassi dei mutui fissi hanno iniziato a salire. Abbiamo visto diverse banche canadesi alzare il loro margine di tali tassi al fine di attrarre nuovi clienti.

Come detto, il mercato immobiliare canadese sta rallentando e le banche possono scambiarsi clienti l'uno con l'altro al fine di far crescere la loro quota di mercato. Un settore maturo in un mercato maturo, non credo ci sarà una forte crescita nel breve periodo, ma le banche canadesi, si sa, non sono dei motori a benzina da un km al litro, sono diesel, lente nella ripresa ma costanti e basso consumo. Le banche americane sono state talmente colpite che la loro crescita è più rapida, ma perchè devono recuperare perdite ingenti dal 2008. Io scommetto ancora sulle canadesi sul lungo periodo, anche perchè la regolamentazione del Canada in fatto di concessioni ipotecari è ben più rigida di quella americana, ma sul breve qualche banca americana andrebbe vista.

Paese differente, differente storia

Negli Stati Uniti i titoli finanziari sono stati colpiti in modo drammatico nel 2008, giocando troppo con asset tossici. Con òe ultime trimestrali sembrano finalmente essere finiti i giorni bui dato che banche hanno ripulito i loro bilanci, hanno ripreso le loro perdite, con l'aiuto del governo, e sembrano essere di nuovo in pista nel quadro della redditività.

Nel corso delle ultime settimane, Wells Fargo ha dichiarato un utile del +20%, Citigroup ha fatto ancora meglio con un +41% (gli analisti finanziari si aspettavano un +17%). JP Morgan ha mostrato un EPS di 1,60 dollari rispetto a 1,21 dollari dello scorso anno.

Questi ottimi risultati sono una combinazione di due fattori:

1) Le banche hanno ripulito i loro bilanci e sono ora di fronte ad un portafoglio di crediti sano
2) L'economia degli Stati Uniti continua ad aumentare ad un tasso costante. Siamo di fronte ad una grande crescita con l'economia che si sta rafforzando trimestre dopo trimestre.

Il mercato immobiliare degli Stati Uniti sta facendo molto meglio e questo dovrebbe aiutare le banche a crescere il loro portafoglio crediti.

All'inizio dell'anno ho cominciato a seguire Wells Fargo (WFC) come una delle migliori azioni che forniscono dividendi per il 2013. Questo titolo è attualmente in crescita del 26,45% e ha aumentato il suo dividendo trimestrale da 0,25 dollari a 0,30 dollari per azione quest'anno. Le vendite aumentano costantemente mentre l'utile sale grazie ad un migliore ambiente economico. Sono abbastanza fiducioso su questa banca di Warren Buffett, penso che continuerà a fare bene fino alla fine dell'anno.

Considerazioni finali sul settore bancario

Alla luce della mia analisi, non vorrei che il lettore percepisse un dietro front sulle banche canadesi che comunque mostrano ancora forti metriche e rendimenti elevati sui dividendi (quesi tutte stanno pagando più del 4% in questo momento). Questa è sicuramente una buona scelta per costruire il tuo portafoglio. D'altra parte, non mi aspetto una crescita elevata in questo settore nei prossimi 12 mesi. Dovremo aspettare fino a quando il mercato immobiliare si riprenda mostrando gli stessi dati del 2000 quando tutto andava alla grande.

Per quanto riguarda il settore bancario statunitense, vedo le aziende che hanno avuto difficoltà durante la recente recessione, ma i principali problemi sono finalmente finiti. Mi aspetto che aumentino la loro distribuzione di dividendi con il miglioramento dei loro dati finanziari.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo

mercoledì 29 maggio 2013

5 titoli bancari con buoni dividendi e crescita nel tempo



Ogni investitore è a conoscenza di cosa è accaduto nel 2008, la recessione causata dal settore finanziario ha scolvolto il mondo economico facendo crollare i mercati per quasi un anno del 60-70%. La crisi dei mutui subprime, fu chiamata così. Se andiamo indietro a prima della recessione possiamo notare che il settore finanziario forniva cedole di dividendi pari a 51 miliardi di dollari. Nel 2010 tale importo era sceso a soli 19 miliardi di dollari. La crisi dei mutui ha costretto molte banche a ridurre o addirittura sospendere i pagamenti di dividendi.

Se mandiamo avanti l'orologio e torniamo ai giorni nostri, non è difficile ritenersi entusiasti del potenziale dei titoli bancari nel mercato attuale. Il Financial Sector ETF (XLF) ha guadagnato quasi il 20% dall'inizio dell'anno. La maggior parte delle banche hanno passato tutti i "stress test" governativi e le cedole dei dividendi sono in aumento.

Io personalmente ho acquistato Wells Fargo & Co (WFC), che ritengo la più affidabile banca americana, i primi giorno di Giugno 2011, attualmente sto guadagnando il 40% senza contare il 5% di dividendi regolari ogni 3 mesi. Sulla base del mercato attuale sono molto rialzista sul settore bancario e il suo potenziale di crescita dei dividendi. Sto ricercando ulteriori opportunità di crescita dei dividendi e ho ristretto la mia ricerca ad una manciata di titoli bancari, tenendo presente anche l'articolo che scrissi qualche mese fa, di preciso il 17 settembre 2012, Le banche canadesi aumentano i dividendi, le 5 big sono Buy .

Ecco le 5 banche analizzate

Wells Fargo & Co (NYSE:WFC)
La Wells Fargo & Co è una compagnia di servizi finanziari operante in tutto il mondo. Wells Fargo è la quarta banca per attività e terza per capitalizzazione borsistica degli Stati Uniti. Wells Fargo è la seconda più grande banca per depositi, servizi ipotecari e carte di debito. Wells Fargo è il risultato della fusione della California Wells Fargo & Co. con la Norwest Corporation nel 1998.

La nuova impresa decise di mantenere il nome Wells Fargo, per capitalizzare il marchio e la riconoscibilità sul mercato. Nel 2007 è stata l'unica banca degli Stati Uniti a conservare una classificazione AAA per S&P, classificazione poi ridotta a AA- durante la crisi economica del 2008. Nel 2011 la Wells Fargo è stata la 23esima azienda più grande negli Stati Uniti. Wells Fargo ha sede a San Francisco, in California, ma ha importanti "hubquarters" in altre città in tutto il paese.

Nel 2012, Wells Fargo ha avuto più di 9.000 filiali retail e 12.198 sportelli automatici in 39 stati e nel Distretto di Columbia. Ha più di 270.000 dipendenti e oltre 70 milioni di clienti. Wells Fargo è una delle quattro più grandi banche degli Stati Uniti insieme a Bank of America, Citigroup e JP Morgan Chase.

- Attuale Dividend Yield: 3.0%
- Dividendi pagati dal: 1939
- L'ultimo quarto ha aumentato i dividendi del: 20%
- Dividend Payout Ratio: 26%

Wells Fargo & Co (NYSE:WFC), analisi tecnica del titolo bancario ultimi 3 anni con medie mobili e rsi a 14

JPMorgan Chase and Co (NYSE:JPM)
JPMorgan Chase è una società globale di servizi finanziari e un istituto bancario negli Stati Uniti con operazioni globali. La società è impegnata in investment banking, servizi finanziari per i consumatori e piccole imprese, banche commerciali, gestione delle transazioni finanziarie, asset management e private equity.

Le principali controllate bancarie di JPMorgan Chase sono JPMorgan Chase Bank, National Association e Chase Bank USA. Una controllata non bancario di JPMorgan Chase è JP Morgan Securities LLC che opera negli Stati Uniti, è una società di investment banking.

- Attuale Dividend Yield: 2.9%
- Dividendi pagati dal: 1827
- L'ultimo quarto ha aumentato i dividendi del: 27%
- Dividend Payout Ratio: 21%

JPMorgan Chase and Co (NYSE:JPM), analisi tecnica del titolo bancario ultimi 3 anni con medie mobili e rsi a 14

Toronto-Dominion Bank (NYSE:TD)
La Toronto-Dominion Bank è una banca con sede in Canada. Tramite le sue controllate, note col nome di TD Bank Group (TD Bank), effettua operazioni e attività organizzate intorno a quattro segmenti di business: Canadian Personal Banking e Commercial; Wealth Management, tra cui TD Ameritrade; U.S. Personal and Commercial Banking, che operano sotto il marchio, TD Bank America Most Convenient Bank e Wholesale Banking. Altre attività della banca sono raggruppate nel segmento Corporate. Il 30 settembre 2010 la Banca ha completato l'acquisizione di Financial Group e la sua consociata finanziaria, Carolina First Bank.

- Attuale Dividend Yield: 4.0%
- Dividendi pagati dal: 1857
- L'ultimo quarto ha aumentato i dividendi del: 5%
- Dividend Payout Ratio: 42%

Toronto-Dominion Bank (NYSE:TD), analisi tecnica del titolo bancario ultimi 3 anni con medie mobili e rsi a 14

Bank Of Montreal (NYSE:BMO)
Bank of Montreal è un fornitore diversificato di servizi finanziari che offre una vasta gamma di retail banking, wealth management e prodotti bancari di investimento e servizi. Opera attraverso tre gruppi operativi: Personal and Commercial Banking (P&C); Private Client Group (PCG) e BMO Capital Markets.

Al 31 ottobre 2011 ha servito più di sette milioni di clienti in tutto il Canada attraverso il suo braccio al dettaglio canadese BMO Bank of Montreal. Serve i clienti anche attraverso le sue attività di gestione patrimoniale: BMO Nesbitt Burns, BMO InvestorLine, BMO Global Private Banking, Asset Management e Assicurazione Globale BMO. Al 31 ottobre 2011 ha mantenuto 1.600 sportelli bancari in Canada e negli Stati Uniti e gestito a livello internazionale nei mercati finanziari e nelle aree commerciali attraverso i propri uffici in 24 altri paesi compresi gli Stati Uniti.

- Attuale Dividend Yield: 4.8%
- Dividendi pagati dal: 1829
- L'ultimo quarto ha aumentato i dividendi del: 3%
- Dividend Payout Ratio: 45%

Bank Of Montreal (NYSE:BMO), analisi tecnica del titolo bancario ultimi 3 anni con medie mobili e rsi a 14

Bank Nova Scotia (NYSE:BNS)
La Bank of Nova Scotia è un'istituzione finanziaria diversificata. Al 31 ottobre 2011 la banca offriva una gamma di prodotti e servizi, ivi comprese le banche retail, commerciali, societari e gli investimenti a più di 18,6 milioni di clienti in oltre 50 paesi in tutto il mondo. La banca dispone di quattro linee di business: Canadian Banking, International Banking, Scotia Capital and Global Wealth Management. Nel gennaio 2012 ha concluso l'acquisizione del 51% di Banco Colpatria. Nel mese di aprile 2012 attraverso Scotia Capital Inc. ha acquisito Howard Weil Incorporated.

- Attuale Dividend Yield: 4.1%
- Dividendi pagati dal: 1831
- L'ultimo quarto ha aumentato i dividendi del: 5%
- Dividend Payout Ratio: 43%

Bank Nova Scotia (BNS), analisi tecnica del titolo bancario ultimi 3 anni con medie mobili e rsi a 14

Conclusioni

E' interessante notare le similitudini tra le azioni delle banche americane con quelle canadesi. WFC e JPM hanno avuto una forte crescita dei dividendi mentre il pagamento dei rendimenti è intorno al 3%. TD, BMO e BNS stanno pagando più del 4% con percentuali di rendimento simili, ma hanno avuto aumenti più bassi.

Devo ammettere che sono molto incuriosito dal 4% dei rendimenti delle banche canadesi. Anche se la più recente crescita dei dividendi di BMO è stata la più debole di quelle canadesi, il rendimento del 4,8% è molto al di sopra degli altri ed è difficile da ignorare.

Gli investitori che cercano redditi da dividendi e volatilità bassa dovrebbero dare un'occhiata più da vicino a TD, BNS, e BMO. Gli investitori in cerca di maggiore crescita dei dividendi e potenziale di crescita dei prezzi dovrebbero considerare WFC e JPM.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Domino Solutions non è un consulente d'investimento e non offre consigli specifici di investimento. Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo